giovedì 30 agosto 2012

Fiat, settembre di cassa integrazione

L'azienda comunica ai sindacati nuovi giorni di stop produttivo sia a Termoli sia a Pomigliano. Riapre il sito di Cassino, dove però si lavorerà solo tre giorni alla settimana e negli altri due gli operai saranno a riposo forzato.


Fiat, settembre di cassa integrazione (immagini di Maurizio Minnucci)di rassegna.it 
Ripresa a singhiozzo per la produzione di auto in casa Fiat. La direzione ha comunicato ai sindacati che a settembre ci saranno due settimane di stop nello stabilimento di Pomigliano d'Arco (Napoli). Il motivo addotto dal Lingotto è sempre il solito: la crisi del mercato dell'auto. I dipendenti saranno in cig ordinaria dal 24 al 28 settembre e dall'1 al 5 ottobre. Stesso discorso per la fabbrica di Termoli, che sarà ferma a fine mese (dal 24 al 29) per gli operai del settore motori 8 e 16 valvole, mentre per l'unità cambi il riposo forzato sarà di tre giorni, dal 24 al 26. Riaprono i cancelli dello stabilimento di Cassino, dove però restano vivi tutti i dubbi sul futuro anche se, almeno per il momento, sembra smentita l'ipotesi di un accorpamento con Pomigliano. In ogni caso da settembre sito laziale lavorerà solo tre giorni alla settimana, mentre negli altri due gli operai saranno in cassa. "Restano incertezze sul futuro - ha detto il segretario generale della Fiom del Lazio, Canio Calitri - la Fiat non ha annunciato nuovi modelli, mentre continuerà la cassa integrazione. Noi chiediamo un confronto vero sul piano industriale e sollecitiamo il governo a costringere l'azienda a sedersi a un tavolo di confronto". "La nuova cassa integrazione annunciata a Pomigliano non ci stupisce. È evidente che le previsioni erano troppo ottimiste, ci dispiace che il conto lo paghino i lavoratori". Così Giorgio Airaudo, segretario nazionale della Fiom. "A Pomigliano - ricorda il sindacalista - c'è una sentenza che aspetta di essere eseguita e noi stiamo agendo. È scandaloso che la politica non se ne occupi. E la cassa integrazione non può essere l'alibi per non sanare discriminazioni che vanno sanate".