giovedì 27 settembre 2018

Stop alle Olimpiadi della devastazione e del business

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La settimana scorsa il Coni ha presentato al Comitato Olimpico Internazionale la candidatura Lombardo-Veneta (Milano e Cortina) per le Olimpiadi Invernali 2026.
Dopo mesi di liti e veti incrociati tra le varie anime delPartito Unico Olimpico (più per guadagnarsi leadership, governance e la fetta più grande del business, che per dissidi nel merito) è saltata la candidatura trina Milano-Torino-Cortina e il governo si è fatto da parte.
Anche se la partita non sembra ancora chiusa perché il M5S sta di nuovo cercando di tirare in ballo Torino prima che il C.I.O. si riunisca il 10 ottobre a Buenos Aires per vagliare le candidature ricevute.

Poteva prevalere il buon senso, ma appetiti e protagonismo di Sala, Fontana e Zaia (inedito feeling Pd-Lega) hanno avuto la meglio.
Si passa così dalla padella alla brace, a meno che il C.I.O. non decida di respingere la candidatura, perché restano intatti i motivi per dire no:
1. Zaia e Fontana hanno già detto che senza i soldi del Governo andranno avanti comunque perché “le nostre sono Regioni ricche”; peccato non dicano dove prenderanno i soldi e quanti ne servirebbero;
2. facile immaginare che, viste le difficoltà in cui si trovano tutti i bilanci degli Enti Locali, a pagare saranno come sempre le persone e le fasce più deboli della popolazione tra tagli a servizi, aumenti dei ticket, rincari di tariffe, aumento addizionali IRPEF regionali; stiamo ipotizzando, nessuno lo metterà mai per iscritto, ma siamo sicuri di non andare troppo lontano dalla realtà
3. debito pubblico quindi, pagato da noi tutti a vantaggio dei pochi, come sempre in questo casi, che già stanno facendo i conti di quanto possono guadagnare tra impianti, opere connesse, infrastrutture e altre amene nocività
4. ha vinto il modello Sala, ossia vendere la città come brand, dimenticando che le città sono in primis luoghi pubblici, relazioni, persone, bisogni quotidiani e non la vetrina esclusiva ed escludente che ha in mente il già Mr. Expo, ora pronto per una nuova governance commissariale; le città non possono vivere delle attese e delle promesse poi smentite dai fatti (vedi Expo) del grande evento o della grande opera di turno
5. delle 10 città che si erano candidate 6 si sono già defilate, spesso sotto la spinta delle critiche dei propri abitanti, che quando hanno potuto pronunciarsi hanno sonoramente bocciato l’ipotesi olimpica; una settima, Calgary, sarà probabilmente la prossima rinunciataria visto che a breve sottoporrà la candidatura al giudizio della cittadinanza
6. queste rinunce partono da un dato di fatto ossia che tutti i giochi olimpici degli ultimi decenni hanno visto costi ben superiori a quelli preventivati, che poi pesano come un macigno sui bilanci di città e paesi che le hanno ospitati (caso scuola l’indebitamento del Comune di Torino post 2006, il più alto tra quello delle città italiane, o dello stato greco dopo Atene 2004) ipotecando scelte future, cui si aggiungono le trasformazioni irreversibili, spesso inutili, le macerie e il consumo di suolo che inevitabilmente si genera
7. ovviamente non ci sono bilanci preventivi, Piano dei costi e degli investimenti, a maggior ragione dopo il cambio di rotta di Torino e del M5S rispetto a candidatura Italiana e dietro front governativo, ma sicuramente le cifre girate in questi giorni sui media sono ben lontane dalla realtà e per difetto, se paragonate ai costi delle edizioni olimpiche dell’ultimo ventennio;
8. anche senza la terza gamba piemontese, l’ipotesi di candidatura presentata spazia su una vasta area che coinvolge, oltre a Milano e Cortina, la Valtellina e alcune località del Trentino Alto Adige, con tutte le conseguenze che questo può comportare per garantire spostamenti rapidi ad atleti, tecnici, giornalisti o semplici spettatori, in termini di nuove infrastrutture, che andrebbero a gravare su territori già stressati da consumo di suolo, dissesto idrogeologico e, soprattutto, in ambienti fragili e particolari quali sono le valli alpine
9. per quanto siano solo ipotesi, quello che filtra rispetto a siti e impianti su Milano, si parla di Scali per il Villaggio Olimpico, di Palasharp per il media center (ma c’era anche l’ipotesi Piazza d’Armi), più altri
luoghi della città dove dovranno essere edificati gli impianti necessari alle varie discipline (dal pattinaggio, al curling, all’hockey); insomma come già visto per Expo aumenterebbe inevitabilmente la spinta speculativa sulla città a scapito della città pubblica e del diritto alla città
10. in tutto questo lo Sport, i principi originari cari a De Coubertin, sono in secondo o in terzo piano, surclassati, come più volte Sala stesso ha ripetuto, dalla necessità di vendere il brand Milano (o Cortina), come fosse Coca Cola o Apple o Nike e dove il fine non è migliorare la qualità, la salubrità del vivere urbano, superando anche evidenti disparità “di classe” o il contesto centro-periferia, ma ribadirne la funzione di vetrina per attirare il ricco turismo globale; un meccanismo già in atto da anni e che sta trasformando Milano in città sempre più esclusiva ed escludente (7^ città più cara al mondo, qualche decina di posizioni più giù nella classifica del potere d’acquisto dei sui abitanti e solo 147^ per qualità della vita).
Abbiamo un anno di tempo, fino al settembre 2019, quando il C.I.O. si riunirà in seduta plenaria a Milano (…un piccolo conflitto d’interesse ma a Malagò, Sala e Fontana sembra non importare) per assegnare i giochi. Un lungo anno in cui servirà innanzi tutto informare le persone, rompendo la cappa mediatica di unanimismo e servilismo pro Olimpiadi che abbiamo già visto in funzione per Expo2015, con l’obiettivo di dimostrare al CIO e convincerlo che proprio non è il caso di assegnare i giochi olimpici a Milano.
Iniziamo a scoperchiare la pentola il 4 ottobre a Piano Terra, Via Confalonieri 3 (M5 Isola o M2 Garibaldi), per capire e approfondire il ragionamento e raccogliere disponibilità a costruire un fronte contrario alla candidatura (come già Torino aveva fatto).

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