domenica 30 giugno 2013

La fine dell'età dell'abbondanza

Il sistema capitalista si basa sulla disposizione psicologica all’insaziabilità. Secondo Robert e Edward Skidelsky se può uscire solo riscoprendo l’idea antica di “eudaimonia”

Sbilanciamoci.info | Autore: Paolo Cacciari
Siamo abituati ad ascoltare molte critiche alla crescita e allo sviluppo economico (come bene in sé, come “fine senza fine”) che provengono da considerazioni d’ordine scientifico circa l’insostenibilità degli impatti ambientali sugli ecosistemi naturali (il riscaldamento globale antropogenico, la perdita di biodiversità e via dicendo), oppure d’ordine politico-morale circa le insopportabili ingiustizie nella distribuzione dei benefici sociali ricavati dal sistema produttivo globalizzato. Non che queste non siano considerazioni drammaticamente vere, ma secondo Robert e Edward Skidelsky, (Quanto è abbastanza. Di quanto denaro abbiamo davvero bisogno per essere felici? (meno di quello che pensi), Mondadori, 2013, pp305, Euro17,50) si tratta di argomenti deboli, che non colgono il nocciolo del problema: l’essere il nostro un sistema economico e sociale “privo di senso” [p.15] e un “progresso senza scopo” [p.62]. Inoltre gli argomenti che potremmo definire di tipo eco-socialista non riescono a “presentare una visione della vita buona come qualche cosa da perseguire non per senso di colpa o per paura di un castigo, ma con felicità e speranza” [p.167]. Serve quindi recuperare una “visione dello scopo della ricchezza” [p.287] a partire da una idea di “vita buona” (attingendo senza vergogna anche dal pensiero preillumistico e premoderno) ben diversa da quella su cui si fonda il capitalismo che fa dipendere la stessa “felicità” dalla accumulazione e dal possesso di denaro da giocare sulla sfera dei consumi.

Indesit si vendica degli scioperi ‘liberando’ i lavoratori

A causa degli scioperi di Melano e Albacina e all’impossibilità di approvvigionare le linee produttive, Indesit Company ‘mette in libertà gli operai’*, ossia, li manda a casa senza stipendio. I sindacati sul piede di guerra denunciano il “comportamento antisindacale” e il braccio di ferro con il colosso dell’elettrodomestico si fa sempre più duro. Stiamo parlando di 1.425 esuberi che sono ormai nero su bianco.

isoladeicassintegrati.com

messa_in_libertà_indesit

Quella dei lavoratori Indesit è forse una delle vertenze più importanti del Paese. Non solo per le dimensioni – 1.425 licenziamenti in Italia – ma anche e soprattutto per gli effetti che può avere sull’intero tessuto industriale e lavorativo. È una partita giocata su più fronti che determinerà il futuro e le sorti di tante altre vertenze sindacali.

Egitto, otto cortei per le dimissioni di Morsi. Il presidente al Guardian: "Non me ne vado"



Decine di migliaia di persone si sono già radunate al Cairo per una delle manifestazioni più intense dai giorni della primavera araba contro Mubarak. Appelli per evitare la violenza. Ieri annunciate 22 milioni di firme contro il presidente. Che al quotidiano britannico dice: "Non si mette in discussione la legittimità costituzionale di un leader eletto".

IL CAIRO - Migliaia di sostenitori e oppositori di Mohammed Morsi si stanno radunando in diverse zone del Cairo mentre la polizia annuncia di aver sequestrato vari tipi di armi in diverse città del Paese, fra cui Alessandria e la stessa capitale egiziana: si tratta di esplosivi, armi da fuoco e anche colpi di artiglieria. E 17 persone armate sono state fermate dalle forze dell'ordine, mentre andavano ad una manifestazione a favore del presidente egiziano: viaggiavano su un minibus da Alessandria verso Il Cairo per partecipare al raduno della piazza di Rabea Adauiya, nel quartiere cairota di Nasr City.

Ha stravinto la casta

A Roma, in queste sere di inizio estate i ristoranti alla moda sono accerchiati da schiere di auto di grossa cilindrata, perlopiù tedesche che di blu conservano il lampeggiante, minaccioso anche spento come le insegne dei signorotti medievali. Per ore dietro i vetri scuri sonnecchiano incazzati gli autisti, in attesa di scarrozzare verso casa vassalli, valvassori e valvassini, finalmente satolli.

A questo punto il lettore si chiederà dove sia la notizia: le macchine dei potenti, statiche o sgommanti non fanno da sempre parte integrante della scenografia della città eterna, come le antiche fontane e i cassonetti maleodoranti? Appunto: la notizia è che nulla cambia e che probabilmente mai nulla cambierà. La Casta che solo quattro mesi fa sembrava soccombere, sotto la valanga delle astensioni e dei nove milioni di vaffanculo raccolti da Beppe Grillo, ha ripreso tranquillamente a fare i propri comodi. Qualche limatura a stipendi e prebende c’è stata, come annunciarono in una commovente comparsata a Ballarò i due nuovi presidenti delle Camere. Così come nei bilanci dei vari Palazzi sono state abolite alcune voci di spesa, francamente oscene. E il resto? Solo chiacchiere e prese in giro.

sabato 29 giugno 2013

"Decreto del fare"... a pezzi ambiente e lavoro

Un'eccellente analisi del "decreto del fare",  ignobile pasticcio di micro-norme che - nella parte espressamente indirizzata al "lavoro" - si preoccupa soltanto di abolire le residue tutele per esseri umani al lavoro e ambiente.

http://illavorodebilita.wordpress.com/
di  Alessandra Cecchi 
Dà un po’ l’impressione di un  dejà vu  questo “Decreto del fare” (DL 69/2013), l’ennesimo cavallo di Troia  che porta in pancia l’ennesimo tentativo di revisione delle norme in materia di sicurezza del lavoro.  Come in un remake di un pessimo film ci troviamo  davanti un testo quasi identico a quello già cassato ai tempi del così detto “Decreto semplificazioni bis”,  che il  governo  Monti aveva già provato a propinarci lo scorso autunno (ai tempi il tentativo fu fermato dalla campagna promossa del Rls Marco Bazzoni). Oggi come allora la controriforma si nasconde all’interno di in un decreto omnibus, ammantato dalla retorica della salvezza della patria dal baratro della crisi (chi vi si oppone, è ovviamente, un traditore  del sacro suolo). Oggi come allora viene  promossa da un governo a sostegno bipartisan, come a ribadire la sudditanza  che lega gran parte dell’arco politico a Confindustria. Come dicevo, il testo – nella parte che riguarda la sicurezza del lavoro –  è quasi uguale a quello  del settembre 2012. Del resto Confindustria l’ha scritto e non l’ha mai cambiato.

