domenica 10 giugno 2018

Soumaila e la coscienza (ri)pulita del buon borghese.


 collettivo militant
Questa mattina, in un lungo articolo sul Corriere della Sera, Giovanni Bianconi ricostruisce le ore che hanno portato all’arresto del quarantatrenne accusato dell’omicidio di Soumaila Sacko. Secondo una delle firme più prestigiose (e per di più “progressista”) del quotidiano, tutta la vicenda sarebbe dunque da derubricare nella cronaca nera di provincia. Un “fattaccio” legato più al modus vivendi di un disadattato che abita in una zona notoriamente degradata e alla sua idea distorta di proprietà privata, che non ai grandi temi evocati in questi giorni: come lo sfruttamento, il razzismo o la criminalità organizzata. Insomma, si tratterebbe di quella che Guccini avrebbe definito come “una piccola storia ignobile”.

Messa in questo modo la sua coscienza democratico-borghese sarebbe salva, e del resto la polizia ha prontamente arrestato il “folle”, la giustizia farà presumibilmente il suo corso e tutto potrà tornare a scorrere come prima, che cosa aggiungere di più? Quindi, ci chiediamo, il fatto che Soumaila e le altre due vittime del tiro al bersaglio fossero nere, e soprattutto povere, non c’entra niente? Se al loro posto ci fossero stati dei bianchi in giacca e cravatta sarebbero stati allontanati dalla fabbrica abbandonata nello stesso modo? A fucilate come si usa fare con i cani randagi quando ti entrano nei campi coltivati? E’ forse questo che vuol farci credere Bianconi?
E davvero non c’entra niente nemmeno lo sfruttamento dei braccianti su cui poggia una gran parte dell’agroindustria italiana coi sui miliardi di euro di fatturato? Il giornalista progressista pensa davvero che se i tre braccianti avessero avuto un salario adeguato, se avessero avuto un contratto regolare, se avessero potuto godere di un alloggio dignitoso, dell’acqua potabile, dei servizi sociali, si sarebbero trovati li a cercare lamiere per costruire baracche? Troppo facile provare a cavarsela in questo modo. Soumaila è stato ammazzato perchè era un bracciante nero e un militante sindacale, l’esecutore sarà stato anche un “agricoltore di 43 anni”, come scrivono tutti i giornali oggi, ma i mandati sono quelli che fanno profitti sullo sfruttamento di decine di migliaia di braccianti ridotti in condizioni di semischiavitù.