sabato 30 giugno 2012

Viareggio, caccia ai responsabili 32 indagati per la strage

A tre anni dal tragico incidente ferroviario che il 29 giugno 2009 costò la vita a 32 persone, distrusse un isolato e provocò decine di feriti l'avviso di chiusura indagini. Fra i destinatari nove enti e l'amministratore delegato delle Ferrovie Mauro Moretti

Tre anni di indagini per risalire ai colpevoli della strage di Viareggio. Gli indagati, che all’inizio erano 38, sono ufficialmente 32 più nove enti. I reati contestati sono disastro ferroviario colposo, incendio colposo, omicidio e lesioni colpose plurime. Fra i destinatari dell'avviso chiusura indagini c'è l'amministratore delegato delle Ferrovie Mauro Moretti. La notizia della chiusura delle indagini arriva proprio alla vigilia del terzo anniversario della strage di Viareggio, che il 29 giugno 2009 provocò la morte di 32 persone.
"Oggi ricordiamo il terribile incidente ferroviario che accadde a Viareggio il 29 giugno di tre anni fa e causò la morte di 32 persone e il ferimento di altre decine. Voglio rivolgere il mio cordoglio e la mia vicinanza ai familiari delle vittime e a tutti coloro che sono stati brutalmente colpiti da questa tragedia". Così il vice presidente del Senato, Vannino Chiti.
"Alla vigilia del terzo anniversario, la procura di Lucca ha chiuso le indagini. Occorre che si possa stabilire una verità processuale in tempi ragionevolmente brevi - sottolinea Chiti. I familiari delle vittime hanno il diritto a che sia fatta giustizia. E' necessario che le responsabilità siano pienamente accertate e che tragedie come quella accaduta a Viareggio non debbano
ripetersi".

La Difesa compera gli F-35 ma non paga le bollette

La Difesa compera gli F-35 ma non paga le bolletteAmmontano a ben 254,7 milioni di euro i debiti del ministero della Difesa al 31 dicembre 2011 come è emerso nel Rapporto di performance 2011 trasmesso il 23 giugno dal ministero della Difesa al Parlamento. Il Rapporto indica che il debito «appare come conseguenza diretta della situazione di ipofinanziamento che la Difesa ha continuato a registrare; ciò ha indotto a posporre pagamenti da effettuare». 


Gran parte dei debiti sono infatti riconducibili a servizi, forniture e soprattutto alle bollette di acqua, luce e gas di palazzi, caserme e basi. Costi sostenuti con i fondi assegnati alla voce "esercizio" del bilancio della Difesa, non a caso quella più penalizzata dai tagli degli ultimi anni. Basti pensare che nel 2008 la Funzione Difesa disponeva di 15,41 miliardi di euro dei quali 2,66 destinasti all'Esercizio. Nel 2011 il bilancio era sceso a 14,36 miliardi e i fondi per la gestione dell'apparato militare hanno toccato il minimo storico di 1,44 miliardi per risalire di poco quest'anno a 1,52 miliardi su un bilancio complessivo di 13,61.
In attesa che la riforma varata dal ministro Giampaola Di Paola
riesca a ridurre, entro il 2024, gli organici di 30 mila unità (da 180 mila a 150 mila) delle tre forze armate esclusi i 110 mila carabinieri, le spese per il personale continueranno ad assorbire gran parte delle risorse (quest'anno il 70,5 per cento) lasciando agli investimenti e all'esercizio fondi insufficienti a rinnovare e gestire mezzi e infrastrutture anche se la prevista dismissione del 30 per cento di basi e caserme contribuirà a ridurre i costi di gestione.

Secondo Altan


'Sono C. e sono schiavo del cibo'

Si diffondono in tutta Italia i gruppi di auto-aiuto per mangiatori compulsivi. Donne e uomini che non riescono a fare a meno di abboffarsi fino a quando non si sentono soffocare. Si ispirano agli alcolisti e dicono: 'Per smettere dobbiamo scoprire noi stessi'.

espresso.repubblica.it/di Tiziana Migliati 
«Quando mangiavo, prima, neanche respiravo. Ingurgitavo il cibo senza prendere fiato, finché non mi sentivo completamente pieno o totalmente senz'aria. Volevo riempirmi e stordirmi. Adesso che sto per compiere 40 anni voglio provare a riprendermi la mia vita. Mi chiamo Paolo e sono un mangiatore compulsivo».
Siamo alla riunione di Overeaters Anonymous, un'associazione mondiale di gruppi di mutuo aiuto per il disturbo dell'alimentazione incontrollata. Sedute intorno al tavolo Francesca, Claudia, Elisa ascoltano attentamente, quasi tutti intorno ai 40 anni, una famiglia, a volte dei figli, un lavoro. Ci sono anche Andrea, Gaia e altri ancora. Seguono un programma di recupero che si ispira ad Alcolisti Anonimi: un percorso che ha l'obiettivo di scardinare la dipendenza dai cib. Di loro sai solo che si incontrano tutti i giovedì al gruppo. Non possono rivelarci i loro dati anagrafici o farsi fotografare, perché infrangerebbero una delle regole portanti dell'associazione: l'anonimato. Ma ci rendono partecipi della riunione.

Care aziende, ecco perché fallite

'Certo, c'è la crisi. Ma soprattutto c'è l'incapacità di uscire da vecchi schemi. Di pensare in modo non gerarchico. Di mescolare competenze diversissime. Insomma, di adeguarsi alla nostra era'. L'accusa di Luke Williams, docente di pensiero innovativo

espresso.repubblica.it di Alessio Jacona

Che siano tempi duri per il business, è sotto gli occhi di tutti. Che ciò dipenda solo da generica "crisi", è però vero solo in parte: a tenere costantemente sotto pressione aziende di ogni tipo non sono solo la contrazione dei mercati, il calo della domanda, la mancanza di investimenti o la crisi delle banche, ma anche e soprattutto il cambiamento costante e sempre più rapido che investe ogni attività produttiva, economica e commerciale, facendo sì che «i fondamenti stessi su cui poggiano a volte decenni di attività mutino o - peggio - vengano meno dall'oggi al domani».  
Quale sia la portata di ciò che sta accadendo lo spiega l'esperto di "pensiero dirompente e innovativo" e professore di "Innovazione e imprenditorialità" presso la New York University Stern School of Business Luke Williams. Che porta ad esempio quanto accaduto di recente nel settore della telefonia cellulare: «Soltanto cinque anni fa il mercato era dominato da tre aziende ovvero Motorola, Rim con il suo Blackberry e Nokia. Ora al loro posto ci sono Samsung and Apple. E' stata una trasformazione epocale ed ha richiesto appena un lustro, forse anche meno. La velocità con la quale avvengono cambiamenti dirompenti sta aumentando costantemente e ormai non riguarda più il solo settore della tecnologia, ma ogni mercato». 

Another road for Europe? May be.


A Bruxelles l’ “altro” Consiglio Europeo

Proposte alternative e la questione del “come fare” per movimenti, sindacati, associazioni, intellettuali e partiti al Forum organizzato da Sbilanciamoci! e il manifesto.

Bruxelles

www.globalproject.infodi Beppe Caccia
 
Centocinquanta persone provenienti da differenti Paesi di tutto il Continente hanno partecipato giovedì 28 giugno a Bruxelles, in un’aula del Parlamento Europeo, al Forum “Another Road for Europe” (in appendice l’elenco delle realtà presenti). Data e luogo scelti non a caso: il giorno d’avvio del decisivo vertice del Consiglio d’Europa, a meno di trecento metri dall’edificio dove sono in riunione i Capi di governo degli stati dell’Unione per discutere di crisi dell’Eurozona.
Il Forum, nato dall’omonimo appello e introdotto dagli interventi dei promotori Rossana Rossanda e Mario Pianta, ha visto un confronto a tutto campo tra economisti, sociologi e politologi insieme ad esponenti dei movimenti sociali, delle organizzazioni sindacali, della società civile, con partiti e parlamentari europei (Verdi e Sinistra, ma anche Socialisti e democratici, compreso qualche nostrano PD). E’ impossibile dare qui conto per intero della ricchezza della discussione, prolungatasi per quasi dieci ore, ma cercheremo di segnalarne gli spunti più significativi.

