giovedì 26 novembre 2020

La transizione: Maradona, Totti, Proietti non giocano più; Biden e Bill Gates ci giocano ancora ---- LA MESSA E’ FINITA, ANDATE IN PACE ---- Chi è il Leviatano vero a Washington Il

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Il nostro cielo al tempo di Biden

La pubblicazione del racconto sulle novità USA, è stata preceduta da uno degli eventi più altamente simbolici di questo nostro epilogo “triste, solitario y final”.

Maradona e amici

Mai vi sono stati segni così evidenti e drammatico/tragici di un mutamento d’epoca, se non di evi. Vediamo Maradona, Totti, Proietti, più o meno nello stesso tempo, morire e allontanarsi in un passato che si dissolve con loro. Un po’ come, nell’iconografia di Pinocchio, Geppetto, sul suo guscio di barca, che viene inghiottito dall’orizzonte, per poi essere divorato dal mostro. I tre grandi, campioni di uno Zeitgeist, spirito del tempo, che ci ha accompagnato per secoli, dai tempi della classicità, con un balzo al di là dei secoli oscuri, fino alla modernità razionale, libera, del corpo e dello spirito, fusi in un’unica, naturale condizione umana.


Il calcio lo stanno uccidendo come tante altre cose per le quali lo spirito è inscindibile dal corpo e costituisce l’umano. Difatti si dice benessere, malessere, psicofisico. L’hanno ucciso, prima, con un mercenariato senza fede, fedeltà, bandiera, comunione con il relativo popolo; poi, con stadi senza tifosi. Nel primo caso, corpi senza spirito, nel secondo, figuranti sul terreno, niente corpi e niente spirito sugli spalti. La barbarie. E’ l’intento umanicida è evidenziato dai luoghi svuotati, senza ragione, di corpi e di spirito. Ospiti della vita diventati ospiti della negazione della vita. Perché nessun pericolo di nessun virus potrà mai giustificare la negazione dei - pur assurdi - contingentamenti: stadi da cinquantamila spettatori, mortiferamente colmi di macchie cibernetiche per fingere spettatori, musei, cinema, biblioteche, teatri, concerti, dove l’idiota e perfido distanziamento sociale mascherinizzato potrebbe andare ben oltre i due e più metri. Perfido perché è barbarie contro cultura, socialità, benessere, appunto, psicofisico. Barbarie voluta e pianificata.

Del resto, cancellandoci il volto, facendo circolare manichini incomunicanti, la fusione tra corpo e mente, qualcuno la chiamerebbe l’anima, è compiuta. E’, sia negli spazi della partecipazione collettiva, sia nei rapporti da volto a volto, è annientata la polis, la politica. Barbarie.

  

 

Se separi il soma dalla psiche li acchiappi uno per uno

E’ la scomparsa di un uomo, completo di forza e debolezza, rivolta dell’intelligenza e cedimento della volontà, corpo e psiche, tra campo di calcio su cui intesseva arabeschi incancellabili, riscatto dei Sud del mondo, con gli unici tatuaggi del Che e di Fidel sul corpo, in testa al corteo che a Buenos Aires, con Hugo Chavez, vedeva l’America Latina sconfiggere l’impero necroforo e imbecille di Bush. E’ la scomparsa del per sempre “capitano”, uomo della civitas per eccellenza, con il suo unico naviglio e sotto la stessa bandiera giallorossa, che ha militato nel suo popolo, con il suo popolo, per il suo popolo, nella fusione di cuore e di propositi, fedele fino all’alba tragica dell’era del mercenariato, simbolo della fedeltà che ignora la convenienza. Infine, è la scomparsa di un creativo e creatore, dall’intelligenza, dall’intuito e dall’istinto che si trasformano in corpo, e viceversa, dalla memoria storica di arti che esprimevano tutta la infinita varietà della comunicazione umana (oggi negate da una fetida mascherina), dalla risata al sorriso, dal ghigno all’indignazione, dal sussurro all’urlo, dal movimento alla fissità, dall’ umano troppo umano al surreale.

Ci restano questi e tanti altri murales. E’ una bella resistenza. Di muri di un’edilizia orrendamente antiumana fanno arte, di popolo e nel popolo, dunque sociale, dunque politica, dunque umana. Per me, oggi la migliore delle arti figurative.

