venerdì 31 marzo 2023

Silver Nervuti Matteo Bordini. Trovarsi ora, trovarsi ancora

In un momento in cui ci vogliono soli e distanziati, ecco uno strumento per ritrovarsi, collaborare, creare nuove amicizie e riscoprire il calore della vera socialità!

www.trovarsiora.it 

youtube.com/watch?v=90CpXIgoLBA

Sul precipizio climatico/2: chi già precipita. E chi sta nell’Ipcc.

Dopo l’invio del mio articolo su Contropiano “Sull’orlo del precipizio climaticosento la necessità di scendere dalle considerazioni generali più sul concreto.


L’Ipcc è un comitato . . . “sub partes”

Comincio con una rettifica, faccio ammenda per l’affermazione che l’Ipcc è un panel INTERGOVERNATIVO. In realtà a ben vedere sembra piuttosto GOVERNATIVO: nel senso che sembra che gli Stati Uniti la facciano assolutamente da padroni. Il ché, voglio precisarlo chiaramente, non a che vedere con la serietà scientifica dei suoi report, ma piuttosto con il presentarsi (in realtà per essere considerato, al di là delle intenzioni dei vari scienziati) come l’organismo a cui tutti fanno riferimento per stabilire la gravità della situazione climatica: semmai il vero merito che va riconosciuto all’Ipcc, e ai suoi report, è di avere sbugiardato definitivamente i negazionisti.

“Il giardino e la giungla - Modo di Produzione Capitalistico e frammentazione del mercato mondiale”.

VIDEO DEL CONVEGNO IN CALCE

contropiano.org

E’ ormai evidente che stiamo entrando in una nuova fase storica. E’ diventato altrettanto evidente che il “vecchio mondo stia morendo” mentre le caratteristiche del “nuovo mondo che stenta a nascere” hanno necessità di essere indagate. Per avviare un percorso condiviso di analisi, ricerca e confronto sul nuovo mondo che sta emergendo – quello che nei circoli dominanti europei è stato già diviso in “Giardino e Jungla” – la Rete dei Comunisti ha convocato per i prossimi 18 e 19 marzo un Forum che cominci a indagare i vari aspetti di quella che si configura come una nuova divisione in blocchi. Non è solo la necessità del superamento del mondo unipolare a guida Usa da cui parte la spinta al multipolarismo. La frammentazione in corso del mercato mondiale sta ridefinendo infatti la geografia economica e politica delle relazioni internazionali scaturite prima dalla fine della Seconda Guerra Mondiale e poi dalla dissoluzione dell’Urss.

Giorgio Cremaschi. Il codice della jungla.

Con il nuovo codice degli appalti, che Salvini ha intestato a proprio nome, i padroni, quelli peggiori in particolare, potranno fare tutto. 


 

Le regole, le leggi, lo stato, si ritirano dal sistema degli appalti, ove oramai, pur di fare profitto, tutta sarà permesso e nulla sarà controllato. Appalti agli amici degli amici, in cambio di voti come suggerisce l’autorità contro la corruzione, subappalti dei subappalti, condizioni di lavoro al massimo ribasso.. e si fotta l’ambiente.

Questa la sintesi di una legge criminale, che dà via libera a corruzione e mafie, a paghe di fame e morti sul lavoro, a devastazione del territorio e inquinamento

Il tutto nel nome di quel non disturbare quell’Italia del fare, che aveva annunciato Giorgia Meloni nel suo discorso d’insediamento, e che in realtà vuol dire via libera all’Italia del malaffare.

Il codice degli appalti, la cancellazione del reddito di cittadinanza, il no al salario minimo, la riduzione delle tasse ai ricchi, le privatizzazioni dei resti del sistema pubblico, l’autonomia differenziata, con tutte queste scelte il governo Meloni definisce compiutamente la propria politica.

Roberto Scarpinato: “Questa è la legalizzazione della nuova Tangentopoli”.

Hanno legalizzato Tangentopoli”. Così il nuovo codice degli appalti viene sintetizzato da Roberto Scarpinato, ex magistrato in Sicilia e ora senatore del Movimento 5 stelle.  

 

(GIANNI BARBACETTO – Il Fatto Quotidiano)

“Questo codice ha abolito tutte le regole che servivano a evitare abusi e ha fatto saltare tutti i controlli amministrativi. Sono già stati criticati l’affidamento diretto fino a 150 mila euro, procedure negoziate senza bando fino a 5 milioni di euro, piccoli Comuni che possono fare affidamenti diretti fino a 500 mila euro nonostante non abbiamo le competenze amministrative necessarie, subappalti a cascata, liberalizzazione dell’appalto integrato. Ma la gravità della situazione si percepisce se si allarga lo sguardo.

E che cosa si vede?

Si vede che non soltanto hanno fatto saltare tutti i controlli amministrativi, ma anche i controlli penali e quelli contabili. Dobbiamo ricordare che dal 2020 è stato abolito il controllo di legalità della magistratura penale su tutti gli atti amministrativi aventi carattere discrezionale.

Che cosa fu la “legge truffa”

Settant’anni fa la Democrazia cristiana fece approvare una legge elettorale con un grosso premio di maggioranza, dopo un lunghissimo iter e un gran caos nelle aule parlamentari.


(ilpost.it)

Il 31 marzo del 1953, settant’anni fa, l’allora presidente della Repubblica, Luigi Einaudi, firmò una legge elettorale molto contestata, sulla quale il governo aveva posto la questione di fiducia. Il presidente del Consiglio era Alcide De Gasperi, leader della Democrazia cristiana (DC), che si intestò politicamente quella legge, passata alla storia con il nome di “legge truffa”.

