mercoledì 28 giugno 2017

Classe Operaia e Guerra tra poveri. Viadana (Mantova). Scene d’altri tempi alla Composad.


Alla marcia dei (cosiddetti) 40 mila della Fiat nel 1980, evento che segnò una netta e decisiva battuta d’arresto nella conquista di diritti sindacali in Italia, o al film I Compagni di Monicelli, che descriveva con grande maestria le condizioni degli operai dei primi del ‘900, costretti ad entrare in competizione tra loro per un posto di 14 ore al giorno in fabbrica.
Ma veniamo ai fatti. La Composad è un’azienda che produce mobili ed elementi di arredo. Tra le aziende committenti ha IKEA ed altre multinazionali.
Un anno fa, una delle cooperative che prestano lavoro nei suoi magazzini fallisce ma, tramite un accordo siglato dalle parti e con la firma in calce del Prefetto di Mantova, i 271 lavoratori della cooperativa riescono a strappare la promessa di venire riassunti dalla nuova cooperativa.
Tale accordo regge fino a circa un mese fa, quando la cooperativa Viadana Facchini viene definitivamente liquidata e le subentra la cooperativa 3L.
La nuova cooperativa stipula dunque un accordo con Cgil che impone ai lavoratori il ciclo continuo (con sabati e domeniche lavorative); la riassunzione deiratori nella nuova cooperativa previo il pagamento di 1000 € (non proprio bruscolini..) come quota associativa e l’accettazione di un inquadramento inferiore rispetto al precedente; infine, si impone la riassunzione di solo 200 dei 271 lavoratori e, tra questi,  50 con contratto a termine per soli tre mesi.
A quel punto i lavoratori (organizzati dall’Adl-CoBas) entrano prima in mobilitazione, poi in sciopero, picchettando per più giorni i magazzini Composad e creando un presidio davanti ai cancelli per più giorni e riuscendo anche a mettere in piedi una manifestazione con varie centinaia di persone che sfila per le vie del piccolo comune mantovano.

La cooperativa si vede dunque obbligata a riprendere le trattative che però naufragano di nuovo sabato scorso, quando le inaccettabili condizioni proposte dalla cooperativa (firma di un verbale di conciliazione in cambio degli stipendi di maggio –sì, avete letto bene!- e il mancato reintegro dei lavoratori più combattivi (23 in totale, tra cui ovviamente anche i delegati del sindacato) fanno saltare il tavolo.
Infine, veniamo dunque a quanto avvenuto ieri. Stante l’inaccettabilità delle proposte avanzate dalla cooperativa, i lavoratori riprendono la mobilitazione, bloccando nuovamente lo stabilimento e facendo salire una decina di loro sul tetto del magazzino stesso. A quel punto, accade la cosa peggiore per ogni lavoratore e per chiunque lotti non solo per i propri, ma per i diritti di tutti: alcuni dipendenti diretti della Composad, guidati dal presidente del gruppo industriale, da dirigenti e capi-reparto, si sono schierati contro i loro colleghi in sciopero, fin quasi arrivando a contatto. Tanto che la polizia è dovuta intervenire prima mettendosi in mezzo, poi lanciando addirittura alcuni lacrimogeni per disperdere la gente.
Un capo-reparto (e in precedenza RSU di Cgil nella stessa azienda…), intervistato da un’emittente locale, ha dichiarato: “Se si blocca la produzione perdiamo fornitori e ordini e ci rimettiamo anche noi”. Ecco dunque a cosa stanno facendo appello i dirigenti dell’azienda ed i loro caporioni per evitare l’incresciosa (per loro) situazione in cui i lavoratori “garantiti” dovessero coalizzarsi con quelli esternalizzati: la minaccia che, col blocco della produzione, tutti potrebbero perdere il posto di lavoro.

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