mercoledì 20 settembre 2017

23 settembre: Back to Bologna!

contropiano
Nel settembre di 40 anni fa, in una Bologna militarizzata e con l’intera gran cassa del sistema informativo che annunciava possibili ed inenarrabili sfaceli, si tenne il “Convegno contro la Repressione.
Una tre giorni di dibattiti, di scontri ideologici e culturali ma, soprattutto, un grande happening che rappresentò, di fatto – nonostante un gigantesco corteo che nell’ultimo giorno del Convegno sfilò pacificamente ma fermamente determinato a non subire divieti – il canto del cigno di quel “movimento del ‘77” che aveva, nei mesi precedenti, attraversato e segnato le piazze, i comportamenti giovanili e l’intera società italiana.
Quaranta anni dopo.
Al di là di anacronistici ed antistorici parallelismi, senza mutuare alcuna automatica similitudine con quel ciclo di lotte e di scontro sociale, per molti aspetti non rieditabile, vogliamo però far notare – specie ai compagni ed agli attivisti più giovani – che quell’appuntamento di 40 anni fa nacque, anch’esso, da un Appello che fu stilato contro la feroce repressione che si abbatté nel paese. Un Appello di intellettuali di diversi paesi europei che protestavano contro l’operato del governo, della Magistratura e dell’intero sistema penale italiano.
Quel Convegno trovo collocazione a Bologna, non solo in omaggio alla memoria del compagno Francesco Lorusso, assassinato dai carabinieri il precedente 11 marzo sulle scale dell’ateneo felsineo, ma perché il capoluogo emiliano era – allora come oggi – un epicentro dei processi di criminalizzazione delle lotte, una città dove venivano sperimentate e testate le pesanti modalità di repressione (ricordate i carri armati per il centro della città?) ed era un territorio governato da un partito (l’allora Partito Comunista Italiano di Enrico Berlinguer e del suo sindaco bolognese, Renato Zangheri) che non considerava e/o consentiva nessuna dialettica e contradditorio con forze e movimenti sociali che ponevano istanze di lotta, di rivendicazione e di rinnovamento.
Dopo decenni – in una fase storica completamente diversa – a seguito di un Appello promosso nel giugno scorso da EUROSTOP, all’indomani del varo del Decreto Minniti e dopo che negli ultimi mesi una potente ed articolata spirale repressiva sta avvolgendo la società italiana, facendo montare un clima antidemocratico, apertamente securitario e fortemente razzista, la Piattaforma Sociale EUROSTOP ha organizzato per sabato 23 settembre un Assemblea Nazionale di confronto e di discussione. Una occasione per lanciare, tutt’insieme, un campanello d’allarme circa l’involuzione autoritaria in atto e per tentare di porre un deciso stop alla generale azione repressiva che – nei posti di lavoro, nei territori e nella società – si sta capillarmente dispiegando ed imponendo.
Occorrerebbe una intera enciclopedia per riportare la cronaca della escalation repressiva che, quotidianamente, si consuma nel nostro paese e su cui andrebbe svolta una più accurata azione di documentazione e di possibile demistificazione dei contenuti reazionari ed antisociali che contiene.
L’incontro di Bologna del 23/9 vuole, con più nettezza, evidenziare il nesso, sempre più evidente e chiaro, tra l’avanzare dei fattori di crisi economica, l’impossibilità da parte degli istituti della governance di offrire margini di risposta compatibili e duraturi nel tempo ed il conseguente ricorso (spesso in forma preventiva) ai multiformi strumenti dell’armamentario giuridico/repressivo.
Da questo punto di vista abbiamo registrato, anche recentemente, diverse tappe topiche di questo percorso repressivo (dalle modalità di gestione della piazza romana lo scorso 25 marzo agli abituali fermi e perquisizioni di bus di lavoratori fino ai filtraggi di intere manifestazioni) che sono, però, solo gli aspetti più macroscopici di un pervasivo dispositivo culturale, normativo e materiale che punta – esplicitamente – a negare la libertà di lotta, di movimento e di organizzazione.