Raduno dei fascisti europei a Milano

Nel silenzio più completo dei media princpali - non devono sentirlo come un problema, ma come una "manifestazione di pluralismo democratico" - i fascisti europei preparano la "marcia su Milano".

www.contropiano.orgdi  Redazione Milano 
Raduno dei fascisti europei a Milano
Ma anche nel movimento, evidentemente poco informato, ancora non si notano segni evidenti di "metabilizzazione" del problema.
Intanto la notizia, riportata da L'Inkiesta in una chiave un tantinello "corporativa". In fondo, la presenza dei fascisti a Milano va ben al di là dello spot di "Alba dorata" che obbliga i giornalisti ad alzarsi al loro ingresso in conferenza stampa. L'Osservatorio Democratico ha lanciato l'allarme contro questa iniziativa.

Pestano anziano e poi lo denunciano. Arrestati due poliziotti

Incontrano un anziano di notte in una strada di Milano e lo massacrano di botte. Poi lo denunciano per resistenza a pubblico ufficiale. Smascherati dalle immagini riprese da alcune telecamere, finiscono in manette. Sarà che siamo sensibili al tema, ma ci sembra proprio che gli episodi di ‘Malapolizia’ in questo paese stiano diventando sempre più numerosi e inquietanti. Altro che mele marce. 


www.contropiano.orgdi  Marco Santopadre 
Pestano anziano e poi lo denunciano. Arrestati due poliziotti
L’ultimo episodio è accaduto a Milano, dove due agenti di Polizia in borghese hanno prima riempito di botte un anziano e poi lo hanno denunciato con l’intento di farlo arrestare per “resistenza a pubblico ufficiale”. Ma sono stati scoperti grazie alle immagini registrate da alcune telecamere presenti sul luogo del pestaggio e arrestati. Violenti e sbadati. I poliziotti arrestati hanno circa 24 anni e sarebbero in servizio da appena un anno.
Le accuse nei loro confronti sono lesioni gravissime, falso ideologico (perché hanno dichiarato il falso dicendo che l'anziano era caduto a seguito di una spinta), e calunnia (per aver denunciato di essere stati aggrediti dall’uomo).
I due appartenenti agli apparati di sicurezza, Federico Spallino e Davide Sunseri, hanno aggredito il 64enne Luigi Vittorino Morneghini verso le tre di notte del 21 maggio scorso, e lo hanno pestato così forte da rompergli numerose ossa della faccia (le fratture procurate in totale sono una quarantina) tanto da deformargli il volto in maniera permanente.

Italia-Francia batte Germania, la via giusta era a poche centinaia di metri

Notte di lavori al Consiglio europeo. Alla fine Hollande e Monti strappano qualche nuovo meccanismo che potrebbe andare nella direzione di una maggiore integrazione europea. Ma si tratta di piccolissimi passi. Ci vorrebbe ben altro. Ieri in parlamento l'assemblea dell'appello "Un'altra strada per l'Europa". "Articolo precedente: Ecco le riforme che servono".

  ilmanifesto.it redazione 29.06.2012


L'arrivo di François Hollande alla guida della Francia ha indubbiamente cambiato gli equilibri in Euoropa, grazie anche all'eclissi di Berlusconi. Mario Monti non è certo un socialista come il francese Hollande, ma in questo momento l'alleanza è sicura. Monti, ex ministro europeo e per questo con qualche chance di essere ascoltato a Bruxelles, si trova a governare un paese che sta dando il sangue per cercare di non essere abbattuto dalla crisi che ha larghe componenti speculative, e in cui il conflitto sociale diventa ogni giorno più visibile. Strappare misure per garantire un minimo di crescita e mettere al riapro i conti dai pirana della speculazione è necessario.

Il controvertice di Bruxelles prossimo appuntamento a novembre a Firenze

Separare le banche commerciali dalle banche di investimento, diminuire la leva finanziaria, introdurre dei controlli sui flussi di capitale, regolamentare i derivati. Cambiare è possibile

ilmanifesto.it Andrea Baranas


In contemporanea e a poche centinaia di metri dal summit dei capi di Stato e di governo, al Parlamento europeo di Bruxelles si è tenuto ieri l'incontro «Un'altra strada per l'Europa». Un vero e proprio contro-vertice nel quale organizzazioni e reti della società civile, movimenti, forze politiche, sindacati si sono confrontati su proposte concrete per uscire dall'attuale crisi e ripartire su binari radicalmente diversi.
Dopo i saluti di Isabelle Durant, vicepresidente del Parlamento europeo è stata Rossana Rossanda ad aprire i lavori, ricordando come sia necessario lavorare per restringere l'enorme distanza tra i cittadini europei e le istituzioni. Mario Pianta ha poi introdotto la sessione dedicata a come riportare sotto controllo la finanza e superare il dogma neoliberista che ancora oggi guida le decisioni europee. Molte le proposte emerse e via discorrendo. Ancora, la Bce deve potere intervenire per bloccare la speculazione sui debiti sovrani ed è necessaria un'armonizzazione fiscale nell'Ue, che parta dalla chiusura dei numerosi paradisi fiscali ancora presenti in Europa.

La città contro le banche prove tecniche per il corteo del Sud

Occupata due ore la Bnl-Paribas:"Siamo rimasti nudi, volete lasciarci in mutande, ma noi la crisi non la paghiamo!". Poi blitz anche all'Equitalia.
ilmanifesto.it redazione
Un'ottantina di studenti e precari in vista della manifestazione di domani a Napoli contro Equitalia ha occupato per oltre due ore la sede centrale della Bnl Paribas nella centralissima via Toledo. Trenta persone sono entrate all'interno finchè la security non è riuscita a bloccare le porte e all'esterno sono restate un'altra quarantina di persone. Fuori la banca gli striscioni: "Diritti contro profitti", "Occupy Banche", mentre all'interno lo striscione "Paghino i ricchi". La BNL fa parte del gruppo Paribas che è una delle dieci multinazionali che concentra il potere della grande finanza internazionale.
Dentro la Banca è stata aperta una tenda, sono stati distribuiti ai clienti volantini per domani e lanciati cori sul diritto all'insolvenza contro l'aggressività di Banche, Equitalia e governi liberisti della crisi.
Alla fine, malgrado la crescente tensione con la security e le minacce di far entrare la celere all'interno, gli attivisti si sono spogliati restando in mutande e reggiseno per simboleggiare "volete lasciarci in mutande, ma noi la crisi non la paghiamo!".
L'occupazione è durata dalle 11.00 alle 13.30, dopo di che un breve corteo ha attraversato via Roma con un irruzione anche dentro Cariparma e infine si è concluso con l'assedio alla sede centrale di Equitalia in via Bracco che intanto si era auto-barricata.
L'iniziativa anticipa la manifestazione di domani con partecipazioni da varie città del Sud (Cosenza, Taranto, Salerno, Reggio) contro Monti e i governi della speculazione finanziaria, contro la riforma sulla precarietà della Fornero, contro i metodi di Equitalia e per la sanatoria dei debiti dei ceti popolari.

L'ideologia della politica tecnica

ilmanifesto.it Nadia Urbinati
L'Italia, unico paese in Europa, ha visto il succedersi di un governo cosiddetto tecnico a un governo forte di una maggioranza eletta. Casi di governo tecnico si erano già avuti in passato, ma quello presieduto da Mario Monti è il primo e l'unico che si compone di ministri che non appartengono a nessun partito. La maggioranza parlamentare di cui si avvale questo governo è fondata quindi su ragioni non di partito o di coalizione. Se tutti i ministri del governo Monti sono tecnici è perchè la politica di questo governo si fonda su ragioni non partitiche, ma d'emergenza - ragioni che hanno direttamente a che fare con la salus rei publicae.  Ovviamente, il governo ha una maggioranza parlamentare, oltretutto molto ampia perché include i due maggiori partiti rivali. Ma non si tratta di una riedizione del compromesso storico poiché appunto la sua missione non è quella di realizzare un progetto politico o promuovere una società più giusta o più rispondente ai principi della costituzione. Questa volta la larghissima maggioranza è solo ed esclusivamente nel nome dell'emergenza; nessun compromesso politico dunque, ma l'ingiunzione di abbandonare ogni logica di compromesso per adottare solo una logica tecnica.

