lunedì 25 novembre 2013

Spieghiamolo all'infinito!


La dipendenza è qualcosa che accompagna la vita di ogni essere vivente sulla terra: per sopravvivere su questo pianeta siamo dipendenti dal cibo, dall’aria, dal sesso.
Accade però che, a causa di fattori diversi collegati o no tra loro, certe dipendenze diventino patologiche.
I “proibizionisti”, perseguitando i consumatori della sostanza che si vuol tener vietata, ne indicano il consumo sempre e comunque come una dipendenza patologica. E’ stato così con l’alcol ed è così per la cannabis.

Per definizione, con dipendenza patologica si intende un’alterazione del comportamento che da semplice, o comune abitudine, diventa una ricerca esagerata e patologica del piacere attraverso mezzi, o sostanze o comportamenti, che sfociano nella condizione patologica.
L’individuo affetto da dipendenza patologica è colui che tende a perdere la capacità di controllo sull’abitudine.
Bere un bicchiere di vino a tavola, per tutta la vita, o mangiare la pizza tutti i sabato sera, o fare l’amore tutti i giorni, sono atteggiamenti che non possono essere considerate dipendenze patologiche.
Se, un uomo adulto che è abituato a pasteggiare col vino, il giorno in cui non ha la possibilità di berlo, ne sente un pizzico di desiderio senza però ricorrere chissà a cosa per procurarselo, non è da considerare dipendente.
Se, due amanti, abituati a far l’amore ogni volta che possono, distanti uno dall’altro si dicono di mancarsi e di desiderarsi, senza però commettere alcuna malsana follia per aversi, non possono essere considerati dipendenti affettivi o da sesso.
Se, anche chi è a dieta, non vuol rinunciare al piacere di mangiar la pizza una volta a settimana, non può essere considerato dipendente da essa.
Perché, chi consuma cannabis, con regolarità costante (una volta a settimana, in compagnia con gli amici, o anche tutti i giorni), è sicuramente un dipendente patologico?
La cannabis non provoca dipendenza fisica, al contrario dell’alcol.
Scusate se mi rendo pesante ma, perché bere un bicchiere di vino a tavola, tutti i giorni, non è una dipendenza e fumare una canna prima o dopo cena, sì?
Io fumo cannabis da 22 anni e, per diversi motivi, in diversi periodi della mia vita (anche di grande stress), ho volontariamente smesso di consumare cannabis, per poi ricominciare quando ne avevo voglia. NB: Voglia, non bisogno!
A prova di ciò, quando non fumo cannabis, mi capita spesso di rollare per gli amici, senza sentire il minimo desiderio.
Anche quando coltivavo la mia “erba”, nonostante ne avessi sempre a disposizione, c’erano giorni o addirittura settimane in cui staccavo; senza alcun delirio.
Sicuramente esistono delle persone che, rapportandosi male con la cannabis, non riservandole il giusto “rispetto”, finiscono col non riuscire a fare di un’abitudine, ma a mio avviso, se questo non incide negativamente sul loro lavoro o nella loro vita affettiva, anzi li fa stare bene; perché vedere questo loro atteggiamento come un comportamento sbagliato?
Ai consumatori di tabacco, nonostante sia riconosciuta la dipendenza psicologica e fisica da questa sostanza altamente nociva, nonostante siano soggetti a contrarre maggiori patologie e quindi costano di più in termini di spese sanitarie, viene garantita la libertà di fumare: a loro sono riservate addirittura “aree per fumatori” all’interno di ambienti chiusi (aeroporti, stazioni, ecc.).
Analizzate adesso questa frase: FUMARE TROPPA CANNABIS FA MALE.
Secondo voi, cos’è realmente che fa male? Non la cannabis ma, semplicemente, il “TROPPO”.
Cerco di chiarire il concetto: Bere troppo vino fa male. Mangiare troppi formaggi fa male. Bere troppa birra fa male. Mangiare troppi dolci fa male …potrei continuare all’infinito, sino a giungere a “bere troppa acqua fa male” o “mangiare troppo fa male”.
E’ veramente tanto difficile da capire questa cosa?
Chi fuma troppa cannabis, al pari di chi fa “troppo” di qualsiasi cosa, e non riesce a trovare un equilibrio, dovrebbe sicuramente essere aiutato ma non obbligato. Nessun consumatore compulsivo di cannabis è mai morto per l’abuso di questa sostanza, mentre giornalmente muoiono uomini e donne per obesità. Chi è obeso non viene costretto da nessuno a “mollare la forchetta”. Potrei accettare il fatto che, chi fuma troppa cannabis potrebbe avere una limitata efficienza fisica, ma vale lo stesso per le persone in forte sovrappeso.
Decine di esecuzioni penali ed amministrative vengono effettuate giornalmente a discapito dei consumatori di cannabis. Miliardi di euro vengono sperperati per mantenere un proibizionismo fallito: tra i giovani sotto i 25 anni più del 50% dichiara di aver sperimentato la cannabis.
Quasi il 20% si dichiara “consumatore abituale”. Vi immaginate se, tutti coloro che hanno provato almeno una volta la cannabis, fossero stati raggiunti da un provvedimento amministrativo o penale? Cosa sarebbe accaduto al nostro sistema giudiziario? Già siamo nei guai adesso, con circa 10 mila persone in carcere per reati legati alla cannabis!
Ieri sono stato convocato negli uffici del Prefetto, a seguito della violazione dell’art. 75 avvenuta il 20 agosto scorso (vedi: http://www.legalizziamolacanapa.org/?newsletter=una-storia-infinita)
Mi è stato spiegato che verrò chiamato dal Prefetto in persona che, come prima volta, mi ammonirà senza procedere in alcun provvedimento amministrativo, ma se dovessi essere nuovamente “beccato”, salvo che non cambi l’attuale legge, mi verrà ritirata la patente, il passaporto, potrebbero darmi l’obbligo di dimora e di firma… tutto questo perché non sono dipendente da cannabis ma vivo il piacere di fumarmi uno spinello quando ne ho voglia.
Giuseppe Nicosia – ASCIA

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