mercoledì 29 agosto 2018

Dove il governo può cercare i soldi per la legge di bilancio

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Conti dormienti: 1,5 miliardi. Premi del Lotto non ritirati: 50 milioni l'anno. Extragettito cartelle Equitalia: 1,2 miliardi. E lotta al lavoro nero: 20 miliardi. Tutti i tesoretti.

 Con il ritorno nelle aule parlamentari, la maggioranza giallo-verde è chiamata ad affrontare il primo, vero, ostacolo politico: mettere assieme una legge di bilancio che soddisfi entrambi gli elettorati. Sia il Movimento 5 stelle sia la Lega hanno condotto una campagna elettorale ricca di promesse economicamente importanti tra cui spiccano: il reddito di cittadinanza, la flat tax e il superamento della legge Fornero sulle pensioni. In più, anche nel caso in cui non dovessero iniziare a realizzare tutto e subito, bisogna comunque trovare i soldi per disinnescare l'aumento dell'Iva (non meno di 12,5 miliardi), per la nazionalizzazione annunciata di Alitalia e, più genericamente, per compiere tutte quelle manovre che, prendendo in prestito le parole usate dal vicepremier Luigi Di Maio, renderanno la legge di bilancio «coraggiosa». Le casse dello Stato, però, sono vuote. Quindi, appena tornati dalle vacanze, i membri del governo devono mettersi all'affannosa ricerca di tutti i possibili tesoretti. Quanti sono?

CONTI DORMIENTI: SENZA RIVENDICAZIONI DIVENTANO PUBBLICI

Il tesoretto più noto è senza dubbio quello maturato dai conti dormienti. Un tesoretto privato che lo Stato attende impazientemente che diventi pubblico. Il 7 agosto 2018 il ministero del Tesoro ha pubblicato una nota sul suo sito - per la verità senza darle eccessiva pubblicità - nella quale si avverte la cittadinanza che il countdown è ormai ufficialmente iniziato: a partire da novembre «iniziano a scadere i termini per l’esigibilità delle somme relative ai primi “conti dormienti” affluiti al Fondo rapporto dormienti». Formula un po' criptica per comunicare che si hanno più tre mesi di tempo per manifestare il proprio interesse al ritiro delle somme depositate in conti non più movimentati negli ultimi 20 anni (il termine di prescrizione si applica trascorsi 10 anni da quando le somme, non movimentate per altri 10 anni, sono state trasferite al Fondo).
Si tratta per lo più di giacenze appartenute a persone defunte delle quali gli eredi non sono a conoscenza. Al Fondo affluiscono, fra l’altro, somme inutilizzate relative a strumenti di natura bancaria e finanziaria, di importo non inferiore a 100 euro. Nella categoria dei “conti dormienti” rientrano non solo depositi di denaro, libretti di risparmio (bancari e postali), conti correnti bancari e postali, ma anche azioni, obbligazioni, certificati di deposito e fondi d’investimento nonché assegni circolari non riscossi entro il termine di prescrizione.
Fu l'allora ministro dell'Economia Giulio Tremonti, nel 2006, nel tentativo di far cassa, a fare confluire queste somme ignorate nei conti dello Stato, vincolandole a un Fondo per le vittime dei vari crac (Cirio e Parmalat) istituito con il decreto del presidente della Repubblica numero 116/2007. La legge non è certo a favore degli eredi di chi aveva un fondo dormiente: la pubblicità cui sono obbligati gli istituti bancari e la Posta è davvero minima e consiste in una lettera raccomandata a 5 mesi dalla scadenza presso l'ultimo indirizzo noto del titolare. Le procedure di rimborso sono state invece affidate a Consap, partecipata del Tesoro, che tiene una banca dati online a questo indirizzo. In 10 anni le domande di rimborso pervenute sono state pari a 223 milioni mentre la giacenza, stando all'ultimo Rendiconto generale della Corte dei Conti (2016), ammonta a oltre 1,574 miliardi di euro. Una cifra di tutto rispetto, in teoria già vincolata a ristoro dei consumatori truffati dai crac finanziari, ma che il governo potrebbe decidere di usare altrimenti.

