venerdì 22 settembre 2017

Ambiente. La Circular economy e le nuove sfide europee, le politiche e misure necessarie per raggiungerle.

Dal 1900, in un solo secolo, la popolazione mondiale è aumentata a un ritmo impressionante, di 4 volte e il consumo di materiali è aumentato ancora di più, di 10 volte.
 
 
Edo Ronchi Presidente della Fondazione per lo Sviluppo Sostenibile
E potrebbe raddoppiare ancora entro il 2030. A fronte di una domanda mondiale enorme e in continua crescita, la disponibilità di materie prime è limitata, a costi e impatti ambientali crescenti. L'Europa sta quindi avviando un cambiamento del modello economico verso una circular economy che punta ridurre il prelievo di risorse naturali, a ridurre al minimo i rifiuti da smaltire, con modelli di produzione e di consumo che prevengano la produzione di rifiuti, prolunghino l'uso dei prodotti, incoraggino il riuso e massimizzino il riciclo. Una tappa, concreta e rilevante, di questo cambiamento sarà l'attuazione della nuova Direttiva europea sui rifiuti e la circular economy che dovrebbe essere approvata entro la fine dell'anno.

Con la riforma avviate nel '97 col Decreto legislativo 22 che recepiva in modo organico alcune direttive europee, sono già stati realizzati in Italia profondi cambiamenti nella gestione dei rifiuti. Prima di quella riforma la raccolta differenziata e il riciclo erano inconsistenti e oltre l'80% dei rifiuti urbani finiva in discarica. Oggi la raccolta differenziata è al 47,6%, quella degli imballaggi è ad un ottimo 67%, ben 14 milioni di tonnellate di rifiuti urbani sono avviate al riciclo e lo smaltimento in discarica è ridotto al 26%. Le imprese che fanno attività di riciclo di rifiuti sono ormai circa 5.000, con oltre 120 mila addetti, con fatturati di decine di miliardi. Grazie a questi cambiamenti, l'Italia-forte importatrice di materie prime- è oggi in grado di affrontare un'adeguata attuazione della nuova Direttiva che potrebbe dare una spinta importante allo sviluppo di una green economy, sostenibile e competitiva.
È però tempo di andare oltre i dibattiti generici sulla circular economy e cominciare a preparare politiche e misure per raggiungere gli obiettivi sfidanti ormai definiti a livello europeo. È vero che la circular economy non riguarda solo i rifiuti, ma la questione dei rifiuti rimane centrale. La prevenzione deve diventare capacità effettiva di ridurre la produzione di rifiuti - non solo quando l'economia è in recessione – disincentivando il consumo di prodotti usa e getta, contrastando l'obsolescenza programmata, promuovendo il riutilizzo e affrontando alcune tendenze all'aumento consistente, come quelle di alcuni rifiuti d'imballaggio. Si dovrà arrivare a un riciclo dei rifiuti urbani di almeno il 65%, facendo quindi crescere ulteriormente le raccolte differenziate intorno al 70% e migliorandone la qualità, recuperando i ritardi ancora diffusi in alcune Regioni. Il riciclo degli imballaggi dovrà crescere almeno al 75%, migliorando in particolare quello delle plastiche ancora insufficiente. Nella raccolta differenziata dei rifiuti da apparecchiature elettriche ed elettroniche (Raee) occorre recuperare un forte ritardo, per passare dal 34% - ultimo dato Ispra del 2014- all'obiettivo del 65%. Gli scarti e i rifiuti organici dovranno alimentare la filiera della chimica verde e la promettente produzione di biometano oltre a quella di un compost di qualità. Per gli pneumatici fuori uso (Pfu) si possono fare ulteriori passi avanti rafforzando la priorità del riciclo rispetto al recupero energetico. Chi produce e mette in commercio prodotti non riciclabili o difficilmente riciclabili - secondo il principio della responsabilità estesa del produttore - dovrà pagare costi elevati per i rifiuti che derivano da questi prodotti. L'industria del riciclo è strategica in un'economia circolare e non dovrà essere subordinata ai prezzi di mercato delle materie prime vergini che non riconoscono i vantaggi dell'uso efficiente e del risparmio delle risorse. Il riciclo di materia, dovendo essere prioritario, non dovrà subire la concorrenza né dell'incenerimento, né dello smaltimento in discarica che deve diventare effettivamente residuale. Sarà quindi necessario un uso intelligente della fiscalità ecologica e della riallocazione d'incentivi che hanno effetti negativi per l'ambiente.

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