lunedì 16 settembre 2019

Quando essere No Tav ti spedisce in galera La vicenda di Luca Abbà e lo stato d'eccezione che diventa permanente

 No Tav
global project di Danilo Del Bello
16 / 9 / 2019
La vicenda di Luca Abbà, attivista No Tav e impegnato nelle lotte sociali, deve farci riflettere sulle trasformazioni del diritto borghese, non tanto nella sostanza, ma anche e soprattutto nella forma.

Classe dirigente. Austostrade, la criminalità seriale del gruppo Benetton.

In qualsiasi paese del mondo, se per fare soldi ammazzi parecchia gente, finisci in galera per un periodo piuttosto lungo. 
Se sei un’impresa, invece, e fai la stessa cosa in modo più “istituzionalizzato”, cominciano subito i distinguo.
 
 

In Italia, se l’impresa è di proprietà dei Benetton, da sempre benefattori dei partiti politici di qualsiasi orientamento, quasi ci si deve scusare per aver alzato un sopracciglio davanti a 43 morti sul Ponte Morandi.
Le cronache di questi giorni riferiscono delle modalità operative con cui dirigenti di Atlantia (la società del gruppo Benetton che controlla Autostrade per l’Italia) e della Spea (un’altra società dello stesso gruppo che si occupa della manutenzione delle stesse autostrade – alla faccia della “semplificazione efficiente” di cui dovrebbero essere portatori i “privati”) falsificavano la documentazione sullo stato di parecchi viadotti per evitare interventi di manutenzione ritenuti “troppo onerosi”.
Alcuni manager e dipendenti sono stati arrestati e messi ai domiciliari o altre misure cautelari; alcuni di essi sono stati anche “sospesi” dai rispettivi datori di lavoro, secondo l’antico scarico delle responsabilità sui sottoposti.

Italia. Paradiso degli industriali, inferno dei lavoratori.

Oggi l’Istat comunica il dato dell’inflazione in Italia ad agosto. A livello annuale era previsto a 0.5%, il dato reale è 0.4%. L’inflazione in Germania è pari all’1,7%. A partire da questi dati possiamo fare delle considerazioni.


Come scritto dall’economista Salerno Aletta su Milano Finanza on line, e pubblicato dal nostro sito ieri, i salari in Germania sono cresciuti del 4.8%.
L’ultimo dato Istat sulle retribuzioni in Italia è di giugno e lo colloca allo 0.7%. 
Abbiamo già informato che nel periodo 2015.2018, secondo l’economista Marco Fortis, la produttività del lavoro in Germania è cresciuta del 7.1%, in Italia del 9.1%. 

Possiamo trarre delle conclusioni  in questi dati. In pochi anni gli industriali italiani hanno recuperato sugli industriali tedeschi, dunque sul mercato europeo e mondiale, 7.4 di punti percentuali in competitività. Tant’è che a differenza della Germania, l’export, seppur di poco, 3.1%, sta crescendo in questo anno.

Ciò si traduce in uno spettacolare aumento degli utili per le aziende export oriented mentre, data la deflazione salariale sottostante, le imprese del mercato interno soffrono molto.
E’ il modello tedesco che abbiamo adottato, in particolare con il governo Renzi, attraverso lo Jobs Act (e le precedenti “riforme del marcato del lavoro”).

domenica 15 settembre 2019

Orto biologico, al posto dei pesticidi usate le trappole.


 Anche nell’orto biologico ci si confronta con gli insetti nocivi.


Orto Da Coltivare Magazine dedicato alla coltivazione biologica

Ho già scritto di come la biodiversità sia utile a limitare i problemi, ma non basta in un ambiente plasmato in modo prepotente dall’uomo.
Un buon coltivatore si trova a dover intervenire per salvare dai parassiti i propri ortaggi. Ma come?

Orto biologico, al posto dei pesticidi usate le trappoleLa risposta dell’agricoltura convenzionale è semplice: sterminare gli insetti, usando trattamenti pesticidi. Si impiegano preparati chimici tossici, immettendo veleni inquinanti nell’ambiente. Raramente l’insetticida è selettivo: più spesso colpisce una varietà di insetti, tra cui api, coccinelle e altre presenze utili. In agricoltura biologica esistono insetticidi di origine naturale, come piretro e spinosad. Sono meno tossici di analoghi prodotti convenzionali, ma se usati senza criterio hanno comunque conseguenze nefaste a livello ecologico.

