mercoledì 22 agosto 2018

Genova, una storia di glorie e di crimini politici contro gli abitanti e il territorio

Non è casuale che, di fatto, non esista una storia economica, sociale e politica capace di ricostruire (criticamente) quanto hanno vissuto i genovesi e il loro territorio da prima dell’Unità d’Italia sino ai giorni nostri – soprattutto in questi ultimi 40 anni. Riassumo alcuni aspetti salienti a guisa di “pro-memoria” per un progetto di ricerca che provo a realizzare da anni e che forse giovani storici, con un approccio pluridisciplinare critico potranno sviluppare meglio.
Un passato poco capito
Dopo la tremenda strage compiuta dai piemontesi sui genovesi (1849) e nascosta in nome dell’unità d’Italia[1], Genova fu destinata a diventare fondamentale per lo sviluppo industriale del Nord (del triangolo industriale Torino-Milano-Genova). Da allora la città fu il principale porto del Regno d’Italia e il sito di un’industria di base al cui sviluppo fu sacrificato tutto.
L’estensione di quest’industria particolarmente invadente in tutto il territorio di ponente, cioè dalla Lanterna sino a Voltri (20 km) e verso l’interno sino a Bolzaneto e Pontedecimo[2] fu realizzata senza alcun riguardo né per il patrimonio architettonico (ville storiche ecc.), che nel XIX sec. faceva di questa zona una delle più ambite della Riviera con anche belle spiagge, né per la vita stessa degli abitanti. Oltre al cantiere navale, l’acciaieria, tante altre grandi e medie fabbriche occuparono un territorio enorme[3]. A questo si aggiunse la grande speculazione edilizia della fine del XIX sec. continua e si aggrava col fascismo e ancora di più dal 1945 sino al XXI secolo[4].
Gli scempi urbanistici e le devastazioni sono state innumerevoli: dalla distruzione dell’arsenale del Rinascimento (che stava vicino all’attuale stazione Principe) sino al ponte che dal palazzo reale andava sulla Darsena, il porticciolo della villa Grimaldi; Sampierdarena, Cornigliano sino a Voltri diventarono quartieri di fabbriche e di abitazioni poco salubri di lavoratori.
L’urbanizzazione-immigrazione per fornire manodopera allo sviluppo della città fu continua, soprattutto da parte di “terroni del Nord” (dal Basso Piemonte, dalle campagne vicine, dagli Appennini e anche dal Veneto e poi anche dalla Sardegna, dalla Sicilia e dal Meridione in generale). Secondo alcuni l’integrazione degli inurbati-immigrati (provenienti da altri comuni italiani) riuscì e a Genova non ci sarebbero stati ostilità e razzismo. Ma le testimonianze del razzismo mascherato o esplicitato solo in rapporti personali e quasi mai sulla scena pubblica sono tante e non solo verso i meridionali, ma anche verso chi proveniva dal basso Piemonte e dalle campagne del nord d’Italia.

Il glorioso antifascismo genovese
Sino agli anni Settanta Genova passa ancora per la Superba e la classe dominante non cessa di esercitare il suo potere anche a livello nazionale: gli industriali genovesi di ieri e di oggi sono fra i più potenti d’Italia e sovente sostenitori di orientamenti reazionari.
Tuttavia, è la città proletaria e popolare che salva la città dal fascismo e dal nazismo: la Resistenza a Genova è particolarmente partecipata da giovanissimi, donne, operai, lavoratori e anche studenti e intellettuali. Il sacrificio di migliaia di resistenti genovesi nonché dei lavoratori deportati e in gran parte morti dopo lo sciopero del ’43 fu immenso. Genova medaglia d’oro della Resistenza fu la città che costrinse sei mila nazisti ad arrendersi e sfilare in centro fra due ali di partigiani, fra i quali tante donne e tanti giovanissimi[5]. Il 30 giugno 1960 la maggioranza della popolazione genovese non aveva dimenticato e insorse contro il governo Tambroni incendiando la rivolta antifascista in tutt’Italia sino alla sconfitta del governo DC sostenuto dal MSI[6].

