martedì 23 aprile 2013

"Napolitano? era tutto studiato"


"Napolitano? era tutto studiato"
Non siamo mai in sintonia con Antonio Padellaro, antico "giustizialista" impastato di dietrologie. Ma stavolta la sua ricostruzione del "golpino bianco" che ha confermato Napolitano sul Colle ha qualcosa di plausibile.


Naturalmente manca - ai dietrologi non si può chiedere una visione complessiva del quadro europeo, o della "politica" come realizzazione di progetti complessi - qualsiasi riferimento all'evidente operare del "pilota automatico" impostato dalla Troika (Bce, Ue, Fmi). Quel meccanismo che, tra trattati europei-fiscal compact-pareggio di bilancio, fa sì che qualsiasi governo venga formato dovrà esser allineato e coperto con leindicazioni di Bruxelles e dintorni.
Per Padellaro tutto si riduce a un "dai e vai", di tradimenti e complottini, tra politici di basso e medio rango. Diciamo che, limitatamente alla "tattica" vista all'opera in questi giorni, qualcosa di vero c'è (del resto è giornalista con una lunga carriera e contattti alle spalle). E anche di ben poco gradevole. Diciamo dunque che - su questa base intepretativa - ogni altra sconfitta (della "sinistra" o del grillismo) - è assolutamente prevedibile.


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Napolitano, era tutto studiato

C’è un filo rosso che porta allo sconcertante bis di Giorgio Napolitano, parte da lontano e si chiama governo delle larghe intese con Berlusconi. È una lampante verità che sul Colle delle bugie e dei nastri cancellati nessuno può negare, scolpita sui moniti che d’ora in poi saranno legge. Quel filo del Quirinale, nel dicembre 2011 dopo la disastrosa caduta del governo B., impedisce le elezioni anticipate. Come mai? Forse era chiaro che, con il crollo annunciato della destra, il Pd vincitore avrebbe potuto imporre senza problemi il proprio capo dello Stato?

E perché quando, nel dicembre scorso, Monti si dimette, non viene rispedito alle Camere per verificare la fiducia? Forse perché il timing, perfetto, consentiva alla presidenza di gestire non solo le elezioni, ma anche il dopo? Il pareggio auspicato e raggiunto, il mezzo incarico a Bersani, lo stop a M5S che chiede un premier fuori dai partiti, la melina dei “saggi”. Tutto per arrivare paralizzati all’elezione del Presidente e quindi all’inevitabile rielezione?

Forse il piano non era così diabolico
, forse l’encefalogramma piatto dei partiti ha permesso a Napolitano di orchestrare la crisi come meglio voleva. Ma è difficile credere che, dopo aver respinto fino alla noia ogni offerta per restare, il navigato politico abbia ceduto in un paio d’ore alle suppliche di alcuni presunti leader alla canna del gas. Si è fatto rieleggere,vogliamo credere, non per sete di potere (a 88 anni!), ma per governare l’inciucio che nella sua testa è l’unico strumento per controllare un Paese allo sfascio. E per tenere lontano quell’eversore di Grillo che crede addirittura nella democrazia dei cittadini. Non s’illuda, però: davanti ai problemi giganteschi degli italiani (e alle piazze in fermento), questa monarchia decrepita e grottesca è solo uno scudo di paglia. D’ora in poi questi politici inetti e disperati il conto lo faranno pagare a lui.


da Il Fatto Quotidiano

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