domenica 25 agosto 2019

Il partito dell'Io e quello del Noi.

Molti anni fa - mi pare fosse il 1991 - l'allora direttore dell'Europeo Vittorio Feltri fece una copertina con una ragazza coperta solo da cartelli di divieto, di quelli stradali per capirci. La cover strillava appunto "basta divieti!" e se la prendeva con alcune nuove norme, non mi ricordo se sul fumo o sui caschi in moto, o entrambe.


A.Gilioli

Ero giovane, la copertina mi colpì.  
L'individuo contro la società: nessuno mi deve rompere le balle, faccio quello che voglio, statemi fuori dalle balle. "Stá sü de doss", come si dice a Milano.
Non è una cultura rara.
Anzi è di molto cresciuta - dai tempi della copertina di Feltri - a mano a mano che le regole invece di diminuire aumentavano, anno dopo anno: fumo, caschi, cinture di sicurezza, strisce blu e strisce gialle, più di recente quella gran rottura della raccolta differenziata, tre quattro bidoni in ogni casa (una volta ce n'era uno solo e ciao), tutti obbligati a tagliare il tappo di plastica dal contenitore di tetrapak, che palle. Per non dire dei comportamenti pubblici, non si può più dare pacche sul culo alle ragazze o raccontare barzellette sui negri, buttare la cicca di sigaretta in mare, lasciar cagare il cane dove capita e così via.
Sempre più norme civili, quindi - per conseguenza - reazioni sempre più diffuse e arrabbiate.

Quel pomeriggio di un giorno da cani. Al Quirinale.


Quella andata in scena ieri, dentro il Quirinale e nell’orgia di telefonate che accompagnano le “consultazioni” del presidente della Repubblica, è stato uno spettacolo anche peggiore di quello visto al Senato, per le dimissioni di Giuseppe Conte.
I tre principali raggruppamenti di parlamentari (eccessivo chiamarli “partiti”) hanno squadernato cento trucchi da antica Roma, miseria culturale, irresponsabilità e dilettantismo. In parti praticamente uguali.
Si trattava di rispondere a una domanda presidenziale in fondo semplice: volete fare un nuovo governo o andare a votare?
Salvini, che ha finalmente capito di essersi fregato con le proprie mani, ha chiesto il voto anticipato ma ha contemporaneamente offerto a Luigi Di Maio di fare il premier (per poter riprendere il vecchio gioco dell’”io comando e tu paghi il prezzo”). 
Sa che anche un “governo di garanzia elettorale”, che scriva la legge di stabilità e prepari il voto (in primavera, a questo punto), sarebbe per lui fatale. Uscito dal ministero dell’interno, infatti, non riuscirebbe più a monopolizzare i media tra una nave ong bloccata al largo e uno scippo fatto da “extracomunitari” (salvo poi magari scoprire che si tratta di italiani o statunitensi, come nel caso del carabiniere ucciso a Roma).

sabato 24 agosto 2019

Caro Grillo, toccate Quota 100 e stavolta vi spazzeremo via

https://www.libreidee.org

Beppe GrilloLa galassia parlamentare 5S sa che non ha senso un governo col Pd, se non quello di voler rimanere a Roma anziché tornare persone normali. Non scandalizza tanto il fatto che deputati e senatori ormai lo dicano chiaramente ad amici, colleghi e avversari in situazioni informali (…) perché sono comunque esseri umani; quello che sconvolge è che siano perfettamente lucidi nella dolosa terminazione della sopravvivenza del MoVimento per tutelare i loro interessi. Ancor più grave e letale è il peloso desiderio di Grillo, che rincorre gli elettori della cosiddetta sinistra fucsia frù frù (non certo rossa e nemmeno arancione), quelli che sin dagli anni ’70 riempivano le sale ai suoi spettacoli insieme agli incazzati patologici e che recentemente ha perso. Proprio come gli africani soffrono il maledetto vincolo esterno chiamato franco Cfa, noi italiani dobbiamo sacrificarci e rimanere disoccupati e precari per l’assurdo pareggio di bilancio che è motivato dallo studio Rogoff-Reinhart in cui è presente un errore Excel da scuola elementare: una volta corretto, sconfessa il pareggio di bilancio e l’austerità e dimostra l’esigenza di politiche fortemente espansive (spesa pubblica produttiva e investimenti).