Comunisti e socialisti la criticarono subito perché, attribuendo automaticamente il 65 per cento dei seggi alla lista o alla coalizione che avesse ottenuto più del 50 per cento dei voti, ricordava la “legge Acerbo”, che nel 1924 consentì al Partito Nazionale Fascista di avere facilmente una forte maggioranza parlamentare. Entrambi i partiti, il Partito comunista (PCI) e il Partito socialista (PSI), fecero una dura opposizione. Nelle aule della Camera e del Senato ci furono risse, mentre fuori la polizia manganellava i manifestanti. Pietro Ingrao rientrò in aula sanguinante e Giulio Andreotti si mise in testa un cestino della carta straccia come elmetto. Alle elezioni del 7 giugno successivo, però, il listone governativo della DC e di altri partiti di centro mancò l’obiettivo: si fermò poco prima di raggiungere il 50 per cento, e l’anno dopo la “legge truffa” fu abrogata.

La controffensiva in Ucraina

Judy Mikovits: "Non è la prima volta che usano armi biologiche per final...

MERCENARI IN UCRAINA, ECCO IL LORO LATO OSCURO ( raccontate dal New York Times)

 https://visionetv.it/

Menzogne, lotte di potere, raccolte fondi che prendono strade labirintiche traducendosi in ben poco materiale consegnato. È il filo conduttore delle storie dei mercenari attivi in Ucraina raccontate dal New York Times. A confronto, la gente che si arruola millantando inesistenti esperienze militari – il cameriere che si spaccia per manager ed ex marine – è puro folklore.

IL LATO OSCURO DEI MERCENARI

La cosa più grave di tutte, che però il prestigioso quotidiano cita solo en passant, è il tweet nel quale un mercenario che combatte per l’Ucraina dice di non aver bisogno di preoccuparsi delle regole internazionali di guerra. Significa che se si commettono crimini di guerra, nessuno viene a chiederne conto.

Il New York Times, per la precisione, parla sempre di volontari che si recano in Ucraina. Non fa cenno ai compensi che ricevono: questi ultimi sono propri appunto dei mercenari. Però è difficile pensare che combattano gratis et amore.

Rivoluzione ASEAN: basta pagamenti in euro e dollari

 https://www.lantidiplomatico.it/

di Giulio Chinappi

Il 29 marzo, il sito ASEAN Briefing ha annunciato, attraverso l’articolo tradotto di seguito, che l’organizzazione dei Paesi del sud-est asiatico sarebbe pronta a non utilizzare più dollari ed euro le transazioni internazionali, sostituendoli con le valute localiUn nuovo duro colpo all’egemonia economica occidentale.

Martedì (28 marzo) è iniziata in Indonesia una riunione ufficiale di tutti i ministri delle Finanze dell’ASEAN e dei governatori delle banche centrali. In cima all’ordine del giorno vi sono le discussioni per ridurre la dipendenza dal dollaro statunitense, dall’euro, dallo yen e dalla sterlina britannica nelle transazioni finanziarie e passare agli accordi nelle valute locali.

L’incontro ha discusso gli sforzi per ridurre la dipendenza dalle principali valute attraverso il programma LCT (Local Currency Transaction). Si tratta di un’estensione del precedente schema di regolamento in valuta locale (Local Currency Settlement, LCS) che ha già iniziato ad essere implementato tra i membri dell’ASEAN.

La Chiesa e la vendetta della storia

 https://ilsimplicissimus2.com/

Era tempo che volevo scrivere su quelli che potremmo definire le vendette  della storia che colpiscono  anche chi pensa di rappresentare Dio in terra, e ora le precarie condizioni di salute di Bergoglio dimissionario a giorni alterni me ne forniscono il destro assieme all’eterno ritorno del caso di Emanuela Orlandi che rimane uno dei misteri italiani irrisolti, ma di cui si comincia ad intravvedere l’ordito internazionale. Secondo una tesi che è emersa dopo tanti depistaggi e dopo infinti racconti  di ogni tipo, compresi quelli pruriginosi, papa Wojtyla anche su suggerimento e spinta americana concentrò tutte le risorse finanziarie  vaticane visibili e invisibili nel  tentativo peraltro riuscito di mettere in crisi il regime comunista in Polonia, innescando così un effetto domino che porterà alla disgregazione dell’Urss. Solo che tra i denari bruciati in questa impresa ce n’erano anche di intoccabili e appartenenti a gente intoccabile che poi rapì Emanuela Orlandi, figlia di un impiegato del Vaticano  per tentare di farsi restituire i denari investiti nella pancia dello Ior.  Si capirebbe così il ruolo di primo piano avuto dalla banda della Magliana, al tempo rappresentante della mafia siciliana a Roma e la sepoltura di uno dei suoi capi, Enrico del Pedis nella basilica di Sant’Apollinare come fosse un santo.

Il Garante della Privacy dispone il blocco immediato di ChatGPT in Italia

 https://www.lindipendente.online/

Stop a ChatGPT finché non rispetterà la disciplina privacy”. Si apre con queste parole la nota ufficiale con cui il Garante della privacy ha disposto, con effetto immediato, la “limitazione provvisoria del trattamento dei dati degli utenti italiani nei confronti di OpenAI”, azienda americana che ha sviluppato e ha in gestione la più nota applicazione di intelligenza artificiale relazionale capace di simulare ed elaborare conversazioni umane. L’Autorità ha aperto un’istruttoria.

