mercoledì 14 marzo 2018

Jean-Luc Mélenchon: “Le privatizzazioni sono un vero e proprio saccheggio”.

Il Presidente francese Macron è pronto ad accelerare il piano di privatizzazioni di una larga parte delle società pubbliche o a partecipazione pubblica.
Si tratta di un patrimonio ricco e variegato; infatti, si contano 81 posizioni dello Stato in società che spaziano dalla difesa (Safran) all’automobile (Renault) passando per il nucleare (EDF), per un valore complessivo di circa 100 miliardi di euro.
Già da ministro dell’Economia, Emmanuel Macron aveva varato alcune privatizzazioni, come quella dell’aeroporto di Tolosa nel 2014 e quelli di Nizza e Lione nel 2016. Da candidato alle presidenziali, pur considerando necessario «uno Stato azionista forte nelle imprese strategiche», aveva manifestato la volontà a cedere il «vendibile», pur di fare cassa. Ora che è Presidente, tutti si aspettano le privatizzazioni, la cui ondata potrebbe cominciare a partire da questa primavera. Il nome che gira con più insistenza è quello di Aéroports de Paris (50,6% nelle mani dello Stato), ma potrebbero essere collocate pure quote del gruppo energetico Engie (28,65%, dopo che all’inizio del 2017 aveva già ceduto il 4,1%) e di Orange (primo operatore nel settore delle telecomunicazioni in Francia e di cui lo Stato controlla il 23%).
Domenica 11 marzo 2018, Jean-Luc Mélenchon è stato ospite di Francis Letellier alla trasmissione televisiva “Dimanche en politique”. Il presidente del partito France Insoumise ha discusso a lungo della faccenda della SNCF, denunciando la richiesta della Commissione Europea di aprire le ferrovie alla concorrenza e affermando la necessità di fare un “bilancio delle privatizzazioni”. Ha fatto un appello per le mobilitazioni del 22 marzo per i dipendenti della funzione pubblica e ha ricordato la sua proposta per una manifestazione popolare in un giorno del fine settimana, sabato o domenica.
  • Traduzione a cura di Andrea Mencarelli dell’intervento (parziale) di Jean-Luc Mélenchon a “Dimanche en politique”. Qui l’intera intervista:
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Questa settimana è stata caratterizzata dalla discussione relativa al futuro della società delle ferrovie SNCF [1], durante la quale il presidente Guillaume Pepy è stato il primo a denunciare la “bastonata per i ferrovieri”. Si tratta di un sostegno che viene accolto bene da parte dei ferrovieri?
Forse, ma diciamo pure che a loro non importa molto perché è stato proprio lui a scatenare questa questione con il governo. Cominciamo intanto con il dire che ora i francesi non hanno un parte capito la portata del problema, perché tutti i media durante queste settimane hanno portato avanti questo “bastonamento”, cioè hanno gettato fango sui ferrovieri per maltrattarli, per farli passare per privilegiati, per sfaticati. Tutto questo è stato veramente odioso e io personalmente vi domando di tener conto di questo fatto, mettetevi nei panni di migliaia di persone che di giorno in giorno si sono sentiti trattare in questa maniera, è una violenza incredibile. Quello che vorrei dire in particolare a quelli che ci ascoltano è che non c’è alcuna ragione o motivazione di fare tutto ciò, se non che la Commissione Europea ha deciso di aprire alla concorrenza il sistema ferroviario, e questo vuole dire che sulla stessa linea ferroviaria bisogna far passare un treno privato, un treno pubblico e un altro treno privato.
C’è anche un’altra questione, quella di una eventuale privatizzazione della SNCF. Lo stesso Guillaume Pepy ha detto “neanche per sogno”, il governo ha assicurato che non ci sarà alcuna privatizzazione.
Sono dei bugiardi e cerco di spiegarvi perché. Quando c’era ancora la GDF [2] è stata la stessa cosa: si diceva che non sarebbe mai stata venduta. A dire il vero, era incedibile e in effetti non è mai stata venduta, ma concretamente hanno fatto una fusione tra GDF e Suez e, siccome Suez è una compagnia più forte e importante, la nuova società è praticamente privata. A quel tempo tutti dicevano che la privatizzazione avrebbe fatto abbassare il prezzo, se non che dopo l’hanno aumentato del 49% (per quanto riguarda il gas). Adesso è la stessa cosa, altrimenti perché è stato modificato lo statuto: è soltanto per potere – a tempo debito – privatizzarla, altrimenti non ci sarebbero spiegazioni per farlo.
A proposito delle privatizzazioni, il governo ne ha annunciate delle altre, come Aéroports de Paris, Française des Jeux [3] e Engie. Cosa è che deve restare pubblico? È lo Stato che deve dirigere queste imprese?
Allora, certo che è lo Stato che deve dirigere queste imprese. Anche se poi in effetti lo Stato non le dirige in prima persona, perché quando c’è un’impresa nazionalizzata vengono nominate delle persone che (si spera) siano competenti e che fanno funzionare queste imprese. Più queste rendono un servizio che spesso diventa un vero e proprio servizio pubblico e più si rapportano allo Stato. Mi piacerebbe molto che un giorno si potesse fare un bilancio di questo tipo: non pensate sia curioso che nessuno abbia mai fatto un bilancio delle privatizzazioni? Quali sono stati i costi e i benefici e quanto poi le imprese privatizzate e quotate hanno fatturato?
Questo potrebbe essere un ruolo di controllo da parte dei parlamentari.
Questo è esattamente quello che noi abbiamo fatto; infatti, nella discussione della Legge di bilancio abbiamo presentato un emendamento, depositato dal mio collega Coquerel [4], con la richiesta esplicita di fare un bilancio della privatizzazione delle autostrade, uno degli scandali più grandi tra le privatizzazioni degli ultimi dieci anni. Siamo riusciti a far passare questo emendamento, pertanto il governo ci dovrà presentare un rapporto in merito. Il giorno che governeremo questo paese, vi garantisco che faremo un bilancio sulla totalità delle privatizzazioni perché si tratta di un vero e proprio saccheggio. Spiegatemi perché bisogna privatizzare un aeroporto: un aeroporto è una frontiera, non c’è alcuna concorrenza possibile. Atterri a Roissy [5] ed è tutto, non è che puoi atterrare a fianco. E allora perché si fa tutto questo? È sempre la stessa storia: si crede che, come alcuni ideologi raccontano, in questo modo tutto funzionerà meglio, nonostante poi le cose funzionino peggio; poi, in seconda istanza, questo permette di fare cassa.
Aspettiamo di vedere come evolve la questione della SNCF, ci saranno delle manifestazioni il 22 marzo e questa volta tutti i sindacati scenderanno uniti in piazza, anche se voi li avete criticati al tempo della Loi Travail dicendo che erano frammentati. A vostro modo di vedere, è un modo per continuare l’attacco a Macron?
Sicuramente, per i lavoratori e per i salariati è un’occasione in effetti per riprendere il punto della questione, perché pure loro sono disgustati dalla riforma del lavoro messa in atto e molte altre cose. Quindi, per noi il 22 marzo è una grande mobilitazione; chiaramente le 5000 strutture di base de la France Insoumise sono preparate e faranno tutto ciò che è necessario per portare in piazza quanta più gente possibile e speriamo che sia così. Ma devo fare due critiche: la prima, la divisione è ormai superata, e la seconda è la separazione tra l’azione sociale e quella politica. Lo ripeto, la questione delle ferrovie e della SNCF non riguarda soltanto i ferrovieri e i sindacati, ma tutti quanti. Il 22 marzo, se non siete un ferroviere e non potete scioperare, ma se lavorate nella funzione pubblica, in un’impresa di pulizie, se siete disoccupati, se siete pensionati come fare a partecipare? Per questo rilancio la mia proposta, che avevo messo sul tavolo a settembre e che ha fatto il suo percorso [6], di fare una mobilitazione generale – un sabato o una domenica – in cui chiamare alla partecipazione tutte e tutti quanti. Rilancio l’idea di ritrovarci tutti insieme, al fianco dei ferrovieri e degli impiegati della funzione pubblica.