Il Nobel Joseph Stiglitz spiega perché per combattere le disuguaglianze bisogna abbandonare subito le idee di Milton Friedman.

  • Joseph Stiglitz ritiene che la popolarità dell’ideologia del compianto Milton Friedman, vincitore come lui del premio Nobel per l’Economia, sia un fattore significativo alla base della forte disuguaglianza e della crescita modesta che caratterizzano attualmente gli Stati Uniti
  • Friedman diceva che in un libero mercato, una società quotata in borsa esiste soltanto per servire i propri azionisti
  • Per Stiglitz esistono abbondanti prove del fatto che queste condizioni che caratterizzano il libero mercato non possano essere soddisfatte
  • Questo dibattito è in corso dagli anni Trenta del secolo scorso, ma sembra che il vento stia cambiando a favore di chi sostiene che si debba dare la priorità alla creazione di valore a lungo termine, togliendo importanza ai risultati a breve termine

 it.businessinsider.com  Richard Feloni
Il premio Nobel per l’Economia Joseph Stiglitz si oppone da decenni alle teorie di Milton Friedman. Joshua Roberts/Reuters
All’incontro annuale del World Economic Forum, che si è tenuto a Davos (Svizzera) a gennaio, il Ceo di Business Insider Henry Blodget ha spiegato i motivi per cui è arrivato il momento di un “capitalismo migliore (in inglese better capitalism, come il nome di questa rubrica).
L’attuale disuguaglianza che regna negli Stati Uniti, ha spiegato, è perlopiù legata a una reazione al ristagno iniziato negli anni Settanta del secolo scorso e durato troppo a lungo – una fase in cui la caccia ai profitti trimestrali ha dato luogo al cosiddetto short-termism, cioè l’ossessione tossica per i risultati a breve termine.

spermatozoo


maledettiiiii!


Conte o niente


la strana coppia


Salute globale e farmaci. Malattie della povertà e logica del profitto.

Per Francesca Cornadie, principale investigatrice dello studio clinico, «questo nuovo regime promette speranza a 9 pazienti su 10 e in 6 mesi di cura per bocca la guarigione dalla malattia».


il manifesto Nicoletta Dentico

Un nuovissimo farmaco contro la tubercolosi resistente è stato approvato dalla Food and Drug Administration americana il 14 agosto, ed è una notizia strepitosa.

Risultati immagini per tubercolosiIl farmaco si chiama «Pretomanid», ed entra a far parte di un regime terapeutico innovativo, più breve e più efficace, capace di debellare i ceppi virali più ostinati della tubercolosi (Tb), ancora oggi la malattia infettiva che uccide il più alto numero di persone al mondo. 
Pretomanid è il terzo farmaco contro la tubercolosi a essere approvato in oltre mezzo secolo (le altre sono la bedaquilina e il delamanid), il primo a essere sviluppato come parte di un regime di trattamento pronto all’uso.
Sì, avete letto bene, in oltre mezzo secolo.
Una circostanza che si commenta da sola, se si pensa all’impatto globale della tubercolosi, e che rimanda alle molteplici storture esistenti nel campo della innovazione farmaceutica.
Costruita per premiare la ricerca perlopiù in aree che garantiscono il massimo ritorno sull’investimento e il massimo esercizio di arbitrio delle case farmaceutiche nella definizione del prezzo dei medicinali.
LA TUBERCOLOSI è per definizione una patologia associata all’esclusione sociale e alla povertà, poco foriera di profitto.

Il disastro climatico devono pagarlo i padroni.

L’appello a fermare la produzione di carbone e automobili viene spesso raccontato come una minaccia ai posti di lavoro. I sindacati tedeschi stanno iniziando a decostruire questa narrazione e si preparano a lottare con il movimento Fridays for Future.

 
jacobinitalia.it Mark Bergfeld 

 

