domenica 26 luglio 2015

Sedicenne morto per ecstasy, si dimette manager del Cocoricò: “Nella battaglia contro le droghe mi sento solo”.

Sedicenne morto per ecstasy, si dimette manager del Cocoricò: “Nella battaglia contro le droghe mi sento solo”L'addio di Fabrizio De Meis arriva a una settimana dall'overdose che ha ucciso Lamberto Lucaccioni. In conferenza stampa l'ex patron ha ricordato le iniziative promosse contro l'abuso di stupefacenti: "Gli unici ad aver proposto Daspo per le discoteche". Intanto il questore sta valutando la richiesta di chiusura dello storico locale di Riccione.

A una settimana esatta dalla morte del sedicenne Lamberto Lucaccioni per overdose di ecstasy, il patron del Cocoricò, Fabrizio De Meis, ha annunciato le sue dimissioni. Una scelta, quella dell’ormai ex general manager della discoteca di Riccione, nell’aria già da giorni e che arriva proprio mentre il questore Maurizio Improta sta valutando la richiesta di chiusura del locale. La decisione sul futuro del Cocoricò è attesa per lunedì 27 luglio.
De Meis, che è anche presidente del Rimini Calcio, ha raccontato le motivazione che l’hanno portato all’addio in una lunga conferenza stampa. Si è sfogato e ha spiegato di aver preso la decisione delle ore successive alla tragedia del ragazzo di Città di Castello, in provincia di Perugia. “Nella battaglia contro l’uso delle droghe – ha detto l’ ex manager – mi sento solo e impotente, non ho strumenti di legge. Mi rendo anche conto che esiste un muro invalicabile dove da una parte c’è la politica, le istituzioni, le forze dell’ordine e dall’altra c’è l’imprenditore, come fossimo uno nemico dell’altro senza renderci conto che tutti, sicuramente nel caso del Cocoricò, vogliamo la stessa cosa”.

Già in passato il Cocoricò era stato travolto da bufere e chiuso per episodi di spaccio e di violenze registrati a bordo pista. Proprio per questo due anni fa De Meis aveva voluto dare un’impronta diversa all’immagine della discoteca, promuovendo alcune iniziative contro l’utilizzo e l’abuso degli stupefacenti. Provvedimenti che ha voluto elencare ai cronisti: telecamere di ultima generazione, campagne contro il consumo di droghe, controlli a campione ai clienti e campagne informative. Gli ultimi manifesti sono stati affissi proprio nei giorni scorsi, ha ricordato, dopo la vicenda di Lamberto. Cartelli con scritto “Cocoricò ama la musica no alla droga”, “La droga ti uccide”, “Basta #nonsipuomorirecosi” sono comparsi vicino al locale. E venerdì sera 24 luglio, all’interno, il dj ha lanciato il messaggio “La droga uccide”, accompagnato da un minuto di silenzio.
“Inoltre – ha aggiunto – siamo stati gli unici ad aver proposto il Daspo per le discoteche, per impedire a protagonisti di reati di avere accesso. Ma dopo quello che è accaduto sabato ho capito che non è bastato: un giovanissimo ha perso la vita. Mi viene da pensare per quanti anni si è parlato delle ‘stragi del sabato sera‘, nell’immaginario sempre legate al problema delle discoteche”.
Intanto, online è già partita una raccolta firme, promossa dai clienti e dai frequentatori, per chiedere di non chiudere il locale. Il provvedimento del questore dovrebbe arrivare all’inizio della settimana prossima. Sul tavolo ha un dossier dei carabinieri, che tocca non solo la vicenda del ragazzo morto sulla pista per una dose eccessiva di Mdma, ma anche una serie di episodi accaduti negli ultimi due anni.
La serrata in piena stagione sarebbe un colpo non facile per una discoteca che dà lavoro a circa 200 dipendenti e che ogni sera fattura decine di migliaia di euro. Da oltre 20 anni infatti il Cocoricò è il simbolo della vita notturna della Romagna, in grado di attirare giovani da ogni angolo del nord Italia. Una storia di successo, costellata però anche di diversi guai giudiziari.

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