sabato 9 giugno 2018

Classe dirigente. Il Gruppo Bildeberg a Torino. Le elìte discutono del nostro mondo, riservatamente.

Intervista a Domenico Moro.
 

Da giovedi fino a domenica a Torino, è in corso la riservatissima riunione del Gruppo Bildeberg, una delle organizzazioni delle elìte internazionali a cui partecipano a vario titolo banchieri, ministri, manager e azionisti delle multinazionali, giornalisti, accademici. Il gruppo si riunisce in hotel o resort di lusso spesso inaccessibili ai comuni mortali in diverse parti del mondo, solitamente in un paese europeo, mentre una volta ogni quattro anni in Canada o negli USA. Tutti i partecipanti sono tenuti all’obbligo della riservatezza sulle discussioni che vi si tengono. Quest’anno è toccato a Torino ospitare la riunione annuale.


Tra gli invitati italiani risultano esserci il delfino della Fiat/Fca John Elkann, il direttore generale della Banca d’Italia Salvatore Rossi, il cardinale Pietro Parolin, segretario di Stato del Vaticano. Ma saranno presenti anche gli economisti Alberto Alesina e Marina Mazzuccato, la senatrice a vita Elena Cattaneo, Giampiero Massolo, presidente dell’Ispi, ex dirigente dei servizi segreti e di cui si era parlato anche possibile ministro degli esteri nel nuovo governo, la giornalista Lilli Gruber. Ma ci saranno anche, solo per fare qualche nome,  l’ex presidente della Commissione europea José Barroso, l’ex primo ministro francese Bernard Cazeneuve, Henry Kissinger e il generale statunitense David Petraeus.

Abbiamo chiesto a Domenico Moro, autore del libro “Club Bildeberg. Gli uomini che comandano il mondo”, di aiutarci a capire meglio di cosa si tratta, quali sono i suoi scopi e soprattutto le conseguenze delle riservate discussioni che avvengono nelle riunioni di questa organizzazione. Con una sola avvertenza: i curiosi troveranno informazioni utili, i complottisti rimarranno delusi. Conoscere il nemico significa anche conoscerlo per quello che è veramente.
A Torino si riunisce il Gruppo Bilderberg. Secondo te quale sarà l’agenda della discussione? Alcune indiscrezioni dicono che sarà il populismo. Ma è veramente questa la principale preoccupazione di questi “potenti” ospiti?
Una delle principali caratteristiche del Gruppo Bilderberg è la segretezza mantenuta sui contenuti dei dibattiti. Infatti, alla riunione annuale non sono presenti giornalisti, se non quelli, tenuti alla riservatezza, invitati per assistere o relazionare su qualche tema. Tale scelta è motivata con la necessità di permettere agli invitati di esprimersi liberamente. In realtà, consente agli esponenti delle élites di esprimere opinioni e valutazioni confacenti ai loro interessi, senza doversi preoccupare di doverle rendere “digeribili” all’opinione pubblica. In genere, i temi degli incontri sono molti e spaziano dai rapporti politici internazionali, alle questioni economiche e sociali.  Medio oriente, Cina, armi nucleari, cyber sicurezza, globalizzazione, Nato, trattati sulle armi nucleari, disoccupazione, sono alcuni dei temi di recenti incontri. La Ue è comunque uno degli argomenti maggiormente ricorrenti. Anche se i contenuti sono secretati, i temi in discussione sono noti in anticipo attraverso il sito dell’organizzazione. Per quanto riguarda l’incontro del 2018 a Torino, “Il populismo in Europa” è il primo argomento nel programma dell’incontro. Forse non è una coincidenza che l’incontro annuale del Bilderberg si apra proprio su tale tema e nel Paese dove, per la prima volta in Europa occidentale, si è costituito un governo populista. Già nell’incontro del 2017 a Chantilly (Usa) uno dei temi era: “Perché il populismo sta crescendo?”. Non c’è da stupirsi dell’interesse del Gruppo Bilderberg per il populismo. Infatti, il populismo, e l’emergere di terze e quarte forze critiche verso la Ue e la Uem, è il prodotto delle politiche di austerity e dell’euro, entrambi voluti dalle élites economiche. Soprattutto, il populismo rappresenta un fattore di rottura del sistema bipolare e bipartitico – basato sul partito popolare e sul partito socialista europei – che ha garantito la governabilità secondo gli interessi delle élites economiche fino ad oggi. Infine, il fatto che un governo populista si sia insediato in Italia rappresenta un fatto storico, perché l’Italia è parte del ristretto gruppo dei Paesi “centrali” dell’economia-mondo capitalistica.
Come si diventa membri del Gruppo Bilderberg? La scelta dei membri da cooptare segue criteri precisi o è a geometria variabile?
Bisogna distinguere tra i membri del direttivo del Bilderberg, che sono permanenti e dirigono l’organizzazione, e gli invitati agli incontri. I primi sono circa 30 e appartengono solamente ai Paesi dell’Alleanza Atlantica, la Nato (Usa, Canada, Europa Occidentale), che poi sono i Paesi storicamente “centrali” nell’economia mondiale. La proporzione per Paese è fissa. Si tratta di esponenti dell’élite economica, proprietari o top manager di imprese industriali multinazionali o di grandi istituti finanziari internazionali, oppure di intellettuali di livello internazionale. Agli incontri annuali partecipano circa 130 persone, quasi sempre provenienti dai paesi dell’Alleanza Atlantica. Prevalgono gli anglosassoni, statunitensi e britannici, ma sono molto numerosi anche i francesi e gli italiani. Agli esponenti dell’élite economica e intellettuale si aggiungono gli esponenti dell’élite politica e statale, che non sono ovviamente presenti nel comitato direttivo. Generalmente si tratta di primi ministri e ministri economici, ma ci sono anche funzionari delle banche centrali e di organismi sovrannazionali, come la Commissione europea, la Bce, la Nato, la banca mondiale, ecc. Spesso un esponente politico, prima di assumere un importante incarico governativo, è invitato all’incontro del Bilderberg, come nel caso di Enrico Letta. È da sottolineare la partecipazione di esponenti del mondo della comunicazione, non solo giornalisti, ma anche proprietari di Tv e giornali. Tra i partecipanti alcuni sono abituali (negli ultimi anni ad esempio per l’Italia John Elkan e Lilli Gruber), ma in genere variano da incontro a incontro.
Tra il gruppo Bilderberg e altre strutture simili, penso alla Commissione Trilaterale o all’Istituto Bruegel, c’è intercambiabilità oppure coprono interessi e gruppi di interesse differenti?
La Commissione Trilaterale è figlia del Bilderberg, nel senso che è stata fondata nel 1973 da alcuni autorevoli membri del Bilderberg, Gianni Agnelli, David Rockfeller, Henri Kissinger. La differenza principale con il Bilderberg sta nel fatto che la partecipazione non è limitata ai Paesi atlantici. Lo scopo della costituzione della Trilaterale è estendere la partecipazione alla terza componente della triade capitalistica, il Giappone, la cui importanza nell’economia mondiale all’epoca era ormai acclarata. In pratica, in una economia ormai sempre più interconnessa, le élites bianche e atlantiche si accorsero della necessità di allargare la partecipazione a certi dibattiti alle élites extra-europee. Con il tempo si sono aggiunti partecipanti dalla Corea del Sud, e da altri paesi emergenti dell’Asia, compresa la Cina. Un’altra differenza sta nel fatto che i contenuti delle discussioni non sono secretati. Non sempre, ma spesso c’è sovrapposizione di ruoli e di partecipazione tra Trilaterale e Bilderberg. Ad esempio, oltre al caso di Gianni Agnelli nel passato, più di recente Mario Monti è stato dirigente dell’una e dell’altra organizzazione.

