venerdì 13 luglio 2018

Classe dirigente. Coldiretti in pressing per avere i voucher: "Servono per la vendemmia, fare presto"

Di Maio conferma: "Va bene, purché non ci sia sfruttamento". L'assemblea dell'associazione: con Brexit a rischio i fondi per 800mila aziende.

repubblica.it

Coldiretti in pressing per avere i voucher: Servono per la vendemmia, fare prestoMILANO - La Coldiretti aumenta il pressing sul governo per spuntare il ritorno dei voucher nell'ambito delle prevedibili modifiche al decreto Dignità, come da impegno della Lega e apertura del M5s. Durante l'assemblea annuale dell'associazione, il presidente Roberto Moncalvo ha sottolineato che "occorre fare presto perché circa lametà dei voucher in agricoltura viene impiegata per la vendemmia che quest'anno parte con gli inizi di agosto, mentre sono già in piena attività le raccolte di ortaggi e frutta".


 


VOUCHER
"Con il loro ritorno nei campi - sottolinea Moncalvo - si riaffermano i principi originari senza gli abusi che si sono verificati in altri settori, anche perché nelle campagne i beneficiari possono essere soltanto 

  • disoccupati, 
  • cassintegrati, 
  • pensionati,
  • giovani studenti, 
tra l'altro impiegati esclusivamente in attività stagionali.  
Meno del 2% del totale dei voucher - afferma Moncalvo - è stato impiegato in agricoltura dove sono nati e rappresentano un valido contributo all'emersione del lavoro sommerso".

Dei buoni aveva parlato il titolare di Lavoro e Sviluppo economico, Luigi Di Maio, su Rai 3 in mattinata, confermando l'apertura: "Se si vogliono reintrodurre i voucher per pagare giovani e meno giovani a me non va bene: se invece si vogliono reintrodurre in specifici settori come l'agricoltura e in specifiche mansioni che non prevedono lo sfruttamento di chi vuole lavorare nel settore, allora vanno bene", ha detto il vicepremier secondo cui si deve "capire bene come viene scritta la norma sui voucher": "Non vorrei - ha detto ad Agorà - che la reintroduzione fosse un modo per reintrodurre lo sfruttamento che c'era prima con l'abuso di questi strumenti". "Ho parlato con il ministro Centinaio, abbiamo detto reintroduciamoli in agricoltura, facciamo una riflessione sul turismo, ma se si prova a sfruttare i nostri giovani non va bene".

Anche le Acli hanno detto la loro sui buoni lavoro, giudicandoli"come una delle soluzioni idonee a prosciugare il mare" del lavoro nero, "senza enfasi ma anche senza pregiudizi, purché sia orientato a coprire, con un rapporto "in chiaro" e con garanzie legali, la quota di lavoratori che rispondono effettivamente ad esigenze di lavoro occasionale e transitorio".

L'ASSEMBLEA COLDIRETTI
Di nuovo dall'assemblea Coldiretti, Moncalvo ha toccato i punti caldi di questa fase geopolitica ed economica. In cui i rapporti commerciali sono tesi. Parlando dei dazi di Trump, Moncalvo ha riconosciuto la "consueta scompostezza e rumorosità" del presidente Usa ma altresì ha ammesso che "le scelte del leader statunitense hanno almeno il merito di accendere un faro sulla natura, le conseguenze e le responsabilità di chi ha guidato finora il processo di globalizzazione sul nostro pianeta, del ruolo dei grandi conglomerati economici sovranazionali, degli Stati e dell'Unione Europea". L'accusa è che il "libero commercio" per come si è sviluppato "si sia sempre più dissociato dall'idea di un commercio 'equo', che tenesse conto del rispetto di regole condivise sul piano ambientale, della tutela sociale dei lavoratori e della sicurezza dei cittadini". A conti fatti, "quasi un prodotto agroalimentare su cinque che arriva in Italia dall'estero - denuncia Moncalvo - non rispetta le normative in materia di tutela della salute e dell'ambiente o i diritti dei lavoratori".

Quanto a Brexit, il timore è che a pagare il conto sia l'agricoltura italiana "dove i tagli per 2,7 miliardi di euro al budget della Politica Agricola Comune (Pac) colpiscono 800mila aziende agricole mettendo a rischio la loro capacità di affrontare sfide chiave per il Paese e per la Ue stessa". Critiche anche sull'accordo Ceta con il Canada: in netta controtendenza all'aumento fatto registrare sui mercati mondiali, denunciano gli agricoltori, le esportazioni di Parmigiano Reggiano e di Grana Padano in Canada sono diminuite in valore dell'10% nel primo trimestre del 2018, quello successivo all'entrata in vigore in forma provvisoria il 21 settembre 2017 dell'accordo di libero scambio con l'Unione Europea che avrebbe dovuto frenare le imitazioni e migliorare l'accesso al mercato. "Ad aumentare è stata solo la falsificazione dei formaggi italiani presenti su quel mercato", ha denunciato Moncalvo nel sottolineare che nei primi tre mesi del 2018 sono stati prodotti in Canada ben 3 milioni di chili di falso Parmigiano Reggiano (Parmesan), 2,3 milioni di ricotta locale, 970mila chili di Provolone taroccato senza dimenticare che ci sono addirittura 36,1 milioni di chili di mozzarella e ben 68mila chili di un non ben identificato formaggio Friulano, che certamente non ha nulla a che vedere con la Regione più a Nord est d'Italia.