sabato 20 gennaio 2018

Una vittoria che può aprire una breccia nella sanità del Lazio




 


dinamopress  CLAP- Camere del lavoro autonomo e precario
Il Tribunale di Roma ha riconosciuto come atto “vendicativo”il licenziamento di tre fisioterapiste precarie, disponendo il loro immediato reintegro sul posto di lavoro. La conclusione della vertenza sindacale apre ora uno spazio di lotta per tutte le “finte”partite Iva impiegate nella Sanità privata

Partiamo sempre dalla stessa affermazione: è solo un piccolo passo, una primissima vittoria all’interno di un percorso assai lungo e tortuoso; ma è una vittoria che pesa, e tanto. Circa un anno fa, tre fisioterapiste precarie, che più si erano messe in gioco nella mobilitazione all’interno della Casa di Cura “Villa delle Querce” di Nemi, erano state colpite dal licenziamento. Ieri il Tribunale di Roma ha accolto totalmente il ricorso istruito dal nostro Avvocato, Alessandro Brunetti, affermando quello che non abbiamo mai smesso di dire in tutti questi mesi, una verità palpabile, sotto gli occhi di tutti: quei licenziamenti erano una «vendetta». Proprio per questo motivo le lavoratrici vengono reintegrate immediatamente sul posto di lavoro e dovranno ricevere le retribuzioni perse a causa della mossa ritorsiva dell’azienda.
Il Giudice, la Dott.ssa Carlotta Calvosa, non si ferma qui, certificando gli ultimi 19 anni di lavoro autonomo come illegittimo, aprendo quindi il campo a una battaglia che non riguarda solo le tre lavoratrici ingiustamente licenziate, ma tutte le finte partite Iva impiegate nella Sanità privata accreditata; e, più in generale, tutte quelle figure professionali (e contrattuali) abbandonate dai sindacati confederali e considerate di serie “B”. Dopo un anno di conflitto, dallo Sciopero globale delle donne dello scorso 8 marzo fino allo Sciopero generale dell’autunno passato, dopo l’agitazione, i volantinaggi, le assemblee con i tanti precari della Sanità (tanto privata accreditata che pubblica “esternalizzata”)… oggi possiamo dire con un gran sorriso che solo la lotta paga, e che tutti i momenti in cui si aveva la sensazione di affrontare un muro di gomma sono serviti ad arrivare fino a questo punto: da oggi le lavoratrici e i lavoratori, e tutti noi siamo più forti, mentre ci prepariamo a proseguire con le mobilitazione, ad agitare con ancora maggiore forza le nostre rivendicazioni.
Ci vuole coraggio per alzare la testa quando qualsiasi gesto di ribellione può costare il posto di lavoro, ma questo coraggio è stato l’unico antidoto alla sordità dell’azienda, alla violenza degli attacchi subiti, al cinismo di chi continuamente ripeteva che «qui non c’è niente da fare, funziona così». Forse è proprio questo il motivo principale per esultare: non esiste luogo di lavoro in cui «non c’è niente da fare», nessuna figura professionale (seppur atipica e contrattualmente precaria) è troppo debole per reagire, non esiste padrone troppo forte per essere combattuto.
Ci vuole coraggio per alzare la testa, ma ci vuole fin troppa faccia tosta per rassegnarsi: è questa la lezione che stiamo imparando giorno dopo giorno insieme alle lavoratrici e ai lavoratori che incontriamo; ed è questa la storia che vogliamo raccontare. Per far sì che l’espressione a noi cara, «un torto fatto a uno è uno torto fatto a tutti», non rimanga un semplice slogan. Ma cominci, piuttosto, a diventare realtà.

Solo la lotta paga!
Solidarity Forever!

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