giovedì 7 giugno 2018

Sulla questione abitativa il Comune di Roma rimanda la soluzione

 

 dinamopress Sarah Gainsforth

Rimandato l’incontro tra l’assessore Castiglione e le parti sociali, ieri la manifestazione sotto l’Assessorato alle politiche abitative
Con quella che si annuncia come un’estate di sgomberi alle porte, il Comune prende ancora tempo sulla questione abitativa. Rimandato al 6 luglio l’appuntamento inizialmente convocato per il 6 giugno con le parti sociali, riunite al tavolo convocato a Natale dell’anno scorso dall’assessore per la sottoscrizione di un accordo sulle politiche abitative a Roma. Ieri mattina si è tenuto un presidio di protesta sotto la sede dell’assessorato alle politiche abitative del Comune di Roma.

Si sarebbe trattato di un mero errore tecnico di agenda ma la sensazione è che sul tema dell’abitare il Campidoglio voglia prendere tempo all’indomani dell’insediamento del nuovo governo. Il contratto di governo non menziona la questione abitativa ma annuncia una stretta sulle occupazioni velocizzando «le procedure di sgombero attraverso l’azione ferma e tempestiva», perché «le sole condizioni di difficoltà economiche non possono mai giustificare l’occupazione abusiva».
È proprio la questione delle occupazioni il nodo ancora da sciogliere per la firma di un protocollo d’intesa tra il Campidoglio e un fronte sociale inedito e ampio, che include i movimenti e i sindacati uniti sul tema dell’abitare.
Ci sono 190 milioni di fondi regionali destinati all’emergenza abitativa, di cui 40 milioni già stanziati, bloccati. Secondo l’assessore alle politiche abitative la delibera sarebbe inapplicabile perché un terzo dei fondi è destinato, oltre che a nuclei familiari in attesa dell’assegnazione di alloggi E.R.P. e a nuclei familiari che abitano nei centri CAAT che il Comune fatica a chiudere, a «nuclei familiari che vivono in immobili pubblici o privati impropriamente adibiti ad abitazione alla data del 31 dicembre 2013», ovvero a chi abita nelle occupazioni abitative della Capitale. Poco importa se molti degli occupanti sono in attesa di assegnazione di una casa popolare.
Fondi di cui Roma, la seconda città per sfratti emessi nel 2016, ha urgente bisogno. «11.600 famiglie in lista d’attesa, 30.000 in difficoltà con il pagamento dei canoni di cui 10.000 con sfratto esecutivo, 10.000 occupanti abusivi, 5.000 assegnatari decaduti, 1.000 case popolari occupate ogni anno, 30 milioni di spesa per i residence» – queste le premesse del protocollo.
Secondo Andrea Alzetta di Action,  «l’unica alternativa agli sgomberi proposti nel contratto di governo sono le case popolari. Contro quella che rischia di diventare una guerra ai poveri abbiamo presentato un protocollo serio, dove oltre l’emergenza c’è un’idea di politica per il diritto all’abitare che riguarda tutti».
Secondo Fabrizio Ragucci, segretario di Unione Inquilini di Roma «le proposte contenute nel protocollo sono utili per affrontare in termini strutturali e non emergenziali il problema della casa». Perché «la casa non è un’emergenza ma un diritto, e come tale non deve riguardare solo la nicchia di disagio e disperazione ed emarginazione. La casa non è un problema di fragilità sociale, è un problema di mancato riconoscimento di un diritto essenziale che interessa tutti, interessa la tenuta democratica di diritto di un paese nel quale anche quello che è sensato e ragionevole rischia di passare come un privilegio o una concessione. Noi siamo qui» – ha concluso Ragucci – «per dire all’assessore che il problema casa non riguarda le fragilità sociali, riguarda tutta la città».
Non si ha ancora notizia della mappatura, prevista dalla Circolare Minniti, degli immobili pubblici e privati inutilizzati sul territorio romano, compresi i beni confiscati, da utilizzare ai fini abitativi.
Sulla logica emergenziale che permea l’approccio istituzionale alla questione abitativa a Roma era già stata molto critica anche Asia USB che aveva abbandonato il tavolo nel febbraio scorso. In particolare, secondo Asia USB non ci sarebbe alcuna «presa di responsabilità dell’amministrazione capitolina in un rilancio della funzione sociale del patrimonio pubblico e in interventi concreti di modificazione dei processi speculativi sulle locazioni: bensì al contrario la sovrapposizione del piano-casa con quel “rilancio del mercato” evocato già dalla sindaca Raggi all’indomani della mattanza di via Curtatone». Il protocollo inoltre prevede la possibilità di riaprire i bandi speciali, «riaprendo la strada a quel mercato dell’emergenza e del denaro pubblico che si era promesso di lasciare alle spalle con le sue zone d’ombra».
Tra i punti criticati anche la disposizione di «azione di contrasto a tutte le situazioni di irregolarità e/o morosità anche attraverso convenzioni con l’Agenzia delle Entrate e le società fornitrici dei servizi (ACEA ecc)» prevista dal protocollo, che travalicherebbe «il già vergognoso dettato dell’articolo 5 della Legge Lupi».
A margine del convegno in Campidoglio promosso da Assoimmobiliare pochi giorni fa l’assessore Castiglione ha definito «fondamentale» il ruolo dei privati, auspicato un «partenariato con le forze private» per valorizzare il patrimonio pubblico da una parte e  garantire l’accessibilità della casa a tutti i romani dall’altro.
In una nota su Facebook Castiglione scrive: «Nel campo dell’immobiliare Roma vive un periodo di grandi opportunità da cogliere e sviluppare. È il momento di attrarre investimenti al fine di ridisegnare economicamente e socialmente la città attraverso i suoi immobili. Lungo questo percorso la partnership con i soggetti privati e pubblici del mercato immobiliare rappresenta un elemento importante». Se la questione abitativa sembrerebbe subordinata al rilancio del mercato immobiliare, la sua complessità non trova spazio in una visione anacronistica della città al collasso: «A chi mi chiede su cosa si può ripensare e ricostruire questa città, rispondo: dalla semplicità. La capitale va resa più vivibile per chi vi abita stabilmente e più accogliente per i tanti che sono qui di passaggio, per motivi di studio o di lavoro. Roma si costruisce su Roma. Abbiamo un brand fortissimo, dobbiamo solo valorizzarlo». Castiglione dovrebbe incontrare oggi l’assessore regionale alle politiche abitative Massimiliano Valeriani, a meno che la sua agenda non riservi ancora sorprese.