venerdì 16 maggio 2014

Genovese, la Camera vota sì all’arresto. Pd: “Ora Grillo si asciughi la bava alla bocca”

Arresto GenoveseMontecitorio autorizza con 371 sì e 39 no le misure cautelari per il deputato democratico accusato di associazione a delinquere e riciclaggio. Scontro Boldrini-M5S. Votano contro Ncd e Forza Italia. Berlusconi: "Noi sempre garantisti". Renzi: "Per noi la legge è uguale per tutti". Fra i democratici, 13 in missione, 33 assenti e sei contrari: Giuseppe Fioroni, Gero Grassi, Maria Amato, Maria Tindara Gullo, Maria Gaetana Greco e Tommaso Ginoble.


Francantonio Genovese andrà in carcere. L’Aula della Camera ha concesso l’autorizzazione all’arresto del deputato del Pd con 371 voti a favore e 39 contrari. Sull’ex sindaco di Messina, che ha atteso nella sua città l’esito della votazione, pendono le accuse di associazione a delinquere, riciclaggio, peculato e truffa formulate dalla procura di Messina. “Abbiamo votato la richiesta d’arresto di Genovese. Ora #Grillo si asciughi la bava alla bocca e parli dei problemi del paese se ne è capace”, commenta su Twitter la responsabile Giustizia del Pd, Alessia Morani.
Toni esasperati al termine di una due giorni di accuse incrociate: da una parte il Movimento Cinque stelle ha imputato al Pd l’intenzione di voler salvare Genovese o comunque rinviare la decisione a dopo le elezioni europee; dall’altra, i democratici hanno parlato fino all’ultimo della possibilità che i grillini tendessero un “trappolone”approfittando del voto segreto per votare contro l’arresto e scaricare poi la “colpa” sul Pd.

