sabato 28 marzo 2020

Le razzie e il signor Amazon

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(Tommaso Merlo) – Primi segnali di razzie. Chi è alla fame va a prendersi qualcosa con cui riempire lo stomaco ai propri figli. Una situazione esplosiva. Con la fame salta tutto. Non solo la paura del virus ma anche della legge e del potere costituito. Servono contanti, serve qualcosa con cui riempire il carrello della spesa a chi è abituato a barcamenarsi per sopravvivere. Mantenere l’ordine con la forza sarebbe benzina sul fuoco. Serve pane e companatico. La modernità si regge su milioni di persone con stipendi da fame o sfruttati con lavoretti precari o che tirano avanti alla giornata nell’immenso sottobosco della clandestinità. Chiuso il parco giochi, sono loro, i più deboli, a soffrirne per primi. Non appena finiscono i quattro soldi che tengono in tasca e sotto al materasso. Pochi giorni. Poi inizia la fame, poi inizia la violenza. Il disperato tentativo di sopravvivere, costi quel che costi. E magari già che ci sono ne approfittano per sfogare quel senso d’ingiustizia che li tormenta da sempre. Un’ingiustizia spacciata come normalità ma che normalità non lo è. In pochi hanno troppo, in troppi hanno poco. Il mondo ricco è vergognosamente ingiusto eppure così difficile da cambiare. Questo perché comanda chi ha i soldi. Basti pensare all’odissea del reddito di cittadinanza e ai partiti che ancora oggi promettono di abolirlo alla prima occasione. Un piccolo esempio nostrano, ma l’andazzo è quello ovunque. I ricchi osservano con preoccupazione i primi segnali di razzie. Se i poveri la smettono di stare al gioco di mercato e decidono di prendersi con la forza quello di cui hanno bisogno, rischia di saltare tutto all’aria. L’emergenza sanitaria potrebbe non avere significativi strascichi politici tranne forse un ritorno all’investimento in sanità pubblica e magari ad una centralizzazione.
L’emergenza economica generata dal virus potrebbe invece avere ripercussioni politiche e sociali ben più significative con vere e proprie rivolte di massa delle fasce sociali più deboli di tutto il mondo ricco. Gli Stati Uniti hanno percepito subito il pericolo ed hanno immediatamente riempito le tasche di milioni di cittadini con qualche dollaro. È stato uno dei primissimi provvedimenti presi da Washington, prima ancora di riuscire a organizzare i tamponi per tutti. Con milioni di cittadini ad un passo dal baratro, per loro l’emergenza economica può essere molto più devastante di quella sanitaria. Ribellioni e caos che magari non si fermeranno con la fine della pandemia, ma potrebbero proseguire fino a quando non sarà ristabilito un sistema più equo e più giusto. Per adesso Washington sta comprando la pace sociale, ma non può continuare all’infinito. Nelle stesse ore si viene a sapere che – oltre ad una manciata di senatori – anche il signor Amazon e altri multimiliardari han venduto montagne di azioni giusto in tempo per evitare il crollo di Wall Street dovuto al coronavirus. Addirittura a febbraio, quanto per Trump il virus era ancora tutta una montatura politica contro di lui. L’immensa fortuna del signor Amazon sta schizzando alle stelle grazie alla pandemia. Questo mentre i suoi magazzini sono pieni di operai robotizzati che rischiano d’infettarsi e mentre il mondo è pieno di  persone che non possono permettersi di comprare qualcosa con un click, ma devono uscire di casa in carne ed ossa e razziare qualche supermercato per dar da mangiare ai loro figli. Un’ingiustizia ripugnante. Tra persone come tra regioni del mondo. Se mai si riuscirà a cambierà qualcosa dopo coronavirus, una più equa distribuzione della ricchezza dovrebbe avere l’assoluta priorità.

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