martedì 24 novembre 2020

Avete vinto. I ragazzi vanno a casa.

Avete vinto. Le ragazze e i ragazzi ribelli delle scuole se ne vanno a casa. Ci siamo tolti il fastidio. Perché alzarsi ogni mattina per andare a fare lezione di fronte alla propria scuola dava fastidio a tanti. Perché non si fa, perché le regole vanno rispettate anche quando causano una sofferenza che non si capisce. Anche quando non hanno logica.


comune-info.net Marco Arturi

Perché la scuola è pericolosa: le fabbriche, gli uffici, i centri commerciali e le chiese no. Perché i ragazzi come i vecchi non sono produttivi.

Ma sì, in fondo è giusto così: la scuola chiusa, poi a Natale “apriamo il recinto” perché c’è da fare shopping, perché agli italiani mica vuoi negargli i regali il vestito buono e il cenone…

Viene in mente Roberto Sardelli, che si ostinava a portare la scuola nei posti dimenticati da dio alle porte di Roma. Il Covid a confronto è una passeggiata: lì c’erano baracche pericolanti, pantegane, discariche abusive, fogne a cielo aperto.

Ma la scuola bisognava farla: perché senza cultura non c’è consapevolezza, non c’è libertà. E perché rinchiudere i ragazzi in una stanza con lo sguardo fisso su un monitor è la cosa peggiore che possiamo fargli. Perché come noi, senza gli altri non sono niente.

Roberto Sardelli, quello della Scuola 725, era un prete. Come Don Milani, quello che ci ha spiegato che il padrone conosce mille parole l’operaio cento ed è per questo che è lui il padrone. E le regole, quelle regole, le fa lui.

Un abbraccio a tutti i ragazzi e le ragazze che non ci sono stati e che, spero per loro e per noi, non ci staranno. Siamo liberi di smettere di vivere per paura di morire, ma arrogarci il diritto di decidere che anche per loro debba essere così è una cosa che pagheremo e della quale dovremmo vergognarci. Io delle loro vite interrotte non riesco e non voglio farmi una ragione che non si chiami rabbia.

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