Motoraduno a Siena Royal Enfield - 14 e 15 Settembre 2019

Ambiente & ricchi. Quanto inquina la ricchezza?


Le super-ville, i super-yacht, le macchine di lusso e i jet privati dei ricchi inquinano più di intere nazioni. Una recente ricerca definisce le abitudini di consumo dei miliardari dei veri e propri «crimini verdi».



La Tesla fabbrica un prodotto alimentato a batterie chiamato Powerwall, che abbinato ai pannelli solari può soddisfare l’intero fabbisogno energetico di una casa. 
Questo oggetto must have per «una casa veramente green» viene venduto a più di cinquemila dollari. 
La maggior parte delle persone non possono permettersi di pagare una cifra del genere in un’unica rata, e così, anche se sul lungo periodo i pannelli solari ci fanno risparmiare soldi e salvare il pianeta, l’uso dei Powerwall è limitato alle persone che hanno soldi da buttare.
Se la nostra comprensione del consumo sostenibile fosse limitata a quest’unico esempio, dovremmo dedurne che i ricchi sono molto più ecologici dei poveri. 
Ma perderemmo di vista il quadro generale.
Se è vero che i ricchi hanno a disposizione un assortimento maggiore di beni e prodotti green, l’impatto di questi gadget è nullo comparato alla distruzione ecologica generale provocata dalle abitudini di consumo tipiche del lusso.

Petrolio & Guerriglia. Gli Houthi colpiscono duro gli impianti petroliferi sauditi.

I guerriglieri Houthi dello Yemen hanno inferto un nuovo durissimo colpo  all’Arabia Saudita che da anni conduce una guerra d’aggressione contro il vicino paese che ha provocato migliaia di morti.
 
 


Due grandi impianti petroliferi gestiti dalla società Aramco, la compagnia statale della petromonarchia saudita, sono stati pesantemente colpiti con dei droni che hanno provocato vasti incendi.. Gli incendi negli impianti di Abqaiq e Khurais sono ora sotto controllo, ha riferito l’agenzia saudita ma alte colonne di fumo sono ancora ben visibili nelle aree colpite dall’attacco.
I ribelli Houthi dello Yemen hanno rivendicato gli attacchi come i più devastanti in territorio saudita, ancora più di quelli realizzati a maggio e ad agosto.
L’arresto della produzione equivale a una perdita di circa cinque milioni dei 9,8 milioni di barili al giorno.

Sicurezza & Controllo & Intelligenza Artificiale. “Il pericolo più grande deve ancora venire”, parola di E. Snowden.

Edward Snowden, ex contractor della NSA e della CIA, che 6 anni fa ha denunciato la pratica illegale di spionaggio informatico di massa di queste agenzie statunitensi ai propri cittadini, ha avvertito in una nuova intervista con The Guardian che lo sviluppo dell’intelligenza artificiale (AI) e l’accumulo di dati personali sulla rete rappresenta una minaccia significativa nel prossimo futuro.
“Il pericolo più grande deve ancora venire, con il perfezionamento delle capacità di intelligenza artificiale (AI), come il riconoscimento facciale”, ha spiegato.
Inoltre, ha sottolineato che “una telecamera di sorveglianza dotata dell’AI non sarebbe un semplice dispositivo di registrazione, ma potrebbe diventare qualcosa di più vicino a un agente di polizia automatizzato”.

Ambiente & Clima. Il 27 settembre sarà uno sciopero “politico”, contro l’infarto ecologico del pianeta.

La notizia è confermata. L’Usb e adesso anche Cobas e Flc/Cgil, hanno deciso di convocare uno sciopero venerdi 27 settembre in occasione dello sciopero globale per il clima.
 


Appare evidente che ci troviamo di fronte di uno sciopero tutto politico, uno strumento al quale si ricorre o in caso di gravi minacce democratiche o di emergenze.
La valutazione dunque è stata quella per cui i cambiamenti climatici e l’infarto ecologico del pianeta sono diventate entrambe e richiedono segnali di iniziativa più forti di quelli tradizionali.

Qui di seguito il comunicato con cui l’Usb motiva la decisione di convocare lo sciopero del 27 settembre.