Vendola e Di Pietro insieme per stanare Bersani: “No a un’alleanza tra Pd e Udc”

I leader di Sel e Idv inaugurano il "cantiere del centrosinistra" e lanciano un aut aut: se i democratici decidono di allearsi con Casini verrà meno il patto di Vasto. I due partiti fanno fronte comune ("Niente coalizione se non ci siamo entrambi"), con il governatore pugliese che protegge l'ex magistrato gettando sul tavolo il suo clamoroso successo nelle ultime amminsitrative

antonio di pietro nichi vendola interna nuova

Vendola va anche bene, ma è Di Pietro il problema. Continua a opporsi a tutto e tutti, attacca Napolitano, ci crea problemi politici. Come facciamo ad allearci con uno che contrasta tutte le misure del governo che noi sosteniamo”. Se la coalizione di centrosinistra ancora non c’è, la colpa è di Antonio Di Pietro. E’ questa in sintesi, l’analisi di buona parte dei piani alti dei democratici, pronunciata tassativamente a microfoni spenti, dell’aut aut al segretario Pd Pier Luigi Bersani, pronunciato dal leader di Sel Nichi Vendola, seduto al fianco del deus ex machina dell’Italia dei Valori: “Senza Di Pietro io non ci sto. Chiediamo una risposta chiara al Pd: non si può immaginare di essere alleati effimeri, virtuali, o residuali”. Il segnale è forte e chiaro, e fa seguito all’esito positivo del vertice europeo che ha allontanato da Mario Monti lo spettro della crisi e scongiurato, almeno per ora, un ritorno anticipato alle urne. E arriva, soprattutto, dopo la mossa giocata in anticipo dall’Udc di Pier Ferdinando Casini che si è detto disponibile a riaprire il discorso avviato con il Pd, cui Bersani ha risposto favorevolmente.

Regione Lazio: c’è la Nazionale e i tagli contro la casta vanno a farsi benedire

Nessun passo indietro poi sui vitalizi, contro i quali la Federazione della Sinistra sta raccogliendo mesi le le firme per un referendum popolare per l’abrogazione dei vitalizi ai consiglieri e assessori regionali: “Polverini e i suoi – dichiara Ivano Peduzzi, capogruppo Regionale della Fds – hanno posticipato l’eliminazione del vitalizio alla prossima legislatura e nel frattempo, però, lo hanno esteso anche agli assessori nominati e non eletti”.
“C’è un appuntamento calcistico importante e dobbiamo tornare, come suggerito dal collega Astore (Pd ndr), tutti presto nelle nostre postazioni da dove abbiamo seguito fin’ora la Nazionale, è un fatto scaramantico, sperando di riuscire a portare a casa una vittoria nei primi novanta minuti”. Mancano poche ore al fischio d’inizio della semifinale Italia-Germania di Euro 2012 e a pronunciare queste parole è il Governatore del Lazio, Renata Polverini. Momento cruciale per l’Italia calcistica, ma anche per il futuro delle risorse economiche da destinare al Lazio: l’approvazione della legge di assestamento di bilancio 2012. Momento cruciale, soprattutto, per tagliare odiosi privilegi di casta, come: le auto blu e i vitalizi destinati agli assessori e ai consiglieri regionali. “Bisogna approvare in fretta la manovra per permettere anche ai consiglieri che vivono in provincia di raggiungere gli schermi televisivi di casa”, ripete la Polverini nel suo intervento e che ilfattoquotidiano.it è in grado di mostrarvi in video. E quando gioca la Nazionale, si sa, non ci sono divisioni politiche che tengano. “Gioca l’Italia stasera e dobbiamo chiudere entro le 19 al massimo”.

Terremoto, i 91 milioni di euro promessi e mai arrivati: una farsa italiana

Nonostante i proclami di fine maggio dopo il primo sisma in Emilia, i partiti non vogliono mollare i loro rimborsi. Lunedì la decisione nel consiglio dei ministri 

 
 
“Lunedì in Consiglio dei ministri il governo farà il decreto”. È Carlo Vizzini, relatore dimissionario del ddl sulle riforme costituzionali ad annunciarlo in Commissione. Sta parlando dello sbandierato dimezzamento della rata dei rimborsi ai partiti per il 2012 – ben 180 milioni di euro e rotti complessivi – con la conseguente destinazione dei soldi risparmiati – 91 milioni di euro – ai terremotati dell’Emilia. Vizzini annuncia che ad annunciarglielo è stato il ministro della Funzione pubblica, Filippo Patroni Griffi. Strana soluzione: che c’entra la Funzione pubblica con i partiti? Peraltro, tra tutti i Cdm possibili, quello di lunedì promette di essere tra i più movimentati, visto che dovrà “fronteggiare” i risultati del vertice europeo.

venerdì 29 giugno 2012

Vauro - Crisi al buio

MALE

sempre Vauro, un pò datata ma irresistibile

Ripartiamo da Sud – Rivoltiamo il paese

Ripartiamo da Sud – Rivoltiamo il paese
Manifestazione a Napoli sabato 30 giugno. Un primo passo per ricomporre obiettivi di lotta e forze sociali nella crisi. Le adesioni e gli appuntamenti.
Un primo passo, una manifestazione a Napoli lanciata da sindacati di base, centri sociali, collettivi e altre forze politiche e sociali con partecipazioni da varie città del Sud Italia. Un momento di mobilitazione che unisce due obiettivi chiave nella crisi: la contro-riforma sulla precarietà e la questione Equitalia-indebitamento delle fasce popolari

- Contro il Governo Monti
- Contro la Riforma Fornero: Abbiamo bisogno di nuovi diritti e non nuova precarietà
- Pretendiamo la chiusura di Equitalia, la dismissione dei metodi da usura e una sanatoria del debito per le fasce deboli della popolazione
MANIFESTAZIONE, Sabato 30 giugno
NAPOLI - PIAZZA GARIBALDI ore 16.00
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A seguire l'appello con le adesioni:

Ripartiamo dal Sud - Rivoltiamo il Paese!

Guerra al lavoro! I contenuti della controriforma

Guerra al lavoro! I contenuti della controriformaIn attesa del testo definitivo di questa autentica dichiarazione di guerra a tutto il mondo del lavoro, dai giovanissimi ai pensionati, pubblichiamo qui delle "schede di lettura" comunque illuminanti.

In azienda dovete tremare
Francesco Piccioni
Quel che c'è nella controriforma del mercato del lavoro è ormai abbastanza noto. E i mal di pancia delle parti sociali vengono plasticamente rappresentati dai partiti che sostengono faticosamente il governo Monti. Il Pdl - con Confindustria e le altre associazioni minori delle imprese - pretende con molta durezza che siano allargate ancora di più le maglie della precarietà contrattuale, eufemisticamente chiamata «flessibilità in entrata». Lamentando - oltre il livello della vergogna - che in fondo sulla «flessibilità in uscita» (la libertà di licenziare, smantellando l'articolo 18)) il governo si è limitato a «una modifica pro forma».

L’uomo che massacra le aziende ma salva le banche

Alessandro Profumo, presidente di MontePaschi
Immagini, amico imprenditore, amica imprenditrice: la vostra azienda in crisi ha perso due terzi del suo valore. Deve trovare una montagna di liquidità a breve, se no chiude. Mario Monti vi fa accomodare in un comodo studio e vi dice: «Emettete titoli per il valore necessario, ve li compriamo noi al Tesoro. Non temete, ci restituirete la somma solo se prima sarete riusciti a saldare ogni vostro debito coi privati; ci pagherete gli interessi sul prestito solo se i vostri conti torneranno in attivo; ma cari imprenditori – dice sempre l’affabile Monti – se proprio le cose dovessero comunque andarvi male, cioè se la vostra azienda perderà comunque valore di mercato, be’, anche il vostro debito con lo Stato perderà di valore. Non vi angustiate. Ci siamo noi».