Omicidio Moro, gli artificieri: “Cossiga arrivò prima della chiamata”


Parlano gli antisabotatori che per primi arrivarono all'R4 rossa che conteneva il corpo senza vita del politico. Vitantonio Raso e il collega Giovanni Chirchetta spostano l'ora del ritrovamento dell'auto e del cadavere prima delle 11 e prima della telefonata delle Br delle 12.30. Sul posto anche Francesco Cossiga

Francesco Cossiga
Non sono mai stati interrogati e se ne lamentano perché hanno molto da raccontare gli antisabotatori che per primi arrivarono all’R4 rossa, con il corpo di Aldo Moro nel bagagliaio, in via Caetani, il 9 di maggio di 35 anni fa. Uno di loro, Vitantonio Raso, ha scritto un libro, ‘La bomba Umana’, nel quale dà dettagli che modificano la storia per come finora nota. Lui ed il suo collega Giovanni Circhetta -sentiti dall’Ansa e dal sito www.vuotoaperdere.org- spostano l’ora del ritrovamento dell’auto e del cadavere dello statista a prima delle 11, mentre era delle 12.30 la famosa telefonata delle Br che annunciava l’uccisione di Moro ed il luogo dove trovarne il corpo. Alle 11, infatti, gli artificieri arrivarono in via Caetani per controllare che l’R4 non fosse una trappola esplosiva. Fu Raso il primo ad entrare nella macchina ed a trovare sotto la coperta il corpo di Moro. Poco dopo arrivò anche Francesco Cossiga, che finora si sapeva essere giunto in via Caetani solo poco prima delle 14 e quando Raso, sceso dalla macchina, comunicò che dentro il bagagliaio c’era Moro, non vi fu alcuna reazione da parte Cossiga e da chi lo circondava. “Sembrava che sapessero già tutto“, dice Raso. Dal Maresciallo Giovanni Circhetta l’altra novità: sul sedile anteriore della R4 c’era una lettera. Circhetta è sicuro e si chiede che fine abbia fatto.

"Voi sfrattate, noi occupiamo"


di Letizia Tassinari
Fumogeni e striscioni, ed ex caserma dei carabinieri, in piazza Mazzini all'angolo con via Ugo Foscolo, occupata, simbolicamente, da Unione Inquilini e Brigata Anti Sfratto oggi a metà pomeriggio. Alla fine la rabbia è esplosa, di nuovo. Sono le 18 circa quando gli attivisti tentano di occupare l’ex caserma dell'Arma. Una ventina, o poco più, "armati" di striscioni, “Voi sfrattate, noi occupiamo”, fumogeni e piedi di porco, per un gesto – dicono - simbolico: un atto di forza e un grido di allarme all’amministrazione Betti.
"La gente viene sfrattata quasi ogni giorno – spiegano dall’Unione Inquilini – ma qua ci sono edifici pubblici abbandonati e inutilizzati".
Ma il tentativo di occupazione fallisce: non per l’arrivo della Polizia di Stato né della Municipale. Il portone della struttura pubblica, infatti è blindato dall’interno, ormai da anni, fu la Polizia Provinciale, con lo stesso comandante Marco Martini, a sigillare gli accessi,  e impedisce agli attivisti di entrare, come accaduto invece il 12 maggio scorso al collegio Colombo, dove tutt’ora risiedono numerosi nuclei familiari non autorizzati. L’occupazione si trasforma così in presidio e in corteo di protesta, al termine di una giornata convulsa sul fronte sociale.
In mattinata, infatti, in via Rosmini si è consumato l’ennesimo sfratto esecutivo (Via Rosmini blindata, eseguito uno sfratto) per una famiglia di quattro persone, rinviato per sette volte. A sgomberare l’appartamento gli uomini del commissariato di polizia intervenuti coi mezzi blindati e i Carabinieri. Rabbia e disperazione per la signora, una rumena in Italia dal 2003, che adesso si trova in mezzo a una strada.  Sul posto anche il neo-assessore al sociale Rossetti e il dirigente dell’ufficio casa Marlia che hanno descritto un quadro sempre più preoccupante. Da oggi al 20 luglio saranno eseguiti altri 7 sfratti per un totale di 24 persone. La giunta Betti ha chiesto il blocco degli sfratti, ma la situazione resta delicatissima.

Se questa è caccia all’evasore

Contribuenti e conti in banca sono ormai schedati fino all'ultimo euro. Eppure il fisco ripesca solo il 4 per cento dei soldi che gli spetterebbero. Perché i governi non vogliono perdere il consenso di milioni di elettori.

di Stefano Livadiotti e Giulia Paravicini, da L'Espresso, 28 giugno 2013
Attilio Befera, "Artiglio" per chi gli rimprovera un supposto eccesso di severità nella gestione della macchina fiscale italiana, ha fatto un sogno. Il grande capo dell'Agenzia delle entrate e di Equitalia, il suo braccio armato per la riscossione delle tasse, vorrebbe mettere le mani su Palantir, un software di analisi dei big data messo a punto tre anni fa negli Stati Uniti, sviluppato da un fondo di investimento della Cia e oggi adottato in Italia dai Carabinieri del Ros, il Raggruppamento operativo speciale.

Del misterioso Palantir, capace di incrociare una quantità illimitata di dati, utilizzando algoritmi di ultima generazione per scoprire relazioni invisibili, si parlò quando Osama Bin Laden registrò un video davanti a uno scorcio montagnoso sul quale una manciata di minuti dopo piombò una raffica di missili, che non lo centrò in pieno solo perché nel frattempo si era spostato in tutta fretta. Se con Palantir l'allora leader di Al Qaeda ha rischiato la pelle, gli evasori fiscali italiani potrebbero continuare a dormire tra due guanciali. Non tanto perché il sistema made in Usa non ha proprio le caratteristiche adatte per la caccia ai furbetti delle dichiarazioni dei redditi, come assicura chi ha avuto modo di prendere parte a una delle riservatissime presentazioni organizzate in Italia. Quanto perché l'evasione-monstre del nostro Paese, pur essendo una delle principali cause dei conti pubblici che non tornano mai, e di una pressione fiscale effettiva ormai schizzata per i contribuenti onesti a quota 53 per cento, oggi come ieri non è quasi mai stata affrontata davvero come un'emergenza nazionale.

AntiSec fa visita al sito di Casaleggio


La divisione italiana del collettivo LulzSec contro il sito ufficiale della Casaleggio Associati. Invocata trasparenza e cambio di strategia per il M5S. Nessun dato sottratto, dicono i cracker
Roma - La falange hacktivista AntiSec contro il sito ufficiale della Casaleggio Associati, vittima dell'ennesima operazione di defacciamento con l'inconfondibile sagoma Lulz a troneggiare in homepage. "Ciao Beppone, Casaleggio e carissimo SysAdmin - ha esordito il collettivo hacker in un breve comunicato pubblicato su ZeroBin - A quanto pare il caveau non era blindato abbastanza e un pirata avido e sanguinario ha fatto irruzione! Saccheggi e scorribande, ecco ciò che un pirata apprezza di più".

Indirizzata al "guru informatico" del Movimento 5 Stelle (M5S) Gianroberto Casaleggio,l'offensiva cibernetica non avrebbe portato al trafugamento di contenuti o dati personali, limitandosi al semplice divertimento. "Sareste estremamente più popolari e benvoluti se la smetteste di dedicarvi unicamente a faide interne e a decidere chi è la persona non grata della settimana - continuano i membri di AntiSec - State diventando il cancro che vi eravate ripromessi di eliminare".