Se è vero che le vacanze estive hanno interrotto gli scioperi studenteschi, il movimento dei giovani di Fridays for Future non ha certo abbandonato la battaglia per salvare il pianeta. 
Sin dall’inizio, leader come la svedese Greta Thunberg e la tedesca Luisa Neubauer hanno lavorato per costruire reti sociali più ampie di quelle messe in piedi dalle precedenti generazioni di ambientalisti, includendo anche i sindacati. Con questo spirito, il 20 settembre si darà inizio all’Earth Strike: una settimana di scioperi generali in tutto il mondo per fermare la produzione e attirare l’attenzione della classe politica sull’emergenza climatica.
La necessità di salvare i “posti di lavoro” è stata storicamente contrapposta all’appello a fermare le industrie inquinanti. Eppure la portata della catastrofe cui andiamo incontro invita a superare i divari tra l’attivismo ecologista e quello sindacale. In particolare, la diffusione mainstream degli appelli alla giustizia climatica – la convinzione che non debbano essere i poveri, i vulnerabili e gli sfruttati a pagare la transizione verso un’economia ecologica e carbon-free – ha dimostrato che la salvezza del pianeta e la giustizia sociale possono andare di pari passo.
Un’ambizione incarnata dalla proposta di Alexandria Ocasio-Cortez di un Green New Deal.

Ambiente & Clima & chi se ne frega. Dalla Siberia all’Amazzonia la Terra brucia, una ipoteca sul futuro.

Già a luglio il Servizio di monitoraggio atmosferico Copernicus (Cams) dell’Ue, segnalava che dall’inizio di giugno c’erano stati stati oltre cento incendi lungo le coste artiche, coinvolgendo non solo la Russia, ma anche l’Alaska, il Canada e la Groenlandia.
 
 

Negli stessi giorni, sono arrivate le notizie secondo cui ci sarebbe un record di incendi in Amazzonia, mentre da sabato un violento incendio ha devastato l’isola di Gran Canaria, la seconda più grande dell’arcipelago spagnolo nell’Atlantico. L’Organizzazione Meteorologica Mondiale delle Nazioni Unite (Omm) conferma che il fumo dei roghi in Siberia è arrivato a ricoprire una superficie di circa 5 milioni di chilometri quadrati. Un’area più vasta dell’Europa e di più della metà degli Stati Uniti. A fare il punto della situazione degli incendi nel mondo, è un interessante servizio dell’agenzia Agi.
A monitorare un fenomeno come quello degli incendi ci sono diverse agenzie e organizzazioni – oltre quelle già citate – che cercano di quantificare il numero di roghi in singole aree del pianeta, attraverso strumenti diversi, come le immagini satellitari e non solo.

Il capitalismo occidentale nel buco di Jackson.

Proviamo a spostare il cervello dalle miserie politiche italiche e guardare dall’alto l’evoluzione della situazione mondiale, perlomeno a livello economico.
 
 

Le variabili sono molte, ma non infinite:
– la Germania è quasi ufficialmente in recessione e rischia di portarsi rapidamente dietro buona parte dell’economia europea,
– l’”inversione dei tassi” sui titoli di Stato statunitensi annuncia – di solito – una prossima recessione negli Usa,
– la hard Brexit provocherà a breve turbolenze forse sopravvalutate e forse no,
– anche la Cina non ha il ritmo di sviluppo dei decenni passati, nonostante aumenti salariali, tagli delle tasse e stimoli fiscali di ogni tipo (oltre ad una capacità di investimento che nessun altro al mondo possiede oggi), che stanno ingigantendo il mercato interno.
Di fronte a questo scenario poco allegro, che comincia a ricordare la seconda metà del primo decennio dei Duemila, non esiste un “governo” unitario del mondo.  
Qualsiasi iniziativa possa venir presa, non sarà una strategia unitaria (“keynesiana”, si diceva una volta).  
E quindi ogni tentativo messo in atto da singoli paesi e da singole macro-aree continentali – come la svalutazione della moneta o la guerra dei dazi – è destinato a rimanere inefficace a causa delle scontate reazioni dei concorrenti.  
I rapporti di forza non sono del resto più quelli, incomparabili, di venti o trenta anni fa.

Mazzucato: ‘Se non cambiamo il capitalismo ci sarà l’avanzata di un nuovo fascismo cavalcato dai Salvini e dai Trump’.

Spendere, ma per fare il bene pubblico. Creando valore, e non sottraendolo alla collettività. Guardando al lungo periodo, e non all’immediato: perché gli strumenti per ripensare l’economia sono gli stessi capaci di produrre inclusività, giustizia sociale, attenzione alla diversità. 
In altre parole, una società migliore.


it.businessinsider.com Gea Scancarello 

Risultati immagini per Mariana MazzucatoMariana Mazzucato, https://marianamazzucato.com, economista, docente di Innovation and Public Value all’University College di Londra, direttrice dell’Institute for Innovation and Public Purpose e autrice di The value of everything (Il valore di tutto)  da tempo racconta l’esigenza di un cambio di paradigma nei modelli economici dominanti, a partire da una consapevolezza: se non si cambia rotta il rischio molto concreto è quello di una nuova ondata di fascismo, perché gli effetti di scelte economiche sbagliate si misurano non solo sul Prodotto interno lordo, ma soprattutto sulla società.
 
