lunedì 3 luglio 2017

De senectute (un omaggio ante litteram a Paolo Villaggio)

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Questo post è stato scritto lunedì 24 ottobre 2011, quando tutti e tre i protagonisti delle righe che seguono era vivi e vivaci. Preferiamo condividere queste parole su Paolo Villaggio, nel giorno della sua morte, per non cadere nemmeno involontariamente nella tentazione perbenista del de mortuis nihil nisi bonum. Le critiche o i complimenti ricevuti in vita sono certamente molto più sinceri. E offrono spunti veri su come ognuno di noi vive la sua vita nel mondo, finché vive.

De senectute

Tre vecchi
Domenica 23 ottobre, sul manifesto, comparivano tre testi scritti da vecchi.
Uno è quello di un vero Grande vecchio, Paolo Villaggio, che nella sua rubrica Il benpensantecontinua a perturbare, anzi a urtare, i benpensanti del giornale “comunista”. Villaggio, con i suoi film e con i suoi libri ha inciso sul costume, sulla lingua, sulla cultura, e pure sulla mimica di questo paese a partire da una macchietta che ben presto, anziché una deformazione della realtà, si è mostrata come la restituzione esatta di una realtà deformata. Insomma, una autentica critica dell’ideologia. Ora, con le sue provocazioni quasi quotidiane, mal sopportate da molti lettori, continua a riproporre il suo personaggio-specchio lasciando interdetto il lettore su quanta partecipazione sua ci sia – anche se probabilmente nemmeno Villaggio sa se, e quanto, sdoppiamento c’è in questo suo stralunato dire. Ma così facendo offre a chi legge una straordinaria occasione per fare i conti con lo stranirsi del vecchio in questo mondo, su come gli sia arduo sopravvivere rimasticando vecchie certezze.

Il secondo, Alberto Asor Rosa, è un vecchio futile, sopravvissuto al suo magistero di italianista, tanto futile da non risultare dannoso nemmeno alle patrie lettere, nonostante, e per giunta, abbia voluto pubblicare in extremis un proprio romanzo. Con le sue esercitazioni retoriche questa volta, anziché invocare l’intervento dell’Arma dei Carabinieri, chiama alla pugna, argomentando sul combinato disposto di tre articoli della Costituzione. E s’indigna, e si sdegna, verga votacci sul libretto, a tutti, perché nessuno corrisponde alle sue aspettative, risultando patetico, futilmente patetico, quando invita ad andare subito alle elezioni per arrivare a un governo di coalizione democratica, nonostante abbia riconosciuto che i partiti dell’opposizione tutto sono meno che uniti. Una forzatura. Insomma, un irresponsabile. Catafratto in un ruolo che si è assegnato nel generale disinteresse.
Il terzo, Rossana Rossanda, scrive un articolo di maniera, forse, ma tutto giocato sui fondamentali e mettendo il suo corpo, la sua vita, i suoi ripensamenti, di traverso nei confronti di usi linguistici impropri, ossimori e paradossi, di marca imperialista, democratica e anche di sinistra.
Chi riesce a diventare un vecchio conclamato, una volta schivati cancri, incidenti stradali e vasi di fiori sulla testa, dovrà usare il proprio corpo fino alla fine, in un mondo accelerato, riproducendolo criticamente. Ma soprattutto dovrà usare il suo valore aggiunto, la propria memoria, e usarla provocatoriamente nei confronti di chi non ce l’ha. Con la consapevolezza che solo pochissimi vini invecchiando migliorano, tutti gli altri diventando ciofeche.
Che sia loro lieve la progressiva atrofia delle arterie.

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