Nel provvedimento, il Garante ha rilevato l’assenza di una informativa agli utenti e a tutti gli interessati sulle modalità con cui OpenAI raccoglie e conserva i loro dati, nonché la mancanza di un fondamento giuridico che le giustifichi.

“Lo scorso 20 marzo – continua la nota – ChatGPT aveva subito una perdita di dati (data breach) riguardanti le conversazioni degli utenti e le informazioni relative al pagamento degli abbonati al servizio a pagamento”. Inoltre, “come testimoniato dalle verifiche effettuate, le informazioni fornite da ChatGPT non sempre corrispondono al dato reale, determinando quindi un trattamento di dati personali inesatto”.

In ultima analisi, il Garante evidenzia come il servizio fornito da OpenAI “sia rivolto ai maggiori di 13 anni”, ma sia assente “qualsivoglia filtro per la verifica dell’età degli utenti”. I minori sarebbero dunque “esposti a risposte assolutamente inidonee rispetto al loro grado di sviluppo e autoconsapevolezza”.

Adesso, la palla passa ad OpenAI, che pur non avendo una una sede nel nostro continente può contare su un rappresentante in Europa. L’azienda dovrà “comunicare entro 20 giorni le misure intraprese in attuazione di quanto richiesto dal Garante”, altrimenti potrà incorrere in una sanzione “fino a 20 milioni di euro” o “fino al 4% del fatturato globale annuo“.

[di Stefano Baudino]

ONU: “Torture e maltrattamenti a metà dei prigionieri russi”

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Circa la metà dei prigionieri di guerra russi detenuti in Ucraina sono stati sottoposti a torture e maltrattamenti. Lo ha annunciato il capo dell’Alto Commissariato delle Nazioni Unite (vedi qui: https://ukraine.un.org/en/).

Le Nazioni Unite hanno osservato che l’Ucraina non ha avviato procedimenti penali contro i suoi soldati che hanno sparato ai prigionieri di guerra russi, sebbene siano documentate diverse esecuzioni.

Flash L’EMA approva il nuovo vaccino di richiamo contro il Covid-19

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Il comitato per i medicinali per uso umano (Chmp) dell’Agenzia europea dei medicinali (Ema) ha approvato l’autorizzazione del vaccino Covid-19 Bimervax (precedentemente Hipra) come richiamo nelle persone di età pari o superiore a 16 anni che sono state vaccinate con un vaccino mRNA. Bimervax, sviluppato da Hipra Human Health S.L.U., contiene una proteina prodotta in laboratorio composta di una parte della proteina spike del virus Sars-CoV-2, in particolare delle varianti Alpha e Beta. Secondo il Chmp sarebbero ora disponibili dati sufficientemente solidi sulla qualità, sicurezza e immunogenicità del vaccino per raccomandarne l’autorizzazione all’immissione in commercio nell’Ue.

Donald Trump è stato ufficialmente incriminato: sarà il primo presidente USA a processo

 https://www.lindipendente.online/

opo cinque anni di indagini e settimane di dichiarazioni al vetriolo, la conferma è arrivata: il gran giurì di Manhattan (una giuria formata da 23 cittadini estratti a sorte) ha ufficialmente incriminato per i pagamenti elargiti in nero a una pornostar Donald Trump, che la prossima settimana si consegnerà alle autorità e verrà arrestato. È la prima volta che accade per un ex presidente degli Stati Uniti. Trump ha reagito parlando di una «caccia alle streghe» ordita contro di lui al fine di «distruggere il movimento Make America Great Again» e di una «persecuzione politica».

L’atto d’accusa è stato depositato in tribunale, ma i suoi contenuti non sono ancora stati diramati pubblicamente. L’oggetto del contendere sono i 130mila dollari che Trump avrebbe versato nel 2016, in piena campagna elettorale per la presidenza Usa, all’attrice hard Stormy Daniels, il cui vero nome è Stephanie Clifford. Secondo il procuratore di New York Alvin Bragg, essi sarebbero serviti per comprare il silenzio della donna sui rapporti sessuali che i due avrebbero consumato nel 2006, quando la moglie del tycoon, Melania Knauss, stava dando alla luce il figlio Barron. Il versamento fu anticipato dall’allora legale di Trump Michael Cohen, che avrebbe poi ottenuto un rimborso dal suo cliente dopo la sua salita alla Casa Bianca. Semplici «onorari», secondo l’ex Presidente Usa, mentre Cohen, sentito dal gran giurì, ha testimoniato contro Trump. Il pagamento, secondo il procuratore, deve essere inquadrato come un «finanziamento» in nero effettuato per salvare la sua campagna elettorale, che sarebbe potuta sfociare in un altro risultato ove la vicenda non fosse stata coperta.

Israele: l’inizio della fine del regime sionista

 https://www.cumpanis.net/

A Julio García Jarpa, collega e caro amico

che ci ha lasciato prima del tempo
Un uomo nobile e buono, leale come pochi.
Solo pochi giorni fa, dopo aver letto il mio precedente articolo,
con il suo umorismo tradizionale mi ha scritto per dirmelo
“Scrivi poeta, che hai un futuro”
Sarà così caro fratello, prometto che continuerò a farlo
Alla vittoria. Sempre!