Università, l’Ocse sbugiarda stampa e politica. “Troppi costi e studenti”: falso

Il rapporto 2013 dell'organizzazione smentisce ciò che è stato raccontato per anni. Non è vero che l'Italia spende troppo per atenei che rendono poco e nemmeno che abbiamo il record di fuori corso e baroni. E soprattutto: con la laurea è meno probabile restare disoccupati.

ilfattoquotidiano.it di
Studenti Università

Tutta la verità sull’università italiana, ovvero: come ti sbugiardo dieci anni di proclami (e programmi) politici che hanno fatto del luogo comune e dell’analisi falsata il grimaldello per entrare nel sistema dell’istruzione e giustificarne la progressiva demolizione, dalle guerre sante dei berluscones contro la scuola pubblica agli strali dei “professori” chiamati da Monti a tagliare la spesa statale per l’istruzione. “Abbiamo troppi laureati”, no troppi professori, l’università pubblica “costa troppo”, la laurea “non vale nulla”… Tutte clamorosissime “balle”, e lo certifica l’Ocse che ha appena diffuso l’edizione 2013 del suo Rapporto sullo stato dell’istruzione a livello mondiale (scarica). Si parla anche dell’Italia, eccome. Numeri su numeri, statistiche comparative tra nazioni su spesa, costi privati, quantità di professori, studenti, laureati e dottorandi. E ancora, analisi su benefici e costi socioeconomici dell’istruzione universitaria e del valore del titolo accademico.

Addio Margherita Hack, una vita controcorrente guardando le stelle. Non ci sarà cerimonia funebre

L'astrofisica Margherita Hack è morta la notte scorsa alle 4.30 all'ospedale di Cattinara dove era ricoverata da una settimana. Aveva compiuto 91 anni il 12 giugno scorso. Il suo ricovero era stato tenuto segreto per sua volonta', cosi' come ha lasciato indicazioni di essere sepolta nel cimitero di Trieste senza alcuna funzione ne' rito ma con una cerimonia esclusivamente privata.
rainews24.it
Margherita Hack al Fesival delle Scienze di Roma nel 2009Le persone che gli sono state vicine fino alla fine hanno riferito che per rispettare le sue volonta' non saranno resi noti ne' giorno ne' orario della sepoltura.
Era stata ricoverata sabato scorso al polo cardiologico dell'ospedale di Cattinara, in seguito al riacutizzarsi dei problemi cardiaci che la affliggevano. Con lei c'erano il marito, Aldo, con il quale era sposata da 70 anni, Tatiana, che la assisteva da tempo, la giornalista Marinella Chirico, sua amica personale, e il responsabile del polo cardiologico, Gianfranco Sinagra.

Fine serenaSono stati sereni e "vissuti con leggerezza", come aveva sempre fatto nella sua vita, gli ultimi giorni dell'astrofisica Margherita Hack. I problemi cardiaci dei quali soffriva da tempo "erano molto pesanti, ma li viveva con una leggerezza assoluta", racconta Marinella Chirico, molto vicina alla ricercatrice e alla sua famiglia. La malattia si era riacutizzata una settimana fa, tanto da rendere necessario il ricovero.

Berlusconi: “Se c’è un settore da riformare in Italia è la giustizia”

Il Cavaliere ribadisce di non voler abbandonare la politica e conferma il sostegno al governo Letta: "Le dichiarazioni di qualche esponente del Pdl vanno intese come uno stimolo a fare di più".

Silvio Berlusconi

Rilancia il partito con cui scese in campo nel 1994 e conferma che non staccherà la spina al governo di larghe intese. Al centro, però rimane sempre il nodo giustizia. Silvio Berlusconi, in un’intervista al Tg1, sembra avvertire il presidente del Consiglio Enrico Letta: “Se c’è un settore da riformare in Italia è la giustizia“. Una questione diventata sempre più pressante dopo la condanna a 7 anni di carcere per concussione e induzione alla prostituzione nel processo Ruby che arriva dopo quella - in appello – a 4 anni per i diritti Mediaset e a un anno per la vicenda del nastro Fassino-Consorte. I retroscena degli ultimi giorni parlano di un pressing insistente degli stessi ministri del Pdl sul presidente del Consiglio perché finalmente dica una parola sulla situazione giudiziaria del leader di uno dei due principali partiti che sostengono il governo. Per contro Letta lo ha ribadito più volte: le vicende personali di Berlusconi non avranno nessuna influenza sulla vita dell’esecutivo. Tanto da giudicare irrilevante l’eventuale dichiarazione di ineleggibilità messa in calendario ad inizio luglio alla giunta per le elezioni. Prima ancora, a maggio, il capo del governo aveva dichiarato di non avere alcuna intenzione di farsi distrarre dalle discussioni sul tema giustizia che se ha un problema prioritario – è sempre stato il ragionamento di Letta – è nel settore civile, non certo in quello penale.

venerdì 28 giugno 2013

Chi sono i lettori del blog?


Atac, arriva il fallimento? Da settembre stipendi a rischio per 12.000 dipendenti

Per l'Atac arriva il fallimento? Sommersa dai debiti, in modo probabile, da settembre rischia di non riuscire più a pagare gli stipendi a più di 12.000 dipendenti. 

L'amministratore delegato, Roberto Diacetti, ha inviato così una lettera al sindaco Marino. Una missiva in cui ha ipotizzato più di mille licenziamenti oppure il ricorso ai contratti di solidarietà. 
Non nonaviga in buone acuqe nenache la situazione delle altre controllate: l'Ama deve 1,3 miliardi di euro ai suoi creditori, a Nuova Fiera di Roma è sos bilanci.
L’Atac è piena di debiti e senza più un soldo.
Deve oltre 400 milioni ai fornitori, idem alle banche.
Roma Capitale le ha dato anticipi (che  dovrà restituire) pari a oltre mezzo miliardo. Se non verranno messi in cmapo internventi drastici il mese di agosto sarà l’ultimo in cui i 12.000 dipendenti ritireranno lo stipendio. 

Quante ore deve lavorare un dipendente per guadagnare come il suo capo?


Gli amministratori delegati in Italia guadagnano più che nel resto d’Europa, lo svela un’infografica dell’Economist, secondo cui i manager italiani guadagnano 957 dollari all’ora. Questo significa che in Italia un’ora da amministratore delegato vale dieci giorni di salario medio. La Romania è il paese più diseguale: un lavoratore con un salario medio deve lavorare più di 12 giorni per guadagnare quello che un amministratore delegato guadagna in un’ora.
La Norvegia, invece, è il paese più equo: un’ora da dirigente vale un paio di giorni di lavoro di un dipendente con salario medio. In generale, la differenza di retribuzione tra dirigenti e dipendenti è maggiore nei paesi ex sovietici, in Italia e in Spagna.

Nozze gay, il mondo decide mentre l’Italia è paralizzata

di Stefano Rodotà, da Repubblica, 28 giugno 2013
La decisione della Corte Suprema degli Stati Uniti sul matrimonio tra persone dello stesso sesso non è un fulmine a ciel sereno, la rottura di un ordine ben saldo, la bizzarria che ci arriva da un paese eccentrico e lontano. Un buon liberale si rifarebbe a Rudolf von Jhering e direbbe che questo è l’effetto di una lunga “lotta per il diritto”.
Concludendo poi che così diviene concreto quel necessario passaggio dalla “politica del disgusto” alla “politica dell’umanità” auspicato da Martha Nussbaum.