Partiamo dall’inizio: il capitalismo è davvero “rotto”?
“Direi di sì, e le ragioni sono diverse. La prima è che c’è stata una finanziarizzazione spaventosa dell’economia, il che significa sia che il settore finanziario è diventato più importante dell’economia reale, sia che l’economia reale è diventata finanziarizzata: con un gioco di parole, la finanza finanzia la finanza”.

giovedì 22 agosto 2019

where are U


vestito


sta a pagina 4


India, non pioveva così da 5 anni


l'Amazzonia brucia e Bolsonaro ride


a rotta di colle


Germania, Berlino ordina 190 milioni di compresse di iodio anti-radiazioni: “Acquisto preventivo in caso di disastro nucleare”


Un maxi ordine da 190 milioni di compresse di iodio anti-radiazioni è stato inoltrato a un produttore austriaco dall’Ufficio federale tedesco per la protezione dalle radiazioni. A riferire la notizia è l’emittente Wdr : le pillole sono pronte per essere distribuite alla popolazione in caso di disastro nucleare. La Germania, che ha deciso di sospendere gradualmente la produzione di energia nucleare dopo l’incidente di Fukushima nel 2011 e ha previsto la chiusura definitiva delle centrali nucleari entro il 2022, ha pensato quindi di tutelarsi anche nei confronti di eventuali radiazioni prodotte da altri paesi. Un’operazione costata intorno agli 8,4 milioni di euro.
Si tratta di 50 milioni di confezioni, il più grande ordinativo mai ricevuto dal gruppo farmaceutico austriaco Gerot Lannach. Lo stesso Ufficio federale tedesco per la protezioni dalle radiazioni ha confermato che si tratta di un acquisto a titolo preventivo. L’istituto afferma di aver seguito le indicazioni della Commissione per la protezione dalle radiazioni che ha elaborato una nuova strategia di prevenzione dopo il disastro di Fukushima.

"Salvini come Mussolini", gli echi della polemica di Massa Lombarda arrivano a Forlì

https://www.forlitoday.it/politica/salvini-come-mussolini-gli-echi-della-polemica-di-massa-lombarda-arrivano-a-forli.html


"Salvini come Mussolini", gli echi della polemica di Massa Lombarda arrivano a Forlì
A sollevare la questione era stato il parlamentare, sottosegretario alla Giustizia e segretario della Lega Romagna, Jacopo Morrone
"Salvini come Mussolini", gli echi della polemica di Massa Lombarda arrivano a Forlì


Cambiare aria. Il programma del campeggio di Potere al Popolo

http://contropiano.org

Da mercoledi 28 agosto fino a domenica 1 settembre comincia il Pap Camp 2019, quest’anno a Isola Capo Rizzuto.
Tutte le informazioni
Qui di seguito il programma delle giornate centrali del campeggio.


Una buona notizia: la bolla Lega-Salvini si sgonfierà, molto presto.

post originale di Augusto Scatolini
**** un post premonitore del 29 maggio 2019 ****

Risultati immagini per bollaSecondo il primo principio della pneumo-politica la bolla della Lega-Salvini, prima o poi si sgonfierà. E questa è una buona notizia.

Tutti quelli che oggi hanno i capelli bianchi, (chi ancora li ha), ricorderanno perfettamente la brutta sensazione che hanno provato, in passato, che saremmo tutti morti democristiani.
Il regime democristiano sembrava un regime eterno e immarcescibile.
La bolla politica democristiana è durata circa 45 anni, si è alimentata delle peggiori nefandezze come la collusione con la mafia, la corruzione, i servizi segreti deviati ed eversivi, stay-behind, gladio, le stragi, la strategia della tensione, l'appoggio incondizionato della chiesa e della massoneria, eppure quando è arrivato il momento è bastato un piccolo Antonio di Pietro e la bolla si è miseramente sgonfiata, anzi scoppiata.