Populismo & Libertà di Stampa. Giornalista di Repubblica aggredito a Pontida da un militante leghista

Prima gli insulti, poi l’aggressione. “Vai via, adesso ci incazziamo. Sei un provocatore”, è il commento dei militanti leghisti alle prime domande di un giornalista di Repubblica, Angelo Nasso, sul prato di Pontida per l’annuale raduno del Carroccio. E poi un pugno sulla telecamera da parte di uno di loro al grido di: “Vai fuori dai coglioni”. 

huffingtonpost.it
Risultati immagini per pontida repubblicaTrattamento simile è stato riservato anche a Gad Lerner, all’arrivo sul pratone. “Massone, straccione, vai a casa, figlio di cento padri, spargi sempre merda su di noi, oggi sei tu che hai la merda, provocatore”, sono gli insulti rivolti a lui da decine di leghisti.



I contestatori lo hanno seguito minacciosamente sino all’area stampa, allestita a fianco del palco dove più tardi prenderà la parola il segretario federale Matteo Salvini.

sabato 14 settembre 2019

Ambiente. La bistecca inquina (molto) più della plastica. Ma non vogliamo sentircelo dire.

Il primo gesto utile per salvare il pianeta dovrebbe essere la riduzione del consumo di carne. Ogni volta che sostituiamo un chilo di carne con un chilo di verdura risparmiamo al pianeta circa 15 mila litri di acqua.

L'Espresso A. Gilioli

Sarà colpa di tanti vegani, che con il loro integralismo provocano stizza e quindi servono malissimo la loro stessa causa. Sarà colpa di una subcultura superficiale che considera l’abboffarsi di carne un gesto di ribellione contro il politicamente corretto. O forse è colpa di un increscioso equivoco machista, che scambia l’iperconsumo di bistecche con la virilità. Chissà.

La bistecca inquina (molto) più della plastica. Ma non vogliamo sentircelo dire Fatto sta che abbiamo tutti imparato a separare la plastica e a non buttare le cicche di sigaretta in mare, ma è pochissimo entrato nella coscienza comune un fatto banale: il primo gesto utile, se si vuol salvare il pianeta, è limitare drasticamente il proprio consumo di carne. 

Non è questione di animalismo, né tanto meno di “disneyzzazione” di vacche o maiali: è un dato di realtà, già emerso al primo Summit sulla Terra tenutosi a Rio de Janeiro nel 1992.

Come l’helicopter money potrebbe rilanciare l'economia italiana.

BlackRock e il Financial Times suggeriscono l'helicopter money: anche il ministro dell'economia Gualtieri dovrebbe “mettere soldi direttamente nelle tasche degli italiani”.






micromega Enrico Grazzini

La Banca Centrale Europea di Mario Draghi, dopo il parziale fallimento del primo Quantitative Easing, ritenta un secondo QE, seppure tra molti contrasti – Germania, Francia e Olanda non vorrebbero questo QE - e parecchie perplessità degli investitori sulla riuscita dell'operazione. Il problema è che con il QE la BCE ha stampato una montagna di moneta solo a favore delle banche (2,6 triliardi) e ha congelato il debito degli stati ma non è riuscito ad aumentare l'inflazione, e soprattutto non ha rilanciato l'economia reale. 
Le banche dell'eurozona scoppiano di liquidità ma non offrono abbastanza credito a una economia già troppo indebitata. Un mezzo fallimento. 
Draghi invoca allora un forte aumento degli investimenti pubblici per rilanciare l'eurozona sulla soglia della recessione.

Gli insegnanti, la rivoluzione digitale e un recente libro di Alessandro Baricco.

Poiché vita reale e comunicazione digitale sono oggi inscindibili e nel digitale vive una parte importante del nostro sistema simbolico, gli insegnanti dovrebbero superare tanto la visione “apocalittica” quanto quella “integrata” riguardo all’uso della tecnologia nella didattica. 
Tra i compiti della scuola, quindi, anche quello di una vera e propria alfabetizzazione digitale per decifrare il nuovo orizzonte d’esistenza.




