venerdì 29 giugno 2012

Il lavoro non è un diritto? Fornero delira, gli altri tacciono

Enrico Berlinguer
Il ministro Fornero, in una intervista rilasciata al “Wall Street Journal”, ha dichiarato che il lavoro non è un diritto. «We’re trying to protect individuals not their jobs. People’s attitudes have to change. Work isn’t a right; it has to be earned, including through sacrifice». Traduzione: «L’atteggiamento delle persone deve cambiare: il lavoro non è un diritto ma va guadagnato, anche con il sacrificio». Ergo: il lavoro non è un diritto. Vorrei ricordare alla professoressa Fornero che la Repubblica Italiana è una Repubblica fondata sul lavoro. Lo dice la Costituzione sulla quale lei ha giurato. Lo dice la Costituzione che tutto il mondo ci invidia. Lo dice la Costituzione italiana già all’articolo 1, e lo ribadisce in maniera ancora più chiara ed inequivocabile all’articolo 4.
Caro Ministro, le rinfresco la memoria e glielo ricordo io l’articolo 4 della Costituzione italiana perché, mi permetto di farle notare, o non riconosce la Costituzione sulla quale ha giurato o ha giurato su un qualcosa che non conosce e francamente non so cosa sia più grave e imbarazzante. Comunque l’articolo 4 recita così:  “La Repubblica riconosce a tutti i cittadini il diritto al lavoro e promuove le condizioni che rendano effettivo questo diritto”. Vorrei tanto che si ripassasse a casa questo articolo: è un compitino semplice, due righe, non di più. Non è un’operazione complessa come quella di contare il numero degli esodati e mi auguro, come cittadino della Repubblica Italiana, che oltre a ricordarlo Lei, in qualità di Ministro della Repubblica Italiana, si impegni a rispettarlo e tutelarlo. Le ricordo che anche se Lei è un ministro tecnico e anche se non è stata eletta dai cittadini Lei ha il dovere di rispettare la Costituzione, compreso l’articolo 4.

Scusi il mio tono ma sono veramente irritato: dopo anni di battaglia contro il governo Berlusconi che voleva modificare la nostra Costituzione, ora Lei, senza colpo ferire, attacca in maniera così brutale uno dei principi fondamentali della nostra Costituzione. La differenza, ed è questa la cosa che più mi irrita, è che durante il ventennio berlusconiano l’opposizione e una parte della stampa (penso in particolar modo al gruppo De Benedetti) era fortemente critica nei confronti di Berlusconi, mentre ora su di Lei e sul primo ministro c’è un atteggiamento prono da parte dei partiti e dei media. Penso in particolar modo al Pd, nato dalle ceneri di una parte del partito dei lavoratori e che ha fatto del diritto al lavoro una battaglia sacrosanta, che haGiorgio Napolitanoimpegnato anima e corpo nel difendere ed ampliare i diritti dei lavoratori, ora subisce in silenzio, senza alzare la testa, senza reagire, senza, mi si perdoni, dignità.
Mi rivolgo all’Onorevole Bersani: come potete tollerare che un ministro possa sostenere, nelle parole e nei fatti, una cosa che uccide la vostra storia e dignità? Come? Come potete nascondere la testa sotto la sabbia di fronte a questo gravissimo attacco all’articolo 4 della nostra Costituzione? Come potete sostenere un governo che attacca la Costituzione e infanga la vostra storia? Chissà, forse siete troppo presi dalle strategie di corridoio, dalle formule astratte e algide, dal fare alleanze con Casini che per 15 anni ha sostenuto Berlusconi e tutte le sue politiche liberticide e leggi ad personam, per non accorgervi che questo governo sta distruggendo la vostra storia e la vostra credibilità. Non posso credere che di fronte a questa ennesima sortita il Pd subisca, ancora una volta, in silenzio, senza far sentire la propria voce, la propria storia e la propria dignità. E al Presidente della Repubblica, garante della Costituzione, chiedo: Signor Presidente Lei non si sente in dovere di intervenire?

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