Il lavoro non è un diritto? Fornero delira, gli altri tacciono

Enrico Berlinguer
Il ministro Fornero, in una intervista rilasciata al “Wall Street Journal”, ha dichiarato che il lavoro non è un diritto. «We’re trying to protect individuals not their jobs. People’s attitudes have to change. Work isn’t a right; it has to be earned, including through sacrifice». Traduzione: «L’atteggiamento delle persone deve cambiare: il lavoro non è un diritto ma va guadagnato, anche con il sacrificio». Ergo: il lavoro non è un diritto. Vorrei ricordare alla professoressa Fornero che la Repubblica Italiana è una Repubblica fondata sul lavoro. Lo dice la Costituzione sulla quale lei ha giurato. Lo dice la Costituzione che tutto il mondo ci invidia. Lo dice la Costituzione italiana già all’articolo 1, e lo ribadisce in maniera ancora più chiara ed inequivocabile all’articolo 4.
Caro Ministro, le rinfresco la memoria e glielo ricordo io l’articolo 4 della Costituzione italiana perché, mi permetto di farle notare, o non riconosce la Costituzione sulla quale ha giurato o ha giurato su un qualcosa che non conosce e francamente non so cosa sia più grave e imbarazzante. Comunque l’articolo 4 recita così:  “La Repubblica riconosce a tutti i cittadini il diritto al lavoro e promuove le condizioni che rendano effettivo questo diritto”. Vorrei tanto che si ripassasse a casa questo articolo: è un compitino semplice, due righe, non di più. Non è un’operazione complessa come quella di contare il numero degli esodati e mi auguro, come cittadino della Repubblica Italiana, che oltre a ricordarlo Lei, in qualità di Ministro della Repubblica Italiana, si impegni a rispettarlo e tutelarlo. Le ricordo che anche se Lei è un ministro tecnico e anche se non è stata eletta dai cittadini Lei ha il dovere di rispettare la Costituzione, compreso l’articolo 4.

Folle Germania: ci ha dichiarato guerra e non avrà pietà

Giulietto Chiesa
Devo fare un’autocritica. Fino a qualche giorno fa ero convinto che la Germania fosse in pieno dibattito politico interno, lacerata dal dilemma se aiutare il resto dell’Europa a uscire dalla crisi, o farsi i fatti propri. Adesso so che non è così. Non c’è alcun dilemma. La Germania è unita nella sua ferma determinazione di essere la guida dell’Europa. Non un primus inter pares, ma un primus punto e basta. E questo consente di vedere molte cose sotto un’altra prospettiva. Ma prima di tutto devo spiegare che la mia conversione è avvenuta non sulla via di Damasco ma su quella di Lussemburgo, dopo aver ascoltato in rapida successione tedeschi e lussemburghesi (che è come dire tedeschi e tedeschi al quadrato) ribadire che l’Europa che abbiamo è questa; che di altre Europe non c’è bisogno, e che altre Europe non sono all’orizzonte e non ci saranno.

I falsi tecnicismi della “spending review”

La spending review cui sta lavorando il governo ha ben poco a che vedere con un’operazione finalizzata solo a ridurre gli sprechi. Il pericolo è che si metta in campo un potente meccanismo di (ulteriore) destrutturazione del welfare legittimando l’assunto (assai discutibile) che tutto ciò che è pubblico è fonte di inefficienza.

di Guglielmo Forges Davanzati
Aristotele concepiva l’Economia come “governo della casa”. Nell’ideare la c.d. spending review (revisione della spesa), il Governo deve evidentemente aver attinto al pensiero aristotelico, indossando i panni di un buon padre di famiglia impegnato a far quadrare i conti. Sul sito della Presidenza del Consiglio si legge che: “con la spending review il Governo è intervenuto analizzando le voci di spesa delle pubbliche amministrazioni, per evitare inefficienze, eliminare sprechi e ottenere risorse da destinare allo sviluppo e alla crescita. La razionalizzazione e il contenimento dei costi sono infatti fondamentali per garantire, da un lato il raggiungimento degli obiettivi di finanza pubblica, dall’altro l’ammodernamento dello Stato e il rilancio del circuito economico”, e che, nel complesso, la spesa pubblica cosiddetta rivedibile (leggi: tagli) ammonta a quasi 300 miliardi di euro. 

L’atipicità e i suoi derivati

di Emiliano Mandrone e Manuel Marocco, da www.lavoce.info

Ci avevano detto che era necessario, in un mercato del lavoro globale e veloce, sacrificare la vecchia idea di occupazione in cambio di una riduzione della disoccupazione e di un aumento della partecipazione (occupazione). Invece, l’introduzione di impieghi a-tipici, ovvero diversi per qualcosa da quelli tradizionali (tipici), ha solo incrementato la flessibilità (ovvero persone coinvolte in impieghi atipici) e la precarietà (intesa come il protrarsi della flessibilità nel tempo) con risultati contraddittori. Per questo contributo abbiamo utilizzato la rilevazione Isfol Plus. (1)

I FLESSIBILI

I flessibili sono quei lavoratori che nella erogazione della prestazione incorporano una (o più) atipicità ii tra: temporaneità dell’impiego, parasubordinazione o part-time involontario. (2)
La tabella 1 mostra i diversi gradi di atipicità presenti nell’occupazione (lettura formale), raggruppati in aggregati che tengono conto della effettiva prestazione lavorativa (lettura reale). L’aggregato tipo 2, che rappresenta la dimensione della flessibilità contrattuale più accreditata, si è ridotta in 24 mesi dal 15,8 (2008) al 14,1 per cento (2010) dell’occupazione. Il miglioramento è stato solo apparente, poiché ha sotteso la silenziosa fuoriuscita di quasi mezzo milione di lavoratori flessibili. In un certo senso, lo strumento della flessibilità ha risposto egregiamente alla sua missione, ovvero ha agevolato l’ingresso nel mercato del lavoro, ma anche l’uscita dallo stesso, così da consentire il più facile adattamento del fattore lavoro alla produzione. Tuttavia, le caratteristiche della flessibilità cattiva (discontinuità, sottoccupazione, disoccupazione, eccetera.) sono sempre più un problema, con conseguenze presenti (bassi redditi, bassa fecondità, ecc.) e future (modesti assegni pensionistici). Tutto ciò appare ancor più preoccupante alla luce del fatto che ai più coinvolti (i giovani) verrà applicata, da subito, la riforma previdenziale, in cui i benefici pensionistici sono proporzionali alla reale contribuzione.

Rimborsi dei partiti ai terremotati: rimasti solo due giorni per assegnare 91 milioni

Dopo gli entusiasti proclami bipartisan del 24 maggio, il Parlamento ha perso troppo tempo e lunedì 1 luglio scade la possibilità di far entrare in vigore il disegno di legge ad hoc. Il sito web Avaaz raccoglie 50mila firme e sprona il governo

ilfattoquotidiano.it di David Marceddu |


Per ora sono state solo parole. È passato poco più di un mese da quando un grido bi-partisan si era levato dalle due aule parlamentari di Camera e Senato. “Subito il taglio dei rimborsi ai partiti. Destiniamo i risparmi ai terremotati dell’Emilia!”, scriveva su Twitter l’ex ministro degli esteri, Franco Frattini. E così facevano esponenti di gran parte delle forze politiche dell’arco parlamentare ed extraparlamentare. “Credo – disse il presidente della Camera, Gianfranco Fini, salito nella “sua” Mirabello lo scorso 8 giugno in visita alle tendopoli – che i gruppi politici che ricevono ancora quote di rimborsi elettorali debbano riflettere sull’opportunità di una devoluzione che avrebbe innanzitutto un significato chiaramente simbolico. In un momento in cui tutti sono chiamati a fare la loro parte – spiegò l’ex leader missino – e in cui la politica è chiamata a dimostrare la consapevolezza agli occhi dei cittadini di dover dare l’esempio, questa potrebbe essere l’occasione”. Già, potrebbe: ma anche no. Visto che adesso quei fondi rischiano di tornare alle casse dei partiti.

