sabato 23 marzo 2013

"Troppa pressione sul pubblico impiego. Prima o poi esploderà". Intervista a Federico Giusti, dei Cobas


Nell'ultimo Consiglio dei ministri il blocco dei contratti non è stato affrontato. Rimane però il punto, ovvero i tagli al bilancio dello Stato puntano sempre più prepotentemente nella direzione del pubblico impiego.
Della bozza che circolava da giorni e della quale si era parlato sulle pagine dei quotidiani, sembra si sia persa traccia. E' probabile che nell'attuale situazione di incertezza (governativa) il numero non indifferente – circa 3 milioni - dei lavoratori interessati rappresenti agli occhi dei “famelici” attuali/futuri governanti un bacino consistente di consensi. E’ probabile che una decisione come il blocco dei salari la vogliono prendere con il consenso di quale sindacato, del resto cosa possiamo attenderci da chi ha sottoscritto la Riforma Brunetta? Resta il fatto che la bozza è nelle mani dei tecnici del ministero dell'Economia e della Pubblica Amministrazione e, sempre secondo dichiarazioni rilasciate questa volta dal ministro Patroni Griffi, la stessa è sottoposta ad un'analisi approfondita presentando alcune e non meglio definite problematiche tecniche. La mossa del governo uscente sembra quella di passare la palla alla prossima Maggioranza.

Quanto e come incide sulla condizione del singolo lavoratore il blocco dei contratti?
Per lavoratori con stipendio medio di circa 1.400 euro mensili, un blocco del rinnovo contrattuale potrebbe voler dire innescare una miccia di disagio sociale, rabbia e fermento difficili da incanalare o calmierare. Tuttavia, non ci sono motivi per abbassare la guardia, né coltivare facili illusioni. Ricordiamoci, invece, quanto sta accadendo in Grecia, Spagna, Portogallo (anche se i media fanno di tutto per nascondercelo o mistificarlo) dove i licenziamenti nei settori pubblici sono ormai migliaia. Noi lavoratori e lavoratrici del Pubblico Impiego da tempo non abbiamo più la certezza del posto fisso, i nostri salari sono bloccati da 5 anni, i pochi incrementi nei contratti decentrati passati a raggi x dalla Corte dei Conti sempre pronta a chiederne la restituzione mettendo sotto accusa i delegati Rsu.
Sotto accusa i delegati Rsu, che vuol dire?
Vuol dire che la Corte dei Conti può impugnare, e l’ha fatto al Comune di Firenze, i contratti firmati da rappresentanti sindacali e citarli per “danni erariali”. Una evidente invasione di campo del tutto simile al Fiscal compact, anzi una diretta conseguenza. Senza contare che nel gestire le migliaia di mobilità previste colpiranno le pubbliche amministrazioni in dissesto. Quindi, i lavoratori pur di non andare in mobilità si accontenteranno delle briciole o, nel peggiore dei casi, non oseranno chiedere niente.
Insomma, fine dei giochi…
La contrattazione di fatto è sequestrata, e non solo dalla Corte dei Conti. Non prendiamoci in giro, la contrattazione pura non esiste più. Quando la Cgil parla di centralità del contratto nazionale parla di qualcosa che non esiste più. I numerosi decreti legislativi, soprattutto con Berlusconi, hanno di fatto governato il settore introducendo la cosiddetta performance contro la distribuzione della produttività. Questa storia della performance ha ottenuto anche l’effetto di dividere i lavoratori. Da questo punto di vista con la vicenda Fiat non c’è poi così tanta differenza.
E la spending review?
Con quel provvedimento hanno immediatamente colpito tutto il sistema degli appalti, mascherando i licenziamenti con la parola efficienza. Sono decine di migliaia di lavoratori delle imprese del sistema degli appalti pubblici che vengono messi in mobilità e che non compaiono come esuberi della pubblica amministrazione.
Le varie riforme hanno attribuito un potere enorme ai dirigenti.
I dirigenti sulla performance fanno il bello e cattivo tempo. Senza contare che la loro struttura salariale non subisce quasi alcun contraccolpo. E così da una parte ci sono lavoratori a cui viene anche impedita ogni progressione orizzontale e verticale e, dall’altra, una casta di eletti con il potere assoluto e la totale copertura dal punto di vista salariale e normativo a cui viene affidata la gestione e l’esecuzione delle direttive contenute nei decreti. Mi chiedo quanto potrà durare una situazione del genere.

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