Dopo la gloria lo sfacelo

Ma cosa è successo dopo? Come è possibile che oggi Genova, come Savona, La Spezia e tutta la Liguria siano passate in mano ad amministrazioni locale fasciste-razziste-sessiste?
Per capire questa deriva è indispensabile una lettura critica della storia economica, sociale e politica in particolare dal 1960 in poi.
Il successo della sinistra comunista e socialista negli anni Sessanta aveva permesso a suoi rappresentanti di entrare nei consigli di amministrazione delle industrie statali e parastatali così come in quelli della gestione di tutti i servizi pubblici. Ma Genova resta sempre una città con un padronato e famiglie della finanza assai forti anche perché ben spalleggiate dall’Opus Dei grazie all’opera molto abile dell’allora cardinale Siri[7]. Nei fatti è lui che riesce a tenere le fila delle mediazioni fra movimento operaio e padronato al punto che le vertenze più difficili sono risolte proprio con la sua intercessione come mostra l’eloquente foto che lo vede al centro fra il presidente dell’Autorità portuale e l’allora celebre capo dei camalli, Paride Batini[8].
La crisi economica degli anni Settanta con l’innesco della cosiddetta rivoluzione neo-liberista, provoca a Genova una destrutturazione profonda di tutto l’assetto economico, sociale e culturale[9]. Tutte le grandi e medie industrie e il porto sono sconvolte e ridimensionate o del tutto chiuse. Il porto del tutto automatizzato diventa solo sito di arrivi e transito di containers; le industrie perdono decine di migliaia di posti di lavoro. L’andamento demografico rispecchia in modo estremo lo sfacelo: dal 1970 ad oggi, anno dopo anno senza interruzione, si registrano più morti che nascite e l’immigrazione straniera non compensa quasi nulla. Da oltre 900 mila abitanti del 1971 la città passa a neanche 600 mila abitanti nel 2018. Su 100 persone di 0-14 anni ci sono 250 over 65 anni. L’emigrazione di giovani genovesi verso l’estero o altre città è crescente sin dagli anni Ottanta.
È in particolare la gestione di questo gigantesco processo di destrutturazione economica e sociale che aggrava il declino. Genova non è mai stata città turistica e lentamente cerca di diventarlo riuscendoci in parte negli ultimi dieci anni. Ma la gestione dello smantellamento della grande e media industria s’è quasi sempre limitata a reclamare pre-pensionamenti, cassa integrazione, palliativi effimeri e illusori. Non c’è stato alcun progetto di riconversione delle diverse attività colpite dalla rivoluzione neo-liberista. Gli anziani rappresentanti della sinistra hanno finito per cogestire con l’Opus Dei e la massoneria di destra le elargizioni dei governi DC e poi del compromesso storico dal 1970 sino alle colombiadi, il G8 di Genova 2001 e sino a Genova capitale europea della cultura 2004, oltre che i finanziamenti europei urban. È così che il governo della città è passato nelle mani dell’intesa fra Opus Dei, la massoneria di destra e la nuova massoneria dell’ex-sinistra gestendo in particolare le costruzioni, le grandi opere e la sanità. Nulla invece è stato programmato per risanare gli scempi dell’ecosistema e il suo lascito ferale: il territorio è uno dei più inquinati d’Italia e d’Europa con tassi di mortalità da contaminazioni tossiche (fra i quali l’amianto) particolarmente elevati. E nulla viene programmato per risanare il dissesto idrogeologico che provoca continue alluvioni con morti e danni ingenti. Fra l’altro, solo queste opere di bonifica che avrebbero potuto/dovuto essere lanciate sin dagli anni Settanta avrebbero creato decine di migliaia di posti di lavoro. Ma chi gestisce Genova sembra occuparsi solo dei privilegi e benefici propri e della sua clientela più fedele (stile peggiore DC); in sintesi non ha alcuna preoccupazione per la prosperità e la posterità della maggioranza della popolazione che non a caso tende ad estinguersi. Il consociativismo catto-massone di destra e dell’ex-sinistra diventa allora anche mastrusso permanente.

