martedì 20 marzo 2018

Caso Regeni, Enrico Zucca: "Nostri torturatori ai vertici della polizia".

Il sostituto procuratore della Corte di Appello di Genova: "Come possiamo chiedere all'Egitto di consegnarci i loro torturatori?".

 

"Siamo decisi ad andare avanti anche a piccoli passi", ha aggiunto il padre Claudio nell'incontro 'La tutela degli italiani all'estero. Una storia tragicamente emblematica: Giulio Regenì. "Combattiamo per Giulio ma anche per tutti quelli che possono trovarsi in situazioni simili a quelle che lui ha vissuto", ha sottolineato.
L'avvocato difensore della famiglia Alessandra Ballerini ha ricostruito i depistaggi e la vicenda: "Il corpo di Giulio parla da solo e si difende da solo. Siamo arrivati a nove nomi delle forze di polizia implicati".
Il sostituto procuratore della Corte di Appello, Enrico Zucca, tra i giudici del processo Diaz, ha detto che "l'11 settembre 2001 e il G8 hanno segnato una rottura nella tutela dei diritti internazionali. Lo sforzo che chiediamo a un paese dittatoriale è uno sforzo che abbiamo dimostrato di non saper far per vicende meno drammatiche. I nostri torturatori sono ai vertici della polizia, come possiamo chiedere all'Egitto di consegnarci i loro torturatori?".
Già in passato, e più volte, il pm Zucca aveva duramente criticato l'operato della polizia con riferimento ai fatti di Genova: in particolare, in un dibattito pubblico aveva parlato di una "totale rimozione" delle vicende del G8 e del rifiuto per anni da parte della polizia italiana, diversamente da quella straniere, di "leggere se stessa" per "evitare il ripetersi" di errori.

Immediata era stata la reazione dell'allora capo della polizia Alessandro Pansa che, d'intesa col ministro dell'Interno dell'epoca Angelino Alfano, aveva lamentato la lesione dell'onorabilità della polizia, chiedendo al Guardasigilli Andrea Orlando l'avvio di un'azione disciplinare nei confronti di Zucca. Magistratura Democratica e la giunta dell'Anm si erano schierate in difesa del pm ( a tutela del quale era stata anche chiesta l'apertura di una pratica al Csm), sottolineando come il suo ragionamento non aveva inteso mettere in discussione l'onorabilità della polizia.

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