Renzi: “Per il Pd la legge è uguale per tutti” – A chiedere il voto subito e palese è stato, nel primo pomeriggio, Matteo Renzi che ha obbligato il partito a ricompattarsi a favore dell’arresto di Genovese. Dopo il rinvio di ieri, le voci di un possibile slittamento della decisione a dopo le elezioni europee e l’allarme “garantisti” nel Pd – ossia un gruppo di deputati indisponibili a votare l’arresto – il rischio di “boomerang” elettorale per il Pd era tangibile. La lettura dei sondaggi cammuffati da corse dei cavalli di questi giorni, che danno per la prima volta la possibilità di un sorpasso del M5S sul Pd, hanno giocato un ruolo rilevante. Del resto, solo tre giorni fa il segretario Pd, nella veste di presidente del Consiglio, si trovava a Milano per prendere misure drastiche di contrasto alla corruzione che ha travolto gli appalti di Expo 2015. E la scelta di un magistrato antimafia come Raffaele Cantone voluto da Renzi alla guida dei lavori, va per l’appunto nella direzione di mostrare volontà di rinnovamento e trasparenza a tutti i livelli. Un voto del Pd contro l’arresto di Genovese –  ‘ras delle tessere di Messina’, prima democristiano, poi esponente democratico di fede bersaniana in un primo momento e renziana in un secondo - sarebbe stato, in questo senso, fatale. Ora Renzi può intestarsi la vittoria politica e scrivere su Twitter: “Il @pdnetwork crede che la legge sia uguale per tutti. E la applica, sempre. Anche quando si tratta dei propri deputati #avisoaperto”.
Berlusconi: “Forza Italia contro l’arresto, noi sempre garantisti” - A decidere per il voto palese nel pomeriggio, la conferenza dei capigruppo della Camera durante la quale tutti hanno condiviso la richiesta (avanzata dal Pd e dal M5s) di non votare con scrutinio, ma di procedere, per l’appunto, con voto palese. Anche Forza Italia, inizialmente propensa al voto segreto, ha accolto la richiesta pur votando, poi, contro la richiesta di arresto di Genovese. “Tutti i nostri deputati hanno votato contro. Noi siamo e saremo garantisti sempre e comunque”, ha commentato Silvio Berlusconi al termine della registrazione di un programma televisivo. Contrari anche tutti i deputati presenti del Nuovo centrodestra (9). Sei sono stati i deputati del Pd che hanno votato ‘no’: Maria Amato, Giuseppe Fioroni, Tommaso Ginoble, Gero Grassi, Maria Gaetana Greco e Maria Tindara Gullo, vicina di banco di Genovese e prima indagata della XVII legislatura con l’accusa di falso; astenuta Paola Bragantini; 13 in missione e 33 quelli che non hanno partecipato al voto. Il gruppo più presente in aula era quello del Pd 84.3%. A seguire quello del Movimento 5 Stelle 70%.
Villarosa (M5S): “Basta usare a vanvera il nome di Borsellino”. Boldrini lo interrompe: “Ma basta!” – Duro scontro in Aula tra M5s e Pd durante la dichiarazione di voto di Alessio Villarosa. Il 5 Stelle, nato a Barcellona  Pozzo di Gotto, nel messinese, lo stesso territorio di Genovese, cita i giudici Giovanni Falcone e Paolo Borsellino chiedendo al Pd e in particolare alla presidente della Camera Boldrini di “smettere di usare a vanvera il nome del magistrato ucciso dalla mafia”. “Ma la smetta, basta”, lo zittisce l’esponente di Sel. Subito dal Pd parte la protesta contro Villarosa: “Buffone, vergognati”. Richiamando poi l’intera Aula, Laura Boldrini chiude così: “Non stiamo dando un bello spettacolo”.
Sel a M5S: “Avete sacrificato il decreto lavoro per le manette di Genovese” – Prima della riunione dei capigruppo è stato approvato il decreto lavoro. All’accusa mossa da Pd e Sel nei confronti del Movimento 5 stelle di aver sacrificato il decreto lavoro rinunciando all’ostruzionismo pur di arrivare “alle manette” di Genovese, il M5S nega: “Non accettiamo accuse né lezioni da nessuno sul decreto lavoro. Il M5S ha fatto anche più di quanto era in suo potere per bloccare un testo indegno, comprese svariate proteste clamorose in aula – dicono i deputati del M5S in commissione Lavoro – Anche in quest’ultima lettura, durante i lavori in commissione, noi abbiamo dato vera battaglia, mentre altri sedicenti oppositori non hanno mostrato la stessa fermezza – aggiungono – Poi abbiamo fatto due semplici conti sui tempi e abbiamo capito che con tutto l’ostruzionismo possibile non saremmo stati in grado di far decadere il provvedimento. Ecco perché abbiamo preferito far andare avanti i lavori in modo da non concedere pretesti a nessuno su un irrinunciabile momento di legalità come il voto per l’autorizzazione a procedere nei confronti del deputato Pd Francantonio Genovese”.
La paura del “trappolone” – Il timore di fondo del Pd – vista la determinazione a votare sì all’arresto emersa dal voto del 7 maggio scorso – era che con il voto segreto, potesse essere parte dello stesso M5s a votare contro per addossare poi la colpa ai democrat. Lo spiega il capogruppo Speranza, prima del voto finale: “C’era la volontà di imbastire una trappola da parte dei 5 Stelle, avrebbero annunciato di votare in un modo ma nel segreto dell’urna avrebbero fatto un’altra cosa per poi scaricare sul Pd tutta la responsabilità. Oggi invece – ha aggiunto il capogruppo – è emersa una circostanza nuova: tutti i gruppi hanno assicurato che avrebbero votato in modo palese. Questo fatto nuovo toglie ai grillini la possibilità di fare imboscate“.
Grillo: “Genovese vieni fuori!”Beppe Grillo posta un secondo video sul suo blog, dopo quello di ieri in cui chiedeva alla polizia di “non lasciar scappare il potenziale latitante“. Questa volta il fondatore del M5S se stesso protagonista che gira tra le fronde verdi di un bosco a cercare il deputato Pd nei cui confronti andrà al voto alla Camera la richiesta di arresto. “Hai il diritto di non parlare! Tutto ciò che dirai può essere usato contro di te! Vieni fuori tanto sappiamo che non li hai presi tu quei sei milioni: fai i nomi!” urla Grillo mentre si rigira tra gli alberi. “Ti dichiaro in arresto” In nome del popolo italiano! Vieni fuori se non sei ancora in Libano!”. Poi Grillo si rivolge in direzione della telecamera: “Cercatelo ovunque, cercatelo sul web, cercatelo per le strade. Mandateci un indizio: manderemo i nostri rappresentanti, ma non deve scappare. Non deve scappare!”.
Il Pd: “Assenze fra i M5S”. Ma 23 deputati sono sospesi per le proteste di fine aprile – Prima Roger De Menech, poi Alessandra Moretti, entrambi hanno rinfacciato al Movimento cinque stelle una scarsa presenza in aula al momento del voto. “Votazione per arresto di Genovese, presenze in aula: Pd 82% Movimento 5 stelle 70% – ha scritto su Twitter la candidata dem alle europee per il Nord-Est Alessandra Moretti – Forse gli altri erano a fare il weekend al mare”. In realtà, 23 deputati pentastellati, a fine aprile, sono stati sospesi per 15 giorni dall’Ufficio di Presidenza della Camera per i disordini causati in Aula lo scorso 24 gennaio. Nessuno dei deputati M5s ha votato contro l’arresto mentre si è astenuto l’ex M5s, ora passato al Misto, Alessandro Furnari.

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