venerdì 2 marzo 2018

Gioco d'azzardo: gli italiani buttano un miliardo di euro al mese nelle slot machine.

Ogni anno in media spendiamo 420 euro, e la cifra è in aumento. Ecco gli ultimi risultati di uno studio che viene presentato a Roma venerdì 2 marzo. 

L'Espresso Avviso Pubblico*

Gioco d'azzardo: gli italiani buttano un miliardo di euro al mese nelle slot machine 
Ogni mese in Italia viene perso quasi un miliardo di euro in apparecchi da intrattenimento, la terminologia utilizzata dall’industria dell’azzardo per indicare le slot machine (tecnicamente Awp) e le videolottery (Vlt).

È il risultato di uno studio di Avviso Pubblico, realizzato a partire dai dati della spesa sul gioco d’azzardo in Italia , pubblicati dall’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli lo scorso 4 gennaio. Questi dati, per la prima volta censiti e resi pubblici per gli oltre 8mila Comuni italiani grazie alle opportunità offerte dalla nuova disciplina in materia di diritto di accesso , consentono di tracciare una più accurata mappatura territoriale dell’overdose da gioco che ha colpito il nostro Paese negli ultimi anni.

15 miliardi e 800 milioni di euro in 18 mesi
A tanto ammonta la Spesa complessiva delle due principali tipologie di gioco lecito in Italia dal primo gennaio 2016 al 30 giugno 2017. La Spesa corrisponde al totale delle somme giocate – indicato con il termine Raccolta – sottratte le vincite. Le due tipologie di gioco rappresentano oltre la metà della Raccolta in Italia (49,4 mld su un totale di 96,1 mld registrati in Italia nel 2016).


420 euro a testa
La Spesa pro-capite annuale calcolata sulla popolazione attiva nel gioco d’azzardo – si stima che un maggiorenne su due giochi almeno una volta nel singolo anno, per un totale di 25 milioni di persone – per giocatori occasionali, abituali e patologici, arriva a toccare la quota di 419,44 euro.

Uno scenario preoccupante
Il confronto tra i dati del 2016 (reali) e del 2017 (in proiezione) descrive un aumento della Spesa inferiore all’1 per cento, ma che desta preoccupazione. Non tanto per l’aumento in sé, ma per ciò che ne consegue: le iniziative degli Enti locali, le campagne di sensibilizzazione condotte con le associazioni, la crescente attenzione sul tema registrata negli ultimi anni, pur arginando gli effetti dell’enorme diffusione del gioco d’azzardo, fatica a far passare su tutto il territorio nazionale il messaggio relativo ai pericoli e alle ricadute sociali, sanitarie ed economiche del fenomeno.

Le maglie nere della febbre d’azzardo
A partire dai dati forniti dall’Agenzia dei Monopoli, Avviso Pubblico ha stilato alcune classifiche, per provincia e per Comuni capoluogo, della Spesa pro-capite in Awp e Vlt:


  • Le Province: Unendo i dati a disposizione – 2016 e primo semestre del 2017 – la classifica delle Province vede nettamente in testa Prato (749,22 euro pro-capite). Seguita da Rovigo (508,93), Sondrio (481,15) e Olbia-Tempio (479,99).


  • I Comuni capoluogo: Tra i Comuni capoluogo si conferma la presenza delle città di Prato e Olbia, ma al terzo posto si issa Bolzano (solo al 53°posto come provincia), seguita da Piacenza, Rovigo, Sondrio, Frosinone e Alessandria. Ad eccezione di Frosinone, il cui territorio provinciale è oltre la 40esima posizione in termini di Spesa pro-capite, sono tutti capoluoghi di province posizionate tra le prime 15 della relativa classifica.




Vanno altresì segnalati i casi di alcuni Comuni che hanno fatto registrare un sensibile calo della Spesa – calcolata in proiezione sull’intero 2017 – nel comparto AWP e VLT. Tra questi Cremona (-23,2%), Verbania (-22%), Aosta (-17,15%), Biella (-15,30%) e Campobasso (-14,75%).

