lunedì 25 dicembre 2017

Banche. La colpa è della crisi e della Germania. I “compiti a casa” ci hanno portato alla disfatta



Ad affermarlo, stavolta, non è un sito di controinformazione, né una agenzia specializzata in fake-news.
Ignazio Visco, Governatore della Banca d’Italia, ha confermato di fronte alla Commissione parlamentare di inchiesta sulle crisi bancarie, quanto vi diciamo da anni: “il forte deterioramento degli attivi delle banche e le crisi degli ultimi anni sono in primo luogo l’inevitabile conseguenza della duplice, profonda recessione che ha colpito l’economia italiana”.

Per capire che cosa sia successo in questi anni, Visco ha fornito pochi dati, agghiaccianti, che ci confermano una drammatica verità: “tra il 2007 e il 2013 il PIL è diminuito del 9 per cento; la produzione industriale di quasi un quarto; gli investimenti di poco meno del 30 per cento; quelli in costruzioni, fino al 2015, di quasi il 40. Ancora oggi il prodotto è inferiore del 6 per cento rispetto al livello dell’inizio del 2008”. Ed invece, nel resto dell’area dell’euro, il PIL attuale supera del 7 per cento quello di allora.
Il tracollo del sistema bancario non è dovuto alle nefandezze dei manager, ed ai maneggi della politica che si è intromessa nella gestione delle banche: sono porcherie che ci sono sempre state. Non è che tutti siano diventati ladri o incoscienti da un momento all’altro. Ed infatti, sempre il Governatore ha affermato che “tra il 2007 e il 2015 l’incidenza delle sofferenze dell’intero sistema bancario sul totale dei prestiti è più che triplicata; vi hanno contribuito i tempi di recupero dei crediti”.
Non basta, perché qui arriviamo al sodo: gli studi effettuati dalla Banca d’Italia dimostrano che “il 90 per cento del flusso di crediti deteriorati registrati in questo periodo è dovuto alla crisi economica. Numerose imprese e famiglie non sono più riuscite a ripagare i finanziamenti ricevuti e ciò si è inevitabilmente ripercosso sulle banche. Queste, pur affrontando perdite ingenti, sono state per lo più in grado di superare la difficoltà, anche grazie a consistenti rafforzamenti patrimoniali realizzati nel pieno della crisi. Alcune hanno invece ceduto, anche per comportamenti incauti e irregolari”.
Sì, è vero, secondo Visco ci sono stati “anche” comportamenti incauti e irregolari. Ma forse, non sono stati solo quelli dei manager, perché di comportamenti incauti ci sono stati da parte di tutti, anche del Tesoro, che si è fatto restituire senza battere ciglio da Banca Etruria ben 300 milioni di euro, che le erano stati erogati attraverso i Monti bond per superare le difficoltà in cui si trovava, e circa 3 miliardi di euro dal Monte dei Pachi di Siena. La verità è una sola: i Tremonti ed i Monti bond erano cari, bisognava pagare allo Stato interessi elevati, e così si è preferito ricorrere al mercato, ai correntisti ed agli azionisti.
Ma su questo, si è arrivati al paradosso, visto che il Ministro Pier Carlo Padoan, sempre di fronte alla Commissione, ha affermato che per lo Stato, l’intervento in Monte dei Paschi si potrebbe rivelare un buon affare: ha probabilmente ragione, visto che sono stati lasciati bruciare ben tre aumenti di capitale. Un po’ tutti, in questi giorni, hanno ironizzato, ricordando quando l’allora Presidente del Consiglio Matteo Renzi esclamava fiducioso che finalmente la banca senese era stata rimessa in forma.
L’Unione europea è solo un paravento: la vera colpa è della Germania, del suo governo e delle sue banche. Prima si è sistemata i conti, e poi li ha fatti pagare al resto dell’Europa, portando l’Italia nel baratro. La Unione europea ha deciso di cambiare le regole bancarie quando alla Germania ed alla Francia non faceva più comodo che si erogassero aiuti di Stato. Il Governatore Visco, infatti, afferma: “Numerose scelte tecniche assunte in sede europea sono state condizionate dall’orientamento di paesi che erano intervenuti massicciamente con fondi pubblici per sostenere sistemi bancari duramente colpiti dalla crisi finanziaria globale. In un contesto macroeconomico particolarmente sfavorevole, queste scelte non hanno giovato alla rapidità e all’efficacia della gestione delle crisi bancarie nel nostro paese”. Il Governatore ha poi riepilogato puntigliosamente tutti gli allarmi lanciati, di anno in anno, nelle varie occasioni. Insomma, non si può affermare che Banca d’Italia abbia mai detto che andava tutto bene.
C’è una sola considerazione da fare, a questo punto: dalle audizioni della Commissione parlamentare emerge un sistema dei poteri pubblici che ha accettato la disfatta: tutto era sempre inevitabile, dalla crisi dei debiti sovrani, alla seconda recessione causata da misure fiscali assurdamente penalizzanti per l’economia italiana, al cambio di orientamento della Commissione europea nell’agosto del 2013 in materia di aiuti di Stato alle banche, alla introduzione della normativa del bail-in senza prevedere una procedura di transizione e la non retroattività delle nuove disposizioni sulle risoluzioni bancarie.
Vengono in mente i generali che discutevano a lungo sulle ragioni delle sconfitte, sempre esonerandosi da ogni colpa: allora morivano i fanti, mandati allo sbaraglio contro un nemico enormemente superiore per forze dispiegate. Stavolta, facciamo la conta dei milioni di disoccupati, delle decine di migliaia di fallimenti. E le banche, alla fine si sono ritrovate con un centinaio di miliardi di crediti in sofferenza.
In Italia, il Governo, il Parlamento, le Autorità indipendenti, tutti si sono dimostrati incapaci di reagire con forza alla situazione che si andava determinando: hanno accettato le imposizioni di chiunque si presentasse con il ditino alzato, imponendoci le regole: dalla stampa di regime agli speculatori finanziari, dalla Commissione europea che prendeva ordini dall’asse franco-tedesco alla BCE che proclamava la necessità della exit strategy dalle politiche monetarie accomodanti già nei primi mesi del 2011. E’ stato un delirio.
La nostra classe dirigente, senza eccezioni, ha accettato di fare i compiti a casa.
E ha portato l’Italia alla disfatta.
  • editorialista economico di Italia Oggi e dell’agenzia Teleborsa (da Teleborsa del 21 dicembre)

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