lunedì 30 marzo 2020

Piccola geopolitica del Coronavirus

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Piccola geopolitica del CoronavirusL’Italia assediata dal COVID-19 trova amici inattesi: Cuba, Cina, Russia e Vietnam

In questi giorni di vetro e cristallo in cui guardiamo al mondo dalle finestre, dai balconi e dagli schermi delle tv, forse abbiamo il tempo per una riflessione sullo stato delle cose a livello internazionale.
Per gli affezionati lettori di questo giornale non sarà una sorpresa vedere una brigata di medici e infermieri cubani sbarcare a Malpensa per andare a rafforzare le esauste “truppe” della sanità lombarda, ma per l’italiano medio, diciamo il lettore del “Corriere della Sera” o di “Repubblica”, forse è una sorpresa risvegliarsi in una realtà rovesciata: dove si racconta di un’Italia assediata dal Coronavirus e aiutata da Cuba, Cina, Vietnam e Russia, ma non dagli Usa e tantomeno dall’Unione Europea. Ma tant’è…
L’Avana, Pechino, Mosca, Hanoi…un Comintern sanitario?
La patria di Fidel e del Che ha inviato in Italia un gruppo di specialisti nella lotta alle malattie infettive composto da 37 medici e 15 infermieri che si è stabilito nell’Ospedale da campo di Crema. Stiamo parlando di una piccola nazione, sottoposta a embargo dagli Stati Uniti a partire dal 1960 che, nonostante le grandi difficoltà economiche, ha la determinazione di allestire la brigata medica “Henry Reeve” da spedire nei paesi più poveri del mondo (solitamente molto più poveri di noi) che si trovano ad affrontare gravi emergenze sanitarie e ambientali.

