venerdì 2 marzo 2018

Il capitale naturale alla base della ricchezza dell’Italia.

Anche se il capitale naturale dell'Italia è la principale fonte della nostra ricchezza e del nostro benessere, è stato particolarmente assente anche nella campagna elettorale che si sta chiudendo.
 


In ogni caso, pur sapendo che chi sottolinea la stranezza dei più rischia di essere lui considerato strano, mi pare importante parlarne proprio ora, approfittando della interessante pubblicazione, a cura del Comitato Capitale Naturale, del Secondo Rapporto sullo Stato del Capitale Naturale in Italia, 2018, Roma.
In questo Rapporto, oltre al tema degli stock di capitale naturale nelle eco-regioni marine con un progetto sperimentale finalizzato ad un sistema di contabilità ambientale per le aree marine protette italiane, vengono approfonditi alcuni dei principali elementi di pressione sugli asset del nostro capitale naturale: il consumo di suolo e la frammentazione degli ecosistemi naturali e semi-naturali, che ne mettono a rischio lo stato di conservazione e le funzionalità; l'impatto dei cambiamenti climatici sulla capacità degli ecosistemi di continuare a garantire servizi eco-sistemici, con approfondimenti su due importanti criticità: gli incendi e la siccità.

Questo secondo Rapporto compie una prima applicazione sperimentale dei sistemi di contabilità economico-ambientale di alcuni servizi eco-sistemici come l'impollinazione agricola, i servizi ricreativi, la purificazione delle acque, oltre che valutazioni economiche della qualità degli habitat e dell'importante servizio di mitigazione dell'erosione del suolo.
I valori monetari ottenuti confermano la grande importanza del capitale naturale per la ricchezza del Paese. Questo Rapporto presenta inoltre un primo studio, riferito a 5 Parchi nazionali, su alcuni servizi eco-sistemici poco studiati: quelli culturali e ricreativi che vanno dal turismo all'educazione ambientale, dalla ricerca scientifica alla identità dei luoghi, ai valori storici e artistici dei paesaggi fino a valori estetici,spirituali e religiosi .
Il Rapporto si conclude con proposte per integrare il capitale naturale nelle politiche economiche come quella di riorientare il sistema fiscale per ridurre le pressioni sul capitale naturale e attuare il principio "chi-Inquina-paga" in modo da internalizzare nei prezzi i costi ambientali.
E anche, per integrare il capitale naturale nella pianificazione territoriale, di approvare una legge nazionale per azzerare la crescita del consumo di suolo, di privilegiare, in sede di pianificazione territoriale e di valutazioni di piani, programmi e progetti, le opzioni "in armonia con la natura" (Nature-Based Solutions, Green Infrastructures) rispetto a quelle infrastrutturali tradizionali (Grey Infrastructures).
Il Rapporto propone di perseguire anche in ambito urbano con efficacia una maggiore resilienza del territorio, una migliore qualità dell'ambiente e di attuare il censimento delle infrastrutture verdi nelle città, corredato di adeguati incentivi economici e semplificazioni autorizzative, nonchè di favorire politiche di gestione delle acque che promuovano l'uso razionale, il riciclo e il riuso, anche in considerazione dell'intensificarsi di gravi siccità prodotte dai cambiamenti climatici.

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