[1] La Società Nazionale delle Ferrovie Francesi (SNCF) è la compagnia ferroviaria nazionale di proprietà dello Stato francese, che gestisce il traffico ferroviario nazionale del Paese (incluso Monaco), incluso il TGV, la rete ferroviaria ad alta velocità della Francia.
[2] Gaz de France (GDF) era un’azienda francese che produceva, trasportava e vendeva gas naturale in tutto il mondo, soprattutto in Francia, il suo mercato principale. La società era inoltre particolarmente attiva in Belgio, nel Regno Unito, in Germania e in altri paesi europei. Tramite la sua controllata belga SPE (Société productrice d’électricité) è stata anche coinvolta nella produzione di energia nucleare. La società ha condotto una fusione con i partner della società Suez nel 2008.
[3] Française des Jeux (FDJ) è l’operatore dei giochi di lotteria nazionale francesi, di proprietà e gestita dal governo francese. Oltre ai giochi di lotteria, l’azienda offre anche giochi online e mercati di scommesse sportive.
[4] Éric Coquerel è stato eletto deputato per la prima circoscrizione di Seine-Saint-Denis per la France Insoumise nelle elezioni parlamentari di giugno 2017.
[5] Roissy, insieme a Orly, è uno degli scali aerei di proprietà di Aéroports de Paris.
[6] Il riferimento è alla “Marche contre le coup d’État social” del 23 settembre 2017, contro le politiche del governo Macron, in particolare contro la riforma del mercato del lavoro. Per un resoconto della manifestazione, si rimanda al collegamento fatto con Radio Città Aperta: http://www.radiocittaperta.it/loi-travail-la-francia-torna-in-piazza-no-al-colpo-di-stato-sociale