Sorpresa nella sorpresa, il tal Henry Reeve dal quale prende il nome l’unità cubana, non era uno dei protagonisti della presa del “Palazzo d’Inverno”, ma un ex soldato nordista e poi generale nell’esercito di liberazione cubano durante la prima guerra d’indipendenza (1868-78) contro il dominio spagnolo. La nota è utile anche a far capire quanta consistenza ci sia nell’accusa di antiamericanismo attribuito di norma dal “mainstream” all’esperienza della Cuba socialista.
Nel frattempo, aiuti arrivano anche dalla Cina Popolare. Per limitarci a queste ultime ore, segnaliamo che il 24 marzo è atterrato, di nuovo a Malpensa, un cargo con 25 tonnellate di attrezzature mediche, tra le quali un milione e 400 mila “mitiche” mascherine, ormai divenute l’oggetto del desiderio di ognuno e di speculazione da parte di alcuni. Un altro aereo con una cospicua dote di strumenti (3 milioni di mascherine) è arrivato giovedì 26 marzo.
Inoltre, la Repubblica Socialista del Vietnam ha promesso di inviare al nostro paese 2.000 tamponi a titolo gratuito e come se non bastasse già a far gridare al “complotto comunista” arrivano aiuti perfino dalla Russia di Putin! All’aeroporto di Pratica di Mare, sono arrivati 120 tra epidemiologi e virologi russi, accompagnati tra l’altro da 100 ventilatori polmonari e 500.000 esemplari delle sopracitate mascherine.
E Usa e Ue? …la musica è finita, gli amici se ne vanno…
Che il mondo si sia rivoltato e che il lettore del “Corriere” abbia difficoltà a capire chi siano i buoni e i cattivi è confermato anche dal comportamento di Usa e Ue. Sui primi nulla da dichiarare, tranne che ci hanno augurato buona fortuna e hanno cancellato i voli con la penisola e con altri paesi europei.
A dire la verità non è proprio così perché alcuni (si veda la sitografia in fondo all’articolo) ci spiegano che in questi giorni sono arrivati da Washington e “allegati” i seguenti materiali: un sistema mobile di stabilizzazione dei pazienti; un ospedale da campo con apparecchiature tecniche che stato installato a Cremona, donato da un’organizzazione cristiana evangelica. Ora si paragoni il Pil degli Stati Uniti a quello dei “cattivi” che abbiamo citato (tranne la Cina) e si facciano le dovute deduzioni…
Ma sullo “Zio Sam” torneremo dopo, la domanda ora è: la Ue dove sta nel momento del bisogno? Al quesito ha esaustivamente risposto la presidente della Bce Christine Lagarde nella famosa conferenza stampa in cui ha candidamente dichiarato “non siamo qui per ridurre lo spread” anche se poi sono arrivate le chiarificazioni, le scuse, l’acquisto dei titoli, la sospensione del Patto di Stabilità, le chiacchiere sul Mes, ecc, ecc. Tuttavia, la frase rimane rivelatrice dello spirito di una “Unione” i cui membri hanno rapidamente disposto le chiusure dei rispettivi confini, ma molto, molto meno rapidamente aiuti per i vicini in difficoltà. Atteggiamenti che hanno creato un disagio, di cui forniamo subito le controprove…
Le controprove: Mattarella e Luttwak
Le controprove del disagio nel quale si trova l’establishment del nostro paese è agevolmente dimostrato dal fatto che è dovuto intervenire perfino il presidente della Repubblica Sergio Mattarella per ringraziare il suo omologo tedesco Frank Walter Steinmeier per l’aiuto giunto dalla Germania in questi giorni (830.000 mascherine e circa 100 ventilatori polmonari), dopo che Berlino aveva in un primo momento vietato l’esportazione di questi materiali. Il blocco è stato superato ci dice il “Corriere” grazie alle pressioni dell’ambasciatore italiano in Germania. Non ci risultano tali pressioni nei confronti di Cuba, Pechino, Hanoi e Mosca…
Del resto, le difficoltà nel rapporto con l’Europa sono state confermate anche dall’ambasciatore italiano presso l’Ue Maurizio Massari, che il 3 marzo riportava la notizia che quando il nostro paese ha chiesto ai “paesi fratelli” dell’Unione di ricevere forniture sanitarie nessuno ha risposto! L’intervento di Mattarella, peraltro, è stato assai enfatizzato dai mass-media ufficiali come a compensare il senso di colpa per gli aiuti ricevuti dai “rossi”.
Ritornando agli Stati Uniti, non si può non menzionare il simpatico Edward Luttwak che, con il consueto garbo, definisce il governo italiano “uno sciuscià” e il nostro paese in procinto di ricevere aiuti anche dal Bangladesh, dall’Afghanistan e dal Congo Brazzaville. Il tono è lievemente rancoroso e razzista, ma non gli si può disconoscere il merito della chiarezza. Sì, perché il “nostro” tira fuori senza indugi il discorso sulla Cina che ci aiuta per conquistare la penisola e coinvolgerla nella famigerata “Via della Seta”. Una crisi di gelosia e di nervi, quella del politologo “Made in Usa”, davvero rivelatrice dello stato d’animo d’oltreoceano.
Perché ci aiutano?
L’ira di Luttwak ci porta alla questione del perché paesi come la Cina e Cuba ci stiano aiutando concretamente, ma non così i nostri alleati storici… La risposta è complessa perché dovuta a molteplici fattori: economici, politici e ideologici.
Per rispondere all’imbronciato osservatore nordamericano: certo che nelle scelte di questi governi vi sono considerazioni di utilità economica e politica. Del resto, non ce ne sono sempre state in quelle fatte da Washington a partire dal Piano Marshall in poi? Il buon Luttwak crede di cavarsela in politica estera con le etichette adesive di “buono” o “cattivo” confezionate all’uopo a Langley? Il mondo è cambiato, bellezza! Nel frattempo la Cina è tornata a essere la “fabbrica del mondo”; è del tutto ragionevole che la Russia voglia spezzare l’accerchiamento che subisce da anni e che Cuba pretenda la fine del “bloqueo” yankee che ne condiziona lo sviluppo da decenni.
Di più, paesi come la Cina hanno una spinta economica alla crescita che li porta a cercare collaborazioni e partnership internazionali di mutuo vantaggio. Godono infatti ancora dei vantaggi di un’ampia presenza delle industrie pubbliche e di una residua capacità di pianificazione economica che gli consente di non sottomettere tutta la vita sociale al diktat del massimo profitto nel tempo più breve: massima quest’ultima alla quale si devono sottomettere Stati Uniti e paesi europei pieni di capitali in lotta feroce tra loro per trovare una valorizzazione qualsiasi in spazi di mercato sempre più stretti.
Tuttavia, l’interpretazione meramente utilitaristica degli aiuti all’Italia è incompleta. A prescindere dalla natura reale del loro regime economico (capitalismo, capitalismo di stato, socialismo o collettivismo burocratico) alcuni di questi stati (Cuba, Vietnam, parzialmente la Cina) hanno ancora una dimensione di etica sociale e di sforzo di ognuno per il benessere di tutti che è sorprendente per gli standard occidentali attuali. Certo, questa stessa dimensione etica è soprattutto il prodotto storico dei processi rivoluzionari che questi paesi hanno vissuto nel passato. Ma rappresenta, invece, una bella novità per gli assediati dal Coronavirus e dalla decadenza del liberismo.
Sitografia:
Sugli aiuti da parte della Cina, della Russia, di Cuna e del Vietnam:
Sugli aiuti da Usa e Germania:
Su Mattarella, Luttwak e i rapporti con l’UE:
29/03/2020 | Copyleft © Tutto il materiale è liberamente riproducibile ed è richiesta soltanto la menzione della fonte.

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