Tale nuova strategia di normalizzazione autoritaria e di ulteriore disciplinamento sociale utilizza, a piene mani, tutte le stereotipate categorie e i variegati luoghi comuni afferenti la “strategia della paura” per affermare il concetto ed il dato materiale dell’ordine capitalistico e della totale passivizzazione sociale.
Tutta le chiacchiere, l’interessata propaganda e le autentiche bufale mediatiche sul “decoro urbano” sono scientemente pianificate ed alimentate sapientemente per accelerare i processi di gentrificazione delle aree metropolitane, per azzerare ogni forma di conflitto e per attizzare gli aberranti fenomeni di competizione (al ribasso!) tra i diversi settori popolari. Una strategia complessa per inculcare il razzismo e l’xenofobia e per verticalizzare e blindare ulteriormente tutti i processi decisionali a scapito di qualsiasi residuo di “democrazia formale e/o rappresentativa”.
In tal senso, a ferragosto scorso, è stato approvato un Decreto Ministeriale che meglio specifica e puntualizza le applicazioni della Legge Minniti/Orlando nelle grandi aree urbane con particolare attenzione al ruolo dei Sindaci e delle istituzioni locali (http://contropiano.org/interventi/2017/08/28/decreto-ferragosto-del-ministro-minniti-095113). Un ennesimo elemento procedurale di scienza autoritaria del controllo del territorio e di schifoso foraggio a quella sub/cultura dell’odio, della paura e dell’annichilimento di qualsivoglia espressione di protagonismo collettivo.
Del resto il vero e proprio linciaggio mediatico contro Gino Strada – anche da parte di “autorevoli organi di stampa liberale” – il quale, mosca bianca in un mondo di intellettuali trasformatosi quasi tutti in obbedienti maitre a penser del Minniti/pensiero, aveva osato criticare l’operato del Ministro degli Interni in materia di “contrasto all’immigrazione clandestina” è il segno tangibile di un parossistico clima repressivo che si respira nel paese e che, con buona pace delle chiacchiere e dei formalismi delle varie vestali dello status quo, sta rendendo tutte e tutti meno liberi.
Giustizia Sociale o Ordine Pubblico?
Attorno a questo aut/aut abbiamo racchiuso il messaggio politico e l’esplicita chiamata alla mobilitazione che vogliamo emerga dall’appuntamento di Bologna, di sabato 23/9, consapevoli che l’allarme democratico che stiamo alimentando avrà bisogno, per diventare moto agente e sociale, del massimo di diffusione, articolazione tattica e di generalizzazione possibile.
Abolizione della Legge Minniti/Orlando, contrasto a tutte le forme di limitazione della libertà di lotta e di movimento (attacco al diritto di sciopero, di manifestazione, di assemblea, l’annunciata restrizione dell’utilizzo del web), costruzione di una rinnovata connessione tra le ragioni sociali dei lavoratori e dei settori popolari della società con i nostri fratelli immigrati, rafforzamento e coordinamento politico e tecnico tra avvocati, comitati contro la repressione e tutte le strutture di movimento impegnate su questo versante dello scontro e – soprattutto – un largo schieramento culturale e politico per reclamare una Amnistia/Indulto per tutti i reati (penali, amministrativi e civili) ascrivibili alle lotte sociali sono i punti di una piattaforma da far lievitare nei prossimi mesi.
Questo percorso di mobilitazione si intreccerà e dialogherà sicuramente con le annunciate mobilitazioni dell’autunno ma, per consolidarsi ed accumulare forza ed ampiezza, avrà bisogno di incunearsi in un contesto di auspicabile e generale rilancio del conflitto politico, sociale e sindacale il quale – nonostante tutto – resta il maggiore coefficiente politico per fermare, per davvero, la repressione e la violenza degli apparati dello stato.

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