Non è un avvenimento isolato, perché viene dopo che 13 Stati americani e molti altri Paesi si erano già mossi in questa direzione, ultima la Francia. E, se guardiamo all’Europa, scopriamo che qui non vi è soltanto l’articolo 21 della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea, che vieta ogni discriminazione basata sulle tendenze sessuali. Vi è, soprattutto, l’articolo 9 dove si stabilisce che «il diritto di sposarsi e di costituire una famiglia sono garantiti secondo le leggi nazionali che ne disciplinano l’esercizio». E il passo avanti rappresentato dalla Carta diventa ancor più evidente se si fa un confronto con quello che dispone l’articolo 12 della Convenzione europea dei diritti dell’uomo del 1950, dov’è scritto che quei diritti sono rispettati solo se le unioni riguardano “uomini e donne”.

La nostra Corte costituzionale, fin dal 2010, ha riconosciuto la rilevanza costituzionale delle unioni omosessuali, poiché siamo di fonte ad una delle “formazioni sociali” di cui parla l’articolo 2 della Costituzione. Da questa constatazione la Corte trae una conclusione importante: alle persone dello stesso sesso unite da una convivenza stabile «spetta il diritto fondamentale di vivere liberamente una condizione di coppia, ottenendone – nei tempi, nei modi e nei limiti stabiliti dalla legge – il riconoscimento giuridico con i connessi diritti e doveri». Sono parole impegnative: un “diritto fondamentale” attende il suo pieno riconoscimento. 

Tutti spiati, da anni: l’impero ci controlla perché ci teme


Edward SnowdenCi spiano da anni, a tappeto, perché hanno paura di noi. Guerra infinita asimmetrica, disinformazione martellante, crisieconomica della globalizzazione e ingiustizie planetarie, dagli schiavi del Bangladesh che lavorano a un dollaro al giorno per le multinazionali occidentali, fino all’infamia catastrofica dell’austerity europea, organizzata a tavolino dai boss della finanza. Se mai qualcuno dovesse davvero provare a ribellarsi, “loro” ne sarebbero informati per tempo: controllano ogni telefonata, ogni e-mail, tutte le chat sui social network, persino le semplici ricerche su Internet. Ovviamente, mentono: «Non si può avere il 100% della sicurezza e il 100% della privacy», bela il presidente Obama, colto con le mani nel sacco dall’ex analista della Cia, Edward Snowden, la “talpa” che ha messo in piazza lo scandalo. «Quando ti rendi conto che il mondo che hai aiutato a creare sarà peggiore per la prossima generazione e per le successive, e si allargano le capacità di questa architettura di oppressione – ha detto Snowden – capisci che è necessario accettare qualsiasi rischio. Senza curarti delle conseguenze».

Per la Francia il Software Libero è una priorità in materia di istruzione


Secondo il Parlamento Francese e il Senato il Software Libero è una priorità in materia di istruzione.

Questo è quanto stabilito dall'Assemblea Nazionale Francese che questo mercoledì, riunitosi in assemblea, ha confermato una proposta da parte del Senato volta a sollecitare la pubblica istruzione a preferire questo tipo di soluzione nelle scuole e nelle università.

Il piano deve ora essere accettato dal Governo Francese ma ci sono alcuni scogli.

Negli ultimi due mesi, i Senatori francesi hanno esercitato pressioni sul Governo per rendere il software libero e open source una priorità in materia di istruzione. Il Governo è disposto a spingere le scuole e le università verso l'uso di software libero e formati di documento aperti, ma per la Camera Alta questo non è sufficiente. Il Senato vuole infatti che l'uso di questo tipo di software sia obbligatorio.

Il mese scorso i senatori hanno invano cercato di aggiungere l'uso del software gratuito nei piani di riorganizzazione delle scuole statali, questa settimana il Senato ha incluso nelle proposte per l'istruzione superiore e la ricerca l'uso di tali software.

Lettera aperta a Guglielmo Epifani

So bene che quello della “lettera aperta” è un genere letterario un po’ polveroso e passato di moda, ma credo di avere, questa volta, due ottime ragioni per farvi ricorso.

Piergiovanni Alleva
La prima è che siamo alla vigilia del più micidiale attacco mai portato ai diritti dei lavoratori, e che nessuno sembra essersene accorto, perché il Governo Letta, che ne è l’autore, ed è espressione del Partito Democratico di cui sei Segretario, l’ha ipocritamente mascherato da semplice misura di supporto all’occupazione giovanile.
Si tratta, nientemeno, che della “liberalizzazione” dei contratti a termine, ossia della istituzionalizzazione e generalizzazione del precariato come normale – e ricattatoria – forma del rapporto di lavoro.
La seconda ragione è che ho lavorato con te per molti anni, quando eri Segretario della CGIL, in qualità, per così dire, di “giuslavorista in capo” (come, in precedenza, avevo fatto con Cofferati e con Trentin), e ti ho sentito ripetere in ogni occasione, in pubblico e in privato, nelle piazze e nei convegni, un concetto importantissimo: che il rilancio dell’economia e dell’occupazione non passa dall’eliminazione dei diritti dei lavoratori, e, soprattutto, non passa dalla distruzione della loro dignità e riduzione ad uno stato di soggezione tramite licenziamenti “liberi” e precariato incontrollato.

Linus Torvalds nominato una delle 50 persone più importanti dell'Enterprise Tech


E dopo la notizia del riconoscimento conferito a Richard Stallman ecco giungere un altra news di gossip informatico che riguarda l'altro padre di GNU / Linux ovvero Linus Torvalds.
Business Insider ha inserito Linus Torvalds nella lista delle 50 persone più importanti del mondo dell'Enterprise Tech.
Ecco la motivazione:
Linus Torvalds, creator of Linux, fellow at the Linux Foundation.
Torvalds is renowned as one of the most brilliant software developers in the software world today. The operating system he created — and the open source method he helped pioneer — changed software forever. Torvalds remains at the center of it all and he's become a rock-star-like figure in the open source world.
ovvero Torvalds è stato inserito nella lista perché grazie alle sue straordinarie doti di programmatore è riuscito a cambiare il mondo del software. 

Mobilitazione degli operai, tensione ai cancelli Indesit chiude, "tutti a casa". Ma i lavoratori non ci stanno: "Intervenga il Governo"


E' impossibile approvvigionare correttamente le linee produttive". Così Indesit Company ha motivato, in una comunicazione inviata ai lavoratori, la scelta di mettere in liberta gli operai dei due siti produttivi di Fabriano. L'azienda si dice "costretta ad effettuare il fermo produttivo" e prevede una ripresa dell'attivita il 2 luglio.

 rainews24.it
Tensione ai cancelli Indesit Tutti a casa
Indesit Company ha messo in libertà i lavoratori degli stabilimenti di Melano e Albacina, a Fabriano, dopo gli scioperi dei giorni scorsi contro il piano di ristrutturazione dell'azienda. E in una nota congiunta Fiom, Fim e Uilm accusano l'azienda di "comportamento antisindacale". Il responsabile metalmeccanici per Fabriano della Fiom Cgil, Fabrizio Bassotti, parla di "provocazione". I sindacati si sono riuniti in assemblea con gli operai presso i siti Indesit di Fabriano.
Intervenga il Governo
"Il ministro Zanonato intervenga in modo deciso e coraggioso su Indesit e a sostegno dell'intero settore degli elettrodomestici", dice Gianluca Ficco, coordinatore
nazionale Uilm del settore elettrodomestici. "I lavoratori di Indesit - sottolinea Ficco - non stanno lottando solo per difendere il proprio lavoro, ma nell'interesse dell'intero Paese. Stanno mandando un messaggio preciso all'azienda ed al Governo: se il processo di delocalizzazione e deindustrializzazione andrà avanti incontrastato, per il 99% degli Italiani non ci sarà più un futuro".

