domenica 1 novembre 2020

Agonia della filosofia

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Di Andrea Grieco

Comedonchisciotte

 

Io credo che la filosofia sia un lusso perché pochi sono in grado di pensare, e quei pochi sono gli aristocratici della natura, l’élite che se ne dovrebbe occupare.

Se prescindiamo dal lavoro, la filosofia è un’esigenza primaria dell’uomo, quindi non bisogna pensarci due volte a dedicarcisi. La filosofia è una missione, non un lavoro. Colui che riesce ad assorbirla bene, nel suo vero e autentico messaggio profondo, anche se povero, non ha nemmeno molto bisogno di lavorare, perché la filosofia ti permette di fare a meno di tante cose, non solo le superflue, ma anche le necessarie, come ad esempio le cure mediche o altre assistenze. Infatti, essendo la filosofia guarigione dell’anima e conoscenza elevata, essa ti rende autonomo, ti libera e ti distacca da tante cose del mondo, e perciò ti guarisce nel corpo, o, se non altro, ti rende immune da tante malattie, e se te ne prendi qualcuna sai come rimediarvi. E così è per il resto. Con la filosofia puoi fare a meno dei politici che ti gestiscono la vita, degli economisti che ti illudono con le teorie economiche etc., e diventi superiore a tutti costoro semplicemente per sopraggiunta conoscenza. Questo è il vantaggio della filosofia!

Ma questo vantaggio può essere conseguito solo da pochi, cioè da coloro che sanno pensare: qui sta il lusso. È il lusso che elargisce la natura. Del resto i (veri) filosofi sono stati poveri o hanno avuto bisogno veramente di poco. Socrate era uno straccione che se ne andava in giro per Atene. Petrarca dice nel Canzoniere: “Povera e nuda vai filosofia”. La verità, come figlia e madre della filosofia, è povera, come Amore descritto nel Simposio di Platone.

 

Ora la filosofia oggi si trova nella condizione di non esistenza, è morta da più di un secolo (pochi se ne sono accorti), sostituita dalla sofistica. La filosofia intesa come ricerca dell’Essere, come totalità è stata abbandonata da tempo, rimpiazzata da discipline che si sono sempre più specializzate nella scienza (logica, ermeneutica, psicoanalisi, strutturalismo, esistenzialismo, positivismo, razionalismo). La sua agonia è cominciata – a dir la verità – con Hegel, continuata con Marx, proseguita con Nietzsche (sebbene in un’altra forma) e conclusasi con Heidegger, Derrida e altri, che gli hanno inferto il colpo mortale. Dalle sue ceneri sono spuntate – in particolare – le scienze teoriche come la fisica relativistica e quantistica (che hanno cercato di indagare, a modo loro, sul macrocosmo e il microcosmo), la psicoanalisi, etc.. Si sono affermati, ad esempio, lo spiritualismo (con Bergson), la fenomenologia (con Husserl), l’esistenzialismo (con Heidegger, Jaspers, Sartre), il pragmatismo (con James, Dewey), il realismo (con Whitehead, Russell), il neopositivismo (con Schlick, Wittgenstein), la filosofia analitica (con J. Ayer), la teoria critica della società (con Adorno, Horkheimer, Marcuse), lo strutturalismo (con Lévi-Strauss, Piaget, Foucault), l’ermeneutica (con Gadamer).

Accanto a queste correnti si sono inoltre delineate alcune discipline cui si attribuisce il nome di scienze umane, in quanto assumono l’uomo come specifico oggetto d’indagine. Di tali scienze fanno parte la sociologia (con Comte, che ne è considerato il fondatore, Durkheim e Weber), la psicologia (con Jean Piaget), la psichiatria (con Binswanger, Sullivan), la psicoanalisi (con Freud, Jung), l’antropologia (con Morgan, Frazer, Lévy-Brhul), la linguistica strutturale (con Saussure, Chomsky), la semiotica (con Jakobson, Eco). L’estrema varietà e complessità, sia delle teorie filosofiche sia delle discipline scientifiche appena nominate, impedisce ovviamente una qualsiasi sintesi che risulti insieme chiara e precisa. Nel XX secolo si è giunti addirittura a considerare la scienza logico-matematica come un qualcosa sotto cui far rientrare la filosofia stessa, tanto che Wittgenstein ebbe a dire: «Il giorno in cui riuscissimo a formalizzare i problemi filosofici come in matematica, avremmo fatto la filosofia.»!

