martedì 26 novembre 2013

Ecco il conto da pagare per le seconde abitazioni.

Ancora da sciogliere le ultime incertezze relative all’Imu prima casa e sui termini di pagamento. Quest’anno quasi tutti i Comuni applicano l’aliquota massima sull’immobile «non principale».

corriere.it Continua il festival degli acronimi dei tributi immobiliari, senza peraltro che la sostanza cambi: l’ultimo gettonato è lo Iuc (Imposta Unica Comunale) su cui oggi si avranno, forse, più chiarimenti dopo la presentazione dell’emendamento al Senato. Alla curiosità sulle caratteristiche dell’ultima versione del balzello se ne aggiungono altre due. La prima relativa all’Imu sull’abitazione principale per il 2013: sarà messa definitivamente e del tutto in pensione da un decreto legge oggi o domani? La seconda riguarda i termini di pagamento del tributo: restano fissati al 16 dicembre o potranno slittare?
In un quadro così nebuloso è possibile almeno indicare alcuni punti fermi. E cioè chi dovrà pagare sicuramente l’Imu 2013 nelle prossime settimane.

Si tratta innanzitutto di tutti i proprietari di un’abitazione che non abbia i requisiti per essere considerata principale e cioè che non sia residenza e domicilio abituale del proprietario. Una consolazione - molto scarsa - per i contribuenti è che nella maggior parte dei casi non dovranno fare complicati calcoli, perché nei Comuni dove l’anno scorso era stata adottata l’aliquota massima, l’1,06% (a esempio a Milano o a Roma), basterà pagare esattamente la stessa cifra versata in occasione della prima rata di giugno. Di fatto quest’anno tutti i Comuni applicano l’aliquota sulle seconde case al massimo di legge. I proprietari di case a disposizione ubicate nel medesimo comune in cui hanno l’abitazione principale saranno però chiamati a giugno a un esborso supplementare: dovranno pagare il 50% dell’Irpef calcolata sulla rendita catastale dell’immobile.

Buona parte dei Comuni ha invece riconosciuto un sconto alle abitazioni locate, differenziando le aliquote tra contratti di locazione a canone libero e affitti concordati.
Per restare agli immobili residenziali, pagheranno, anche quando si tratti di abitazioni principali, i proprietari di immobili «di lusso», inquadrati nelle categorie catastali A/1, A/8 e A/9. In questo caso però l’aliquota massima può essere dello 0,6% e si ha diritto a una detrazione forfettaria di 200 euro. A questo proposito va segnalato che si tratta di una norma molto discutibile, perché la sola categoria catastale non è una discriminante sufficiente per far pagare una casa di lusso. Ipotizziamo due immobili delle medesima superficie (10 vani) ai fini catastali nel centro di Milano; il primo è in categoria A/1 ma in classe bassa, il secondo in A/2 ma in classe alta. La prima abitazione ha una rendita catastale di 3.840 euro, la seconda di 5.164 e quindi il catasto stesso dice che è più lussuosa della prima. Eppure la casa A/1 pagherà 3.671 euro di Imu, la seconda sarà probabilmente esentata.

Pagheranno tutti i proprietari di immobili non residenziali, con l’eccezione dei box e delle cantine, che se pertinenze di un’abitazione principale le sono assimilati, nella misura però di una sola pertinenza per tipologia: se quindi ci sono due box solo uno può godere dell’agevolazione.
E i punti incerti? Riguardano alcune particolari categorie di contribuenti: gli anziani in casa di riposo, gli italiani residenti all’estero e i proprietari di casa data in comodato a un genitore o a un figlio: per sapere se l’Imu è dovuta bisogna leggere la delibera comunale; se non è esplicitamente prevista l’equiparazione all’abitazione principale si deve pagare l’Imu con l’aliquota della seconda casa.
Dovranno invece aspettare il decreto del governo gli agricoltori proprietari di terreni e immobili legati all’attività di lavoro e anche gli inquilini delle case Iacp. Se non cambia la norma scritta nel disegno della legge di Stabilità a questi ultimi si applica l’aliquota seconda casa con una detrazione da 200 euro.

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