mercoledì 30 marzo 2022

Con la caduta di Mariupol l’Europa va all’inferno

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Ieri i russi hanno abbattuto un elicottero che ha cercato di forzare il blocco aereo per tentare di portare in salvo i caporioni nazisti di Mariupol che si sono rifugiati nei sotterranei del gigantesco complesso dell’Azovstal, l’acciaieria che è stata per molti decenni la più grande del mondo e il che governo ucraino stava per mandare alla malora: con questo episodio si conclude di fatto la liberazione della città dove si nascondono nelle cantine qualche centinaio di nazisti e si infrange in maniera disastrosa a Nikolaev, con la distruzione di molto materaile bellico, il tentativo delle superstiti forze ucraine di dare soccorso al reggimento Azov. Adesso i Russi si possono concentrare nell’eliminare le sacche si truppe al confine col Donbass  per farla finita definitivamente. In realtà l’offerta di fermare i combattimenti attorno a Kiev e Chernigov è solo tattica negoziale perché i russi non hanno mai avuto intenzione di occupare queste città che si limitano a circondare.  Francamente sono stufo di leggere e sentire sciocchezze da parte degli improvvisati strateghi da giornale che devono a tutti i costi sostenere la tesi delle difficoltà russe, senza peraltro capire un amato cazzo di questa materia: non capiscono che la presa delle due città era solo una speranza della Nato perché avrebbe impegnato gran parte delle forze russe.

Ed è stato impressionate assistere all’aumento della canea occidentale man mano che Mariupol veniva liberata da chi ha fatto della popolazione il proprio scudo umano, mentre i sordidi protagonisti della commedia europea, una delle più tristi tra quelle che costellano il declino dell’impero americano, vorrebbero accusare la Russia di crimini di guerra quando sono sono palesemente i loro amici nazisti ad aver ucciso e torturato come raccontano centinaia di testimonianze. Ma tanto una menzogna in più, una iniquità in più cosa possono per un potere disposto a qualsiasi aberrazione? Tuttavia una ragione per questa rabbia esiste dal momento che Mariupol vale l’intera Ucraina e questo sarà bene ricordarlo quando si tenterà di dire con totale sfacciataggine che l’Ucraina ha resistito. Il complesso Azovstal, parte del gruppo Metinvest controllato dall’oligarca più ricco dell’Ucraina, Rinat Akhmetov, è infatti uno dei più grandi stabilimenti metallurgici  del mondo, autodefinito come “un’impresa metallurgica integrata ad alte prestazioni che produce coke e sinterizzazione, acciaio e prodotti laminati, barre e forme di qualità.” Senza contare  gli annessi complessi metalmeccanici. La Russia è già il quinto produttore mondiale di acciaio, oltre a detenere enormi giacimenti di ferro e carbone e adesso con Mariupol – una vera Mecca dell’acciaio – può agevolmente diventare il quarto o il terzo e può sviluppare la produzione in numerosi settori come acciaio strutturale, rotaie per ferrovie, acciaio temprato per catene, attrezzature minerarie, acciaio laminato utilizzato nelle apparecchiature di fabbrica, camion e vagoni ferroviari. Strategicamente, questo è un enorme complesso, proprio sul Mar d’Azov – che ora è, a tutti gli effetti, incorporato nella Repubblica popolare di Donetsk  –  vicino sia al Mediterraneo, sia al Caucaso  e questo apre la possibilità di avere molti potenziali clienti in tutta l’Asia. 

Quindi la Repubblica popolare di Donetsk, forse parte della futura Novorossiya, e persino parte della Russia, avrà il controllo di molte capacità di produzione di acciaio per il mondo intero, permettendo a Russia e Cina di produrre i due terzi di tutto l’acciaio mondiale.  Una delle inevitabili conseguenze è che sarà in grado di supportare  un vero boom di costruzioni ferroviarie ad alta capacità in Russia, Cina e negli “stan” dell’Asia centrale. La costruzione di ferrovie sembra essere la modalità di connettività privilegiata per l’ambiziosa Belt and Road Initiative di Pechino. E, soprattutto, dell’International North South Transportation Corridor (INSTC) sempre più in sviluppo che vede i principali attori in Russia, Iran e India – che ora, dopo le sanzioni della NATO, sono in modalità di interconnessione avanzata, completi di meccanismi di ideazione per aggirare il dollaro nel loro commercio. L’Azerbaigian è un altro importante attore dell’INSTC, ancora più volatile perché privilegia i progetti di connettività della Turchia nel Caucaso e la cui sottomissione all’occidente è sempre in forse. La rete INSTC sarà progressivamente interconnessa anche con il Pakistan – e questo significa il China-Pakistan Economic Corridor (CPEC), un hub chiave della BRI, che si sta lentamente ma inesorabilmente espandendo in Afghanistan. La visita improvvisata del ministro degli Esteri Wang Yi a Kabul alla fine della scorsa settimana è stata per far avanzare l’incorporazione dell’Afghanistan alle Nuove Vie della Seta.

Quindi si può ben comprendere la rabbia europea che si scatena contro Putin mentre dovrebbe scatenarsi contro chi le impedisce di aprirsi a questo mondo di commerci e di economia reale. Mariupol è in qualche modo un simbolo trino sia della sconfitta dell’Ucraina armata dalla Nato e data in pasto ai nazisti, sia del declino occidentale e della servitù europea.

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