venerdì 27 dicembre 2019

Stampa & potere. Fine del finanziamento pubblico al Foglio e a Italia Oggi.

La questione che riguarda il finanziamento pubblico al quotidiano Il Foglio è semplice e, allo stesso, incredibilmente complessa: come sempre, in realtà, quando le (cattive) abitudini e l’arbitrio travestito da legge tentano di darsi una forma razionale.

 
infosannio.wordpress.com (MARCO PALOMBI – il Fatto Quotidiano)
I fatti in breve sono questi: nel corso del 2019 il Dipartimento editoria di Palazzo Chigi – quello che distribuisce i finanziamenti diretti ai giornali (circa 60 milioni l’anno scorso) –ha ritenuto che Il Foglio (il cui editore è l’immobiliarista Walter Mainetti) e Italia Oggi (edito, in sostanza, da Class Editori) non hanno diritto ai soldi dello Stato e per questo ha sospeso l’erogazione della seconda rata del finanziamento 2018.

Risultato immagini per finanziamento pubblico al FoglioLA DECISIONE definitiva per entrambi andrà presa entro il 20 febbraio: a dicembre, intanto, il giornale fondato da Giuliano Ferrara ha inviato le sue contro-deduzioni a Palazzo Chigi rivendicando il suo buon diritto a ricevere fondi statali; in Senato è stato invece approvato un ordine del giorno alla manovra detto “salva Italia Oggi” proposto dalla senatrice renziana Donatella Conzatti che vorrebbe permettere a un giornale di ottenere fondi pubblici anche se è partecipato da una società quotata come Class editori.

Come nasce questa vicenda? Quella del Foglio, che ha attirato l’attenzione per le proteste di alcuni politici e commentatori, da una vecchia indagine della Guardia di Finanza sul biennio 2009-2010 finita in un cassetto per anni.
Il Foglio, di cui non esistono dati ufficiali sulle vendite, ha preso fondi pubblici quasi fin dalla nascita: all’inizio, nel 1997, diventando organo di un “partito” creato ad hoc da Marcello Pera (Forza Italia) e Marco Boato (Verdi), la Convenzione per la Giustizia.
Lo stesso Ferrara, parlandone a Report nel 2006, lo definì “un trucco”, “un trucco nel senso che non era un vero partito”, “un escamotage legale” per accedere al finanziamento: “La legge dava questa possibilità e noi l’abbiamo sfruttata”.

Dal 2001 viene eliminato il contributo diretto ai giornali di partito, a meno che non diventino cooperative.
E Il Foglio si adegua ereditando il vecchio finanziamento: il primo presidente della coop, peraltro, fu Giuseppe Spinelli, il ragioniere di B. diventato “famoso” per altre vicende.
La Finanza contesta (per il 2009-2010) al quotidiano oggi diretto da Claudio Cerasa sia l’inesistenza del partito Convenzione per la Giustizia, sia il fatto di non essere una vera cooperativa (oggi, come detto, l’editore è Mainetti): il giornale nega sia l’una che l’altra contestazione (come pure una terza, più tecnica, sul rapporto tra vendite e tiratura).
Qual è il punto? Una normativa nata male sta morendo peggio.
Ovviamente, anche se magari Il Foglio riuscirà a strappare una decisione a suo favore, non c’era alcun partito dietro le firme di Pera e Boato, né i cronisti a un certo punto hanno voluto dar vita a una cooperativa per editare il giornale: si trattava di escamotage per ottenere i soldi di Palazzo Chigi, necessari a tenere in vita un’azienda che in vent’anni ha assorbito circa 55 milioni di euro di fondi pubblici e oggi dichiara, in sostanza, di non poter sopravvivere senza a un singolo bilancio (e questo mentre – lo si dica en passant visto che non è il centro della vicenda – si dedica a criticare ogni forma di assistenza dello Stato, non esclusa quella industriale, specie se rivolta ad aziende decotte…).
Dal punto di vista della ratio della norma né Il Foglio, né Italia Oggi hanno diritto a quei soldi: i fondi di Palazzo Chigi vogliono aiutare, appunto, le cooperative di giornalisti, le testate dedicate alle minoranze linguistiche o ai non vedenti o edite da enti non profit (parrocchie, onlus) e associazioni dei consumatori.
Il problema semmai è questo: ha diritto a quei soldi Libero – che pure ha un editore (Angelucci) – e nel 2018 si è portato a casa 5,5 milioni? Ne ha diritto il giornale dei vescovi, Avvenire (5,4 milioni)? Ne ha diritto Il Quotidiano del Sud di cui ha preso il comando l’ex direttore del Sole 24 Ore Roberto Napoletano (2,9 milioni)?
È DIFFICILE sostenere che la legge che stanzia quei fondi sia stata pensata per aiutare Italia Oggi o Libero, come pure è difficile sostenere che negli attuali problemi del Foglio non c’entri il mutato quadro politico di questi ultimi anni: sono i dispiaceri che si incontrano quando l’unico titolo vero che si può vantare mentre si rivendica un diritto è l’amicizia col potere che benevolmente consente “l’escamotage”, il “trucco”.
Va tutto bene, finché non cambiano i potenti.

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