Personalmente avrei voluto marciare con loro verso quella libertà/verità che il nostro migliore passato, costruito dai migliori degli umani, ci aveva tramandato e che psicopatici criminali si stanno impegnando alla morte (nostra) di cancellare. Ma forse è più giusto restare, affrontare gli “omini di burro” che ci trascinano all’asinato del “paese dei balocchi” (sempre Pinocchio) ed essere testimoni. Oggi “stiamo come d’autunno sugli alberi le foglie”. Ma una primavera non è mai mancata. Purchè rimangano le radici.

Il cuore nero della notte americana

Per evitare una guerra civile con coronamento di quel golpe militare-CIA che i suoi avversari avevano già preannunciato per bocca di Killary e Pelosi, Donald Trump sembra, al momento, rassegnato a soprassedere sull’immane chiavica che sono state le elezioni USA.

E dunque, eccolo, oggi un po’ scalcagnato e col cervello in acqua (a quello ci pensa lo sbirro Kamala Harris), ma pur sempre un eroe del tempo di cui si parlava prima. E di quello di Obama. Il cavaliere e lo stalliere dell’Apocalisse. E dell’Apocalisse, ci perdoni San Giovanni, i quattro cavaileri escono  da una stalla intitolata Council of Foreign Relations (CFR), Consiglio per le Relazioni Esterne. Un cancro di cui la metastasi si estende sul mondo dal 1921. Uomini di Wall Street aprirono la stalla e la popolarono di destrieri da combattimento. Si trattava di  reagire al disastro di un presidente, Warren Harding, e del Senato che, dopo la prima guerra mondiale, erano diventati isolazionisti e avevano rinunciato a dominare e predare il pianeta. Da allora, Council of Foreign Relations significa guerre senza soluzione di continuità e leadership mondiale a tutti i costi. Donald Trump, con i suoi propositi antiguerra e isolazionisti, per quanto solo debolmente realizzati, stava molto antipatico al CFR, tanto che lo scatenamento dell’impeachment per via del Russiagate fu voluto e condotto dai membri di questo think tank in cui è incistata la parte rettiliana del cervello americano.

L’anomalia è finita. Si torna all’antropofagia.

Hillary Clinton, beniamina del CFR

Oggi sono, o stanno diventando, membri del governo Biden nelle cariche determinanti quasi esclusivamente pezzi grossi del CFR e falchi al 100% del dominio USA sul mondo, quasi tutti già in servizio con Obama e Clinton: Blinken (Segreteria di Stato), Mayorkas (cubano viscerale anti-cubano), Yellen (Tesoro, già capa della Federal Reserve e feroce paladina della dittatura del dollaro), (Flourney, virago bellicista, Difesa), John Kerry (Clima), Cunningham (Commercio), Donilon (CIA) Thomas-Greenfield (ambasciatrice all’ONU). Delle donne, equamente scelte col principio delle quote, sono in linea con quelle che le hanno precedute e con le loro opere al servizio di pace e benessere globali.

Il prezioso retaggio



Tutte queste persone scaturiscono dal CFR, a dimostrazione dell’enorme potenza che questo grumo di cinismo e violenza esercita sulla politica estera di Washington. Ognuna di esse è stata partecipe del bellicismo e del terrorismo di Clinton, Bush, Obama e lo rivendica. Nel loro asse ereditario ci sono gli attentati dell’11/9 con tremila compatrioti uccisi, l’uso dei droni per eseguire gli assassinii mirati di persone “sospettate” dall’intelligence e la cui esecuzione extragiudiziale veniva firmata ogni venerdì da Obama. Poi Guantanamo, il rapporto CIA sulla tortura di migliaia di “sospetti”, una sanguinosa rivoluzione colorata contro regimi disobbedienti, l’accelerazione di spionaggio capillare e sorveglianza universale, lo scandalo NSA, la persecuzione di un giornalista bravo e onesto, Julian Assange e dei patrioti democratici Edward Snowden e Chelsea Manning, la creazione di intere armate di tagliagole mercenarie per condurre guerre di sterminio, l’assoluta connivenza e complicità nei delitti di Israele, il traffico mondiale di droga a beneficio delle banche statunitensi e dei loro paradisi fiscali, fatta passate per “guerra alla droga”. E tutto questo non è che un frammento di una criminalità organizzata quale non si era mai vista nella Storia.