La decisione di Benjamin Netanyahu di rinviare la sua proposta di riforma giudiziaria sembra chiudere un periodo di grandi convulsioni nello Stato sionista, tuttavia gli eventi accaduti nelle ultime settimane sembrano suggerire il contrario.
Vale la pena chiarire, però, che non si tratta di “far volare le candeline” per la fine del sionismo a breve termine, bensì di mostrare tutto il marciume politico, morale ed etico del regime e la fine del mito dell’omogeneità e solidità del sistema di dominio sionista.
In questa occasione non daremo giudizi di valore, ci limiteremo a segnalare gli eventi accaduti negli ultimi sei mesi. Lasciamo che siano loro a parlare da soli, in modo che ognuno tragga le proprie conclusioni. Inizieremo a settembre dello scorso anno, quando, dal mio punto di vista, è iniziata l’escalation dei conflitti interni che -per ora- sono culminati in una situazione che mette a nudo la fragilità dello Stato sionista:
9 settembre . Il Mag. Gen. Uri Gordin, il nuovo comandante del comando settentrionale dell’esercito israeliano, ha avvertito che Hezbollah avrebbe lanciato circa 4.000 missili nei territori occupati nei primi giorni di una possibile guerra imminente e che i leader israeliani sarebbero stati i primi ad essere attaccati .

Perché non scambiamo il prigioniero australiano ASSANGE con il prigioniero americano "GERSHKOVICH"?

 da redazione





Le armi nucleari alla Bielorussia

TgSole24 – 30 marzo 2023 - Pechino si prepara allo scontro

Golpe in America! - Il Controcanto - Rassegna stampa del 31 Marzo 2023

Bill Gates e i tentacoli dell'OMS - Dietro il Sipario - Talk Show

GUN VIOLENCE ARCHIVE 2023 Evidence Based Research - since 2013

 


https://www.gunviolencearchive.org/

I diritti umani negli Stati Uniti: il 2022 è stato un anno tragico

 https://www.lantidiplomatico.it/

di Diego Angelo Bertozzi per l'AntiDiplomatico

Indicata tra i principali violatori dei diritti umani, nonché colpevole di proseguire sulla strada del genocidio culturale, ogni anni la Cina popolare presenta un dettagliato resoconto sul rispetto di quegli stessi diritti negli Stati Uniti. Si tratta di un'operazione che da una parte mina la credibilità del principale accusatore e spinge verso il superamento della “doppia morale” in materia -  in base alla quale si chiudono gli occhi nei confronti di Paesi amici o compiacenti – e dall'altra esprime l'esigenza di rendere veramente “universale” – il rispetto dei diritti umani – ciò che ora è solamente “particolare” strumento strumento di dominio e aggressione (la retorica dei diritti umani).

Il rapporto stilato dal Consiglio di Stato della Repubblica popolare cinese, pubblicato il 28 marzo, ha il merito di utilizzare fonti statunitensi, così da superare ogni immediata – vale a dire non mediata da riflessione e ragionamento – accusa di parzialità e di prendere ad oggetto di studio non solo il campo dei diritti politici e civili, ma anche quello dei diritti economico-sociali. Un approccio, questo, che è in linea con la ridefinizione del concetto dei diritti umani che da anni è in atto a livello internazionale e che prende sempre più in considerazione le posizioni dei Paesi in via di sviluppo.

Casse di solidarietà: come i cittadini francesi si aiutano per continuare le proteste

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Scioperare costa e lo sanno bene in Francia, dove sono presenti le cosiddette “casse di solidarietà” ai manifestanti. Si tratta di un meccanismo di appartenenza e rivendicazione politico-sociale, attraverso cui chi non può permettersi di interrompere il proprio lavoro per scendere in piazza finanzia con donazioni volontarie gli scioperanti. La “cassa di solidarietà agli scioperi dei sindacati” lanciata lo scorso 10 gennaio, quando le proteste contro la riforma delle pensioni stavano per entrare nel vivo, ha già superato i 3 milioni di euro. Subito dopo il colpo di mano con cui il presidente francese Emmanuel Macron e la prima ministra Élisabeth Borne hanno approvato la riforma senza passare dal Parlamento, la campagna ha vissuto un’impennata di consensi e donazioni.

IL VALORE DI BAKHMUT PER RUSSIA E UCRAINA

 https://www.geopolitika.ru/

Il valore di Bakhmut per Russia e Ucraina
31.03.2023
La lotta per un importante nodo di trasporto, di importanza anche simbolica.

Il rallentamento delle offensive, il raggruppamento invernale e la preparazione delle forze russe e ucraine alla fine del 2022 e all’inizio del 2023 per le nuove operazioni in prima linea di questa primavera hanno spostato l’attenzione degli osservatori del conflitto globale sulle operazioni di combattimento locali. Un punto chiave di interesse è attualmente la città di Bakhmut (Artemivsk), che nonostante le sue piccole dimensioni è una risorsa preziosa sia per la Russia che per l’Ucraina. Ne è prova la lunga e aspra contesa tra queste forze per affermare il proprio controllo sulla città, iniziata nell’agosto del 2022.

Bakhmut si trova nell’omonimo distretto della regione di Donetsk. Prima dello scoppio delle ostilità, la città contava circa 70.000 abitanti. Bakhmut era un importante centro di estrazione del sale e del gesso. Dopo lo scoppio delle ostilità nel sud-est dell’Ucraina nel 2014, è iniziato il primo scontro sulla città, all’epoca tra le forze della DPR e dell’AFU. Così, da aprile a luglio, Bakhmut è stata sotto il controllo delle forze di Donetsk, ma è stata rioccupata dalle forze ucraine, che l’hanno occupata fino all’inizio della DPR. Nell’agosto 2022, le forze russe si sono avvicinate alla città e hanno iniziato a combattere con le forze armate ucraine che avevano occupato posizioni difensive fortificate a Bakhmut. A fine dicembre, le forze PMC di Wagner sono riuscite a fare irruzione in città.

giovedì 30 marzo 2023

Uniti nel nome della pace. Al via il referendum contro l'invio di armi i...