micromega Carlo Scognamiglio

1. C’è una questione, nel dibattito culturale italiano, che necessita di ulteriori approfondimenti. Non certo orfana della giusta attenzione da parte degli studiosi, credo tuttavia che vada interrogata con un approccio meno tecnico. Mi riferisco al rapporto tra istruzione e tecnologie digitali. Non ho esordito evocando la necessità di un supplemento d’inchiesta in ambito esclusivamente pedagogico, perché mi vado sempre più persuadendo dell’impatto sociale della questione, che quindi pretende un più ampio ambiente di osservazione. Ci sono livelli di indagine stratificati, in questo caso. Ci sono le aspettative delle famiglie, delle aziende, degli studenti stessi. Ci sono poi le relazioni mediche e le programmazioni didattiche. Esiste il tema politico e la questione psicologica. Come dire? L’assoluta pervasività della tecnologia digitale nel nostro esistere è tale da aver terremotato l’intero impianto culturale degli stili di vita, e in generale della nostra civiltà.

Le università e i giovani nel tritacarne della crisi e dei diktat europei.

Una recensione del volume “Giovani a Sud della Crisi”, basata sulla relazione presentata durante il dibattito sul libro tenutosi a Firenze l’8 maggio 2019 nell’ambito del festival Unifight organizzato dal Collettivo Politico di Scienze Politiche.
 
 
contropiano.org  ricercatore di economia politica all’università di Firenze


Dopo l’approvazione della riforma Gelmini nel 2010, l’attenzione per le sorti del sistema universitario italiano è calata paurosamente. Il disinteresse sociale è andato di pari passo con il drastico ridimensionamento dell’istruzione universitaria.
Dopo gli anni della “bolla formativa” gonfiata dalla propaganda sugli “obiettivi di Lisbona”[1] e sull’ “economia della conoscenza”, crisi e austerità hanno tolto sostanza a molti appetiti baronali e padronali, ed è rimasta nuda e cruda sul terreno una realtà fatta di precarietà, sfruttamento e salari da fame.
Una realtà che, per chi l’ha voluta vedere, è sempre stata il pane quotidiano delle generazioni che hanno frequentato le aule universitarie negli ultimi decenni.
Il corpo docente ha continuato, tranne rare eccezioni, a tacere, mentre l’Università italiana si asserviva agli imperativi dell’accumulazione capitalistica su scala europea.
E senza dubbio è venuto calando, sotto i colpi della repressione, anche il livello di conflittualità studentesca[2].

Il motore grippato dell’Occidente capitalistico.

Il sistema si è inceppato. La crisi dell’Occidente capitalistico ha il suo fulcro negli Stati Uniti e il suo corollario principale in Germania. Entrambe hanno perseguito per decenni un modello di crescita basato sui rapporti di forza – economici e commerciali – e sul “minimo sforzo” per le imprese nazionali. 
 


Il modello statunitense ha visto lo Stato federale, il più potente del mondo e senza avversari dopo la caduta dell’Urss, mettersi al servizio degli interessi delle multinazionali con base negli States e della finanza speculativa, che aveva il suo baricentro in Wall Street.
L’effetto, stranoto, è stato duplice: le multinazionali hanno tutte delocalizzato al massimo la produzione materiale, mantenendo “in patria” soltanto i centri di ricerca (ma neanche quelli del tutto); 
mentre la finanza, dopo aver incassato da Bill Clinton l’abolizione del Glass-Steagall Act (che vietava dagli anni ‘30 la commistione tra banche commerciali e banche d’affari), ha dato vita a una spettacolare stagione di “euforia irrazionale” conclusasi con in grande botto del 2007-2008 e l’ufficializzazione della crisi globale (e della “globalizzazione”).

Agricoltura & Salute. Ceta, l’accordo di libero scambio con il Canada divide Pd e M5s. Fa crescere l’export del 13%, “ma riduce standard di sicurezza alimentare”

La ministra dem Bellanova punta alla ratifica, i pentastellati sono contrari da sempre. E i dati dicono che da gennaio a maggio 2019 le esportazioni del made in Italy sono fortemente aumentate. Tra i detrattori del trattato, già sottoscritto da 16 Pesi europei, anche Greenpeace e Coldiretti: "Il Canada ha un’economia agricola che dipende in modo più massiccio da additivi chimici e ogm. Così si danneggia anche la nostra filiera".