Come puoi immaginare, appena pronunci Gruppo Bilderberg vengono evocate innumerevoli narrazioni, alcune assai fantasiose altre no. Tu su questo hai scritto un libro. Come definiresti il Gruppo Bilderberg?
La segretezza dei dibattiti ha favorito la diffusione di una letteratura sensazionalistica sul Bilderberg, la cui fortuna affonda le radici nella logica semplice del complotto come spiegazione di quello che accade nel mondo. Intendiamoci, i complotti esistono, ma non determinano i rapporti di produzione e sociali, sono questi ultimi che fanno sì che i complotti abbiano successo o no. Il gruppo Bilderberg non rappresenta i “pupari” che muovono il mondo occidentale. Il Bilderberg è una organizzazione, tra le altre, di una parte delle élites economiche occidentali, che rappresentano lo strato superiore del capitale, quello transnazionale e cosmopolita. Tale organizzazione discute e definisce alcune linee guida generali su come affrontare determinati problemi delle società occidentali secondo il punto di vista del capitale. L’aspetto forse più interessante del Bilderberg è che raccoglie e mette insieme gli agenti economici del capitale con gli agenti  politici e intellettuali (e gli esponenti del quarto potere, i mass media), in altre parole, per dirla con Marx, mette in connessione la struttura economica con la sovrastruttura ideologica (politica, culturale e massmediatica). Quindi, possiamo dire che il Bilderberg è uno strumento di trasmissione di line generali e realizzazione di egemonia, in senso gramsciano, delle élites economiche sulla società e sulle classi subalterne.  Giusto come esempio della capacità del Bilderberg di delineare linee guida molto in anticipo sui tempi, vale la pena citare il seguente stralcio dal rapporto della conferenza di Buxton del 1958, decrittato da Wikileaks, in cui si pensa già a una valuta unica europea come strumento di ingabbiamento dei parlamenti e di influenza sulle politiche pubbliche: “Uno dei maggiori problemi con i quali la comunità economica si confronta è quello del coordinamento delle politiche monetarie. (…) Come uno dei partecipanti ha puntualizzato, l’integrazione dei Sei richiede il coordinamento delle politiche monetarie. Qui sta ad ogni modo la più grande debolezza del Trattato. La politica monetaria è strettamente legata ai bilanci nazionali e la disciplina di bilancio è notoriamente difficile da raggiungere. I ministri della finanze sono di solito più ragionevoli e potrebbero accettare pressioni esterne ma è molto più difficile convincere i parlamenti nazionali. Chi parla dubita che a lungo termine il problema potrebbe essere risolto con successo senza un appropriato meccanismo istituzionale. Questo punto è trattato da un altro partecipante che guarda a una valuta comune come a una soluzione definitiva.”