Salvatrici del mondo

E, tra parentesi, vuoi che gli strilloni italiani della stampa omologa non dia fuori di matto a sentire un parlamentare, presidente della Commissione parlamentare antimafia, Nicola Morra, definire impresentabili coloro che si candidano o fanno candidare manigoldi accusati di mafia?


Quando il loro genere fu definito quello delle “salvatrici del mondo”, balzano alla memoria madri della pace e delle rivoluzioni colorate come Hillary Clinton, Madeleine Albright, Condoleezza Rice, Susan Rice, Samantha Power, Victoria Nuland. Sono centinaia di milioni al mondo che se le ricordano con affetto, di tra le macerie e i cimiteri. Le eredi scelte da Biden (vale a dire dal CFR) non ne tradiranno il retaggio. Coerentemente con la sua passione per Killary, “il manifesto” le festeggia: “Riporteranno l’America a capotavola”. L’House Organ dell’Associazione a Delinquere che rientra alla Casa Bianca avrà i suoi buoni motivi.

Illuminato da luce riflessa

Quella che vedete apparire all’alba del “ritorno alla normalità” (la normalità che i signori del Covid hanno deciso di negarci per sempre è un’altra) sono i vichiani corsi e ricorsi di coloro che hanno contribuito a diffondere libertà e benessere in Afghanistan, Libia, Iran, Iraq, Pakistan, Somalia, Ucraina, Siria, Yemen. Senza contare i necrofori modelli socioeconomici dei Chicago Boys e di Milton Friedman, caro al CFR, che hanno insegnato ai governi del mondo, specie nel Sud, anche d’Europa,  come rallegrare i loro popoli a forza di riduzione delle diseguaglianze e della frugalità per tutti.

 

 CFR e suoi media

E sono i ricorsi anche di come la presidenza Obama-Biden ha promosso il rispetto per la sovranità e l’autodeterminazione dei popoli in Guatemala, Salvador, Colombia, Argentina, Bolivia, Ecuador, Honduras, Venezuela, che fosse merito della Nato, della Cia, della NED, della Fondazione Soros, Ford, Rockefeller, tutti intimi del Council of Foreign Relations.

Ed è da questo operativo globale che riparte, dopo la deviazione dell’”America First”, prima l’America, detestabile quanto “prima gli italiani”, o “prima i palestinesi”, il “destino manifesto di un’eccezionalità americana chiamata a guidare il mondo” (Clinton, Bush, Obama Biden dixerunt). Orwell era un dilettante quanto a neolingue. Guardate come, per quattro anni, con un aggettivo qualificativo assai creativo, hanno pavimentato a Trump la strada per l’inferno.

Il dissenso è russo, il pacifismo è russo, rivelare crimini di guerra è russo, disturbare i democratici è russo, Julian Assange è russo, Tulsi Gabbard (unica politica davvero contro negli USA) è russa, il complottismo è russo, i media alternativi sono russi, opporsi agli spostamenti di popolazioni è russo, dire verità sconvenienti è russo e Donald Trump, ovviamente, è un infiltrato russo, come lo sono tutti i 70 milioni di “deplorables” che lo hanno votato. Pensando che fosse giusto occuparsi dei lavoratori statunitensi, piuttosto che inventarsi nuove guerre e guidare il mondo, erano tutti russi.

Beh, se tutto questo è russo, chiamatemi Vladimir. Russo, anche più di Putin.

La Créme de la Créme

Ed eccoli in effigie, anno 2012. Manca il nuovo raccolto, riuscito benissimo. Tutti CFR, tutti per Biden/Harris. Ricordiamoci delle loro imprese. Oggi sono tutti col Digital-Pharma per il Nuovo Ordine Mondiale. Li ritroverete tutti a gennaio a Davos, nel Forum Economico Mondiale, insieme a qualche miliardario parvenue e una serie di sguatteri del nostro mondo politico. Se non siete Lilli Gruber, o Mario Monti, o Stefano Feltri, il segretario di Stato Vaticano, Pietro Parolin, o il discepolo del fascistone Padre Pio, non li ritroverete nel Bilderberg, perché reti elettrificate, truppe d’assalto, carri armati e cecchini vi sbarreranno la strada.

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