giovedì 26 aprile 2018

Grimaldello Macron per dividere l'Europa sull'Iran.

Il patto franco-americano siglato alla Casa Bianca serve a Trump per tenere alta la minaccia di disdettare l'accordo sul nucleare.


Modificare fino a stravolgere l'attuale accordo sul nucleare. E, nel farlo, dividere l'Europa usando il "grimaldello" Macron. E' il doppio obiettivo di Donald Trump. Alla Casa Bianca è andato in porto il patto "franco-americano" tra il tycoon americano e l'ambizioso inquilino dell'Eliseo. Il presidente Usa ha utilizzato la minaccia di disdettare unilateralmente l'accordo sul nucleare iraniano sottoscritto dal Gruppo 5+1 (Usa, Russia, Gran Bretagna, Francia e Germania) con Teheran, per ottenere ciò che voleva: dividere il fronte europeo riscrivendo un nuovo accordo col sostegno francese. Un accordo molto duro verso l'Iran, al punto di essere considerato irricevibile anche dal "moderato" presidente Hassan Rohani, e dal suo alleato russo, Vladimir Putin.

Leader di Usa e Francia "dicono di voler decidere su un accordo raggiunto da sette parti. Per cosa? Con quale diritto?". Ad affermarlo è lo stesso Rohani che ha messo in dubbio la legittimità della proposta di un nuovo accordo nucleare con Teheran, suggerita martedì dal presidente gli Stati Uniti e da quello francese. Ma questa reazione di rigetto, l'amministrazione Trump, in particolare i due super falchi, il consigliere alla sicurezza nazionale, John Bolton, e il segretario di Stato, Mike Pompeo, l'avevano messa in conto. La novità vera, e sostanziale, è l'avvicinamento di Parigi. I più stretti collaboratori di Macron affidano alla stampa francese la loro versione: la risolutezza del Presidente ha ammorbidito la posizione iniziale americana. Resta il fatto che il protagonismo francese non è piaciuto alle altre cancellerie europee coinvolte in quell'accordo, Gran Bretagna e Germania, e lo stesso dicasi per Paesi come l'Italia che hanno un sostanzioso giro di affari con Teheran.
Per non parlare dell'Alto rappresentante per la politica estera della Ue, Federica Mogherini, da annoverare tra li più strenui e convinti sostenitori dell'intesa sul nucleare: quello attualmente in vigore è "l'unico accordo che c'è, sta funzionando, sta impedendo all'Iran di sviluppare armi nucleari e impegna l'Iran a non acquisire armi nucleari senza limiti temporali", ha ribadito a più riprese "Lady Pesc", ricordando che la "piena attuazione" dell'accordo del 2015 "è essenziale per la sicurezza europea". Nella conferenza stampa congiunta, seguita all'incontro alla Casa Bianca, Trump si è spinto anche oltre l'orizzonte del nucleare, legandolo allo scenario siriano. "Ce ne andremo dopo un nuovo accordo sul nucleare con l'Iran", ha annunciato il presidente Usa.
Il che significa una cosa sola: quella revisione deve contenere clausole talmente penalizzanti per Teheran da impedire il rafforzamento della mezzaluna sciita sulla direttrice Baghdad-Damasco-Beirut. Così facendo, Trump andrebbe incontro anche alle sollecitazioni che provengono dai due più fedeli alleati di Washington in Medio Oriente: Israele e Arabia saudita. Tirando dalla sua parte la Francia, l'inquilino della Casa Bianca riconosce al giovane omologo francese un ruolo-guida dell'Occidente non solo sul quadrante siriano ma nell'intero scacchiere mediorientale. Una investitura sul campo, che passa, però, per una adesione francese ad una linea sanzionatoria più dura nei riguardi dell'Iran. l programma nucleare dell'Iran è regolamentato dal Joint Comprehensive Plan of Action, firmato a Ginevra nel 2015 dall'Iran, dai cinque membri permanenti del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite - Cina, Francia, Russia, Regno Unito, Stati Uniti - più la Germania e l'Unione Europea.
L'intesa prevede l'eliminazione delle riserve di uranio e dei reattori della Repubblica islamica, con il controllo dell'Agenzia internazionale per l'energia atomica (Aiea) che ha accesso agli impianti. In cambio, l'Iran ha ottenuto la cessazione delle sanzioni economiche imposte dalla comunità internazionale per il suo programma di espansione nucleare. Per Macron l'accordo rivisitato dovrebbe avere come finalità: coprire l'intera attività nucleare dell'Iran, impedire che questa possa avvenire a lungo termine, mettere fine alle attività dei missili balistici e creare condizioni di stabilità nella regione con un contenimento dell'influenza iraniana. Obiettivi che, così enunciati, non sarebbero fonte di divisione in Europa, se non fosse che per ottenerli, Parigi mette in conto un inasprimento delle relazioni con l'Iran che finirebbero per rafforzare l'ala più dura ed espansionista del regime, quella che ha nella Guida suprema, l'ayatollah Ali Khamenei, la mente, e nei Guardiani della Rivoluzione il potente braccio esecutivo. Di certo, la prima vittima dell'accordo riformula dal duo Trump&Macron sarebbe il riformatore Rohani, quello su cui Obama e l'Europa avevano puntato.

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