venerdì 16 maggio 2014

Finmeccanica, l’assemblea boccia requisiti di onorabilità. Secondo caso dopo Eni.

Finmeccanica, l’assemblea boccia requisiti di onorabilità. Secondo caso dopo EniNo dai soci alla norma - voluta dal ministro Padoan e da Matteo Renzi - che prevede le dimissioni dei manager giudicati colpevoli di reati di carattere societario o contro la pa. Ma intanto Scaroni, condannato per disastro colposo per la vicenda di Porto Tolle, si autosospende dal cda di Generali. Intanto Finmeccanica chiude il bilancio con un ritorno all'utile per 74 milioni. Pansa: "Orgogliosi per lavoro fatto".


L’assemblea degli azionisti di Finmeccanica, riunita per approvare il bilancio 2013 (chiuso con il ritorno all’utile per 74 milioni) e nominare il nuovo consiglio d’amministrazione, ha bocciato l’inserimento nello statuto dei requisiti di onorabilità sollecitati dal ministero dell’Economia. E’ il secondo caso: l’8 maggio erano stati i soci di Eni a dire no alle norme – fortemente volute dal ministro Pier Carlo Padoan e dal premier Matteo Renzi – che prevedono le dimissioni dei vertici delle aziende pubbliche giudicati colpevoli (anche solo in primo grado) di reati di carattere societario o contro la pubblica amministrazione. Anche stavolta la modifica proposta dall’azionista di riferimento, il Tesoro, non è passata perché non è stato raggiunto il quorum del 75% dei presenti fissato dallo statuto. Non è bastato, quindi, che il 66,1% del capitale rappresentato in assemblea si sia espresso a favore (32,37% i voti contrari, mentre lo 0,58% si è astenuto e lo 0,95% non ha partecipato al voto).
 Il rischio di colpi di scena come questo, d’altronde, sarà sempre più frequente mano a mano che il governo procede con il piano di cessioni di una parte delle quote detenute nelle aziende pubbliche
Gli interventi degli azionisti che hanno preceduto il voto hanno fatto riferimento proprio al precedente dell’assemblea dell’Eni. Intanto però l’ex ad di Eni Paolo Scaroni, che aveva contestato la norma sostenendo che “nessuna azienda al mondo ce l’ha” e aveva espresso soddisfazione dopo la decisione dell’assemblea del Cane a sei zampe, si è autosospeso dal cda delle assicurazioni Generali come conseguenza della condanna a tre anni per disastro colposo inflittagli in primo grado dal tribunale di Rovigo nell’ambito della vicenda dei reati ambientali della centrale Enel (gruppo di cui Scaroni è stato ad dal 2002 al 2005) di Porto Tolle. Il manager, spiega Generali, “ha reso noto di aver ritenuto opportuno procedere in tal senso alla luce di un’interpretazione prudenziale” delle norme, in particolare gli articoli 5 e 7 del decreto ministeriale 220 del ministero dello Sviluppo dell’11 novembre 2011 sui requisiti di professionalità, onorabilità e indipendenza degli esponenti aziendali del settore assicurativo. ”Il consiglio di amministrazione di Generali ha preso altresì atto – spiega poi la compagnia assicurativa – che il dott. Scaroni si dichiara totalmente estraneo ai fatti contestati e che ha dato mandato per impugnare la sentenza del Tribunale penale”. La sospensione permarrà fino a una prossima assemblea che sarà convocata ad hoc. I reati oggetto della richiamata sentenza “non riguardano il settore assicurativo e finanziario”, aggiunge quindi Generali ringraziando Scaroni “per la trasparenza e la disponibilità dimostrate”.
Pansa: “L’azienda era nave sulle secche, ora in grado di navigare” – L’ad uscente dell’azienda dell’aerospazio e della difesa, Alessandro Pansa, ha espresso “orgoglio per il lavoro fatto in particolare nell’ultimo anno” dicendo che il gruppo “era una nave sulle secche” mentre “oggi è stata rimessa in grado di navigare in mare aperto, non di correre per il nastro azzurro ma di affrontare una competizione che in giro per il mondo si fa sempre più agguerrita”. Le strategie avviate “in condizioni di continuità daranno benefici che si potranno vedere nei prossimi 18-24 mesi”. Il cda “che scade oggi – ha sottolineato Pansa parlando agli azionisti in assemblea – lascia al successivo un gruppo che ha affrontato rilevantissimi problemi”, ha gestito un “processo di ristrutturazione, riassetto e risanamento“, ha “risposto con grande attenzione dando alla società la possibilità di avviare un cambiamento molto consistente in un tempo breve”. “Merito” che per Pansa “va dato anche al presidente Gianni De Gennaro“, che ha dato “un contributo essenziale”, e con cui la collaborazione è stata per l’ad uscente improntata “di grande soddisfazione”, “un rapporto costruttivo, di grande soddisfazione”. L’ad uscente ha chiuso in assemblea l’esercizio 2013 definendolo “un anno di straordinaria transizione” per il gruppo di Piazza Monte Grappa. Anno chiuso “con un andamento complessivamente migliore rispetto al 2012″: l’esercizio ha visto un ritorno all’utile con un risultato netto positivo per 74 milioni di euro, dopo le perdite dell’ultimo biennio, nonostante i ricavi mostrino una flessione a 16 miliardi rispetto ai 16,5 del 2012.
Pansa ha poi ribadito l’obiettivo di riorganizzare il business cedendo il settore trasporti (Ansaldo Breda e AnsaldoSts) e ha ringraziato il Tesoro “che ha provveduto a sostenere il piano industriale di Finmeccanica ma anche quello di deconsolidare i trasporti dal perimetro del nostro gruppo”.

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