La bolla Berlusconi, alimentata dai soldi, dalle televisioni, dalla corruzione, evasione, anticomunismo, cene eleganti e bunga bunga è durata meno di 20 anni. E' bastata una letterina dagli scherani dell'Unione Europea e Berlusconi è ...... evaporato.

Migranti & Schiavismo & brava gente (così detta). Bari, due pastori pagati 70 centesimi l’ora senza ferie e riposo: arrestati titolari di un’azienda agricola.

Un cittadino ghanese di 32 anni e un maliano di 27 erano i factotum dell'azienda e lavoravano 12 ore al giorno. Il 17 agosto nel barese è stato arrestato un'altro imprenditore agricolo: faceva lavorare un 24enne bengalese per 11 ore al giorno, pagate 1,80 euro l'una.





Due nuovi arresti nel barese, dove i carabinieri sono impegnanti in operazioni di monitoraggio delle attività agricole per contrastare i numerosi casi di sfruttamento della manodopera nella zona.
Dopo l’arresto il 17 agosto di un imprenditore agricolo di Casamassima per lo sfruttamento di un 24enne bengalese sono finiti in manette anche i due titolari di un’impresa agricola e di allevamento di ovini e suini a Poggiorsini.
Pagavano 70 centesimi l’ora – quando il contratto collettivo prevede una paga di almeno 10 euro – due immigrati che lavoravano per 12 ore al giorno.
I due arrestati, che hanno 24 e 53 anni, sono il titolare effettivo dell’azienda agricola e un suo parente che risulta co-titolare dal momento che è legato a tutte le attività dell’allevamento.
La task force che li ha arrestati da tempo monitorava l’attività di due dipendenti – un cittadino ghanese di 32 anni e un maliano di 27, con permesso di soggiorno scaduto in attesa di rinnovo – che erano stati spesso visti mettersi al lavoro all’alba occupandosi di tutte le attività riguardanti il monitoraggio degli animali, il pascolo, la mungitura, la pulizia delle stalle. I due ‘dipendenti’ erano sostanzialmente impiegati come factotum e su 12 ore di turno avevano solo mezz’ora di pausa.
Per loro niente riposo e ferie, nessuna formazione sui rischi per la salute e sicurezza e nessuna visita medica.

Crisi ecologica – Un rapporto speciale dell’IPCC: l’umanità esaurisce le terre.

Gli esperti dell’ONU avvertono sul sovrasfruttamento delle risorse che minaccia la sicurezza alimentare, impoverisce la biodiversità e amplifica le emissioni.


Le Monde anticapitalista.org Trad. di Gigi Viglino

Viviamo su una Terra nutritiva, temperata, protettrice.
Ma, esaurendo le sue risorse, sfruttando troppo intensivamente i suoi suoli e le sue foreste, noi mettiamo in pericolo non solo la nostra capacità di far fronte al riscaldamento, ma anche le nostre condizioni di vita e di sussistenza.
È dunque urgente adottare, su scala mondiale, una gestione delle terre più durevole.

È l’avvertimento rivolto dal Gruppo Intergovernativo di Esperti sul Clima (GIEC/IPCC) in un rapporto speciale, presentato giovedì 8 agosto, su: «cambiamenti climatici, desertificazione, degradazione delle terre, gestione durevole delle terre, sicurezza alimentare e flussi di gas serra nell’ecosistema terrestre».
Quest’analisi si inserisce in un insieme di tre rapporti, con quello, reso pubblico nell’ottobre 2018, sugli effetti di un riscaldamento di 1,5°C, e quello atteso a settembre, sugli oceani e la criosfera (calotte polari, ghiacciai di montagna e banchise).

L’ultima battaglia di Trotsky.

In occasione dell’anniversario dell’assassinio di Lev Davidovic Trotsky, il 21 agosto 1940, da parte del sicario staliniano Ramon Mercader, pubblichiamo un testo brillante del compianto Daniel Bensaid, scritto nell’ agosto 1993 all’indomani della caduta del Muro di Berlino. 
Ancora oggi, il progetto della costruzione di un’Internazionale rivoluzionaria di massa resta un obiettivo ineludibile per contrastare e sconfiggere un modo di produzione globale sempre più inumano e distruttivo.
Ci pare che questo contributo ne fissi alcune importanti coordinate.