La Francia si piega alla Cina: paga il gas naturale in Yuan. Fine del Dollaro?

 https://scenarieconomici.it/

La Cina ha appena completato il primo scambio di gas naturale liquefatto (GNL) regolato in yuan, ha dichiarato martedì la Shanghai Petroleum and Natural Gas Exchange. Il colosso statale cinese del petrolio e del gas CNOOC e TotalEnergies hanno completato il primo scambio di GNL sulla borsa con regolamento in valuta cinese, ha dichiarato la borsa in un comunicato riportato da Reuters.

L’operazione ha riguardato circa 65.000 tonnellate di GNL importate dagli Emirati Arabi Uniti, ha aggiunto la Shanghai Petroleum and Natural Gas Exchange.

La multinazionale francese, uno dei principali commercianti di GNL al mondo, ha confermato alla Reuters che il commercio riguardava GNL importato dagli Emirati Arabi Uniti, ma ha rifiutato di commentare ulteriormente l’accordo.

Da anni la Cina sta cercando di concludere un maggior numero di accordi commerciali in yuan per aumentare la rilevanza del petroyuan (o del GNL-yuan, a seconda dei casi) sui mercati globali e sfidare il dominio del dollaro statunitense nel commercio internazionale, compreso quello energetico. Durante una visita storica a Riyadh a dicembre, il presidente cinese Xi Jinping ha dichiarato che la Cina e le nazioni arabe del Golfo dovrebbero utilizzare la Shanghai Petroleum and National Gas Exchange come piattaforma per effettuare il regolamento in yuan degli scambi di petrolio e gas.

La Cina continuerà a importare grandi quantità di greggio dai Paesi del CCG, espanderà le importazioni di gas naturale liquefatto, rafforzerà la cooperazione nello sviluppo a monte di petrolio e gas, nei servizi di ingegneria, nello stoccaggio, nel trasporto e nella raffinazione, e utilizzerà appieno la Borsa del petrolio e del gas di Shanghai come piattaforma per effettuare il regolamento in yuan degli scambi di petrolio e gas“, ha dichiarato Xi a dicembre, come riportato da Reuters.

Tuttavia, Pechino ha ancora molta strada da fare prima di detronizzare il biglietto verde come riserva globale: sebbene la valuta cinese abbia fatto breccia nel commercio mondiale, lo yuan rappresenta solo il 2,7% del mercato, rispetto al 41% del dollaro statunitense.

D’altra parte, la valuta cinese ha molto slancio: nell’ultimo anno, la Russia si è rivolta al commercio in yuan sulla scia delle sanzioni occidentali sulle sue esportazioni, importazioni e commercio di energia, in quanto la valuta cinese è diventata l’unica alternativa di Putin per ridurre l’esposizione al dollaro statunitense e all’euro. Nello stesso tempo il fatto che la Francia accetti di pagare in Yuan è un segno che anche l’Europa si piega ai desideri di Pechino, pur di avere il gas naturale. 

L’E-Fuel tedesco, ovvero il ritorno del sogno di Hitler

https://scenarieconomici.it/

La storia è fatta di corsi e di ricorsi, simili ma sempre diversi. In una UE sempre meno democratica e sempre più autoritaria si impone l’abbandono dei motori endotermici, tranne che non utilizzino (almeno per ora, poi vedremo che succederà sui bio-carburanti) gli “E-Fuel”, carburanti generati sinteticamente e questo ci riporta ad un momento particolarmente movimentato della storia europea.

La tecnologia per produrre carburanti sitentici ha  un secolo di vita, quini è tutt’altro che nuova. Un primo brevetto risale addirittura al 1913 con il procedimento Bergius che trasformava il carbone in carburante sintetico. Un secondo metodo, che invece partiva dall’acqua e dal gas, venne sviluppato nel 1923 da  Franz Fischer e Hans Tropsch, il cosiddetto procedimento Fischer Tropsh, o FT. La Germania, ma non solo, investirono pesantemente in questi procedimenti per ottenere carburanti sintetici, parte dello sforzo di Adolf Hitler per diventare autonomi dall’importazione di idrocarburi liquidi che, nel 1936, venivano importati per il 72%. In realtà gran parte dell’energia tedesca, ed europea, dell’epoca era ottenuta senza utilizzare idrocarburi liquidi, cioè petrolio, e nella Germania derivava principalmente dal carbone. La quantità di petrolio importata era importante, ma molto inferiore rispetto a quella attuale. L’idea del Fueher era semplice: dato che dobbiamo preparare una grande guerra europea bisogna essere autonomi per i carburanti. I produttori dell’epoca, Romania , USA, Iraq e Iran, erano sotto il controllo dei nemici, potenzialmente ostili o comunque non in grado di soddisfare le necessità tedesche. I giacimenti nella Libia italiana erano sconosciuti (i primi a notarli fu Italo Balbo, a cui riferirono di affioramenti vicini a Tripoli) e comunque non sfruttabili senza tecnologie USA. Quelli del Mare del Nord sconosciuti e comunque non utilizzabili.

