mercoledì 29 agosto 2018

Fondi europei post-2020 come i precedenti: pochi, folli e inutili

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Fondi europei post-2020 come i precedenti: pochi, folli e inutili
Deanna PalaSe ci fosse un dibattito pubblico onesto sulla questione sui fondi europei, la situazione verrebbe vista per quella che è: una situazione al limite del paradosso.
Il Consiglio delle Regioni e delle Municipalità (Ccre) chiede più investimenti pubblici. Senza investimenti non ci sono sviluppo né economia, ma il Patto di Stabilità non lo consente. Per aggirare l’ostacolo di non poter spendere le proprie risorse, il Ccre chiede agli Stati di aumentare il proprio contributo al bilancio UE in vista della minori entrate britanniche come conseguenza della Brexit.
I fondi europei non risolvono il dramma della povertà creata dalle stesse politiche europee, ma agli occhi degli enti locali anche una goccia nella siccità è acqua che può irrigare un terreno prosciugato. Ma dato che la siccità è creata e mantenuta ad arte dalle politiche di austerità, per la Commissione europea quella goccia è invece più che abbondante. Il Commissario per le Politiche Regionali, Corina Cretu, ha tuonato così:

I soldi non sono tutto. La cosa più importante è la buona amministrazione, la capacità di utilizzare le risorse
Un po’ come dire che anche chi è debilitato da una lunga e dura dieta può recuperare energie mangiando solo briciole, se lo vuole.
Inoltre la Commissione europea ha intenzione di correlare l’utilizzo dei fondi europei a principi di meritocrazia (presunta). Chi li spenderà tutti e nel rispetto dei criteri europei riceverà altri fondi, chi invece non lo farà verrà punito tramite penalità non ancora definite. Quindi il sud Italia, a cui la Commissione imputa “problemi amministrativi” nella gestione dei fondi, potrebbe ricevere meno fondi europei nonostante sia tra le zone d’Europa con il maggiore tasso di disoccupazione. Per la Commissione europea, i fondi della coesione europea sono un principio educativo e non uno strumento di sviluppo (ma, in effetti, lo sviluppo dei territori in termini di occupazione e benessere non è tra gli obiettivi dell’Unione europea…).
Quindi: l’Unione europea impone le politiche di austerità che impoveriscono le Regioni, le quali avendo bisogno di investimenti pubblici cercano di aggirare l’ostacolo dell’austerità chiedendo maggiori fondi europei, che altro non sono che trasferimenti dagli Stati all’Unione europea. L’uscita della Gran Bretagna comporterà minori entrate per il bilancio europeo, e la Commissione ha proposto di aumentare all’1,1% del PIL il contributo degli Stati al bilancio UE.
I fondi europei sono stati nel tempo sempre troppo esigui rispetto alle esigenze reali delle Regioni, e inutili ai fini dello sviluppo: dopo anni di fondi europei, i dati Istat continuano a certificare una crescente povertà e il peggioramento delle condizioni di vita. I fondi europei sono partite di giro (risorse che dagli Stati vanno alla UE che a sua volta li gira alle Regioni), mentre la BCE, monopolista della valuta, unico soggetto in grado di garantire la spesa necessaria agli investimenti e alla piena occupazione, è fuori dai giochi.
Se ci fosse un reale dibattito su questi temi, la situazione verrebbe vista per quella che è: una stupida ruota in cui gli Stati girano a vuoto come criceti.

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