anticapitalista.org Daniel Bensaïd
Il mondo si trasforma. La vecchia “cortina” staliniana è un campo di rovine. Le illusioni si sfaldano. Ma è il disfacimento della memoria a perseguitare il movimento operaio. Da qui nasce l’interesse di una continuità di pratica e di programma per orientarsi nelle ampie ricomposizioni che verranno.
Dalla formazione dell’Opposizione di Sinistra alla fondazione, nel 1938, della IV Internazionale, la battaglia di Trotsky contro la degenerazione staliniana si è concentrata nella difesa dell’internazionalismo rivoluzionario di fronte alla crescita dello sciovinismo e della ragione di Stato. Mezzo secolo più tardi, la posta in gioco storica sarebbe apparsa in tutta la sua ampiezza.
Da un lato, l’internazionalizzazione della produzione, degli scambi, della divisione del lavoro, dell’informazione, dei servizi ha fatto progressi a passi da gigante. Un battito d’ali di farfalla allá borsa di Tokyo ha un effetto immediato su quella di New York. La borghesia e le multinazionali si dotano di un vasto dispositivo di concertazione e azione monetaria, diplomatica e militare, in cui si combinano vertici, patti (NATO, SEATO), organismi finanziari (FMI, Banca Mondiale) ecc…

Biani

Sgonfiare Salvini, ripasso di storia.


Ripassino breve breve di storia recente, che nei momenti difficili può sempre venire utile. 


A. Gilioli

0FTS58NT-0030-U431301008320711bvF-U432408863065142kF-593x443@Corriere-Web-SezioniTra la fine del 1994 e l'inizio del 1995 Forza Italia e Lega Nord, che erano insieme al governo, litigano di brutto.

L'esecutivo cade.  
Bossi dà a Berlusconi del mafioso, un po' come ieri Nicola Morra con Salvini. 
Il Cavaliere urla al golpe, invoca la piazza e scatena le sue tivù, dove manda a urlare i vari Vittorio Sgarbi e Giuliano Ferrara - senza dire di Emilio Fede.
Nasce la parola “ribaltone”. Forza e Italia e Fini indicano nel presidente Scalfaro il mandante della trama, con una violenta campagna di delegittimazione del Quirinale.
Su Repubblica, Eugenio Scalfari parla di un «un' irresponsabile crisi istituzionale che può portare questo Paese alla catastrofe».
Il suo editoriale si intitola «Stiamo ballando sull'orlo del vulcano».
Invece va tutto bene.

Governo M5S-Pd: necessario, possibile o suicida?


Paolo Flores d'Arcais Filosofo, direttore della rivista MicroMegaGoverno M5S-Pd: necessario, possibile o 
Prima questione: Matteo Salvini è un pericolo per la democrazia? Se sì, sono  ragionevoli anche i salti mortali per evitare le urne, altrimenti è più giusto e anzi doveroso andare subito al voto, che pure darebbe probabilmente al capo putinista la maggioranza assoluta in parlamento. Pericolo per la democrazia significa fascismo incombente,  regime che lo prepara e avvicina a grandi passi. M5S e Pd non hanno mai bollato fin qui la politica di Salvini come proto-fascismo. Che finalmente lo capiscano è da salutare con un brindisi, ma implica profondi cambiamenti nelle loro analisi e prospettive, altrimenti diventa doveroso il sospetto che si tratti solo di una giravolta tattica.

Il governo possibile? Già si presenta male.

Il problema non è l’esercizio provvisorio, ma la manovra mostruosa che abbiamo davanti” e che ammonta ad almeno 23 miliardi. “Togliamoci dalla testa che trovare 23 miliardi sia facile per questo la manovra è il primo punto del confronto”. 

Ad affermarlo è il segretario del Pd Nicola Zingaretti al termine della riunione della direzione del partito nella quale è stato dato semaforo verde alla possibilità di proseguire la legislatura ma con una maggioranza diversa da quella M5S/Lega.
Il segretario del Pd ci ha tenuto a precisare che “Un eventuale nuovo governo deve essere “di svolta, di legislatura” altrimenti “è meglio andare alle urne”.
Ma quali sarebbero secondo Zingaretti gli elementi di svolta? E qui, dietro le rassicuranti parole di circostanza, vengono i dolori: “Appartenenza leale all’Unione Europea; pieno riconoscimento della democrazia rappresentativa, a partire dalla centralità del parlamento; sviluppo basto sulla sostenibilità ambientale; cambio nella gestione di flussi migratori, con pieno protagonismo dell’Europa; svolta delle ricette economiche e sociale, in chiave redistributiva, che apra una stagione di investimenti”.