Tensione ai cancelliSlogan contro il management dell'azienda gridati al megafono, ma anche fischi
all'indirizzo dei pochi impiegati rimasti al lavoro: a Melano e Albacina si respiras  tensione fra gli operai della Indesit Company. "Stiamo valutando con i nostri legali se la comunicazione di Indesit è corretta, sia dal punto di vista sostanziale sia formale" dice Andrea Cocco della Fim. I due presidi dovrebbero diventare permanenti, ma tute blu e sindacalisti stanno ancora valutando le forme di lotta da attuare nelle prossime ore.

Campagnano: riduzione corse della navetta seatour


Abbiamo appreso oggi che alcune corse della navetta verrano soppresse nel periodo estivo.

Ci preme far circolare da subito  la notiza per fare in modo che i cittadini possano piu’ facilmente organizzarsi e verificheremo anche se e’ la prima volta che accade. non appena in grado pubblicheremo i nuovi orari. Sicuramente non fara’ piacere ai numerosi utenti che, dopo l’aumento di inzio anno delle tariffe del 20%, speravano in un incremento del servizio.  la navetta rappresenta per molti abitanti di campagnano l’unico mezzo di spostamento per essere indipendenti dall’ automobile. La difesa di questo servizio si inquadra  nel piu generale quadro della tutela del welfare, dello sviluppo sostenibile e dell’occupazione. Ci sara’ modo e  tempo per analizzare responsabilita’ e alternative. a questo proposito rilanciamo  da subito il progetto del car pooling che puo’ essere migliorato nei diversi aspetti e puo’ contribuire a soddisfare le necessita’ di spostamento, coniugandole con un diverso modo di relazioni umane. 
Associazione CampagnanoR@P

Arsenico, da lunedì rubinetti a rischio chiusura

Il presidente della Talete, Marco Fedele Viterbo - Scadono i termini per il via ai dearsenificatori dove la concentrazione supera i 20 mg al litro - Pericolo di rimanere senz'acqua.

Arsenico, dal primo luglio rischio chiusura rubinetti.

Lunedì scade il termine per quei comuni dove la concentrazione nell’acqua della sostanza è oltre i venti microgrammi per litro, entro quella data dovevano essere pronti gli impianti di dearsenificazione, ma così non è stato e adesso la situazione si complica.
Un problema che riguarda molte persone, una parte a Viterbo e comuni come Civita Castellana e Canepina.

La scadenza era al 31 dicembre 2012, ma il termine di garanzia è al 30 giugno. Passata domenica, i gestori non sanno a quale santo votarsi. Chiudere i rubinetti, ovvero interrompere un servizio di pubblica utilità con conseguenze inimmaginabili sulla popolazione o continuare a erogare l’acqua, con la certezza quasi matematica d’incorrere in sanzioni?
Il silenzio non aiuta, qualcuno dovrà prendere una decisione. Nella fattispecie è la Asl chiamata a decidere in materia. Lo prevede il decreto legislativo 31 del 2001: “Sia che si verifichi, sia che non si verifichi un superamento dei valori di parametro recita l’articolo 10 –  qualora la fornitura di acque destinate al consumo umano rappresenti un potenziale pericolo per la salute umana, l’azienda unità sanitaria locale informa l’autorità d’ambito, affinchè la fornitura sia vietata o sia limitato l’uso delle acque ovvero siano adottati altri idonei provvedimenti a tutela della salute, tenendo conto dei rischi per la salute umana che sarebbero provocati da un’interruzione dell’approvvigionamento o da un uso limitato delle acque destinate al consumo umano”.

Esco da Facebook. Ecco come si fa

Il rapporto segnale/rumore era già fastidioso in passato e ora ha superato la mia soglia personale di tolleranza.

Lascio Facebook per una lunga serie di ragioni: la fondamentale è che il rapporto segnale/rumore era già fastidioso in passato e ora ha superato la mia soglia personale di tolleranza, che ultimamente s'è ridotta a causa dei problemi di salute che ho avuto nei giorni scorsi – ancora non ci vedo bene come prima e lavorare al computer mi affatica.
Ne ho abbastanza di perdere tempo a dis-iscrivermi a gruppi Facebook ai quali sono stato iscritto senza che me ne venisse chiesto il permesso; a ricevere e cancellare notifiche irrilevanti, nonostante un eroico sforzo di selezione degli amici; a respingere o selezionare richieste di amicizia di perfetti sconosciuti; a essere taggato nelle foto in cui non ci sono perché così chi mi ha taggato attira la mia attenzione sulla sua conversazione; a ricevere messaggi di chi mi scrive via Facebook invece di mandarmi più semplicemente e privatamente una mail.
E comunque non ho tempo di perdermi in mille rivoli di conversazione; niente di personale, per carità, ma semplicemente ho poco tempo e devo scegliere con attenzione come spenderlo. Per cui oggi chiudo il mio account pubblico (Paolo Sgomberonte); manterrò quelli segreti che uso per i test.
Non interpretate questa mia uscita da Facebook come una chiamata all'esodo o come un modello da seguire; è una mia scelta personale basata su criteri assolutamente personali. In ogni caso, ecco come ho proceduto, caso mai voleste fare altrettanto.

Scandalo Ior: arrestati sacerdote, uno 007 e un broker finanziario

In manette monsignor Nunzio Scarano, Giovanni Maria Zito e il broker Giovanni Carenzio per truffa, corruzione e calunnia. La notizia arriva dopo la decisione di Papa Francesco di istituire una "pontificia commissione referente" sulle attività della banca. Papa Francesco "informato".

Vaticano

Solo due giorni fa la rivoluzione in Vaticano: una commissione ad hoc per lo Ior voluta da Papa Francesco. Ma prima ancora che iniziasse una “pulizia” nell’Istituto per le Opere di Religione è arrivata la Finanza con le manette. Truffa, corruzione e calunnia sono le accuse per un sacerdote, Nunzio Scaranomonsignore italiano responsabile del servizio di contabilità analitica all’Apsa (Amministrazione del patrimonio della Sede Apostolica), per Giovanni Maria Zito, ex funzionario dell’Aisi, il Servizio segreto interno, e Giovanni Carenzio, un broker finanziario italiano che lavora soprattutto all’estero. Scarano, tra l’altro, è coinvolto a Salerno in un’altra indagine per ricettazioneI tre sono stati arrestati da militari del Nucleo speciale di polizia valutaria della Guardia di finanza. In un primo momento Scarano era stato dato per vescovo di Salerno, ma il responsabile dell’Arcidiocesi campana è monsignor Luigi Moretti, totalmente estraneo alla vicenda. 

In Italia i manager più pagati d’Europa: inglesi, francesi e tedeschi sono più poveri

Nel nostro Paese continua a crescere la disoccupazione. Ma, secondo la ricerca della FedEE ripresa dall'Economist, i dirigenti hanno ancora paghe altissime: 957 euro all'ora contro i 412 guadagnati in Germania.