Dal primo luglio aumentano luce e gas. In un anno 33 euro in più sulle bollette

Il metano costerà 32 euro in più all'anno, l'elettricità invece solo 1 anche perché la sua tariffa ha già conosciuto rialzi lo scorso trimestre e perché il prezzo del petrolio è dato in diminuzione 

contatori_interno nuova

Dal primo di luglio gli italiani vedranno salire le loro bollette di luce e gas, come deciso dall’Autorità dell’energia. Per il gas l’aumento è pari al 2,6 per cento, costerà quindi circa 32 euro in più, mentre per la luce, che già nello scorso trimestre ha conosciuto un incremento delle tariffe, c’è un piccolo rincaro dello 0,2 per cento che inciderà di circa un euro sul totale delle bollette annue. Le maggiorazioni delle tariffe sono quindi più contenute (per l’elettricità) di quanto previsto la scorsa settimana dalla società di studi economici Nomisma che ipotizzava  un rincaro del 2 per cento per il gas e dell’1-1, 5 per cento per la luce.
Il piccolo aumento dell’elettricità, fa sapere l’Authority, è collegato a previsioni al ribasso di andamento del prezzo sulla borsa elettrica (Pun) nel 2012, per effetto della diminuzione delle quotazioni del petrolio. Infatti, dopo i massimi di oltre i 125 dollari al barile registrati in marzo, il greggio ha registrato un progressivo calo, attestandosi su valori inferiori ai 100 dollari. Il quadro ribassista dei prezzi degli idrocarburi, accompagnato da una riduzione della domanda elettrica, viene confermato nelle aspettative per il secondo semestre dell’anno. Quanto all’incentivazione alle rinnovabili (componente A3 della bolletta), le tariffe sono rimaste invariate, senza alcun incremento, nell’ipotesi che i decreti ministeriali sulla futura incentivazione di queste fonti tengano conto delle osservazioni avanzate dall’Autorità in maggio.
Per il gas, invece, i prezzi di riferimento vengono aggiornati sulla base di indicatori legati alle quotazioni medie sui mercati internazionali di petrolio, olio combustibile e gasolio nei nove mesi precedenti, fatto salvo l’ultimo mese, al fine di attenuare e diluire nel tempo l’incidenza dei periodi di picco dei prezzi degli idrocarburi. Per questo motivo, i recenti cali del greggio non hanno ancora un impatto significativo sui prezzi: il 2,4 per cento dell’incremento complessivo del 2,6 per cento si riferisce all’aumento dei costi della materia prima. Il restante incremento dello 0,2 per cento è riferito alla copertura del fabbisogno dei sistemi di perequazione per la distribuzione e degli oneri per la qualità dei servizi inclusi nelle tariffe di distribuzione.

giovedì 28 giugno 2012

Il 25% non riesce a pagare il mutuo ma non è un problema solo nostro

www.ilmanifesto REDAZIONE
In uno studio dell'Ue tutti i dati delle famiglie in difficoltà per i prestiti bancari. A causa delle politiche di austerity il problema dei senzatetto diventerà ''un'importante questione sociale nei prossimi anni''

Il numero di famiglie italiane che non riesce a pagare il muto sulla casa è aumentato a un livello ''allarmante'' di una su quattro nei primi 3 mesi 2011 e il dato suggerisce che il numero di sfratti continua a salire nel Paese: lo indica il quadro trimestrale della situazione occupazione e sociale Ue pubblicato oggi dalla Commissione. Ma non si tratta solo di un problema italiano. Il rapporto spiega infatti che, a livello europeo ''un numero crescente di persone che ha perso il lavoro a causa della crisi è in difficoltà con il pagamento dell'affitto o delle rate del mutuo''. E si prevede che il conseguente problema dei senzatetto, prosegue la Commissione, diventi ''un'importante questione sociale nei prossimi anni''. Già oggi, nonostante la mancanza di dati affidabili a livello Ue, ''l'evidenza dimostra che gli stranieri ed i giovani sono stati colpiti in modo sproporzionato''. Inoltre, osservano gli economisti comunitari, i tagli ai bilanci dei Paesi Ue imposti dai piani di austerità ''probabilmente diminuiranno la capacità dei sistemi di welfare di alleviare il problema dei senzatetto''. Il 75% della popolazione Ue pensa che il problema dei senzatetto sia aumentato nei rispettivi Stati membri negli ultimi tre anni, prosegue lo studio. ''Una percezione che è particolarmente forte nei Paesi dell'Europa centrale e orientale, così come in Spagna e in Grecia''. In Italia, secondo alcuni studi, ''i migranti rappresentano una quota crescente dei senzatetto''. In particolare, la Commissione europea cita un rapporto della Caritas Diocesana, secondo cui il numero dei senzatetto a Pisa è raddoppiato tra il 2000 e il 2009. Di questi, nel periodo 2006-2009 il numero di stranieri e' aumentato del 55% rispetto a un incremento del 27% dei cittadini italiani.

Vauro


La riforma è servita. Addio all'articolo 18 E senza ammortizzatori sociali

Et voilà: dopo anni passati a discutere del fatto che il problema in Italia è la mancanza di libertà di licenziamento, la riforma è servita. E per chi perderà il lavoro, niente cig

www.ilmanifesto.it Francesco Piccioni
Quel che c'è nella controriforma del mercato del lavoro è ormai abbastanza noto. E i mal di pancia delle parti sociali vengono plasticamente rappresentati dai partiti che sostengono faticosamente il governo Monti. Il Pdl - con Confindustria e le altre associazioni minori delle imprese - pretende con molta durezza che siano allargate ancora di più le maglie della precarietà contrattuale, eufemisticamente chiamata «flessibilità in entrata». Lamentando - oltre il livello della vergogna - che in fondo sulla «flessibilità in uscita» (la libertà di licenziare, smantellando l'articolo 18) il governo si è limitato a «una modifica pro forma».
È falso, naturalmente, come hanno ben spiegato Piergiovanni Alleva e molti altri su questo giornale; ma non fa niente. «Mentite, mentite, qualcosa resterà», raccomandava a suo tempo Goebbels. Ora il gioco è più raffinato e coinvolge media meno dozzinali. Perciò il relatore del Pdl alla legge, Giuliano Cazzola, già annuncia «interventi correttivi concordati col governo» sulla detassazione dei premi di produttività, l'eliminazione del vincolo di 36 mesi oltre il quale il contratto a termine deve obbligatoriamente diventare a tempo indeterminato, e varie altre cosette che mirano a rendere il «giovane lavoratore» pura plastilina nelle mani dell'azienda.

Il peggior ministro

www.ilmanifesto.it Loris Campetti

L'Italia non è più una «repubblica democratica fondata sul lavoro», non riconosce più «a tutti i cittadini il diritto al lavoro» e neppure «promuove le condizioni che rendano effettivo questo diritto». Chi pensava che i voti di fiducia sulla controriforma del mercato del lavoro avrebbero colpito al cuore lo Statuto dei lavoratori, deve oggi prendere atto che l'ammucchiata parlamentare di ieri ha addirittura segato i pilastri su cui si regge la nostra Costituzione. Lo ha detto con la chiarezza che la contraddistingue Elsa Fornero, forse il peggior ministro del lavoro della storia repubblicana. Il peggiore, perché almeno Sacconi, che non è certo fatto di una farina migliore, aveva uno straccio di opposizione sindacale e addirittura politica ad arginarne gli istinti più animali. Fornero invece può dire ciò che vuole. Ieri si è tolto il dente malato, quello del giudizio, sentenziando che «il lavoro non è un diritto». Chi ha votato per cancellare l'articolo 18 e istituzionalizzare la precarietà con il ricco menù di 46 forme contrattuali diverse farebbe meglio a non scandalizzarsi per le parole rivelatrici del ministro Fornero: quelle parole sono le loro, quella politica che fa carne di porco dei diritti conquistati con il sudore e il sangue di intere generazioni di lavoratori è la loro politica. Ci sono questioni di fondo che dividono in due, o si sta di qua o si sta di là, tertium non datur. A, B e C stanno di là. Saranno sicuramente soddisfatti, però, della precisazione ministeriale secondo cui non è «il lavoro» ma «il posto di lavoro» a non essere un diritto. I giornalisti, si sa, capiscono interpretano e riferiscono sempre male.