Purtroppo da più di un secolo ci siamo dimenticati di vedere l’ovvietà come un problema, come un qualcosa che deve destare stupore e di non così tanto normale come ci appare.

Quest’oblio è stato senza dubbio favorito dalle discipline moderne, nate e sviluppatesi all’inizio del ‘900, come la psicoanalisi che, focalizzando le attenzioni esclusivamente sull’inconscio, ci ha precluso l’accesso al mondo interiore e profondo dello spirito; il marxismo che, presentatosi come materialismo storico, ha ridotto l’uomo ad una pura categoria sociale; il nietzschismo che riporta l’uomo alla Terra; la fisica di Einstein che, analizzando l’universo con il realismo dei materialisti, ha in un certo senso ripreso il panteismo spinoziano, parlando dell’ordine di un Dio cosmico.

La filosofia non deve seguire strade tortuose, cavillose, iperboliche, eccessivamente concettuali e incomprensibili, costruite su astrazioni di astrazioni all’infinito. Le strade devono essere percorribili e possibilmente di accesso immediato, in maniera che, prima ancora che vengano percorse, le si possa abbracciare nell’insieme già con lo sguardo. Quando, ad esempio, si legge Platone, Seneca, Descartes, Voltaire o Schopenhauer, tutto appare chiaro e immediato, infatti: “veritatis simplicium est”. E Ockham dice: “Entia non sunt multiplicanda praeter necessitatem”; “Pluralitas non est ponenda sine necessitate”; “Frustra fit per plura quod fieri potest per pauciora”.

Viceversa, quando si prendono in mano gli scritti di molti dotti eruditi di oggi, intellettuali aristocratico-borghesi come ne circolano tanti nel panorama nazionale e internazionale, abbiamo l’impressione di avere a che fare con la mancanza di lucidità, che spesso porta al gioco dei sincretismi, ovvero quell’abilità che consente a gente molto preparata nell’arte della retorica di mettere nel calderone verità e menzogna, confondendo tutto in un brodo disgustoso, allo scopo di non far comprendere nulla. Questi pseudointellettuali si sono costruiti la carriera a furia di sofismi; essi sono dei presuntuosi eruditi, arroganti e furbi, espressione della peggior feccia culturale, rappresentanti il fallimento di più generazioni. Scrivono per il successo, cioè per soldi, e quindi non possono che scadere nella sofistica. Se ne possono trovare tanti appartenenti a quella cultura chic di sinistra, sopravvalutata, conformista e piena di sicumera e pregiudizi. Chi celebra certi personaggi come icone della cultura, dovrebbe interrogarsi innanzitutto sul proprio livello culturale e d’intelligenza: ma certamente in questi casi continuerebbe a prevalere una mastodontica retorica ed arroganza, che non permette, come al solito, di rendersi conto di quale sia effettivamente la realtà.

Oggi, sia gli eruditi che le masse appartengono alla stessa risma, hanno perso l’uso proprio del pensiero, svendendolo al consumismo borghesizzato e all’omologazione del pensiero unico: ergo, non si riesce più a pensare con la propria testa per dedurre qualcosa di personale, e si ha quindi bisogno di intellettuali, per lo più pessimi, come lo sono la maggioranza. Ma il piedistallo accademico su cui si ergono questi sommari partigiani della cultura moderna, elargendo le loro lezioni magistrali, non serve ad altro che a consacrare il moto popolare dell’umana ignoranza, coperta dalla patina dorata dell’apparenza, per favorire le verità (parziali) di un umanesimo di comodo. L’abilità di costoro è mescolare – in maniera infame – chiare panzane con serie ricerche, costruendosi carriere letterarie con propagande di bassissima lega, che oggi risultano strumentali alla vulgata scientista e neoliberista.

Per costoro le guerre e le crisi finanziarie scoppiano per caso, come un temporale improvviso, e tutti coloro che studiano questi fenomeni attraverso una filosofia seria (come il sottoscritto https://www.ibs.it/sulla-societa-sull-uomo-sulla-libro-andrea-grieco/e/9788863583137) sono dei pazzi visionari.

Bisogna smetterla con questa cultura autoreferenziale e auto compiaciuta di se stessa; la cultura deve occuparsi del mondo: ciò che oggi è stato preso in mano da economisti e burocrati. E allora non stupiamoci se il salvataggio di una banca vale di più della salvezza di un essere umano.

 

Andrea Grieco

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