martedì 29 aprile 2014

Roma. Liceo Giulio Cesare, leggere un romanzo gay in aula non si può: omofobia o omofollia?

Il romanzo di Melania Mazzucco, Sei come sei, è uno splendido ritratto dell’omogenitorialità, nel suo disgregarsi a causa della morte di uno dei genitori. E’ infatti la storia di due genitori dello stesso sesso che hanno una figlia, e il destino fa sì che muoia proprio il padre biologico, rendendo la bambina di fatto orfana. Sola in un mondo freddo e ostile, la piccola va alla ricerca di suo padre, dell’altro padre, che poi la riporta a casa dagli zii affidatari.

di Avvocato e socio di Rete Lenford
 

Matteo WinklerNon è, si badi, una storia superficiale, ma la descrizione, a tinte forti e con molta partecipazione e sentimento, di famiglie che già esistono anche nel nostro Paese e che, al contrario di altre nazioni anche a noi molto vicine, patiscono tutta la sofferenza di un vuoto normativo e di un’ostilità da parte di una certa compagine politica, mentre l’altra compagine, che invece dovrebbe occuparsene, deliberatamente le ignora.
Ora, è proprio alla luce di queste considerazioni che va letta la vicenda del liceo classico Giulio Cesare di Roma, dove gli insegnanti hanno proposto agli studenti del ginnasio proprio la lettura del libro della Mazzucco.
È arrivata così la reazione di alcuni studenti di movimenti vicini a Forza Nuova, che hanno gridato allo scandalo parlando di “emergenza omofollia” o deplorando il fatto che “vengano presentati ai giovani studenti modelli di vita deviati e perversi come se fossero la normalità o rappresentassero una priorità“.

Sono frasi talmente assurde da non meritare di essere prese in considerazione in un genuino dibattito sull’omogenitorialità, semmai la nostra classe politica sia in grado di accoglierne uno. Si tratta di un episodio di omofobia pura che danneggia la scuola, gli studenti omosessuali e tutti gli sforzi che le famiglie omogenitoriali stanno compiendo ogni giorno per ottenere un riconoscimento che è costituzionalmente – e soprattutto moralmente, se non altro per la condizione dei loro figli – doveroso.
Trovo pure ridicolo l’esposto presentato dalle associazioni Giuristi per la vita e Pro vita Onlus, che accusano gli insegnanti del Giulio Cesare di divulgazione di materiale dichiaratamente osceno. Che dire allora di certe immagini della mitologia classica o di taluni versi di Catullo che, mi pare di ricordare, si fanno solitamente studiare al liceo classico: Pedicabo ego vos et irrumabo, scriveva.
Dichiaratamente oscena è, piuttosto, l’idea che sta emergendo sullo sfondo di questa e di altre simili vicende di censura selvaggia, cioé che gli studenti italiani non siano in grado di elaborare nozioni o che la sessualità debba rimanere al di fuori delle scuole. Questo, sì, è una follia, in un Paese come il nostro, dove non si può parlare di bullismo perché altrimenti si viola il diritto dei genitori ad educare i loro figli, mentre nulla si dice sul diritto degli studenti di vivere una scuola senza bullismo, discriminazione o prevaricazione.
Come certe persone riescano in piena coscienza a coniugare difesa della vita e complicità nel bullismo, ancora non l’ho capito.

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