In Italia i manager più pagati d’Europa: inglesi, francesi e tedeschi sono più poveri

Piagate da tassi di disoccupazione da incubo, l’Italia e la Spagna sono tra i Paesi le cui economie attraversano le maggiori difficoltà in Europa, eppure i dirigenti delle loro aziende sono i più pagati del continente. Al netto di bonus, stock option e premi vari, nel 2012 un Ceo italiano ha percepito uno stipendio base medio di 723 euro l’ora, un parigrado spagnolo ha toccato quota 600 euro, contro i 499 euro degli svizzeri e i 465 dei colleghi inglesi. Non solo: quello che un dirigente di una compagnia italiana guadagna in una sola ora di lavoro, un dipendente di medio livello impiega 10 giorni per metterlo insieme. I dati del Pay in Europe 2013 Report, stilato dalla Federation of European Employers, fotografano una volta di più lo scollamento esistente tra la maggioranza che lotta ogni giorno silenziosa per mantenere il posto di lavoro e l’olimpo dorato di chi muove i fili di un’economia sempre più sull’orlo del precipizio.

Siria, tre francescani decapitati da Al Nusra Trovati 16 corpi torturati a morte a Damasco

I monaci sono stati giustiziati dopo un processo sommario in cui sono stati accusati di "essere al soldo del regime".  Dura la condanna di Riad al Assad, uno dei capi militari dell'Esercito siriano libero (Esl): "Non hanno nulla a che fare con noi né con il popolo".

Siria, tre francescani decapitati da Al Nusra Trovati 16 corpi torturati a morte a Damasco
repubblica.it
DAMASCO - Tre monaci francescani del convento di Ghassanieh, in Siria, sono stati decapitati dal Fronte Al Nusra, dopo un processo sommario nel quale sono stati accusati di "essere al soldo del regime". Lo scrive Radio France International, affermando che il gruppo di jihadisti ha pubblicato il video dell'esecuzione sul web.

La macchina cieca dei mercati finanziari

Uscito di prigione dov’era finito per aver esagerato con i suoi traffici, il finanziere Gordon Gekko dice al pubblico stipato in sala che, guardando il mondo da dietro le sbarre, ha fatto delle profonde riflessioni. E le condensa in una domanda: «Stiamo diventando tutti pazzi?» La scena fa parte di un film su Wall Street, ma la stessa domanda uno poteva porsela giovedì 20 giugno mentre gli schermi tv e tutti i notiziari online sparavano ancora una volta notizie del tipo: “I mercati prendono male le dichiarazioni del governatore della Fed”; “crollo delle borse europee”; “bruciati centinaia di miliardi”; “preoccupati per il futuro, i mercati affondano le borse”. E, manco a dirlo, “risale lo spread”.



di Luciano Gallino, Repubblica

Esistono due ordini di motivi che giustificano il chiedersi se – cominciando dai media e dai politici – non stiamo sbagliando tutto preoccupandoci dinanzi a simili notizie di superficie in cambio di ciò che realmente significano. In primo luogo ci sono dei motivi, per così dire, tecnici. Nel mondo circolano oltre 700 trilioni di dollari (in valore nominale) di derivati, di cui soltanto il dieci per cento, e forse meno, passa attraverso le borse. Il resto è scambiato tra privati, come si dice “al banco”, per cui nessun indice può rilevarne il valore. Ma anche per i titoli quotati in borsa le cose non vanno meglio. Infatti si stima che le transazioni che vanno a comporre gli indici resi pubblici riguardino appena il 40 per cento dei titoli scambiati; gli altri si negoziano su piattaforme private (soprannominate dark pools, ossia “bacini opachi” o “stagni scuri”) cui hanno accesso soltanto grandi investitori. Di quel 40 per cento, almeno quattro quinti hanno finalità puramente speculative a breve termine – niente a che vedere con investimenti “pazienti” a lungo termine nell’economia reale.

Piano del lavoro? Non scherziamo

Con il suo "piano per il lavoro" il governo si conferma in grado più di disfare che di fare: dall’Imu, alla Tobin tax, all’Iva, agli F35, è tutto un rinvio in attesa di tempi migliori. Il "pezzo forte" del decreto è il ripristino sotto smentite spoglie della fiscalizzazione degli oneri sociali degli anni ’80 e ’90: ma l’esperienza passata è eloquente circa l’inefficacia di incentivi temporanei alle assunzioni.



di Tito Boeri, Repubblica.it
La buona notizia è che da ieri gli annunci di roboanti “piani del lavoro” prossimi venturi dovrebbero essere finiti. I reiterati annunci di sgravi fiscali e contributivi sulle nuove assunzioni delle ultime settimane avevano spinto i datori di lavoro a rinviare le assunzioni in attesa di questi provvedimenti. Così facendo hanno preparato il terreno per sprechi di denaro pubblico, dato che queste assunzioni premiate dalla nuova normativa ci sarebbero state comunque, anche senza gli incentivi dello Stato.
La cattiva notizia è che gli unici provvedimenti davvero efficaci che sono stati varati ieri sono quelli che rimuovono una serie di oneri burocratici introdotti, per scoraggiare l’abuso della “flessibilità cattiva”, dalla legge 92. Quella che passerà ai posteri come la riforma Fornero del mercato del lavoro viene così modificata a meno di un anno dalla sua entrata in vigore. In questa scelta, il governo si conferma in grado più di disfare che di fare. Sembra trovare consenso al suo interno soprattutto nel rimettere mano a misure varate da esecutivi precedenti, come nel caso delle norme sulla pignorabilità della prima casa o di quelle sulle funzioni di Equitalia. Al di là del merito del disfare, non è certo tornando indietro che si danno quei segnali di svolta che gli investitori, i mercati e le famiglie si attendono oggi dalla politica economica in Italia.

F35, una montagna di ipocrisia

«Sono da sempre contrario» (Berlusconi). «Soldi buttati via» (Renzi). «Una spesa da rivedere e limitare» (Bersani). «Non li ho voluti io, ma D'Alema» (Monti). «Non è vero» (D'Alema). Ecco, un po' si vergognano. Ma poi non hanno il coraggio di votare no.
 
l'espresso di Fabio Chiusi
 
«Per amare la pace, armare la pace», dice il ministro della Difesa Mario Mauro, difendendo il programma di acquisto dei caccia F35 confermato - anche se «ulteriori» acquisizioni non saranno possibili senza il via libera del Parlamento - dall'approvazione della mozione di maggioranza del 26 giugno.
Il risultato di mesi di polemiche, durante i quali nei partiti di maggioranza si è detto. Silvio Berlusconi che si dice «contrario da sempre» dopo aver più volte confermato la partecipazione dell'Italia al progetto da presidente del Consiglio; Cicchitto che gli fa eco chiedendo di ridurre la spesa, mentre il Pdl con Brunetta ribadisce che gli F35 non si toccano. Ma anche i democratici, che in campagna elettorale con Pier Luigi Bersani parlavano di «rivedere e limitare le spese degli F35», perché «la nostra priorità non sono i caccia ma il lavoro» e oggi vede Roberto Speranza esultare perché «tutti i gruppi della maggioranza» si sarebbero ritrovati sulla «posizione» del Pd.
Si aggiungono scontri istituzionali (come quello tra i ministri dello stesso governo, Delrio e Mauro), diatribe storiche (Monti che scarica la responsabilità sui governi precedenti, D'Alema che lo smentisce) e accuse reciproche di populismo (su che fare coi miliardi risparmiati), e il piatto dell'ennesima sceneggiata all'italiana, dove tutti parlano ma nessuno decide, è servita.
Come testimonia questa raccolta di dichiarazioni, in ordine cronologica, compilata dall'Espresso.