LOTTERIE E BIGLIETTI VINCENTI: I GIOCATORI SBADATI MANNA PER L'ERARIO

Le dimenticanze (spesso senza colpa, come si è visto) degli italiani vanno a comporre un altro tesoretto: quello delle vincite alle lotterie mai ritirate. Pare impossibile, eppure ci sono in circolazione parecchi "fortunati" che non sanno di esserlo e, dunque, non sono mai passati all'incasso. Anche qui, lo Stato ringrazia: per legge, i premi non ritirati entro i 180 giorni dalla data di pubblicazione in Gazzetta Ufficiale dei biglietti vincenti vengono incamerati dallo Stato. Solo per quanto riguarda la Lotteria Italia 2017-2018, sono rimasti in attesa del vincitore nove premi di seconda categoria (ognuno del valore di 50 mila euro), per un totale di 450 mila euro e persino 26 premi di terza fascia (ognuno da 20 mila euro), per un importo complessivo di 520 mila euro. E non è nemmeno un avvenimento così raro: secondo i dati riportati dall'agenzia Agimeg, dal 2002 - e solo per quanto riguarda la Lotteria Italia - non sono stati mai riscossi premi per oltre 27,2 milioni di euro. Gli sbadati del Lotto, invece, hanno fruttato all'erario 344 milioni di euro dal 2010 al 2016, una media di circa 49 milioni l'anno. Una vittoria nella vittoria per lo Stato, che trae già un ingente guadagno (circa 11 miliardi annui) dalla tassazione dei giochi e dalla vendita dei biglietti.

EXTRAGETTITO DELLE CARTELLE EQUITALIA: VALORE DI OLTRE 1,2 MILIARDI

C'è poi un altro tesoretto, più sostanzioso ma ancora in gran parte virtuale e mai così a rischio. È quello messo da parte dal passato esecutivo, con la rottamazione delle cartelle esattoriali introdotta dal decreto 193 dell’ottobre 2016. Un mini-condono fiscale con cui è possibile pagare soltanto i debiti iscritti a ruolo contenuti negli avvisi e nelle cartelle di pagamento senza l'aggravio di sanzioni e interessi di mora. Il 31 luglio 2018 si è chiusa la finestra temporale per il pagamento della penultima rata (la quarta di cinque) e lo Stato ha incassato 1 miliardo che si è andato ad aggiungere ai 6,5 miliardi già versati dai contribuenti che hanno deciso di pacificare così i loro rapporti con il Fisco.
Con l'ultima rata per la rottamazione delle cartelle del 2017, fissata dal decreto per il mese di settembre, lo Stato conta di intascare poco meno: 900 milioni, per un totale di oltre 8,4 miliardi. Numeri così rilevanti da sorprendere gli stessi tecnici del Tesoro: le aspettative più rosee del governo stimavano un incasso complessivo di 7 miliardi e 200 milioni. C'è quindi un tesoretto di 1,2 miliardi. Ma, anche in questo caso, è virtuale e, si diceva, messo a rischio proprio da quello stesso governo che a breve potrebbe presto passare all'incasso: gli annunci dei giallo-verdi di avere in serbo proprio con la legge di Stabilità una pace fiscale rischiano infatti di compromettere la raccolta dell'ultima tranche. Del resto, perché pagare quando all'orizzonte potrebbe profilarsi un nuovo colpo di spugna a condizioni persino più favorevoli?

LOTTA AL LAVORO NERO: POTENZIALE DI 20 MILIARDI

Ma il vero tesoro, senza troppe sorprese, giace sepolto, invisibile agli occhi del Fisco, negli introiti derivanti dal lavoro nero. Per farlo emergere il governo dovrebbe iniziare una lotta seria all'evasione fiscale. Secondo la Fondazione studi dei consulenti del lavoro, nel Paese ci sarebbero 1,5 milioni di lavoratori completamente in nero a fronte di 5,7 milioni di aziende attive sul territorio italiano. Per quanto la situazione nell'ultimo periodo abbia registrato alcuni lievi miglioramenti, l’evasione fiscale e previdenziale per il lavoro sommerso si attesterebbe, ogni anno, attorno a 20 miliardi di euro: un importo non dissimile a quello delle ultime finanziarie. Insomma, sarebbe sufficiente raggiungere parte di quel bottino per riuscire a ripagare, per intero, una legge di stabilità dagli importi significativi, con la possibilità aggiuntiva di poterne progettare di «coraggiose», senza però spaventare gli investitori. Basterà questo per spingere l'esecutivo a mettersi sulle tracce dei lavoratori in nero?



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