Vennero per suonare e furono suonati.


Non sappiamo esattamente quali calcoli abbiano fatto Salvini e la Lega, ma certo questa sconfitta è avvenuta per autodafé e di fronte al terzo partito della coalizione, cioè quello del presidente Mattarella che è il “filo” che, tramite Conte, Tria, Maovero, Trenta, univa il governo “sovranista” al suo contrario cioè all’Unione Europea.
Questo “partito del Quirinale” è quello ha evitato le procedure d’urgenza della UE sui conti italiani, che ha mediato sugli sbarchi degli immigrati e che ha evitato una rottura traumatica tra l’esecutivo del nostro paese ed il resto dell’Unione contenendo l’empatia di Salvini verso Trump e Putin.
Emerge così con chiarezza da chi sia stato sconfitto Salvini (oltre che dalla sua arroganza), cioè dalla capacità politica della UE di influenzare e determinare gli scenari interni del nostro paese, e questo senza considerare che i cosiddetti sovranisti sono stati sonoramente sconfitti nella tornata elettorale delle Europee e che “l’ultimo dei Mohicani” dissonanti – Salvini – a questo punto appare fortemente depotenziato e precario nelle sue prospettive.

Una penosa crisi di governo ne prepara un altro peggiore. Non faremo sconti.


Adesso o lo attende il calvario dei decaduti o “scatena” le sue piazze. Ma su questa seconda ipotesi nutriamo seri dubbi. I governatori leghisti e gli industrialotti preferiscono stare o influenzare il governo affinché faccia i loro interessi non, i like.
Contestualmente, questa pazza crisi di agosto conferma anche il bassissimo senso di qualità, progettualità e autonomia dei governi nel nostro paese. Un livello ormai talmente regredito che ha fatto apparire il premier Conte (che pure ha firmato tutte le leggi fino a metà agosto) come uno statista ed ha addirittura permesso a Renzi di riemergere come leader politico.
Il M5S si rimette una costola, tiene un profilo basso, ma rivela la pochezza della sua leadership pronta a cambiare forno passando dalla Lega al Pd.
Infine si conferma come le decisioni strategiche sulle priorità del paese non vengano prese nelle aule parlamentari o a Palazzo Chigi, ma nel combinato disposto tra Quirinale, Commissione Europea, investitori nei mercati finanziari.

mercoledì 21 agosto 2019

I 5 punti di Zingaretti per un nuovo governo. Crisi, via alle consultazioni. Colle vuole “governo forte” o voto. Zingaretti: “Verificare se c’è nuova maggioranza”.

Il Capo dello Stato oggi sentirà al telefono il presidente emerito Napolitano. Poi alle 16 comincia la serie di incontri per cercare di capire se le forze politiche chiedono di andare al voto subito o se ci sono maggioranze solide alternative. Il Pd in direzione approva un documento che detta cinque punti per trattare con i 5 stelle. Zingaretti: "Al Quirinale per verificare se c'è una nuova maggioranza". M5s: "Compatti con Di Maio. Noi primo partito, parliamo domani".

Che succederà oggi? La crisi di governo nelle mani di Mattarella: al via le consultazioni.

Dopo l'addio di Conte due giorni di colloqui al Quirinale.

Dopo le dimissioni di Conte la crisi di governo è nelle mani del presidente della Repubblica, Sergio Mattarella. Il capo dello Stato avvierà oggi, 21 agosto, nel pomeriggio le consultazioni. Saranno brevi. Il programma è fitto: due giorni, con Lega e M5s che saliranno al Quirinale per ultimi. Il Colle ha lanciato un messaggio: chiarezza, tempi stretti, o voto.
Prima di parlare con i rappresentanti delle istituzioni parlamentari, Mattarella ascolterà il suo predecessore: è fissato, infatti, per il primo pomeriggio il colloquio telefonico con Giorgio Napolitano. Poi la parola ai presidenti delle camere prima, alle 16, la presidente del Senato, Elisabetta Casellati e poi, alle 16.45, il presidente della Camera, Roberto Fico.

La crisi di governo e la mutazione genetica dei Cinquestelle.