Risultati immagini per no cetaIl Ceta fa crescere l’export in Canada, ma i dati disponibili a quasi un anno dall’applicazione in forma provvisoria dell’accordo di libero scambio tra Ue e Canada, non accorciano le distanze tra le forze di maggioranza del Governo Conte-bis e non bastano a spazzare via i dubbi (di parte dell’esecutivo, ma anche di associazioni e organizzazioni internazionali), sugli effetti concreti della ratifica da parte del nostro Paese dell’accordo che prevede l’abolizione della quasi totalità dei dazi doganali. 
Conseguenze che riguardano sia la tutela del made in Italy sia la sicurezza alimentare dei prodotti che arrivano dal Paese americano. 
I dati sull’export italiano in Canada sono quelli elaborati dal Centro Studi di Sace (Gruppo Cdp) e dicono che da gennaio a maggio 2019 è cresciuto di quasi il 13% rispetto allo stesso periodo del 2018. 
Si tratta di oltre 4 miliardi di euro. Resta il fatto che, senza l’approvazione all’unanimità da parte di tutti i Parlamenti dell’Ue, il Ceta non potrà essere definitivamente operativo e la questione della ratifica, tornata in agenda politica, porta con sé vecchi nodi mai sciolti e una vera e propria diatriba tra i sostenitori e i detrattori del trattato.
LE RAGIONI DEL NO ALLA RATIFICA

Acqua. Vittoria per il Lago di Bracciano, la sentenza del Tribunale delle Acque: “Stop ai prelievi Acea”.

Il Tribunale Superiore delle Acque Pubbliche ha respinto il ricorso presentato da Acea Ato 2 per il blocco alle captazioni imposto dalla Regione Lazio: il Lago di Bracciano ha vinto, la multiservizi non potrà più prelevare acqua ma dovrà attingere altrove per alimentare il fabbisogno idrico di Roma.

roma.fanpage.it Alessia Rabbai
Risultati immagini per lago bracciano siccitòVittoria per il Lago di Bracciano: Acea non potrà più prelevare la sua preziosa acqua, almeno fino a quando il livello non supererà il valore vincolante del limite minimo di 161,90 metri sul livello del mare.
La sentenza del Tribunale Superiore delle Acque Pubbliche dello scorso 1 agosto ha respinto il ricorso presentato da Acea Ato2 contro il provvedimento di blocco delle captazioni emesso dal presidente della Regione Lazio Nicola Zingaretti, dichiarandolo "infondato".
Una risorsa idrica quella contenuta nel bacino sabatino alle porte di Roma, che mantiene in vita un meraviglioso ma al tempo stesso delicato equilibrio di un ecosistema, composto da tanti esseri viventi animali e vegetali in passato messo a rischio dal repentino e vertiginoso abbassamento del livello dell'acqua.
Fattore scatenante della crisi idrica, come emerso da un dossier Ispra, le captazioni della multiservizi, per alimentare il rifornimento idrico della Capitale.
Una battaglia iniziata nell'autunno del 2016 portata avanti dai Comuni del Lago che, riuniti in un unico fronte e sotto una sola bandiera, hanno combattuto per la tutela del territorio, senza arrendersi, fino ad ottenere il traguardo tanto sperato.

venerdì 13 settembre 2019

Ambiente & Ulivi. Xylella non è l’unica causa del disseccamento degli ulivi. Inutile abbattere alberi sani.

Due recentissime notizie (la sentenza della Corte di giustizia europea e l’ottimo articolo sull’edizione cartacea del Fatto Quotidiano del 6 settembre a firma di Laura Margottini e Maria Cristina Fraddosio) hanno riaperto il dibattito sul disseccamento degli ulivi in Puglia ed in particolare sul ruolo della Xylella nel diffondersi della malattia. 


Patrizia Gentilini Medico oncologo ed ematologo, membro di Isde

Xylella non è l’unica causa del disseccamento degli ulivi. Inutile abbattere alberi sani
Vicenda che continua a presentare sviluppi sempre più inquietanti, a conferma di tutte le perplessità e dubbi già in precedenza espressi.

Morti su lavoro, in Italia aumentano: sono 3 al giorno. Strage negli ultimi 7 mesi: 599 vittime. “Le leggi ci sono. Ma mancano i controlli”.