Quindi i tedeschi si buttarono a testa bassa nella produzione di carburanti sintetici, che comunque non fu mai sufficiente per soddisfare i fabbisogni bellici della Germania nazista. Nel 1944, quando i sovietici occupaarono Ploiesti, la Germania fu tagliata fuori da ogni notevole fornitura di idrocarburi estratti e fece affidamento solo sugli impianti per il carburante sintetico da cui si otteneva Jet fuel, kerosene per motori aeri, benzina ordinaria, diesel, e altri prodotti sintetici come la gomma. Ben 25 impianti furono costruiti, fra cui quelli enormi a Politz (Police, ora in Polonia ne vedete un’immagine in apertura), prodotto dalla IG Farben , cioè dall’attuale BASF, dove lavorarono quasi 30 mila persone , di cui 13 mila morirono di stenti. Altra società molto coinvolta nella produzione del carburante sintetico fu la Brabarg, che fece ampio uso di prigionieri per la gestione e la costruzione, o riparazione, degli impianti.

Per curiosità, negli anni ’30 la Germania investiva pesantemente nella chimica per produrre carburanti, mentre noi, artigianalmente, investivamo nel gassogeno, il procedimento che otteneva un gas combustibile partendo dal legno o da altri combustibili con un processo anaerobico. Perfino una Alfa Romeo 1750 a gassogeno partecipò alle Mille Miglia.

Ovviamente il gassogeno era una soluzione adatta ad auto e bus, ma completamente inadeguata per l’impiego bellico a cui puntavano i tedeschi…

I problemi dell’e-fuel, o dei carburanti sintetici , sono semplici:

  • sono costosi. Gli USA  produssero negli anni 50 carburante sintetico per rinunciarvi con l’abbassamento dei prezzi del petrolio. In teoria il prezzo potrebbe anche essere vagamente comparabile, se prodotto in grandi impianti super centralizzati e con grande utilizzo delle economie di scala, il che ci porta al secondo e terzo problema;
  • il procedimento non è sicuramente non impattante dal punto di vista ambientale, apposta perché richiede enormi impianti. A meno che non si vogliano piccoli impianti green  e pagare il carburante 240-300 dollari al barile se non di più. Quindi niente accise e quindi incassi per gli Stati, tranne che non si cerchi un forzato impoverimento della popolazione;
  • un impianto chimico di questo genere ha delle ricadute nella sicurezza ambientale e dei lavoratori da non sottovalutare. Avere poi piccoli impianti “Green” diffusi aumenterebbe, non ridurrebbe, il rischio.

Alla fine l’E-Fuel europeo non è altro che una nuova versione del sogno autocratico di autarchia che periodicamente percorre l’Europa. Non vedo un grosso passo avanti fra l’imposizione green attuale a quelle degli anni trenta, se non un cambio nelle divise e nel pensiero unico, senza un particolare avanzamento nella sua lucidità. Le conseguenze di questa brutale repressione della libertà e del mercato la pagheremo sia dal punto di vista economico, sia umano.

Sconfitta strategica: gli Usa cancellano il programma per il missile ipersonico

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Se uno volesse la prova della volatile presunzione della narrazione occidentale sull’Ucraina potrebbe focalizzare l’attenzione sul fatto che nel giro di due settimane dall’attesa spasmodica dell’offensiva russa, si è passati a quella dell’offensiva ucraina, senza soluzione di continuità  e senza che nulla possa sostenere questa inversione a 180 gradi se non l’invio di qualche carro armato: certo per chi scrive che i russi combattono con le pale può anche credere che con due Leopard  presto Zelensky sarà a Mosca a suonare il piano con il suo organo preferito, ma si tratta per l’appunto di fantasie che devono essere tanto più azzardate quanto più si accumulano le sconfitte strategiche degli Usa e dell’Alleanza Atlantica. Dopo aver dovuto constatare il proprio isolamento mentre tentavano di isolare la Russia ieri è giunta la notizia di una sconfitta strategica degli Usa  sul piano  militare che in realtà giunge come una bomba atomica sul mito dell’America invincibile e sempre alla testa della tecnologia: La US Air Force ha annunciato l’intenzione di porre fine al programma di armi ipersoniche Lockheed Martin .( lo stesso costruttore degli F 35 che ormai pare essere una garanzia sul piano dei disastri) dopo il fallimento degli ultimi test.i test. Questo significa che gli Usa non avranno ancora armi ipersoniche che invece russi e cinesi hanno in dotazione da anni e che continuano a perfezionare. E significa ovviamente che questi due Paesi possono colpire senza il problema che i loro missili possano essere intercettati, mentre quelli Usa hanno una forte probabilità di essere distrutti in volo.