Mastrussi

Il “colpo di grazia” contro la popolazione e il territorio fu la cementificazione a tappeto dalle alture sino alla costa, come dicono i geologi: la causa delle ripetute alluvioni con quasi 100 morti e danni ingenti dal 1970 al 2014[10]. Basta girare in diversi quartieri di Genova per vedere immobili accatastati uno sull’altro dalle alture sino alla costa, i rivi dei corsi d’acqua che scendono dalle alture quasi del tutto tombati: nasce così la formula delle “bombe d’acqua” come se si trattasse di strage terrorista.
Alberto Teardo è stato il presidente della Regione Liguria dal 28 settembre 1981 al 25 maggio 1983, arrestato nell’ambito di un’inchiesta per corruzione e concussione con altri esponenti del partito socialista ligure. Ma, questo clamoroso fatto sembro non impensierire per nulla la classe dominante esperta in mastrussi (imbrogli, ndr).
“Dopo l’inchiesta su Teardo -poi condannato per associazione a delinquere- furono i magistrati promotori delle indagini ad essere isolati. Loro lasciarono la Liguria, non la massoneria collusa, non la ‘ndrangheta e non quella pratica di voto di scambio che, anzi, si perpetua e perfeziona da allora, in un contesto dove i conflitti di interesse proliferano come gli “uomini cerniera” nei panni di professionisti & consulenti. Le scelte urbanistiche, la gestione del ciclo dei rifiuti, le cave e gli appalti, come concessioni e licenze, o la gestione di servizi, sono state la merce di scambio tra politici ed amministratori pubblici con gli esponenti delle famiglie mappate come nuclei ‘ndranghetisti operanti in Liguria. Spesso attraverso l’intervento di società pubbliche, altre volte attraverso la sinergia con grandi imprese o con le cooperative. Uno scambio in cui è la politica a cercare pacchetti di voti controllati dalle cosche, così come le imprese e cooperative vanno a cercare i “servizi” a basso costo offerti dalle ‘ndrine, in particolare con le truffe nelle pubbliche forniture o con lo smaltimento di rifiuti o terre inquinate. La ‘ndrangheta, anche in Liguria, non fa distinzioni di colore politico e sempre più non punta solamente sul cavallo vincente”[11].
L’esempio recente e più clamoroso del sistema di mastrussi che domina la città è quello del presidente della Banca Carige Berneschi scoperto a rubare per portarsi i soldi sul suo conto a Montecarlo. Per 30 anni è stato eletto da tutti i componenti del consociativismo dei mastrussi: l’arcivescovo, il presidente della regione, il sindaco, il presidente della provincia, il fratello di Scajola, nonché rappresentanti della Confindustria, della Coop Liguria e altri attori economici e sociali di rilievo, nonché accademici genovesi. La Carige era il vanto della classe dominante genovese perché l’unica banca che non s’era piegata alle concentrazioni degli istituti di credito. Berneschi era sempre sostenuto da tutti perché distribuiva favori e sovvenzioni a tutti, persino a tanti docenti universitari. Il potere prima detenuto dal ministro dc Taviani, dal capo della Confindustria, Angelo Costa e dal cardinale Siri, negli anni Ottanta diventa il potere consociativo partecipato anche dalla ex-sinistra ma ben ipotecato dall’Opus Dei e quindi dallo IOR[12].
Ma di tutto ciò non si parla, la pervasività del dominio del mastrusso è potente e irretisce anche una parte dei lavoratori e intellettuali. È infatti singolare che a Genova nessuno abbia mai parlato e scritto dell’intesa Opus Dei, massoneria di destra e massoneria dell’ex-sinistra. Non c’è alcuna ricerca sul potere e sui dispositivi e meccanismi sui quali riproduce la sua forza da circa 40 anni e forse anche in futuro con altro colore politico delle amministrazioni locali.

