sabato 25 aprile 2015

A Torino polizia in azione contro gli attivist

 dinamopress
In mattinata operazione di polizia contro gli attivisti del Centro Sociale Askatasuna e del Collettivo Universitario Autonomo. Domiciliari e obblighi di dimora. Un'avvertimento in vista del 1 maggio No Expo a Milano
Questa mattina a Torino è stata condotta una vasta operazione di polizia verso dodici compagni del centro sociale Askatasuna e del Collettivo Universitario Autonomo. Finora sono state notificate due misure cautelari ai domiciliari e quattro obblighi di dimora per le contestazioni al vertice dell’Unione Europea sul lavoro – tenutosi a Milano il 17 e il 18 ottobre 2014 – e per il corteo di solidarietà in seguito alla condanna di primo grado del maxi-processo contro i No Tav a gennaio.
Il 17 e il 18 ottobre a Milano la polizia caricò pesantemente il corteo degli studenti che aveva lanciato degli ortaggi verso i cordoni di polizia schieratesi a difesa della zona rossa dove si stava tenendo il vertice: la polizia rispose in maniera scomposta caricando violentemente i manifestanti – cui uno addirittura perse i sensi perché schiacciato a terra senza poter respirare - e lanciando centinaia di lacrimogeni.
A gennaio ci fu invece la sentenza di primo grado nel maxi processo contro il movimento No Tav. Le condanne furono esemplari: 47 condanne per 140 anni di carcere, tanto da far pensare che questa fosse più che altro una sentenza volta a dimostrare il potere dello Stato più che una condanna basata su prove concrete. Subito dopo, in molte città d’Italia, vari cortei si mossero in Italia, in solidarietà a quelle 47 persone che da sempre si battono in prima linea in una battaglia ormai simbolo della lotta contro lo strapotere dello Stato.
Fu al vertice dell’Unione Europea sul lavoro che Renzi presentò il Jobs Act come l’unica e sola cura alla disoccupazione giovanile: quel testo, in realtà, ha aumentato di molto il potere dell’azienda nei confronti del lavoratore, rendendola libera di licenziarlo in ogni momento. Il contratto indeterminato a tutele crescenti – di cui proprio in questi giorni si stanno tessendo le lodi – non è altro che uno specchietto per le allodole, in quando l’azienda, oltre a poter pagare meno tasse, è anche libera di licenziare il lavoratore non appena questo diventa un peso. È chiaro come però, a oggi, il governo Renzi non tolleri nessuna forma di contestazione alle sue riforme che, se possibile, sono ancora più pesanti di qualunque riforma fatta negli scorsi anni dai governi di destra. In un periodo dove la disoccupazione giovanile non accenna a diminuire – se non in maniera apparente -, dove i ragazzi al di sotto dei trent’anni sono continuamente insultati qualora rifiutino lavori malpagati, dove il Jobs Act è descritto come il sacro testo che salverà le nuovi generazioni, chi cerca di mostrare le falle di questo sistema, è immediatamente criminalizzato.
L’uso smodato che negli ultimi anni si sta facendo delle misure cautelari, inoltre, aumenta non a caso in vista dell’inaugurazione dell’Expo2015, l’evento forse più contestato e criticato degli ultimi anni. La nostra solidarietà va come sempre a tutti quei compagni che stamattina si sono visti perquisire le proprie case e che sono stati colpiti dalle misure cautelari.
Liber* tutt*
Liber* subito

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