venerdì 29 settembre 2017

Roma. Fascisti in prima pagina, periferie come pretesto

contropiano
L’ennesima gazzara dei fascisti di Forza Nuova nel quartiere di Montecucco (periferia ovest), va letta con maggiore profondità di quanto lascino intravedere le cronache.
I fatti sono noti, anzi ripetuti. Ma ricostruirli appare utile.
L’ufficio comunale alla casa ha assegnato un alloggio dell’Ater (che gestisce le case popolari,ndr) ad una famiglia italiana ma di origine eritrea. L’appartamento risultava occupato abusivamente da una ragazza del quartiere, madre con un bambino, ed era previsto lo sfratto per far subentrare la famiglia assegnataria. I fascisti e alcuni inquilini si sono opposti allo sfratto ed hanno impedito l’ingresso nell’appartamento alla famiglia assegnataria, con l’aggravante di aver disegnato la vicenda con la consueta – e vergognosa – argomentazione del “danno la casa agli stranieri e sfrattano gli italiani”. Ci sono stati anche tafferugli con la polizia che hanno portato a quattro fermi tra i fascisti, tra cui il noto caporione Castellino.
Ma i fatti in sé, ripetuti in quanto casi analoghi erano avvenuti in altri quartieri popolari, non spiegano affatto uno scenario che va conosciuto e ben compreso.
1) Non è la prima volta che l’ufficio comunale, ancora diretto dall’assai discusso e mai dimesso dott. Barletta, sceglie di assegnare case occupate piuttosto che appartamenti vuoti. Non solo. Si sceglie di procedere ad assegnazioni a famiglie di immigrati – pienamente legittimate dalla graduatoria – proprio di appartamenti che risultano occupati da famiglie “italiane”. I fascisti, in qualche modo, vengono a sapere in anticipo dell’atto e si mettono in moto per creare il caso. Delle due l’una: o esiste una corsia preferenziale di informazioni tra gli uffici comunali e i gruppi neofascisti oppure c’è una logica perversa per cui si assegnano le case senza una ricognizione sul campo per verificare se siano vuote o occupate abusivamente, così da creare volutamente la “contrapposizione” tra italiani e immigrati;
2) I giornali e i telegiornali amplificano questi episodi dedicandogli aperture e prime pagine. Apparentemente questa attenzione mediatica sembra animata dalla stigmatizzazione e dalla denuncia del rischio razzismo nei quartieri popolari. Più materialmente produce un effetto legittimazione dei gruppi neofascisti e delle loro strumentalizzazione. Un sospetto questo confermato dalla dizione di “militanti” con cui vengono descritti gli squadristi di Forza Nuova. Una legittimazione politica, negata invece ai militanti della sinistra definiti sempre genericamente come “antagonisti o centri sociali”. Ma è una legittimazione che viene da lontano ed è entrata – o viene indotta – nelle redazioni di giornali e telegiornali da precisi “imput”. Questa legittimazione la leggiamo da anni nelle relazioni annuali dei servizi segreti al Parlamento e nei rapporti di polizia, nelle quali i gruppi neofascisti vengono descritti come “militanti”, impegnati “nel sociale”, in crescente competizione con gli antagonisti proprio nei quartieri popolari. In sostanza bravi ragazzi più attenti ai problemi degli “italiani” che alle diatribe ideologiche. Curiosamente in questa descrizione non compaiono mai le strette connessioni tra i gruppi neofascisti e la malavita, soprattutto nello spaccio di stupefacenti. Una connessione diventata visibile e verificabile.

3) Giornali come La Repubblica e La Stampa, i telegiornali Rai e Sky, si prestano volentieri a questa operazione di legittimazione dei fascisti tramite una stigmatizzazione formale del razzismo legato al disagio sociale. Si diffonde così l’idea di una giungla nei quartieri popolari dove convivono occupazioni abusive (quindi illegalità) e crescente disagio sociale, ma le uniche forme di rivalsa o espressione politica avvengono solo attraverso la guerra tra poveri che trova i fascisti pronti a dargli spessore.
Il risultato prodotto è la necessità di una campagna d’ordine contro l’illegalità (le occupazioni abusive che nascono dalla necessità delle famiglie senza casa), la liquidazione del disagio sociale come problema di assistenza e/o repressione, l’esorcizzazione dei fascisti come spauracchio attraverso però una loro legittimazione. A trarne guadagno sono solo le forze di governo che possono così gestire sia l’ordine pubblico che il consenso di chi stigmatizza il razzismo o teme i rigurgiti dei gruppi neofascisti. Un combinato disposto micidiale, ingannevole e vergognoso.
La strada da percorrere per sbarrare la strada all’intreccio tra istituzioni e ruolo dei fascisti, l’hanno indicata le mobilitazioni popolari a Tor Bella Monaca e Tiburtino III: radicamento e intervento sociale nei territori, smascheramento delle strumentalizzazioni, denuncia del ruolo perverso degli apparati istituzionali (a cominciare dall’Ufficio Casa del Comune o da alcune giunte municipali) ed estrema determinazione contro i fascisti. Guai a guardare questa realtà facendosi deformare la visuale dai mass media.

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