Il Brasile esporterà in Cina senza passare dal dollaro americano

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Si intensificano le relazioni bilaterali commerciali tra Brasile e Cina, con Pechino intenzionata ad espandere la sua sfera d’influenza non solo in Medioriente, ma anche in America Latina, soppiantando di fatto Washington. Durante un seminario a Pechino questo mercoledì, infatti, è stato annunciato dal ministero delle Finanze brasiliano un accordo tra le banche centrali dei due Paesi che permetterà di utilizzare le valute locali – real e yuan – per gli scambi commerciali, garantendo la conversione e la liquidità tra le due valute. Per chi lo desidera, gli scambi potranno comunque continuare ad essere effettuati in dollari. La “camera di compensazione” dovrà essere stabilita in una banca cinese in Brasile, designata dalla Banca Centrale di Pechino. La Cina utilizza già lo stesso sistema in altri Paesi del mondo, tra cui anche Cile e Argentina. Per quanto riguarda l’ambito degli investimenti privati, a margine del seminario, imprese cinesi e brasiliane hanno firmato oltre 20 accordi di partnership riguardanti i settori della transizione energetica e della lotta al cambiamento climatico, commercio e servizi, infrastrutture e costruzioni, estrazione petrolifera e mineraria, oltre che industria, agribusiness, finanza, salute e tecnologia dell’informazione e della comunicazione. «L’evento, a cui hanno partecipato oltre 500 imprenditori brasiliani e cinesi, ha voluto contribuire al consolidamento e alla diversificazione delle relazioni commerciali e dei flussi di investimento, con un focus su transizione energetica, innovazione e sostenibilità», ha riferito il ministero degli Esteri brasiliano in una nota.

“Questo è uno sforzo per ridurre i costi di transazione”, ha affermato Tatiana Rosito, segretario per gli affari internazionali presso il ministero delle Finanze, durante il seminario a Pechino. All’evento avrebbe dovuto presenziare anche il presidente brasiliano Luiz Inácio Lula da Silva, con la partecipazione di oltre 240 uomini d’affari, ma a causa di una polmonite Lula non ha potuto partecipare e anche gli annunci che avrebbe dovuto fare il governo sono stati rinviati. Se per Brasilia l’obiettivo è ridurre i costi di transazione, per Pechino si tratta di un modo per ridurre la propria dipendenza dalla valuta statunitense promuovendo lo yuan come moneta di scambio, considerate le crescenti tensioni geopolitiche con gli USA nella zona dell’Indo-Pacifico e non solo. L’utilizzo dello Yuan come valuta di scambio era già stato concordato durante il viaggio di Xi Jinping in Arabia Saudita lo scorso dicembre e ora potrebbe affermarsi anche in America Latina, sancendo il peso crescente della Cina nello scacchiere globale e contribuendo a sgretolare ulteriormente il predominio del dollaro.

Ci sono poi altri due elementi che promettono di consolidare le relazioni bilaterali tra i due Stati indebolendo il ruolo americano nella regione: un accordo che consentirà alle banche brasiliane di partecipare al sistema di pagamento nel mercato finanziario cinese e il ruolo della BNDES, la Banca Nazionale per lo Sviluppo Economico e Sociale brasiliana, collegata al Ministero dello sviluppo, dell’industria, del commercio e dei servizi. La BNDES ha messo a punto un accordo per accedere ai crediti asiatici e finanziare progetti in Brasile, sia in termini di infrastrutture che di energia di transizione. L’intesa avrebbe dovuto essere sottoscritta nei giorni scorsi durante la visita di Lula a Pechino, ma a causa dell’annullamento del viaggio è stata attualmente sospesa. Natalia Dias, direttrice dei mercati dei capitali presso BNDES, ha spiegato che nel processo di negoziazione sono in ballo cinque miliardi di dollari in prestiti bilaterali, la metà dei quali verrebbe dalle banche asiatiche. Per quanto riguarda la Cina, l’obiettivo è che il finanziamento possa servire a promuovere progetti infrastrutturali guidati da aziende di Pechino che, attualmente, il Brasile non è ancora in grado di realizzare.

Gli accordi stipulati tra Brasile e Cina – entrambi membri del BRICS – dimostrano il peso crescente del gruppo nelle dinamiche internazionali grazie a nuovi accordi commerciali, finanziari e di sviluppo ormai completamente indipendenti dall’influenza dell’anglosfera. Le nuove intese bilaterali e la progressiva instaurazione di un sistema finanziario sganciato dal biglietto verde promettono di dare vita a una nuova struttura di relazioni globali, maggiormente equilibrata e solidale, in grado di garantire lo sviluppo dei Paesi del sud del mondo, grazie all’orientamento verso un nuovo assetto multipolare.

[di Giorgia Audiello]

Alessandro Robecchi. Piazze e guerre: l’opinione pubblica è “lucida” solo se obbedisce ai governi.

Non è sempre facile seguire un filo, dipanare una matassa, cercare qualcosa che colleghi vari argomenti apparentemente slegati tra loro che invece, come per magia, portano allo stesso punto.

 

(Alessandro Robecchi – ilfattoquotidiano.it)

Quindi eccoci, nello spazio di una settimana, a strabiliare per il puzzle che si compone, pezzettino dopo pezzettino, da Parigi a Roma, a Kiev, a Tel Aviv, e altri posti più o meno esotici, fino alla storia passata e – si teme – futura. 

Soltanto qualche anno fa sarebbe stato impensabile in una democrazia per un politico – un ministro, un uomo di Stato – attaccare frontalmente l’opinione pubblica. Si preferiva lisciarle il pelo, o perlomeno tenerne conto, e anche la Storia in qualche modo lo faceva: la guerra del Vietnam, per fare un esempio, fu persa in casa, in America, per la crescente ostilità degli americani a mandare i loro figli a morire in una giungla lontana.

Così si strabilia a sentire Emmanuel Macron dire che “la folla non ha legittimità di fronte al popolo che si esprime attraverso i suoi eletti”. Una nuance filosofica, molto furbetta, che serve a dividere i francesi che protestano in piazza (cattivi) dal potere, emanazione del popolo (buono). Una specie di “il popolo c’est moi” che strappa un sorriso, specie nel Paese della ghigliottina.

Marco Travaglio. Caramelle dagli sconosciuti.