Lo sfacelo

Non deve stupire, quindi, il disgusto, l’amarezza, lo sconforto e la rinuncia da parte di quell’elettorato che aveva sostenuto con forza la sinistra dalla Resistenza al 30 giugno 1960 e sin quasi l’inizio del XXI sec. La maggioranza dell’elettorato di sinistra si accorge infine che i rappresentanti che elegge sono ormai uguali a quelli della destra. Così, aumenta sempre più l’astensione dal voto sino a toccare quasi il 60% alle ultime elezioni regionali e comunali. È allora ovvio che le destre ne approfittano e vincono sia le regionali che le comunali a Genova, La Spezia e Savona e in tantissimi altri comuni; a Genova con poco meno del 23% degli aventi diritto al voto.[13] In altre parole, la maggioranza degli elettori di sinistra non è andata a votare e qualcuno ha persino votato a destra per “vendetta” (o per stupidità).
Per inciso, il sindaco Marco Doria, che aveva suscitato tante speranze di riscatto e di rilancio affinché la città restasse ancora di sinistra e anzi si rinnovasse positivamente, s’è rivelato una sconfortante delusione. Di fatto è stato totalmente fagocitato dal PD e dalle intese destra-exsinistra arrivando a sposare i progetti di privatizzazione dell’Amiu (rifiuti), dell’AMT (trasporti) oltre che confermare quelle degli altri servizi (acqua) e a sostenere una posizione da struzzo rispetto allo scandalo Banca Carige. Inoltre, non ha fatto gran che per lanciare una mobilitazione per la bonifica di un territorio devastato dall’inquinamento e molto soggetto a disastri quali per ultimo quello del crollo del ponte Morandi e non ha mai cercato di far appello ai suoi elettori per resistere alle destre e all’ex-sinistra.
È assai probabile che le amministrazioni di destra si adegueranno seguendo quindi quanto praticato prima da quelle della ex-sinistra. Anzi, la giunta Toti come quella Bucci sembrano non voler esitare a fare peggio di chi li ha preceduti. Un esempio fra i tanti: secondo Legambiente, in Italia solo il 40% delle spiagge sono “libere”, e in Liguria meno del 15%; ma si vogliono autorizzare ancora più concessioni e permessi cioè abusi legalizzati di privati sul bene pubblico[14].