Politiche locali sul gioco patologico
In attesa che lo Stato batta un colpo sulla riduzione dell’offerta di gioco, Regioni ed Enti Locali hanno svolto un ruolo di supplenza nell’arginare le ricadute dell’enorme offerta da gioco sui territori (si stimano circa 800mila giocatori patologici presenti in Italia), attraverso gli strumenti a loro disposizione.

I regolamenti sulle distanze delle sale da gioco dai luoghi cosiddetti sensibili – scuole, ospedali, luoghi di aggregazione, ma anche bancomat e compro oro - le limitazioni degli orari di apertura delle stesse sale, le attività di sensibilizzazione sui rischi del gioco patologico, gli incentivi offerti agli esercenti per far dismettere le slot machine, sono solo alcuni esempi.

Non è un caso se i già citati Comuni di Cremona , Aosta , Biella , Verbania e Campobasso stiano facendo registrare una notevole riduzione della Spesa, che può essere collegata alla recente approvazione di una disciplina più restrittiva sui giochi, mentre in altri Comuni capofila della graduatoria – come Olbia, Sondrio e Frosinone – non risultano essere stati adottati regolamenti e/o ordinanze specifiche di limitazione.

Il peso del gioco illegale al Sud
La predominanza di città e province del Centro-Nord nelle prime posizioni di queste graduatorie non è casuale, ma non va utilizzata come indicatore di una maggiore predisposizione del Settentrione verso il gioco d’azzardo rispetto al Mezzogiorno.

Più realisticamente questi dati confermano un’estesa presenza di gioco sommerso e illegale al Sud, riscontrabile seppur in forma minore anche al Centro-Nord. Laddove le mafie esercitano un capillare controllo del territorio, esse stesse distribuiscono e installano i propri apparecchi, sostituendosi allo Stato e all’ADM, come hanno evidenziato numerose inchieste condotte nel corso degli anni dalla magistratura.

«La criminalità organizzata continua a gestire le bische clandestine, tradizionali o di nuova generazione, caratterizzate non più da sudicie carte da gioco o da consunte cartelle per le estrazioni, bensì da moderni computer connessi ad internet per la fruizione dei casinò on line, a organizzare il toto nero o il lotto clandestino» scrive Giovanni Russo, Procuratore aggiunto della Direzione Nazionale Antimafia nel libro "Lose For Life, Come salvare un Paese in overdose da gioco d’azzardo" realizzato da Avviso Pubblico.

Anche il Rapporto annuale dell’UIF sull’attività svolta nel 2016 conferma, fra le modalità più frequentemente utilizzate dalle consorterie criminali nel settore dei giochi on line, delle slot machine e delle scommesse sportive, l’infiltrazione attraverso prestanome in seno a società che gestiscono le scommesse e le sale gioco. «A latere del circuito legale – scrive la Banca d’Italia - si rileva una sempre più rilevante attività svolta mediante la gestione su piattaforme illegali delle scommesse sportive e dei videopoker, con l’utilizzo di server ubicati in paesi esteri. D’altro canto il gioco on line è per natura transfrontaliero, i siti di gioco alternativi a quelli autorizzati sono facilmente accessibili attraverso la rete. Ne deriva la possibilità di un’offerta illegale di gioco on line, la cui entità è difficilmente stimabile».


Lo studio di Avviso Pubblico sarà presentato venerdì 2 marzo a Roma, presso la sede della LUISS, alle ore 12 durante la tavola rotonda "Il gioco d’azzardo: i mille volti di un problema", nella quale interverranno il Procuratore aggiunto della Direzione Nazionale Antimafia, Giovanni Russo, lo psicologo Mauro Croce, l’assessore del Comune di Modena Andrea Bosi, i professori Gian Candido De Martin e Antonio La Spina della Luiss Guido Carli, Vincenzo Antonelli dell'Università Cattolica e il giornalista de L’Espresso Giovanni Tizian.

*Avviso Pubblico. Enti locali e Regioni per la formazione civile contro le mafie, è un’Associazione nata nel 1996 con l’intento di collegare ed organizzare gli Amministratori pubblici che concretamente si impegnano a promuovere la cultura della legalità democratica nella politica, nella Pubblica amministrazione e sui territori da essi governati

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