lunedì 25 agosto 2014

Guerre nel Mondo: effetti collaterali. Maurizio Martina (Ministro Agricoltura): "Sanzioni alla Russia costeranno 170 milioni all'agroalimentare. Allo studio un piano per portare l'export da 33 a 50Mld".

Un obiettivo ambizioso: portare l'export di prodotti agroalimentari dagli attuali 33 a 50 miliardi entro il 2020.

huffingtonpost.it
MAURIZIO MARTINA Il ministro dell'Agricoltura Maurizio Martina, ospite del Meeting di Rimini, ha già messo al lavoro i suoi uffici: "È uno degli obiettivi fondamentali che si è dato anche il mio ministero nell'ottica dei prossimi mille giorni. Per questo stiamo lavorando in grande sinergia con il ministero dello Sviluppo economico su un piano d'azione che presenteremo nelle prossime settimane". L'asticella è fissata molto in alto, e la strada non è in discesa, ma il ministro è ottimista: "Il settore agroalimentare del nostro paese è vivo e ricco di potenzialità, ma rimangono diversi problemi da affrontare". Alcuni endogeni, altri no. "Le sanzioni alla Russia impatteranno per quest'anno per almeno 170 milioni sulla filiera, penalizzando in particolare i comparti del latte e dei suoi derivati, della carne e dell'ortofrutta. Ma temo che la realtà possa essere più ampia".

Come si affronta il problema?
Abbiamo lavorato per tutto agosto a stretto contatto con l'Unione europea per impostare il lavoro. La Commissione ha già dato il via libera ad un piano di sostegno per le imprese comunitarie colpite di 125 milioni di euro, ma per noi ovviamente non è sufficiente, quella cifra va aumentata. Il 5 settembre, come presidenza italiana, abbiamo promosso un vertice dei ministri dei 28, ma nel medio periodo la partita è più complicata, e dipende molto dall'evolversi dei rapporti tra Usa, Europa e Russia.
Al di là dei piani d'azione a livello europeo, il governo italiano sta studiando qualche misura specifica?
Non credo che ci sarà nessun intervento autonomo da parte dei singoli esecutivi. I meccanismi di indennizzo o sono comunitari, o rischiano di incorrere in procedure d'infrazione in quanto aiuti di stato. Ma l'Unione ha un fondo di oltre un miliardo proprio per la gestione di crisi come questa, per cui lo spazio per muoversi c'è.
Così come è ampio l'orizzonte che si è dato per incrementare di 17 miliardi l'export italiano.
È uno degli obiettivi fondamentali nell'ottica dei 1000 giorni. È ovvio che, per vedere i frutti di interventi come questo, l'orizzonte deve essere più ampio della durata della legislatura. Si parla di almeno cinque o sei anni, ed è per questo che è fondamentale impostare da subito il lavoro, perché tutte le condizioni per arrivarci ci sono.
In concreto, come si svilupperanno gli interventi?
Abbiamo iniziato ad unire le forze con il ministero dello Sviluppo economico, con il Ministro Guidi e il viceministro Calenda, per presentare nelle prossime settimane un piano d'azione straordinario.
Quali sono i punti principali?
Bisogna partire da un'operazione coordinata di comunicazione. Per questo a mio avviso è importante sperimentare un segno unico distintivo dell'agroalimentare made in Italy, come hanno già fatto paesi come la Francia e la Svizzera, due casi che abbiamo studiato approfonditamente. Serve poi un salto di qualità nelle piattaforme logistiche di distribuzione. Per questo stiamo studiando nuovi accordi con gli operatori che distribuiscono i nostri prodotti all'estero. In terzo luogo, bisogna combattere più efficacemente i tanti esempi di falso che penalizzano le nostre eccellenze.
In che modo?
Rilevandoli puntualmente nei mercati e rimuovendoli con rapidità. In Europa questo è già possibile tramite un accordo fra Stati. Se, per esempio, trovo un falso olio italiano in un grande magazzino in Gran Bretagna, il nostro servizio di controllo manda un alert a Londra, che ha l'obbligo di farlo rimuovere e sanzionare chi lo vende. E' accaduto proprio poche settimane fa per un falso olio toscano da Harrods. Il controllo è fondamentale, e le nostre procedure sono all'avanguardia, tanto che sono state di recente materia di studio anche per un pool di esperti della Cina.
Immaginate anche un piano di defiscalizzazione per le aziende che esportano le eccellenze italiane all'estero?
Bisogna studiare seriamente come poter defiscalizzare tutta una serie di voci per le imprese dedicate all'export. Non è facile, perché la materia è complessa e occorre muoversi con attenzione, ma è uno degli obiettivi da raggiungere. Noi abbiamo già iniziato con azioni concrete nel piano Campolibero, attivando per la prima volta tre crediti d'imposta: sull'e-commerce agroalimentare, sull'innovazione di prodotti e tecnologie di settore e sulle nuove reti d'impresa di produzione alimentare.
La convince l'operazione sperimentata in Gran Bretagna di etichettare attraverso un "semaforo" la qualità dei prodotti? Ha destato scalpore che molti dei nostri fiori all'occhiello abbiano ricevuto il giallo, se non il rosso.
È un'iniziativa sbagliata, che non condividiamo nel modo più categorico. La combatteremo in tutte le sedi, anche chiedendo che venga avviata una procedura d'infrazione, perché lede la libera concorrenza. Come è possibile che alcune bibite gassate non abbiano il semaforo rosso e l'olio extravergine sì? Per questo ce ne stiamo interessando a tutti i livelli compreso il Commissario europeo Nelli Feroci.
A proposito di olio. Nel comparto agricolo uno dei principali problemi delle ultime settimane suono gli oltre due milioni e mezzo di ulivi secolari che stanno morendo in Salento per una malattia, per danni quantificabili in diversi milioni di euro.
Da tempo stiamo lavorando sul problema della xylella fastidiosa, il 27 abbiamo convocato una riunione al ministero per impostare il piano d'azione specifico.
L'Ue ha parlato di eradicazione di un numero impressionante di piante.
E' un'indicazione, arrivata ad aprile, quando non era ancora chiaro tutto il problema. Oggi la situazione è ulteriormente mutata e di certo noi faremo di tutto per salvare gli ulivi. Abbiamo già destinato 2,6 milioni di euro per le azioni necessarie e potremo contare su risorse aggiuntive. Stiamo parlando di ulivi secolari straordinari, per cui si tratta di proteggere un patrimonio paesaggistico e territoriale unico al mondo.

Nessun commento:

Posta un commento