domenica 22 febbraio 2015

Isis: la ‘tigre del terrorismo’ si nutre di ossigeno mediatico.

Isis: la ‘tigre del terrorismo’ si nutre di ossigeno mediaticoIl terrorismo è un pericolo serio ma a giudicare dai commenti, editoriali, articoli e libri scritti da novelli esperti negli ultimi mesi, da quando lo Stato islamico ha fatto la sua comparsa, è diventato un tema corrente sul quale ognuno può esprimere la propria opinione ed anche uno strumento nelle mani di politici in difficoltà.

Economista
Dal presidente Obama, al quale un congresso controllato dai repubblicani ha tolto di mano la politica interna, al ministro Gentiloni, che la scorsa settimana ha preannunciato un possibile intervento militare in Libia (subito smentito dal premier), la risposta forte contro lo Stato islamico è vista come un trampolino di lancio politico. Ebbene questo atteggiamento poco professionale è proprio ciò di cui si nutre oggi il terrorismo del fondamentalismo islamico.
Ogni volta che qualcuno scrive cose non vere, dalle sconfitte alle vittorie fittizie dell’esercito jihadista nel Medio Oriente fino ai legami con presunte ‘cellule’ europee, o produce commenti insensati del tipo: l’Isis è pronto ad invadere l’Italia, aumenta la popolarità dello Stato Islamico, si allarga il cerchio di terrore che questo diffonde. Stesso discorso vale per i proclami anti-Isis lanciati dai vari politici, ogni volta che si minaccia un intervento armato si galvanizza il nemico ed i suoi sostenitori agli occhi del mondo intero.

In passato il terrorismo veniva gestito da organizzazioni ad hoc e la minaccia era volutamente tenuta bassa da una classe politica decisamente migliore di quella attuale. Non era un tema da talk show poiché i gruppi armati si nutrono dell’ossigeno mediatico. Certo oggigiorno ci sono i social media e quelli non si riesce a fermarli, tuttavia la corsa a cavalcare la tigre del terrorismo del fondamentalismo islamico da parte di giornalisti, commentatori e politici è diventata una cassa di risonanza pericolosa della propaganda jihadista.
Nelle librerie troviamo pareti intere di testi sul califfato e sullo Stato Islamico, sui giornali gli opinionisti consumano fiumi d’inchiostro, alla radio ed alla televisione i commenti si accavallano, non si parla d’altro e così facendo  aumenta la paura. E dato che gli esperti sono pochi, ed ancor meno sono le informazioni che costoro possono divulgare, gran parte di ciò che viene detto e scritto è intriso di rabbia e desiderio di vendetta, ma soprattutto è falso. Emerge così un’immagine barbara, quasi primordiale dello Stato Islamico che si riallaccia all’analisi sbagliata che dipingeva i vecchi terroristi della guerra fredda come psicopatici. In altre parole ci troviamo di fronte alla classica lotta tra il bene ed il male che naturalmente noi vinceremo perché siamo il bene. Una semplificazione frutto dell’ignoranza in materia di terrorismo.
Ma non basta. La genesi di questo nuovo mostro, lo Stato islamico, viene presentata a noi tutti come completamente estranea all’Occidente. Non è vero che l’Isis è il prodotto della guerra al terrore lanciata da Bush, né dell’invasione dell’Iraq, tantomeno la popolarità che riscontra tra le tribù sunnite irachene è frutto delle politiche discriminatorie del governo sciita di Maliki, sostenuto fino a pochi mesi fa dall’Occidente. Discorso analogo si può fare per la Libia, è falso che l’intervento militare del 2011 per cacciare il vecchio amico dell’Italia Gheddafi, intervento voluto dall’Occidente, ha destabilizzato l’intero Paese, ormai  in mano a una miriade di fazioni armate (circa 1.700) e quindi facile preda dell’ideologia dello Stato islamico. Nessuno si domanda perché l’Egitto in risposta al video dei cristiani copti decapitati ha bombardato vicino a Tobrouk dove si trova uno dei due governi libici (l’altro è a Tripoli) quando la spiaggia del massacro era a Sirte, a mille chilometri di distanza. Forse l’Egitto vuole indebolire il governo di Tobrouk a favore di quello di Tripoli?
Ebbene per chi vuole sapere un po’ di verità l’Isis è un nemico formidabile perché incarna tutte le metamorfosi del terrorismo del fondamentalismo islamico prodotte in risposta agli errori commessi dall’Occidente e dai suoi alleati musulmani dall’11 settembre in poi. E vediamone i più salienti.
L’invasione dell’Iraq ha offerto la possibilità di riaccendere la guerra sanguinosa e fratricida tra sunniti e sciiti impedendo la creazione di un fronte secolare in Iraq come era avvenuto in passato. Questo ha creato il movimento jihadista sunnita di cui lo Stato islamico ha preso la guida, una guida che al Qaeda non ha mai avuto perché ambigua riguardo alla scissione tra il fronte sunnita e sciita.
La presenza di truppe straniere in Iraq al fianco degli alleati mussulmani, per esempio la Giordania, ha fuso il nemico lontano di bin Laden, e cioè l’Occidente, con quello vicino di al Zarqawi, i regimi arabi corrotti. Oggi lo Stato islamico si muove su entrambi i fronti senza però gestire direttamente gli attacchi fuori dai suoi confini, non ne ha bisogno basta il suo esempio per far scattare l’emulazione.
Le misure per bloccare i finanziamenti del terrorismo applicate all’indomani dell’11 settembre con il Patriot Act hanno portato ad una ristrutturazione. Gli aiuti economici degli sponsor sono sempre in contanti o sono talmente piccoli da passare inosservati. Ma soprattutto l’accerchiamento finanziario ha accelerato il processo di conquista di regioni ricche di risorse strategiche, cioè la creazione di uno Stato, quale fonte primaria di sostentamento dell’attività terroristica.
Il fiasco libico del 2011 ha prodotto il veto cinese all’intervento in Siria da parte dell’Occidente lasciando così la guerra civile nelle mani degli sponsor medio-orientali. Lo Stato islamico si è nutrito dei fondi da loro messi a disposizione certo che nessuna potenza occidentale sarebbe potuta intervenire.
L’intervento armato della grande coalizione lanciato alla fine dell’estate a sostegno dei gruppi armati locali anti-Isis e la morbosità con la quale i media si sono buttati a pesce sulla minaccia dello Stato islamico ha fatto arrivare la propaganda del nuovo Califfo dovunque. Il messaggio globale distribuito gratuitamente dai networks e dai loro editorialisti è il seguente: aiutateci a costruire il vostro Stato come potete, anche da casa con piccoli attacchi, l’importante è agire. L’ultimo, quello di Copenaghen, pare sia stato condotto da un singolo individuo.
Basta poco per gettare nel panico una città, un continente ed il mondo intero, quando sono così in tanti a cavalcare la tigre del terrorismo.

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