domenica 25 gennaio 2015

La falsa divisione tra sociale e politico


sciopero_generale

il manifesto-alfonso gianni
Il tema di una nuova “coa­li­zione sociale” è ormai entrato con forza nel dibat­tito della sini­stra. Ne hanno par­lato e scritto in diverse e diversi, qui e altrove. Se ne è par­lato nell’assemblea di Bolo­gna dell’Altra Europa con Tsi­pras; se ne discu­terà nei diversi appun­ta­menti che que­sta nostra sbrin­del­lata sini­stra mal­grado tutto si è data, ricon­for­tata dalla signi­fi­ca­tiva affer­ma­zione di misura nelle ele­zioni euro­pee. Più ancora che le parole hanno pesato il suc­cesso di diverse mani­fe­sta­zioni, quella della Cgil del 25 otto­bre, lo scio­pero gene­rale e lo scio­pero sociale suc­ces­sivi. 

Il tema della nuova coa­li­zione sociale si incro­cia con la man­canza di una rap­pre­sen­tanza poli­tica, prima ancora che isti­tu­zio­nale, della sini­stra e quindi con la neces­sità della costru­zione di un sog­getto poli­tico nuovo, ten­den­zial­mente unico, per quanto plu­rale, non certo una enne­sima aggiunta alla plu­ra­lità dei micro­par­titi esi­stenti. E’ bene appro­fon­dire quindi la rifles­sione su entrambi i fronti, della coa­li­zione sociale e del sog­getto poli­tico. 
La prima non può essere pen­sata e ricer­cata solo su scala nazio­nale. Se un nuovo impulso c’è è per­ché il tema ha assunto nei fatti una dimen­sione euro­pea. La crisi ha strap­pato il tes­suto sociale, ma è una poten­ziale occa­sione di uni­fi­ca­zione. Certo il ritorno allo sta­tus quo ante non è pos­si­bile. Per que­sto par­liamo di nuova coa­li­zione sociale. La mobi­li­ta­zione del 18 marzo a Fran­co­forte per l’inaugurazione della nuova Euro­to­wer, sim­bolo di imper­mea­bi­lità alle istanze sociali e demo­cra­ti­che, sarà una prova signi­fi­ca­tiva di que­sta poten­zia­lità. 
Pen­sare però di costruire una coa­li­zione sociale che sia divi­siva in par­tenza ci por­te­rebbe al fal­li­mento. Nel nostro paese essa non può essere ridotta sol­tanto ai movi­menti dei No o ai cen­tri sociali, ma, oltre a que­sti, deve com­pren­dere quel grande popolo di sini­stra senza rap­pre­sen­tanza poli­tica che abbiamo con­cre­ta­mente visto sfi­lare il 25 otto­bre a Roma, che riven­di­cava non solo lavoro e red­dito ma anche diritti e demo­cra­zia, sta­bi­lendo così un filo diretto con il grande appun­ta­mento de “La via mae­stra” di diversi mesi prima. 
Pro­prio per que­sto non ha senso con­trap­porre, nelle idee e nei tempi, l’obiettivo di una nuova coa­li­zione sociale a quello di un sog­getto poli­tico nuovo. La com­ples­sità delle solu­zioni in un mondo inter­con­nesso richie­sta dalla dram­ma­ti­cità della con­di­zione sociale non è risol­vi­bile senza una chiara e arti­co­lata scelta poli­tica, così come quest’ultima resta come i cacio­ca­valli appesi se non si fonda su un mul­ti­forme e multi tema­tico movi­mento sociale dif­fuso. La clas­sica divi­sione fra sociale e poli­tico è da tempo sal­tata. Simul sta­bunt simul cadent. Non c’è suc­cesso della sini­stra che non sia par­tito, si pensi alle espe­rienze diverse di Syriza e di Pode­mos, da un pro­fondo legame con il sociale e i con­flitti che si agi­tano al suo interno. 
Il guaio è che non abbiamo modelli pre­co­sti­tuiti. La discus­sione se con­viene imi­tare Pode­mos o Syriza è ridi­cola. I modelli vin­centi ven­gono sta­bi­liti ex post non ex ante. Capi­sco poco la con­trap­po­si­zione tra chi vuole par­tire dai movi­menti e chi dai micro par­titi. Chi ha ten­tato l’una o l’altra strada, ponen­dole in alter­na­tiva, ha fal­lito. 
«Creare una nuova sog­get­ti­vità poli­tica assem­blando quel che c’è — come dice Rodotà — è una via per­dente». Infatti dob­biamo creare nella società un nuovo “senso”, non rac­co­gliere con­sensi pre­e­si­stenti. L’Altra Europa con Tsi­pras ha otte­nuto un risul­tato per­ché capace di rivol­gersi ai movi­menti, al sociale e all’ asten­sio­ni­smo ano­nimi, alla sini­stra dif­fusa, senza però riget­tare il con­tri­buto dei mili­tanti dei micro par­titi. Ora biso­gna fare di più e pre­sto. Da Sel al Prc si dichia­rano da tempo non auto­suf­fi­cienti. Benis­simo: met­tano le loro resi­due forze a dispo­si­zione di un pro­cesso uni­ta­rio che ben le sopra­vanza senza ulte­riori indugi. Abbiamo di fronte un potere che si cementa sotto la dire­zione di Renzi e delle eli­tes euro­pee. Dob­biamo con­trap­por­gli un alter­na­tivo potere costi­tuente sia sul ter­reno sociale che politico.

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