No Tav, scontri nella notte: in 200 contro la polizia

I No Tav si erano chiamati a raccolta per celebrare un anniversario, quello del 27 giugno 2011, una delle date simbolo del movimento: quel giorno le forze dell’ordine sgomberarono il vasto presidio che da più di un mese avevano allestito in località Maddalena di Chiomonte

 
Sassi, petardi, fuochi d’artificio e anche un paio di bombe carta: così, ieri sera, i No Tav hanno ripreso in Valle di Susa l’offensiva contro il cantiere della ferrovia ad alta velocità Torino-Lione.
Alcune centinaia di militanti (intorno ai 200, secondo fonti della Questura di Torino), una quarantina dei quali appartenenti all’ala antagonista più dura, si sono raccolti attorno alle recinzioni e, dai boschi, hanno scatenato la loro azione di disturbo.
Le forze dell’ordine, per rispondere agli attacchi, portati in diversi punti, hanno utilizzato idranti e lacrimogeni. Un dirigente di polizia è stato colpito ad una spalla da una grossa pietra ed è rimasto contuso.

Per un'estate NOTAV

Stiamo ormai giungendo alla fine del primo anno di occupazione militare della Maddalena di Chiomonte in Valle di Susa. La val Clarea per come l’abbiamo conosciuta non c’è più, ruspe e motoseghe hanno spianato i terreni curati e fatti rivivere da tutti noi in anni di mobilitazione.
E’ un gesto di pura devastazione, arrogante, di chi ha come forza e mandato ad oggi solo di occupare, recintare e difendere. Di questo infatti stiamo parlando, una occupazione militare e nulla di più, non di un solo cantiere per la costruzione della nuova linea ad alta velocità Torino Lione.
Dopo l’ultimo e definitivo allargamento delle recinzioni, giornata che tutti ricordiamo per la caduta di Luca e l’ufficializzazione degli espropri l’11 aprile il cantiere va a rilento. Pochi operai addetti alla manutenzione viaggiano su e giù per ricontrollare le reti o riempire i serbatoi dei gruppi elettrogeni  che danno energia alle torri faro per la sorveglianza notturna.
Un anno intero di mobilitazione non solo non è stato vano ma anzi ha di fatto frenato e impedito l’arrivo dei grandi appaltatori come la Cmc assegnataria illegale del maxi appalto.
Ora di fronte a noi abbiamo una grande possibilità, anzi più d’una:  bloccare la distruzione di una porzione di territorio valsusino e al contempo risparmiare e proteggere una montagna di denaro pubblico, oltre 25 mld di euro, sufficienti da soli a ricostruire un bel pezzo dei disastri provocati dai terremoti in Emilia e ancor prima in Abruzzo.

mercoledì 27 giugno 2012

Droghe, basta con cocaina e “sintetiche”. Arriva il tempo dello sballo “rilassante”

Ai tempi della crisi cambiano anche le dipendenze: secondo l'osservatorio regionale lombardo da ora al 2015 i pericoli maggiori arrivano dall'abuso di sostanze lecite. Cioè alcol, farmaci e gioco d'azzardo. Ma non solo: a causa delle difficoltà economiche c'è chi diventa "pusher a progetto"

cocaina interna nuova

Basta con cocaina, doping e droghe del sabato sera. Adesso lo sballo lo si vuole “rilassante” e lo si cerca nel modo più facile, economico e meno rischioso possibile. Ecco perché da qui al 2015 uno dei pericoli più immediati in Italia è rappresentato dall’abuso di sostanze lecite, come alcol, farmaci e gioco d’azzardo. E’ questo uno dei punti su cui mette in guardia il Bollettino previsionale 2015 dell’Osservatorio regionale lombardo sulle dipendenze, secondo cui le tendenze che si stanno delineando, complice la crisi economica, sono quelle di un calo leggero dei consumatori occasionali, di un aumento di quelli dipendenti in modo continuativo da droghe e altre sostanze, della crescita del consumo di eroina tra gli studenti e di una consistente espansione di nuove droghe e molecole per sfuggire ai controlli.

Ue: il 25% delle famiglie italiane non riesce più a pagare il mutuo

E' quanto emerge dall'analisi del quadro trimestrale sulla situazione occupazionale e sociale pubblicato oggi dalla Commissione. Sfratti un aumento, insolvenza sui prestiti per la casa salita a un livello “allarmante”. La replica dell'Abi: "Nessun problema particolare"

 
Nei primi tre mesi del 2012 una famiglia italiana su quattro non riesce a pagare il mutuo sulla casa. Un aumento che secondo il quadro trimestrale della situazione occupazionale e sociale Ue pubblicato oggi dalla Commissione ha raggiunto un livello “allarmante”. Anche il numero di sfratti continua a salire nel Paese. In risposta allo studio di Bruxelles, l’Abi replica al contrario che ”le famiglie italiane sono finanziariamente solide e sostengono il peso dei mutui senza particolari problemi” perché nel primo trimestre 2012 le nuove sofferenze in rapporto ai prestiti si attestano sull’1,2%.
Ma non si tratta solo di un problema italiano. Il rapporto spiega infatti che, a livello europeo “un numero crescente di persone che ha perso il lavoro a causa della crisi è in difficoltà con il pagamento dell’affitto o delle rate del mutuo”. E si prevede che il conseguente problema dei senzatetto, prosegue la Commissione, diventi “un’importante questione sociale nei prossimi anni”. Già oggi, nonostante la mancanza di dati affidabili a livello Ue, “l’evidenza dimostra che gli stranieri ed i giovani sono stati colpiti in modo sproporzionato”. Inoltre, osservano gli economisti comunitari, i tagli ai bilanci dei Paesi Ue imposti dai piani di austerità “probabilmente diminuiranno la capacità dei sistemi di welfare di alleviare il problema dei senzatetto”.

Fornero: “Il lavoro non è un diritto”. Insorgono i partiti: “E’ un’asineria”

Il ministro del lavoro in un'intervista al Wall Street Journal: "Stiamo cercando di proteggere le persone e non il loro posto di lavoro". Approvata definitivamente la riforma con l'ultimo voto di fiducia alla Camera

ministro del lavoro elsa fornero interna nuova

“Stiamo cercando di proteggere le persone, e non il loro posto di lavoro. Deve cambiare l’atteggiamento delle persone. Il lavoro non è un diritto, deve essere guadagnato, anche attraverso sacrifici”. Su questa frase, affidata dal ministro del Lavoro Elsa Fornero al Wall Street Journal (“Work isn’t a right; it has to be earned, including through sacrifice”), si è scatenata la bufera di oggi sulla riforma del lavoro, approvata definitivamente alla Camera. Le reazioni politiche hanno circondato la titolare del Welfare e così la Fornero è stata costretta a precisare: “Il diritto al lavoro non può essere messo in discussione perché è riconosciuto dalla Costituzione”.

Roma, 27 giugno. TORNIAMO IN PIAZZA PER DIRE NO ALLA CONTRORIFORMA DEL LAVORO DI MONTI E FORNERO

fonte www.usb.it/

27/06/2012
Oggi, mercoledì 27 Giugno, è il giorno in cui Monti ha deciso  che i  diritti dei lavoratori dovranno essere  stracciati per dimostrare alla Banca Centrale Europea, al Fondo Monetario Internazionale, alla Commissione Europea ed al Consiglio Europeo del 28 Giugno, che il governo italiano “ha fatto i conti”.