L'ultrà dei caccia? Sta nel Pd

Un cablo di WikiLeaks rivela che tra gli sponsor più accesi dei nuovi aerei da guerra c'è Marco Minniti, senatore dalemiano, attuale sottosegretario con delega ai servizi segreti.

lespresso di Stefania Maurizi
 
Marco Minniti? Il sottosegretario del governo con delega ai Servizi segreti è l'unico esponente del centrosinistra che esce dai cablo di WikiLeaks come fortissimamente interessato alla collaborazione con gli Usa. A rivelarlo è un file riservato del marzo 2006.  Prodi e il centrosinistra stanno per tornare al governo e la diplomazia di via Veneto è preoccupata per le sorti della Nato, per le truppe in Afghanistan e per l'affare miliardario dei caccia F35. A rassicurarli è Minniti. Figlio di un pilota dell'aeronautica militare, li accoglie in un ufficio «pieno di modelli di aerei e cimeli Nato, che, come ha ammesso, tengono alla larga alcuni dei suoi colleghi "colombe"».  Agli americani che con l'arrivo di Prodi temono un ricollocamento dell'Italia nell'orbita dell'Europa, anziché migliore alleata dell'America come ha voluto Berlusconi, Minniti fa sapere che la stretta relazione che il Cavaliere ha costruito con gli Usa «è un asset che non andrebbe buttato via». Ampie rassicurazioni anche su Afghanistan e F35 di cui «aveva firmato personalmente l'accordo che impegna l'Italia». Per i diplomatici Usa, Minniti è un nostalgico dei bei tempi in cui coordinava l'impegno militare nei Balcani, ma un nostalgico utile in un centrosinistra «che ha persone come Minniti con cui noi possiamo lavorare».

Che pacco il pacchetto lavoro

Scoccia dirlo ma questa volta ha ragione la Santanchè: le misure contro la disoccupazione sono come un'aspirina data a un malato terminale. Pochissimi i giovani che ne trarranno beneficio e anche per loro non si tratta che di spiccioli.

l'espesso di Francesco Colonna
 
Hanno ragione Enrico Letta quando sostiene che il pacchetto lavoro licenziato dal Consiglio dei Ministri e che dovrebbe favorire circa 200mila persone rappresenta «un colpo duro alla piaga della disoccupazione giovanile» e Angelino Alfano che ha parlato di «un gol del governo sul tema del lavoro», oppure ha ragione quella parte del Pdl che, per bocca di Daniela Santanchè, ha definito il provvedimento «un'aspirina per malati gravi, una misura troppo tiepida rispetto ai bisogni reali di famiglie, imprese e lavoratori»? Il sospetto che le misure prese siano inadeguate e troppo timide, forse addirittura controproducenti, stavolta sembra più che fondato. Soprattutto se si considera che il mostro da combattere, la disoccupazione, nel primo trimestre di quest'anno ha toccato quota 12,8%, la più alta da 36 anni, e tra i giovani fino ai 24 anni ha raggiunto la sconfortante percentuale del 41,9%, quando solo 12 mesi prima era del 35,9%.

Droga, Onu: “Aumentano le droghe legali”. Facili da fabbricare e da vendere

Il rapporto annuale delle Nazioni Unite spiega che il consumo di eroina e cocaina nel mondo resta stabile, ma impenna quello di sostanze psicotrope e psicoattive: +50% negli ultimi 3 anni. "Hanno nomi innocui come spezie, meow meow e sali da bagno e per questo i ragazzi credono che siano poco pericolose".

ilfattoquotidiano.it di | 28 giugno 2013
Droga, Onu: “Aumentano le droghe legali”. Facili da fabbricare e da vendere

Se il consumo delle droghe classiche, come eroina e cocaina, rimane pressoché stabile nel mondo, c’è un vertiginoso aumento del consumo di nuove sostanze psicotrope e psicoattive. Lo scrive l’Ufficio delle Nazioni Unite per il controllo della droga e la prevenzione del crimine nel suo rapporto annuale 2013, dove è specificato che il numero di nuove droghe è aumentato del 50% negli ultimi tre anni. Tanto che di queste nuove sostanze – definite “smart drugs” o “legal highs” perché facili da fabbricare, difficili da rintracciare che non seguono i soliti canali di transito, e facilmente vendibili sia in strada che su internet – nel 2012 ne sono state censite 251 tipi diversi, superando per la prima volta i tipi di droghe considerate sotto controllo, ovvero monitorate, che si assestano a 231. 
La crescita e la diffusione di queste nuove sostanze, avverte poi l’Unodc, è esponenziale: e si passa dalle poche decine conosciute a inizio millennio alle 50 scoperte nel 2011 fino alle 73 dello scorso anno. “Le nuove droghe, chiamate nello slang giovanile con nomi innocui come “spezie“, “meow-meow” e “sali da bagno“, ingannano i ragazzi che credono di utilizzare sostanze poco pericolose – è scritto nel rapporto – E mentre la legge arranca a considerarle tali, il crimine si è già tuffato in questo mercato assai redditizio. Inoltre, sia la composizione che gli effetti di queste sostanze, non sono ancora stati analizzati, o testati in laboratorio, e questo rende le nuove droghe molto più pericolose rispetto alle droghe tradizionali”. 

giovedì 27 giugno 2013

Stallman eletto membro della Internet Hall of Fame

Internet Society ha annunciato che Richard Stallman il fondatore della Free Software Foundation è stato nominato membro della Internet Hall of Fame.

Internet Society è una delle più importanti organizzazione a livello globale dedicate alla promozione di internet e del suo utilizzo. Da Internet Society è nato il progetto Internet Hall of Fame un importante riconoscimento dedicato agli scienziati, studiosi e innovatori che hanno contribuito in vari modi a promuovere il web e la rete in generale. Il membri Internet Hall of Fame sono quelle menti che hanno evoluto internet e la rete ossia il principale mezzo di comunicazione di massa al mondo. Tra queste persone troviamo anche Richard Stallman il fondatore della Free Software Foundational quale le verrà riconosciuto questo importantissimo riconoscimento il 3 Agosto 2013 a Berlino in occasione del Internet Hall of Fame 2013.
Stallman è stato premiato nella categoria Innovatori sopratutto per l'impegno di questi anni perché internet sia libero e sicuro rispettando la privacy degli utenti.
Questo premio arriva in un periodo non troppo felice per la privacy degli utenti dopo lo scandalo denominato "Datagate" che ha portato moltissime polemiche riguardanti il controverso programma Americano "Prism".