L’ultimo rapporto Inail dice che tra gennaio e luglio del 2019 le vittime sono state 12 in più rispetto allo stesso periodo del 2018, con un aumento del 2 percento. I sindacati: "Numeri al ribasso. in questo conteggio non rientrano i milioni di lavoratori di categorie non coperte da assicurazione Inail". L'operaio rappresentante dei lavoratori della sicurezza: "Basta chiamarle morti bianche. Così sembra che non ci siano responsabili, quando invece sono perfettamente riconoscibili".



Precipitati dai tetti di un capannone, incastrati tra i rulli di un macchinario, folgorati da scariche elettriche.
Oppure, come nell’ultimo caso dell’azienda agricola di Arena Po, in provincia di Pavia, annegati dopo essere caduti in una vasca agricola.

Sono tantissime le dinamiche di quella che i sindacati hanno iniziato a chiamare la “strage inaccettabile”. 

Ed è difficile dar loro torto sull’utilizzo del termine, guardando ai numeri: da gennaio a luglio del 2019, in Italia, 599 persone sono morte mentre si trovavano sul posto di lavoro. “Non è uno scherzo, sono tre vittime al giorno, senza considerare gli incidenti gravi”, commenta Rossana Dettori, responsabile nazionale della sicurezza sul lavoro per la Cgil.
“La situazione è drammatica, ci vuole subito un piano nazionale per la prevenzione. Formare il lavoratore e i piccoli imprenditori è importante tanto quanto mettere in sicurezza le strutture”.

Classe dirigente. Nove misure cautelari per report "ammorbiditi" sulle condizioni del Ponte Morandi.

L’inchiesta bis era partita dopo il crollo del viadotto del 14 agosto 2018. Sul registro degli indagati ci sono 15 persone tra dirigenti e tecnici di Aspi e Spea. E Atlantia crolla a picco in borsa.

L’inchiesta bis sulla tragedia del Ponte Morandi mette luce su nuovi dettagli che hanno portato a nove misure cautelari. L’indagine riguarda in particolare i report “ammorbiditi” sulle condizioni dei viadotti gestiti da Autostrade.
Nove misure cautelari per report La Guardia di Finanza di Genova sta eseguendo le misure firmate dal Gip Angela Nutini, chieste dal pubblico ministero Walter Cotugno. Sono state eseguite anche misure interdittive.
L’inchiesta bis era partita dopo il crollo del ponte Morandi, avvenuto il 14 agosto 2018, e aveva portato all’iscrizione nel registro degli indagati di 15 persone tra dirigenti e tecnici di Aspi e Spea.

Intanto Atlantia crolla a picco a Piazza Affari dopo la diffusione della notizia sulle nove misure cautelari. Il titolo, che è anche stato brevemente sospeso dalle contrattazioni, perde il 5,68% a 22,77 euro.

Ambiente & Leggi. L’urgenza delle crisi aziendali nel riciclo dei rifiuti

La Ditta Negretti Giuseppe, una falegnameria storica di Capriano del Colle in provincia di Brescia, ritira rifiuti non pericolosi in legno - bancali usati e cassette – li ricicla, con un trattamento termico di igienizzazione e con le riparazioni necessarie, e poi li rivende come prodotti.

 
Edo Ronchi Presidente della Fondazione per lo Sviluppo Sostenibile

Una cosa ottima, direte: consente di risparmiare legno vergine - meno alberi tagliati - contribuisce a ridurre i rifiuti da smaltire in discarica o negli inceneritori, generando vantaggi ambientali, valore economico e posti di lavoro.
L’urgenza delle crisi aziendali nel riciclo deiNei giorni scorsi, invece, la Ditta Negretti Giuseppe ha ricevuto dall’Ufficio rifiuti della Provincia, a firma del suo direttore, una comunicazione che la informa che l’autorizzazione che le consente questa attività non è più valida ed è oggetto dell’avvio di un procedimento di revoca.



Come mai è potuta accadere una cosa del genere? Perché, scrive il citato direttore, “l’autorizzazione in oggetto non è più conforme in punto al dettato normativo”, avendo la legge n. 55 del giugno 2019  stabilito che il riciclo, che cessa la qualifica di rifiuto (End of Waste), non può più essere autorizzato “caso per caso”, ma solo se conforme a criteri nazionali precisamente stabiliti in un decreto del 1998 che, per il riciclo in questione, in quel decreto non ci sono.

Franco Battiato - Era de maggio