L’ipotesi di una possibile costruzione ex-novo di una resistenza allo sfacelo morale e politico come condizione sine qua non è impossibile; resistere ai disastri sanitari, ambientali ed economici[15] appare al momento avere poca forza, nonostante l’impegno di alcuni giovani e anche meno giovani nella solidarietà No borders e a tutte le vittime del dominio liberista e nel rilancio dell’antifascismo. Comunque, la Resistenza continua e la nostra Genova forse ce la farà a reagire non certo come demagogicamente pretendono l’arcivescovo Bagnasco e i politicanti che sono andati a fare la passerella ai funerali di stato per le vittime del crollo del ponte Morandi che è stato l’ennesimo crimine politico contro i genovesi e il loro territorio[16]. Noi siamo stati sempre dalla parte delle famiglie di quelle vittime che hanno rifiutato questa messa in scena assai sconcertante.
Salvatore Palidda 21/08/2018
NOTE
[1] L’occultamento di questa strage -una delle più gravi del XIX sec. in tutta Europa- è stato vergognoso e ancora oggi pochi la conoscono. Solo nel 2008 fu apposta una piccola lapide in ricordo ma in un angolo della piazza dove troneggia imponente la statua del Vittorio Emanuele II che fu il primo responsabile della strage e ne lodò la “riuscita” per opera del gen. La Marmora. “La soldataglia sabauda, (con ammirevoli eccezioni come narrato dall’anonimo di Marsiglia), si abbandonò alle più meschine azioni contro la popolazione civile, violentando donne ed uccidendo padri di famiglia e fratelli che si opponevano allo scempio, sparando alle finestre alla gente che vi si affacciava e correndo per le strade al grido di I Genovesi son tutti Balillanon meritano compassione, dobbiamo ucciderli tutti; oppure: Denari, denari o la vita, a cui fecero seguito irruzioni e predazioni. Neppure i luoghi sacri vennero risparmiati e le argenterie razziate; i prigionieri, anche quelli che si erano arresi, vennero uccisi o stipati in celle anguste e costretti addirittura a dissetarsi della propria urina”. Cfr. https://it.wikipedia.org/wiki/Moti_di_Genova
[3] Negli archivi Ansaldo si trovano eccezionali documentari sulla storia dell’industria genovese e sulla storia di alcune grandi opere fra le quali la sopraelevata (decantata da Franco Fortini): https://giugenna.com/2010/02/09/franco-fortini-e-il-commento-a-la-sopraelevata/http://www.storiaindustria.it/fonti_documenti/archivio_digitale/appl/client/ricerca_dettagliata.php?si=3049&ap=19828&tr=d
[4] Cfr. Salvo Torre, Alle origini della città contemporanea. Rendita fondiaria urbana e processi di accumulazione a Genova nel XIX secolo, Catania, 2004; Italo Calvino, La speculazione edilizia, in Botteghe Oscure, XX, 1957, pp. 438–517 e documentari sulla storia di Genova qui: https://www.youtube.com/results?search_query=storia+di+Genova .
[5] https://it.wikipedia.org/wiki/Storia_del_movimento_partigiano_a_Genova e film su donne nella Resistenza e Actung banditi
[7] In particolare, per contrastare la diffusione dei preti operai (di sinistra) Siri creò e sviluppò la pastorale del lavoro, cioè preti in fabbrica ma non come operai, e anche il servizio delle assistenti sociali cattoliche che riuscivano ad avere un credito considerevole fra i lavoratori. L’ecumenismo di Siri continua riuscendo a tenere nella chiesa sia il prete di sinistra don Gallo, sia il conservatore Baget Bozzo (consigliori di Craxi e poi dei Berlusconi). Arcivescovo di Genova è stato anche il tristemente noto card. Bertone. Da notare che nella pagina wikipedia su Siri non figura nulla sulla sua opera per l’Opusdei (https://it.wikipedia.org/wiki/Giuseppe_Siri).
[8] Foto copertina libro Chiesa e impresa a Genova, confindustria di Genova
[9] La nuova grande trasformazione di Genova, in Città mediterranee e deriva liberista, 2011, pp. 131-145: https://www.academia.edu/36906349/Citta_mediterranee_e_deriva_liberista.pdf
[11] Mario Molinari: http://www.ninin.liguria.it/2017/07/10/leggi-notizia/argomenti/inchieste/articolo/patti-indicibili-da-teardo-a-scajola.html
[12] E’ alquanto penoso che G. Lerner le suo brillante articolo sul caso Berneschi finisca col giustificare l’operato dei dominanti genovesi scrivendo “A proteggere, involontariamente, la finanza rapace è stato proprio quel buon senso praticone di una classe dirigente che pensava di garantirsi l’eternità con la pacifica convivenza trasversale. Ciascuno proteggendo i suoi, fino a che da distribuire non sono rimaste neanche le briciole” (http://genova.repubblica.it/cronaca/2014/05/30/news/la_cupola_dei_banchieri_che_ricattava_genova-87647965/). Altro che involontariamente, sono stati 30 se non 40 anni in cui s’è forgiato il consociativismo dei mastrussi.

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