UE, l'open che fa risparmiare


Bruxelles vuole che gli enti pubblici del Vecchio Continente adottino in massa standard e tecnologie aperti, un'operazione destinata - secondo le stime della UE - ad affrancare da dipendenze e sprechi
Roma - La UE ha approntato una nuova guida di indirizzo per i responsabili IT dei vari livelli dell'amministrazione pubblica del Vecchio Continente, un'iniziativa tesa a facilitare il passaggio di comuni, regioni e stati agli standard e alle tecnologie open source con conseguente risparmio economico.
Stando a quanto sostiene Bruxelles, grazie a software e formati open si può arrivare a unariduzione di 1,1 miliardi di euro nei costi dell'amministrazione pubblica europea.
L'obiettivo primario della UE è quelli di evitare il fenomeno - sin troppo comune - del "lock-in" delle amministrazioni rispetto a un singolo prodotto o produttore, una eventualità deleteria che favorisce solo la proliferazione di soluzioni proprietarie, i cui produttori possono determinare l'andamento del mercato.

mercoledì 26 giugno 2013

Scuola pubblica, Comitato art.33: “Vogliamo referendum in tutta Italia”


Dopo Bologna, l’Italia. A 30 giorni esatti dal referendum sui finanziamenti pubblici alle scuole d’infanzia paritarie private, consultazione che ha decretato la vittoria dell’opzione ‘A’, quella che vorrebbe abrogare la convenzione cittadina e destinare tutti le risorse pubbliche disponibili agli istituti comunaliArticolo 33, comitato promotore della chiamata al voto, festeggia il ‘mesiversario’ facendo il punto della situazione. E tracciando gli obiettivi che i referendari si prefiggono per “cambiare una situazione che prosegue da 20 anni”: ottenere, prima di tutto, “l’abrogazione della convenzione”, riconsegnando alla scuola pubblica quel milione di euro oggi erogato agli istituti paritari privati, per la maggior parte confessionali, e poi esportare il modello Bologna in tutte le città italiane. Alcune delle quali “sono già al lavoro per organizzare un proprio referendum: da Bari a Milano, da Bergamo a Modena, a Brescia, a Roma”.
“Auspichiamo che il modello che, come cittadini, abbiamo creato qui a Bologna sia applicato in altre città – spiegano i referendari – perché in un momento così difficile per la scuola, fatto di tagli, carenze di personale e difficoltà oggettive legate a un quadro normativo del tutto sfavorevole, non possiamo permetterci che le risorse siano distratte verso altre realtà che non siano quelle comunali, pubbliche. La scelta deve quantomeno spettare ai cittadini”.

Beppe Grillo esprime dubbi sull'efficacia degli interventi varati dal Cdm Aiuti ai disoccupati? "Letta... facce Tarzan


Beppe Grillo"Letta, facce Tarzan". Beppe Grillo, sul suo blog, 'esprime dubbi' sull'efficacia dei provvedimenti a favore dei disoccupati varati dal Governo in Cdm. Il leader M5S afferma che per "accedervi devi essere disoccupato cronico (se sei a casa da cinque mesi non vale), semianalfabeta (se hai studiato sono c**** tuoi), non vivere con i genitori ma da solo (un giovane senza reddito esce sempre di casa) e avere a carico vecchia nonna o moglie e figli". "Chi, in nome di Dio, possiede questi requisiti in Italia?"
 
rainews24.it
"Le movenze di Capitan Findus Letta, un po' legnose, e il naso affilato in crescita telegiornale dopo telegiornale, ne rivelano la vera essenza collodiana, pinocchiesca. Il suo eloquio è meno effervescente di quello dello psiconano, ma la sostanza è sempre quella della balla in prima serata. Dal milione di posti di lavoro di una volta ai 200.000 giovani occupati", afferma Grillo.

Roma. Vicesindaco Luigi Nieri (Sel), al Bilancio un magistrato della Corte dei Conti Ecco la giunta Marino, sei donne e mix politici-tecnici

Ignazio MarinoIl sindaco di Roma Ignazio Marino ha presentato oggi in Campidoglio la sua giunta comunale. A governare la città per i prossimi cinque anni saranno sei uomini e sei donne, sei tecnici e sei politici. Vice del chirurgo è Luigi Nieri di Sel, che assumerà la delega al Patrimonio. Ecco la squadra: a coprire la casella del Bilancio e Razionalizzazione della spesa ci sarà Daniela Morgante, magistrato della Corte dei conti.
rainews24.it

Angola, un luogo nella mente


Chi era mio padre? Per trovare una risposta a questa domanda, Laurentina si mette in viaggio alla ricerca delle proprie radici. Da Luanda fino alla Zambesia, passando per le ferite ancora aperte del Sudafrica, un viaggio scandito dalle rivelazioni delle tante donne amate da Faustino Manso e da incontri indimenticabili: pianisti senza mani e vendicatori insonni, contrabbandieri di diamantied eroi dimenticati, un contrabbasso stregato e il più bel film della storia del cinema. “Le donne di mio padre”, dello scrittore angolano José Eduardo Agualusa, edito da La Nuova Frontiera, è un romanzo che attraversa l’Africa come un oceano notturno alla ricerca di una risposta, pur sapendo chela verità, in fondo, è solo l’unica risorsa di chi non ha immaginazione.
Ma chi era Faustino Manso? “E’ stato uno straordinario musicista. È stato soprattutto un uomo buono. Nei nostri paesi, in queste zone dell’Africa, sempre così convulse, la memoria non è un bene di prima necessità, non si mangia, non possiamo usarla per proteggerci dal freddo e neanche dalle malattie e dalle calamità. La disprezziamo. Eppure, non è possibile costruire un paese senza investire nella memoria“. Road Movie africano, romanzo cinematografico, riflessione su di quante verità sono fatte le bugie, chi sono i padri e le madri, cosa rimane del passato torbido delle colonie portoghesi e del passato coloniale in generale, identità africana o identità portoghese.

A welfare e occupazione, i fondi degli F35


Fonte: sbilanciamoci.info
Con i 14 miliardi che servono all’acquisto e allo sviluppo dei cacciabombardieri si potrebbe fare fronte alle emergenze del paese. A partire da quelle legate a welfare e occupazione
La domanda è molto semplice: gli F-35 sono una priorità per il paese? C’è qualcuno dei deputati del centro-sinistra in Parlamento che lo pensa davvero? O che pensa che confermare la partecipazione italiana al programma di acquisto di 90 cacciabombardieri di attacco sia una scelta “popolare”? Non credo.
Governare significa scegliere. Anche e soprattutto in tempi di forte crisi come questi. I 14 miliardi per l’acquisto e lo sviluppo dei cacciabombardieri (52 per l’intera gestione del programma, almeno secondo le stime della campagna “Taglia le ali alle armi”), potrebbero essere spesi molto meglio. Non tutte le decisioni sbagliate possono essere corrette, ma in questo caso si è in tempo a tornare indietro e lunedì prossimo si presenta un’occasione che non va persa. Inizierà infatti la discussione di una mozione firmata da 158 (centocinquantotto) deputati di Sel, M5S e PD che chiede al Governo la cancellazione della partecipazione italiana al programma. Se quella mozione venisse votata, il governo difficilmente potrebbe andare avanti sulla sua strada senza tenerne conto.
Non si tratta di una delle tappe parlamentari che riguardano solo chi ha firmato quella mozione né solo i pacifisti. È una mozione che ci riguarda tutte e tutti. Perché ciascun pezzo acquistato di un F-35 sottrae le risorse necessarie per affrontare le vere priorità del paese, quelle con le quali ci confrontiamo tutti i giorni.