mercoledì 27 settembre 2017

Cannabis. 4 proposte perché la cannabis terapeutica non divenga una totale presa in giro.

Giovedì 28 settembre arriva in Aula alla Camera dei Deputati il testo di legge sulla cannabis che, contrariamente a quanto concordato due anni fa dall'inter-gruppo "cannabis legale", riguarderà solo ed esclusivamente l'uso terapeutico della pianta archiviando definitivamente la regolamentazione legale della produzione, consumo e commercio della cannabis. 
 
Lo stravolgimento dell'occasione storica promossa nel 2015 dal sottosegretario agli esteri Benedetto Della Vedova, e rafforzata da una proposta di legge d'iniziative popolare promosso dall'Associazione Luca Coscioni e Radicali Italiani col sostegno di decine di gruppi, è il frutto di una decisione del Partito Democratico coordinata dall'Onorevole Margherita Miotto.
Non credo che a questo punto della vicenda sia il caso di continuare a tediare con la poetica dei fallimenti del proibizionismo o con la necessità di sottrarre i proventi alle organizzazioni criminali: i fatti non solo sono noti ma son conosciuti da tutti gli interessati da almeno 40 anni. Oggi, ferma restando la denuncia nei confronti del Pd che ha aspettato la fine della legislatura per prendere una posizione a riguardo in quanto partito dopo che centinaia dei suoi parlamentari avevano sottoscritto il compromesso dell'inter-gruppo, occorre far sì che la nuova legge non sia il nulla che è al momento.
L'uso terapeutico della cannabis in Italia è già possibile da ben 10 anni!
La prima decisione risale a un decreto del Ministero della Salute del 2007, allora la ministra era la Turco, chiarito nel 2013 dal ministro Balduzzi e ampliato nel 2015 dalla ministra Beatrice Lorenzin. Dal 2014, grazie a un accordo dei Ministeri di Salute e Difesa, allo stabilimento farmaceutico militare di Firenze si producono infiorescenze per preparati galenici. I 100 kili prodotti nel 2017 dal monopolio pubblico, secondo i più alti standard internazionali, fanno dell'Italia il sesto produttore al mondo di cannabis per terapie.
Negli ultimi 10 anni la legge è però rimasta pressoché clandestina e i governi che si sono succeduti non hanno fatto nulla per contrastare l'ignoranza (tecnica) degli operatori e i tabù che ancora oggi continuano a circondare la cannabis. Se non fosse stato per una dozzina di leggi regionali che ne hanno consentito la rimborsabilità, oltre che sconosciuti, in Italia i cannabinoidi terapeutici sarebbero stati anche una roba per ricchi.
Per non perdere del tutto l'occasione che comunque s'è venuta a creare andrebbero incluse almeno quattro modifiche:
- depenalizzare la coltivazione per uso personale della pianta (a oggi si rischiano fino a sette anni di carcere) indipendentemente dal fine della produzione;
- finanziare studi sulla cannabis Made in Italy, nota anche come FM2, e sui prodotti importati al fine di indagarne appieno le potenzialità ulteriori rispetto a quelle previste dalla normativa vigente;
- prevedere trial clinici secondo protocolli internazionali per testare tanto l'FM2 quanto gli altri prodotti disponibili in Italia nella cura di specifiche condizioni fisiche (negli Usa la cannabis viene utilizzata nella cura dei problemi legati allo stress post-tramautico);
- sulla base di quanto sopra, avviare le pratiche per registrare la cannabis come medicina presso l'Aifa, l'Agenzia Italiana per il Farmaco - sarebbe un'anteprima mondiale.
Anche se il tempo non è dalla parte della legge, par di capire che in Parlamento i voti ci sarebbero per portarla avanti, il problema è il testo.
Senza queste quattro aggiunte lo "stralcio Miotto" passerà alla storia come la legge sulla cannabis più inutile di tutti i tempi

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