mercoledì 11 luglio 2018

'Invece di difendere gli ebrei caro pietista coi soldi, perché non pensi ai poveri italiani?'


 L'iniziativa delle magliette rosse di qualche giorno fa ha portato diversi politici di destra e 5 Stelle a una replica a cui ormai siamo abituati. Qualcosa che possiamo riassumere più o meno così: "Voi buonisti o radical chic coi soldi siete sempre in prima fila per difendere gli immigrati e non vi interessate mai degli italiani".

L'Espresso Mauro Munafò


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Mmmm ma dove è che avevo già letto questo esatto tipo di replica, solo con qualche parolina diversa? Ah ecco, nei giornali del 1938, quando l'Italia fascista introduceva le leggi razziali contro gli ebrei.
Vi riporto, testualmente, un articolo de La Stampa del 1938, rintracciato grazie all'ottimo archivio digitale del quotidiano torinese. La storia è questa: un magistrato svizzero scrive a un giornale locale una lettera in cui chiede di usare un linguaggio più gentile nei confronti dei cittadini ebrei esiliati e perseguitati. La lettera del magistrato fornisce al giornale l'assist perfetto per dimostrare quanto esso sia vicino al popolo (e al potente di turno) e lontano da questi buonisti e radical chic coi soldi. Solo che, al tempo, i buonisti li chiamavano "pietisti". Per il resto cambia poco. Leggete pure qui:


Un magistrato ticinese ha inviato una lettera a « L'Idea Nazionale» di Lugano, pregando di non essere ingenerosi, di non esagerare nel linguaggio, di avere, insomma, pietà del poveri ebrei perseguitati ed esiliati. Il giornale, riferisce l'«Italpress », risponde cosi: « Apprezziamo il buon cuore, il senso umanitario e la generosità che ha mosso indubbiamente il nostro magistrato: pietà per gli ebrei sta bene, ma chi ha pietà per le vittime degli ebrei? Chi ha pietà per le nostre povere operaie, alle quali ditte ebraiche pagano 55 centesimi per una camicia da uomo, 15 centesimi per un grembiule, 1.20 franchi per un paio di pantaloni da uomo, 6 franchi per un vestito completo di imballaggio, porto di ritorno a carico dell'operaia a domicilio? Chi ha pietà per i nostri commercianti rovinati dai magazzini giudaici con una concorrenza accanita e sleale? Non facciamo del razzismo. La politica razzista, l'orgoglio di razza, l'esclusivismo protezionista ad oltranza, sono proprio caratteristiche degli ebrei, anche se per fare un affare diventano piccini, striscianti e complimentosi. La questione ebraica esiste. Oggi non si può ignorarla. Per il bene stesso degli ebrei, non si può tollerare una Invadenza ulteriore nel Ticino, Spiritualmente siamo troppo lontani dalla mentalità, dal costumi e dalle idee semitiche, e commercialmente non siamo disposti a fare da schiavi e da battistrada al capitalismo, all'egoismo e allo strozzinaggio tradizionale del trafficanti giudaici».
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Come vedete, ci sono tutti gli elementi delle becere risposte che oggi vengono avanzate a chiunque critichi la politica in tema di immigrazione dell'attuale esecutivo:
1) Chi solleva una critica viene subito messo alla berlina per il suo status economico (Nel 1938: è un magistrato, quindi è ricco. Oggi: "È un comunista col Rolex");
2) Anche quando la richiesta è puramente simbolica la replica è feroce (1938: "Usare un linguaggio non esagerato", Oggi: indossare una maglietta colorata);
3) Mettere in contrapposizione cose che non c'entrano nulla per alimentare l'odio di classe: (1938: la persecuzione degli ebrei vs lo sfruttamento delle operaie italiane. Oggi: giovani italiani che emigrano vs immigrati che ci rubano il lavoro);
4) La replica : "Non è razzismo, ma esiste un vero problema" (1938 uguale a oggi);
5) Ci stanno invadendo (1938 :"invadenza ulteriore nel Ticino". Oggi si parla di invasione dall'Africa);
6) Riferimenti generici al cattivo capitalismo. Di cui poi, la storia insegna, il fascismo si rivelò il miglior cane da guardia.
Meno di un anno dopo la pubblicazione di questo articolo, iniziò la Seconda Guerra Mondiale. Ora, riterrei un po' patetico dire che ci troviamo di fronte a uno scenario simile o suggerire che stiamo per scendere in guerra.
Ma la sempre maggiore aggressività del linguaggio nei confronti delle voci critiche rispetto agli attuali governanti non promette mai niente di buono, questo è sicuro.