L’analisi clinica sui guerrafondai è tutta nelle parole che usano, con aria fra lo svagato e l’annoiato, senza neppure accorgersi dell’enormità di ciò che dicono e tacciono.


(Marco Travaglio – Il Fatto Quotidiano)

Anche perché è quasi sempre roba d’importazione, made in Washington o in London. Ora, per dire, sono tutti eccitati per la prossima “controffensiva” ucraina che seguirà o anticiperà la prossima “controffensiva” russa: una doppia mattanza. A che pro? Quando ancora ci si capiva qualcosa, era chiaro che la Russia aveva attaccato dal 24 febbraio 2022 occupando quattro regioni ucraine (Donetsk, Lugansk, Zhaporizhzhia e Kherson), pari a un quinto-un sesto del Paese; poi a settembre Kiev aveva contrattaccato, recuperando una modica quantità di territori, per poi subire una lenta e faticosa controffensiva russa prima del gelo. Tutti gli esperti veri, come i generali Milley e Cavo Dragone, ne avevano dedotto che: una riconquista dei quattro oblast (per non dire della Crimea) è mission impossible; la “vittoria” di Kiev è una pia illusione; e l’unica soluzione è il negoziato con compromessi territoriali. In attesa che gli Usa e quel che resta dell’Ue presentino un piano, la Cina avanza il suo. È inevitabilmente vago (dei dettagli si parla in segreto) e colpevolmente unilaterale (Xi l’ha esposto a Putin, non ancora a Zelensky), ma è l’unico sul tavolo. Parte dal cessate il fuoco, che noi ingenui credevamo fosse il primo e più auspicabile obiettivo: tantopiù che tutti assicurano che Putin ha già perso la guerra. E poi il 1° marzo ’22 fu il ministro ucraino Kuleba a chiedere a Pechino di “mediare con Mosca per un cessate il fuoco”.

Zelensky perseguita perfino i religiosi - Il Controcanto - Rassegna stam...

L’attività terroristica in Cecenia

Vi hanno presi in giro e lo sapete!

MISSILI IPERSONICI, IL FLOP DEL TEST FIRMATO STATI UNITI

 https://visionetv.it/

È fallito il test di un missile ipersonico sperimentale statunitense. Lo scrive la testata economica Bloomberg, una delle colonne dell’establishment informativo. Il test era il secondo dei quattro necessari per mettere in produzione questa arma costosa, altamente distruttiva e molto difficile da intercettare.

MISSILI IPERSONICI, IL QUADRO GEOPOLITICO

La Russia sta usando i missili ipersonici in Ucraina. La Cina, si dice, è ancor più avanti nel loro sviluppo. Il test degli Usa si colloca in un quadro geopolitico caratterizzato da una contrapposizione fra blocchi e da una corsa al riarmo che neanche negli anni più cupi della Guerra fredda.

Siria, la domanda del giornalista cinese all'Onu fa scacco matto

 https://www.lantidiplomatico.it/

Cosa sono diventate le istituzioni internazionali che dovrebbero essere imparziali, risolvere i conflitti. E, soprattutto, da chi sono rappresentate oggi ormai è eloquente.

Si è arrivati al punto di negare l’evidenza alle Nazioni Unite.

Alcuni giorni fa, un giornalista cinese ha posto una domanda a Farhan Haq, portavoce del segretario generale dell'organizzazione, in merito alla presenza militare statunitense in Siria.

Segue il dialogo...

Il New York Times attacca frontalmente Fauci

 https://www.lantidiplomatico.it/

Il Covid aveva appena raggiunto le coste americane il 9 febbraio 2020, quando Newt Gingrich invitò Anthony Fauci, capo del National Institute of Allergy and Infectious Diseases, e lo zoologo britannico Peter Daszak nel suo podcast, Newt ‘s World . Inizia così un articolo del New York Times a firma di Megan Stack che ripercorre la storia della censura globale sulle origini del Covid-19.


Amnesie virali

Nel corso del podcast, ricorda il cronista, Gingrich domandò a Fauci lumi sulla “leggenda metropolitana” secondo la quale il nuovo virus sarebbe stato sviluppato in laboratorio. Ovviamente, Fauci ebbe a liquidarla come “teoria del complotto”, rigetto confermato da Daszak.

Lettera a mio padre (Barbara Balzerani) : finale di partita tra tempo e rivoluzione

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Lessi il libro di Barbara nei giorni della quarantena, causata dalla diffusione planetaria del Covid 19. Giorni di sgomento e di paura. Di rabbia e di forzata rassegnazione.

Si viveva in una sorta di quotidianità parallela, attraversata da dilatazioni e rallenty temporali. Immersi in auto percezioni allucinatorie da Pasto Nudo di Burroughs o in distopici limbi esistenziali, come nel Mondo Nuovo di Huxley: quello della società fordista e della produzione seriale per intenderci.

O anche, nella routine appiattita dei nostri pensieri spoteva avere l’impressione di venire scossi da accelerazioni improvvise e inattese, che sembravano solcare un quadrante storico costruito in base alla meccanica dei quanti e al Principio di indeterminazione di Heisenberg. Riletto dall’ermetismo messianico delle Tesi di filosofia della Storia di Walter Benjamin.

Leggevo, e non potevo fare a meno di pensare che queste emozioni e sensazioni, questi spettri semantici della realtà –spettri da intendersi nella duplice connotazione di ambiti ed ombre, Barbara sa condensarli in una lingua vaticinante. Al limite tra l’’Apocalisse e la Salvezza.