Dalla “democrazia diretta” alla “metafisica della Rete” fino al “né di destra né di sinistra”. Un anno di governo, un anno di smentita dei fanta-progetti di Grillo e Casaleggio. Per capire quanto i 5s siano cambiati con l’esperienza di governo, è utile la (ri)lettura del volume di Fo, Casaleggio e Grillo “Il Grillo canta sempre al tramonto”. Dall’utopia alla distopia il passo è breve.



micromega Michele Martelli
«Fu vera gloria? Ai posteri l’ardua sentenza» (Alessandro Manzoni, Il cinque maggio, ode dedicata a Napoleone Bonaparte). Oggi, in tempi di «società liquida», in piena crisi, forse irreversibile, del «governo del cambiamento», non c’è bisogno di aspettare la posterità per un giudizio tutt’altro che «arduo» sui due napoleoncini nostrani, il fascioleghista Salvini, che, dopo aver dominato il governo, ne ha decretato la crisi, e il pentastellato Di Maio, suo ex «cavalier servente» nonché perdente.

Come è cambiato il paese, dopo quattordici mesi di governo Salvini-Di Maio?

Il peso della personalizzazione.


Per la prima volta in una occasione di questo tipo si è sviluppata una sorta di verifica in sede istituzionale del peso assunto da quel processo di personalizzazione della politica che ormai da diversi anni ha assunto un ruolo preminente nell’insieme dell’agire politico.

Personalizzazione che si è sviluppata parallelamente al cambiamento profondo del ruolo dei partiti.
Si sono così modificati i termini di confronto all’interno della democrazia repubblicana rispetto al tipo di regime parlamentare disegnato dalla Costituzione.
Nel corso dell’intervento del presidente del Consiglio Conte si è sviluppato, infatti, un attacco diretto rivolto – usando tra l’altro toni direttamente colloquiali – al vice presidente e ministro dell’interno Salvini.
Un attacco evidentemente finalizzato a scindere le responsabilità dello stesso Salvini al riguardo dell’apertura della crisi rispetto a quelle assunte dal suo partito: la Lega.
Un’operazione molto raffinata volta essenzialmente a spezzare il filo che ha fin qui stretto il partito ex-nordista al suo leader.
L’obiettivo di Conte è stato quello di superare il meccanismo di identificazione tra Salvini e la Lega che ne aveva fin qui accompagnato la crescita impetuosa fatta registrare nel corso degli ultimi mesi.

martedì 20 agosto 2019

Se perfino quelli bravi, anzi bravissimi, finiscono in recessione...forse qualcosa proprio non funziona. Germania, Bundesbank: “Pil tedesco potrebbe contrarsi di nuovo nel terzo trimestre”. Scholz: “Possiamo investire 50 miliardi”.

La banca centrale tedesca avverte che il Paese rischia la recessione tecnica. “La chiave della debolezza in corso sono le scarse esportazioni e un continuo declino della produzione industriale”, si legge nel rapporto. E il vicecancelliere, fresco di candidatura alla guida della Spd, apre alla possibilità di spendere in deficit per contrastare il rallentamento.


F.Q. 
Risultati immagini per recessione germaniaL’economia tedesca non dà segni di ripresa dopo la contrazione registrata nel secondo trimestre dell’anno. E potrebbe dunque entrare tecnicamente in recessione. L’avvertimento, non inatteso, arriva dalla Banca centrale tedesca. Ma la vera novità è l’annuncio fatto domenica dal vicecancelliere Olaf Scholz, fresco di candidatura alla guida della Spd: Berlino, ha spiegato, è in grado in caso di necessità di “mettere insieme fino a 50 miliardi“, una cifra pari a quella bruciata dal Paese nella grande recessione, per contrastare la nuova crisi. “E’ importante – se le cose sono completamente cambiate – avere la forza di fare qualcosa”. E la Germania ce l’ha visto che “abbiamo un debito rispetto al pil sotto il 60%“, ampiamente in linea con i più stringenti vincoli europei. L’apertura del vice di Angela Merkel sembra contraddire la fedeltà appena ribadita al dogma dello “Schwarze null”, il deficit zero, e segnalare la disponibilità a mettere in campo quel piano di investimenti per rilanciare la crescita auspicato da molti economisti e osservatori ma anche da una frangia della politica tedesca.La Bundesbank nel suo rapporto mensile ha spiegato che vista laforte contrazione” della produzione industriale, ostacolata dalle tensioni commerciali internazionali, “l’economia potrebbe contrarsi di nuovo” durante l’estate dopo il calo del pil dello 0,1% nel secondo trimestre.