I lavoratori saranno sacrificati, ma i mercati finanziari non si placheranno: Monti lo sa, ed è per questo che dopo aver ottenuto la cancellazione dell’art.18 , l’aumento della precarietà e la libertà di licenziamento, si prepara a disfarsi di migliaia e migliaia di dipendenti pubblici, al taglio dei loro stipendi, alla riduzione drastica dei servizi.
Dopo lo sciopero generale del 22 giugno scorso, USB torna dunque a mobilitarsi e dà appuntamento a Roma in piazza SS Apostoli, dove prosegue il presidio permanente nella tendopoli della protesta, per far sentire a questo governo, ai partiti che lo sostengono e a CGIL CISL UIL UGL loro complici, che la vita dei giovani, dei  precari, delle donne, dei pensionati, dei senza casa non è nelle loro mani; per contrastare la controriforma  del mercato del lavoro, contro la spending  review  e l’attacco al pubblico impiego. Per riprenderci i diritti e mandare a casa Monti.
USB TORNA IN PIAZZA PER DIRE NO ALLA CONTRORIFORMA DEL LAVORO DI MONTI E FORNERO
27 GIUGNO - A ROMA - Piazza SS Apostoli – ore 14.30
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Comunicato 27/6 ore 11
STATI GENERALI ROMA: USB INSIEME AI MOVIMENTI IN PIAZZA CONTRO LE POLITICHE ANTISOCIALI DELLA GIUNTA ALEMANNO
Circa 300 manifestanti bloccati in via Labicana
USB e i movimenti romani sono in piazza questa mattina a Roma per protestare contro le politiche della Giunta Alemanno. Un gruppo di circa 300 manifestanti ha cercato di raggiungere l’Auditorium Antonianum, dove sono in corso  i lavori degli “Stati Generali del Sociale e della Famiglia di Roma capitale”, ma è stato bloccato dalle forze di polizia in via Labicana.
L’iniziativa esprime una protesta radicale nei confronti di politiche adottate da Alemanno in materia di lavoro, casa, trasporti e servizi alla cittadinanza, politiche incentrate su privatizzazioni, aumenti dei carichi di lavoro e delle tariffe, abbassamento della qualità dei servizi.

Incendio al CSOA Corto Circuito

Questa mattina 26 giugno alle 5.30 il Centro Sociale Corto Circuito ha subito un incendio di grave entità che ha raso al suolo l'intero padiglione che ospitava l'osteria, la sala teatro, la scuola popolare e i laboratori.

A qualche ora di distanza le cause non sono chiare, per il momento non si esclude nessuna ipotesi e chiediamo che siano al più presto accertate le cause.

Dopo 4 ore i vigili del fuoco sono ancora a lavoro per spegnere l'incendio. Si procederà a breve per mettere in sicurezza l'area. Niente e nessuno ci fermerà il Corto non chiude, stiamo già lavorando affinchè da domani l'osteria e la palestra siano attive.

Sia apre da subito la campagna di sottoscrizione per la ricostruzione del centro sociale, invitiamo tutta la città a contribuire alla riattivazione immediata del Corto Circuito presso il cc: codice iban IT43O0301503200000000125925 causale ricostruzione cortocircuito.

Per info 3294037069

I quattro eurofalsi

di Sergio CesarattoEmiliano Brancaccio,Antonella Stirati e Claudio Gnesutta, da Left-Avvenimenti, 23 giugno 2012

Quattro economisti italiani smontano i quattro più importanti “luoghi comuni” che riempiono le pagine dei giornali, nei giorni precedenti al vertice di Bruxelles del 28 e 29 giugno, nel quale si deciderà il futuro dell’Europa. Tesi economiche ripetute come un mantra, eppure false sul piano teorico ed empirico. Quattro economisti “critici” ci spiegano perché le tesi fondamentali dell’economia neoliberista non sono la soluzione, ma il problema. 

1. Per salvare l’euro serve un’Europa politica basata sull’austerity? NO.

di Sergio Cesaratto

Assolutamente no se per Europa politica si intende ciò che ha più volte ripetuto Angela Merkel. L’Europa che ella prefigura è assai inquietante: una definitiva espropriazione della libertà democratica dei cittadini sulle decisioni in materia di bilancio, accentrate a Bruxelles. In cambio la Germania propone un “fondo di redenzione” in cui i Paesi metterebbero in comune il debito eccedente il fatidico 60 per cento del Pil, impegnandosi a restituirlo in una ventina d’anni. Null’altro che un rafforzamento del cosiddetto fiscal compact già imposto da Berlino: due decenni di austerità assicurata in una Europa divisa fra ricchi e poveri. È questa una prospettiva inaccettabile e disastrosa. Più Europa servirebbe, invece, se l’obiettivo fosse quello di assicurare la crescita delle aree più svantaggiate. Qualsiasi soluzione deve rispondere al problema alla base della crisi: la moneta unica ha aggravato i differenziali di competitività fra le economie europee deboli e forti.

Mario Pianta: "Un'altra Europa è possibile a partire da democrazia e stop alla speculazione"

Autore: mario pianta
C’è poco di nuovo in quanto si è detto al vertice dei quattro maggiori paesi europei chiuso venerdi a Roma, e c’è molto di non detto sull’accelerazione della crisi europea. Domani a Bruxelles la stessa sceneggiatura sarà rappresentata di nuovo, questa volta a ranghi completi con 27 paesi, ma né la trama e né il finale dovrebbero riservare sorprese. La prima “mezza notizia” è sulla tassazione delle transazioni finanziarie. Alla fine del vertice perfino il “cattivo” ministro dell’economia tedesco Wolfgang Schäuble ha dichiarato che dieci paesi europei sono ora pronti a introdurla. Sarebbe una vittoria di chi chiede la Tobin tax da vent’anni; per quanto limitata a pochi paesi, aggirabile dalle strategie della speculazione e efficace a colpire sono una piccola parte delle attività della finanza, la tassa avrebbe un significato simbolico fondamentale. Per la prima volta in cinque anni di crisi, la finanza verrebbe colpita dalla politica. Non sarebbero più i governi a subire inermi ogni lunedì l’attacco della speculazione, ma sarebbe la finanza a subire un piccolo colpo. Non più – o meglio, non solo – banche private salvate dai soldi pubblici, ma nuove regole che limitano la speculazione. Il problema è che l’Europa rinuncia a una norma comune e passa a un’iniziativa di “cooperazione rafforzata” tra pochi paesi, e il Regno Unito di David Cameron – l’oppositore più ostinato - può tirare un respiro di sollievo. Vedremo se al Consiglio europeo del 28 giugno quest’iniziativa verrà ufficializzata e introdotta rapidamente.

Ecco come si salva Monte Paschi: 2 miliardi dal Governo e 5.000 licenziamenti

Fonte: wall street italia
All'indomani del decreto ad hoc sfornato per salvare le sue sorti, MPS approva attraverso il suo consiglio di amministrazione di Monte dei Paschi di Siena ha approvato il piano industriale 2012-2015, che prevede un utile netto consolidato di 630 milioni di euro. Secondo una nota dell'istituto bancario, si punta a una riduzione dei costi operativi di 565 milioni di euro con una variazione annua negativa del 4,3%.
Mps punta anche alla "completa razionalizzazione dell'assetto del gruppo con incorporazione delle controllate e chiusura di 400 filiali" entro il 2015. Il piano industriale di Mps prevede una "significativa" riduzione del personale pari a 4.600 unità nel triennio, che avverrà attraverso un percorso "socialmente ostenibile" teso ad evitare "importanti ricadute sui livelli occupazionali". Il piano prevede inoltre la riduzione dell'organico di 100 dirigenti, pari al 20% del totale, il taglio ''one-off'' del 5% della retribuzione per 12 mesi e la riduzione selettiva della RAL, con approccio one-to-one allineandola al peso del ruolo ricoperto in azienda post riorganizzazione sulla base dei criteri di mercato.
Viene da domandarsi, di nuovo, guardando anche alla contrazione del credito alle imprese e ai privati, che fine abbiano fatto i finanziamenti che la Bce ha erogato alle banche europee in generale, e alle banche italiane in particolare.
La terza banca italiana ha inoltre sottolineato che sta avviando le procedure per emettere entro l'anno uno "strumento di patrimonializzazione governativo" del valore di 3,4 miliardi di cui 1,5 miliardi verranno sottoscritti direttamente dal Tesoro: la parte restante sarà destinata al rimborso dei Tremonti Bond in essere. Il rimborso di circa 3 miliardi di tale strumento è previsto entro la fine del piano nel 2015.

