martedì 28 aprile 2015

La scuola pubblica è sotto attacco.

È bene che tutti lo sappiano: la scuola pubblica è sotto attacco. L’attacco di un disegno di legge targato Renzi  che ne prevede il passaggio di consegne dallo Stato al mercato, dove un dirigente-padrone assoluto, novello feudatario 2.0, cercherà finanziamenti privati esibendo la sua merce umana ai potenziali sponsor, in un unico, aberrante agone competitivo in cui la selezione adattativa – oggi dei docenti, domani degli studenti – costituisce il paradigma che manderà definitivamente al macero la carta straccia della Costituzione.

annaangeluccimicromega ANNA ANGELUCCI

Un dirigente-padrone assoluto che, nella scuola-monade immaginata da Renzi, si farà il suo statuto, il suo piano dell’offerta formativa, il suo regolamento interno, il suo orario delle lezioni, il suo calendario di apertura e chiusura; che comporrà il suo staff di meritevoli capò e la sua squadra di docenti prestanti. Sempre in pista, sempre scattanti. Pronti e proni alla chiamata diretta di questo o quel preside al quale qualcuno avrà forse magnificato la loro assoluta disponibilità. Con i reprobi relegati in una lista di proscrizione a cui attingere per una delle innumerevoli funzioni previste dall’organico dell’autonomia, ove chi sarà considerato come scarto – magari il docente troppo sindacalizzato, troppo politicizzato o troppo poco raccomandato – sarà stigmatizzato come figlio di un dio minore, incapace, inetto, schiappa, pippa o cempenna.

Questa proposta è indecente per ogni cittadino italiano e non può essere accettata. Ne va del destino della scuola, e con essa del nostro sciagurato Paese, condannato ad avere ministri dell’istruzione che non vi hanno mai più messo piede da decenni, se non per tagliare qualche nastro o ricevere ridicoli omaggi da dirigenti adusi alla servitù volontaria mentre soffitti e solai, ormai ovunque in Italia, semplicemente crollano. Per questo sta montando una grande mobilitazione collettiva, che rappresenta concretamente il rifiuto radicale della società italiana di questo progetto di riforma. Un progetto di riforma strutturale, organico al più ampio disegno regressivo con cui questo Governo sta riportando indietro le lancette della storia, calpestando diritti e conquiste democratiche, dentro e fuori le aule parlamentari, nel disprezzo più assoluto di qualunque motivato e legittimo dissenso.
Il Governo ha ‘blindato’ il disegno di legge, legandone tutto l’impianto al ricatto dell’assunzione dei precari; impedendo al Parlamento, con tempi strettissimi e forzature intollerabili, la disamina accurata dell’articolato; stipando sindacati e associazioni in distratte audizioni-pollaio che hanno, ancora una volta, celebrato una mera finzione formale e negato qualunque ascolto reale.
E il mondo della scuola, ignobilmente privato del diritto ad una interlocuzione reale, ha intrapreso la sua grande mobilitazione di protesta con un lungo sciopero-staffetta  che, dal 24 aprile al 12 maggio, avrà portato tutti in piazza. Una grande maratona che vede insieme lavoratori e studenti, uniti nel rifiuto di un progetto di riforma non può essere oggetto di patteggiamenti. Non ci possono essere singole richieste di modifica a un disegno di legge dall’impianto liberticida: basti solo pensare alle innumerevoli deleghe che il Governo impone al Parlamento per riservarsi lo stravolgimento futuro dello stato giuridico dei docenti e la funzione che la Costituzione assegna alla scuola.
Che non è bene privato di un singolo dominus, o pietanza à la carte di malsani appetiti, ma la più nobile istituzione dello Stato, perché è la scuola che ci rende cittadini liberi, nella totale autonomia da qualunque ingerenza politica o interesse economico. Perché è nella scuola e con la scuola – pubblica, libera, inclusiva e gratuita – che si realizza il dettato costituzionale dell’uguaglianza e della parità dei diritti e delle opportunità. Tutti i sindacati ci hanno chiamato in piazza per un grande sciopero-staffetta dal 24 aprile al 12 maggio e noi – lavoratori, studenti, esponenti della società civile – non manchiamo all’appello. Ognuno riconoscendo i suoi, ma con un obiettivo comune da raggiungere, un obiettivo comune di civiltà: l’impegno del Governo ad un investimento costante nell’istruzione pari alla media europea; l’assunzione immediata di tutti i precari aventi diritto sui posti disponibili; il ritiro immediato e incondizionato di questo disegno di legge.
Non ci accontenteremo di niente di meno. In nome e per conto della scuola della Costituzione.
Perché l’unità della proposta politica sta nelle cose, ed è più forte di qualunque particolarismo.
Anna Angelucci
(27 aprile 2015)

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