giovedì 21 febbraio 2019

TAV americana bloccata, California ‘grillina’ contro Trump leghista

https://www.remocontro.it

Sulla TAV californiana, la vendetta di Trump per il muro anti migranti col Messico. ‘Seconda guerra civile americana’, del presidente Trump contro alcuni stati del Paese. L’obiettivo di costruire il muro anti immigrati non è facile da raggiungere. Il Congresso fa opposizione e la Casa Bianca dichiara un’emergenza nazionale inventata per ottenere i fondi necessari alla barriera col Messico. La California risponde con un ricorso contro la false emergenza che manda Trump su tutte le furie. La vendetta arriva tagliando il finanziamento allo stato che non vuole più costruire una ferrovia ad alta velocità. E’ la seconda guerra civile americana.

TAV americana come la Torino Lione?

La linea ferroviaria ad alta velocità  tra San Francisco e Los Angeles come la Torino Lione, senza le Alpi nel mezzo, ma con problemi di contrasti simili. Soldi necessari, tanti soldi e problemi ambientali, troppi di tutti e due, dice la California. Anche i protagonisti sono simili: una California che sulla Tav recita la parte ‘grillina’, contro, mentre Trump fa la parte di Salvini, anche se quello in versione americana, della TAV non gli importa proprio nulla, ma vuole il suo muro antimigranti, versione leghista dal fronte mediterraneo a quello messicano.
La California boicotta l’amministrazione Trump sui miliardi per il muro anti migranti?
E io, ribatte The Donald, voglio indietro i miliardi federali per la ferrovia che non stai costruendo!

Superpotenza California

La California che ha un Pil superiore a quello di Francia e Inghilterra, rappresenta una vera e propria potenza mondiale tanto da permettersi di dissociarsi dalla decisione di Trump quando abbandonò gli accordi di Parigi sul clima. Lo stato infatti annunciò che avrebbe continuato a rispettare da solo i parametri ambientali sulle emissioni, nonostante la rottura decisa della Casa Bianca. Sfida ambientale anche per la Tav, che Trump trasforma in braccio di ferro politico. Un ‘chi comanda di più’, molto simile alla partita italica tra M5S e Lega.

Il maestro populista

Questione ambientale quella linea ferroviaria, secondo la California, ma anche un problema di soldi. Il progetto della ferrovia è vecchio di almeno 20 anni, e nonostante la conclamata efficienza operativa statunitense, ha sempre proceduto a ritmi da lumaca. I costi sono lievitati nel tempo, tanto da indurre il governatore a proclamare uno stop definitivo. Trump, da abile populista, non ha mancato il colpo e con le sue richieste di risarcimento vuole dimostrare che la California spreca soldi. Soldi che lui -Trump- servono per costruire il muro della ‘salvezza nazionale’. E con un solo colpo Trump cancella 929 milioni di dollari di contributo federale allo stato ribelle. Salvo voler chiedere un ulteriore rimborso di 2.5 miliardi.

Muro, falsa emergenza nazionale
Seconda guerra civile americana

Trump, Muro col Messico ‘Emergenza nazionale’
«Non è solo una questione di promesse elettorali, c’è una vera e propria crisi della sicurezza. E dire che il muro non funziona è solo una bugia, una grande bugia». Così il 15 febbraio il presidente statunitense Donald Trump ha difeso la sua decisione di dichiarare l’emergenza nazionale per giustificare la costruzione di un muro alla frontiera con il Messico. Il pericolo imminente, per “The Donald”, è rappresentato da una supposta invasione di droga, «gang, di criminali, di persone».

Shutdown e miliardi

Bisogna dunque fermare gli immigrati provenienti dal centro America con una nuova barriera e per farlo servono soldi, e tanti. E’ iniziato così uno scontro con il Congresso contrario ad una tale misura, che ha paralizzato l’amministrazione pubblica, lo shutdown. Il pretesto dell’emergenza permette al presidente di deviare fondi destinati ad altri scopi. Nelle intenzioni di Trump dovrebbero essere stanziati oltre 8 miliardi di dollari mentre per il Congresso non si andava oltre un pacchetto da 1,375 miliardi e non per il muro di cemento ma per nuove recinzioni metalliche.

Gli stati ribelli

Ora però un nuovo ostacolo al progetto dell’inquilino della Casa Bianca. Un gruppo di 16 stati, tra cui la California e New York, hanno intrapreso un’azione legale in cui sostengono che il presidente ha usato pretestuosamente una crisi inventata per poter ottenere il denaro. Ricorso al tribunale federale distrettuale di San Francisco preannunciato dal procuratore generale della California, Xavier Becerra.
Illegalità dell’azione di Trump, sostiene Becerra: «la miglior prova consiste probabilmente nelle parole del presidente. Il 15 febbraio proprio Trump aveva dichiarato : “non ho bisogno dell’emergenza nazionale ma farei il muro molto più velocemente”». L’emergenza insomma, solo un escamotage per sviare i fondi.

Un precedente pericoloso per la Casa Bianca

Muro e non soltanto. Dubbi sull’effettivo controllo congressuale della spesa e la portata dei poteri di emergenza concessi al presidente. Una controversia spinosissima che potrebbe costituire un precedente e fare da apripista ad altri ricorsi giudiziari. Poi, la reazione dalla   Camera dei Rappresentanti che certo non starà ferma a subire la prova di forza dell’Amministrazione Trump. La maggioranza democratica infatti può ricorrere anch’essa ai giudici, oppure lavorare su una legge anti Trump sulla quale però la Casa Bianca farebbe valere quasi certamente il suo potere di veto.

Nessun commento:

Posta un commento