Alba, lavoro e stato sociale contro il governo Monti

Fonte: il manifesto | Autore: Alberto Lucarelli
L’assemblea programmatica di Alba (Alleanza Lavoro, Beni comuni, Ambiente) in programma sabato 30 e domenica 1 luglio al Teatro Due di Parma, rappresenta un momento importante per la costruzione di un un’alternativa reale all’attuale sistema politico, al fine di uscire dalla crisi economica e democratica e di porsi in netta e chiara contrapposizione al liberismo politico, economico e sociale di Monti. In tal senso la scelta della città emiliana è significativa in quanto luogo-simbolo del crollo del sistema dei partiti e delle loro alleanze, con la necessità di costruire nuove forme e contenuti per ritrovare la passione della Politica.
L’affermazione della sinistra anti-liberista in Grecia e del Front de gauche alle presidenziali francesi indicano l’esigenza, in contrasto con il memorandum imposto dalla Troika europea, di riportare al centro del dibattito politico i temi del lavoro e dello Stato sociale. La crescita dei consensi a Syriza è un segnale importante per i governi europei, che hanno sacrificato sull’altare della crisi le garanzie del lavoro e la tutela dello Stato sociale. Come ci indica anche il voto francese, la coesione europea deve ripartire dai territori, dai beni comuni e da una politica inclusiva dei diritti di cittadinanza per il rilancio di un’Europa basata sul lavoro, sulla solidarietà e sulla giustizia sociale.

Statali, la sforbiciata dei ticket restaurant


Da 7 a 5 euro, così per l'amministrazione è esentasse
Testata: La Stampa
Di Rosaria Talarico
ROMA. Alla fine se la sono presa anche con lui: il buono pasto. Magari poi trasformato in buono spesa, in ogni caso un fido alleato per arrivare con più facilità a fine mese. Ma le forbici della spending review tagliano anche il valore dei ticket ristorante per gli statali, 450 mila persone tra ministeri romani e attività distaccate nelle province: dagli attuali 7 euro a poco più di 5.
«Ridurre l’importo del buono pasto dei dipendenti pubblici a 5,29 euro, cioè la soglia massima esentasse, significa tornare al valore di acquisto di 15 anni fa e quindi togliere fisicamente il pane dalla bocca a tanti lavoratori senza far risparmiare in maniera significativa lo Stato» si lamenta Franco Tumino, presidente Anseb, l’associazione delle società emettitrici buoni pasto aderente a Fipe-Confcommercio.
Peraltro si teme anche un contraccolpo per gli incassi di baristi e ristoratori. L’Anseb sostiene, confortata da un recentissimo studio dell’Università Bocconi di Milano che il valore minimo attualizzato del buono pasto è di 8 euro e che si potrebbe innalzare il valore esentasse fino a questa cifra, senza gravare sulla spesa pubblica.

L'ipotesi: tredicesima congelata agli statali


Allo studio anche tagli ai buoni pasto nel pubblico. Balduzzi: multa di 2mila euro a chi vende sigarette ai Minorenni
Testata: Il Giornale
IN COMMISSIONE. Il governo va due volte sotto su emendamenti votati da Pdl e Udc
Di Francesca Angeli
Congelare le tredicesime per gli statali. Soltanto un'ipotesi per il momento. Ma il governo Monti potrebbe prendere in considerazione anche questo estremo rimedio, simile ad altri già presi dalla Grecia, per affrontare la crisi.
Si lavora freneticamente per definire gli interventi da inserire nel provvedimento sulla spending review sul quale è prevista una riunione straordinaria domenica prossima, in modo da portarli già lunedì in Consiglio dei ministri. Un lunedì di fuoco perché il 2 luglio è previsto pure l'incontro tra esecutivo e parti sociali, sindacati e Confindustria. Intanto il governo ieri è andato due volte sotto nelle commissioni Affari costituzionali e Bilancio della Camera proprio su due emendamenti al decreto sulla spending review .
Gli emendamenti, approvati con voto favorevole di Pdl e Udc nonostante il parere contrario dell'esecutivo, tra l'altro escludono Poste e Ferrovie dello Stato dalle nuove norme sulla revisione della spesa. Il vaso di Pandora della spending review è aperto e ogni giorno piovono notizie come pietre sui cittadini.
E se sul taglio delle pensioni d'oro dei grand commis dello Stato il governo due giorni fa ha dato parere negativo invece sembra proprio che sia inevitabile mettere a dieta i dipendenti pubblici. Nella bozza del provvedimento è previsto che il ticket-pasto distribuito nella pubblica amministrazione scenda a 5,29 euro da una media di circa 7 euro. La cifra di 5,29 è precisamente quella entro la quale non si pagano imposte ulteriori.

martedì 26 giugno 2012

Dipendenti statali: licenziamenti per 200-300mila previsti dal Governo


Il governo pronto a licenziare migliaia di dipendenti pubblici: la situazione

La querelle è nata quando il ministro del Lavoro Fornero qualche tempo fa ha parlato di equiparazione tra licenziamenti privati e licenziamenti nel pubblico impiego, dichiarazione che ha immediatamente ricevuto la risposta del ministro della Pubblica Amministrazione Filippo Patroni Griffi, cui hanno fatto seguito quelle delle principali parti sindacali, ancora una volta contro le parole del ministro del Welfare.
Ora, nell’ambito del cosiddetto piano di spending review, risulterebbero essere circa 276mila i potenziali esuberi individuati dal commissario Enrico Bondi e i sindacati sono già sul piede di guerra.
Intanto, è partita la prima operazione di taglio del personale, col decreto, adottato sempre venerdì, che riduce del 20% i dirigenti e del 10% il resto del personale della presidenza del Consiglio e del ministero dell’Economia, con la probabilità anche di sopprimere tutte le sedi decentrate con meno di 30 addetti o che si trovano in Province con meno di 300 mila abitanti.
Il 15 giugno il Consiglio dei ministri ha, infatti, deciso di tagliare gli organici della presidenza del Consiglio e del ministero dell'Economia (del 20% i dirigenti e del 10% il resto del personale). Il timore è che ora si passi agli altri ministeri e ai comparti della pubblica amministrazione, col metodo della riforma Brunetta.
Per tutti gli esuberi la legge Brunetta prevede, infatti, già un percorso: prima l’ammortizzatore sociale, cioè l’80% della retribuzione per 24 mesi, come avviene con la cassa integrazione nel settore privato, poi il licenziamento se ne frattempo il lavoratore non sarà stato ricollocato. Tra le alternative, il blocco della tredicesima per tre anni o un contributo di solidarietà come quello già imposto ai dirigenti.

Crisi, la ricetta di Polillo: "Bisogna lavorare di più" Sei d'accordo? Di' la tua

Gianfranco Polillo"O noi lavoriamo di più o questo livello salariale medio è insostenibile". È la ricetta dei tecnici. E la enuncia il sottosegretario all'Economia Gianfranco Polillo, che durante una tavola rotonda organizzata da Business International mette in chiaro le cose. L'Italia ha due possibilità: o si consuma di meno o si decide di lavorare di più. Ad ogni modo, qualunque sia la scelta, bisogna ridurre il nostro tenore di vita. La via maestra? Polillo insiste: bisogna rimanere una settimana di più sul posto di lavoro.
Il sottosegretario poi, a margine del convegno, risponde a una domanda relativa al licenziamento degli statali. E non usa mezzi termini: "Bisogna usare le norme che ci sono, come quelle sulla mobilità". La possibilità di mettere in mobilità i dipendenti per due anni, in caso di eccedenza di personale, esiste già. Il punto, secondo Polillo, è che non è mai stata sfruttata appieno.
Dopo due anni di mobilità - ha ricordato il sottosegretario - i lavoratori in esubero, come da norma, devono accettare una nuova destinazione. E in caso non la accettino potrebbero essere licenziati. Attualmente, ha però sottolineato, nella spending review i tagli sono limitati ai vertici dirigenziali del ministero dell'Economia e della presidenza del Consiglio.
In discussione anche eventuali ulteriori tagli che andrebbe a toccare la spesa sanitaria, sui quali ancora non si è deciso: "Ci sono quelli previsti, 2,5 miliardi nel 2013 e 2,5 miliardi nel 2014 e questi già comporteranno sacrifici, speriamo di non tagliare di più, ne stiamo discutendo". Il problema, a sentire Polillo è che la spesa "è cresciuta velocemente negli ultimi anni". Niente di eccessivo. Anzi, la crescita è sotto quella di altri paesi dell'Ue, "ma abbiamo un problema di compatibilità: un servizio di qualità a costi contenuti, si tratta di una missione quasi impossibile".